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Il re-ritorno di Karl Marx

Alan Maass spiega come Karl Marx si stia provando essere più valido che mai per spiegare

il caos del capitalismo--ed il vasto e crescente abisso tra ricchi e poveri

30 aprile 2014

 

ANCORA UNA volta, Karl Marx e la sua critica del sistema capitalista perseguita le considerazioni persino dei più monotoni mass media--con redattori di quotidiani e commentatori economici che si chiedono, ed ai quali viene chiesta, la domanda: Dopo tutto aveva ragione Karl Marx?

Come in occasioni precedenti quando la domanda è affiorata nei media, la risposta dei difensori del sistema ed anche dei suoi critici più moderati è: Un poco, forse, ma non proprio. Marx è accreditato malvolentieri di essersi accorto alcuni difetti nel funzionamento del libero mercato--prima di venire  infine respinto come un fallimento perché ha "predetto" che il capitalismo crollerebbe "inevitabilmente" e, guardate, va ancora, così deve avere avuto per la maggior parte torto.

E tuttavia la fastidiosa domanda continua a ripresentarsi.

Le cause dell'attuale re-ritorno di Karl Marx sono sia generali che specifiche.

La causa generale: Semplicemente guardate attorno. Il reddito familiare annuo medio negli USA (aggiustato con l'inflazione) ha cominciato a rimbalzare, ma è ancora più del 6% al di sotto di dove stava prima che iniziasse la Grande Recessione alla fine del 2007. Il tasso di disoccupazione sta calando, ma l'economia degli USA è lontana milioni di posti di lavoro dal compensare le perdite della recessione, per non parlare dei posti di lavoro necessari per stare al passo con la crescita della popolazione in età lavorativa.

Ma per quelli in cima, le cose vanno piuttosto bene. Da quando la recessione ha toccato il punto più basso nel 2008, l'1% più ricco delle famiglie USA ha accaparrato il 95% della crescita economica complessiva dell'economia degli USA. Tornate a 30 anni fa e risulta che il proverbiale 1% ha raddoppiato la propria quota del reddito nazionale--mentre i salari reali sono ristagnati o sono calati per quelli della metà in basso della scala del reddito.

Indubbiamente sembra molto che, come si è espresso Marx, "il capitale cresce in un posto in una massa enorme in una singola mano, perché in un altro posto è stato perduto da molti".

As for the specific cause of the current interest in Marx, it's an unlikely best-selling book called Capital in the 21st Century by French economist Thomas Piketty.

Per quanto riguarda la causa specifica dell'interesse attuale per Marx, è un improbabile libro bestseller chiamato Il capitale nel 21° secolo dell'economista francese Thomas Piketty.

Le sue 600 pagine--più altre 165 di dati tecnici disponibili online--analizzano due secoli di storia economica per raggiungere l'inevitabile conclusione. Escludendo tutto per impedirlo, come guerre, depressioni economiche o un sistematico programma politico di tassazione più elevata, sotto il capitalismo la ricchezza tende inevitabilmente a diventare più concentrata nelle mani di meno persone.

Piketty è lontano dall'essere radicale, specialmente nelle sue conclusioni politiche, ma ciò non ha trattenuto i conservatori dal denunciare il suo libro come "il nuovo grido di battaglia dei redistribuzionisti", secondo Stephen Moore della Heritage Foundation. "Se i politici USA sono stupidi a sufficienza da ascoltare il consiglio di Piketty", conclude tristemente Moore, "la depressione è proprio dove è diretta l'economia USA".

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PER GLI ideologi del libero mercato come Moore, vi sono due linee d'attacco fondamentali quando si trovano di fronte alle prove innegabili di Piketty, come rileva il commentatore del New York Times Paul Krugman.

La prima è di discutere le statistiche--o, più esattamente, distorcerle.

Un esempio ridicolo di questa tattica è apparso sul dibattito online del Times su "Marx aveva ragione?", tra autori di economia. Qui Michael Strain dell'American Enterprise Institute ha rivelato che la disuguaglianza non sta peggiorando, sta migliorando! "Nel 1970", ha scritto Strain, "il 26,8% della popolazione mondiale viveva con meno di $1 al giorno. Nel 2006, soltanto il 5,4%--un calo dell'80% di questa misura estrema della povertà in meno di quattro decenni".

Presto! Problema risolto.

Solamente non tanto. Innanzitutto, Strain citava delle statistiche di uno studio estremamente ottimistico compiuto da --sorpresa, sorpresa--l'American Enterprise Institute. La più seria Banca Mondiale ha posto la percentuale di persone che vivono in estrema povertà--sulla soglia di $1,25 al giorno--al 22% nel 2010.

Negli ultimi due decenni questa percentuale è calata--di quasi la metà, sebbene non dell'80%--principalmente come risultato dello sviluppo economico in Cina, il paese più popoloso del mondo. Ma se si procede alla soglia successiva, nel 2010 più del 40% della popolazione mondiale viveva con $2 al giorno. Sono 2,4 miliardi di persone--e questo numero è appena diminuito in più di tre decenni, secondo la Banca Mondiale.

Guardate la ricchezza accumulata nel mondo, piuttosto che al reddito, ed il livello della disuguaglianza è difficile da comprendere. Secondo un rapporto dell'Oxfam pubblicato all'inizio di quest'anno, le 85 persone più ricche del pianeta possiedono più ricchezza della metà più povera della popolazione mondiale combinata.

Statistiche come queste non funzioneranno per i difensori del capitalismo, non importa come siano confezionate. Così vi è l'argomento numero due: La disuguaglianza può essere spiacevole, ma funziona--senza i ricchi, i poveri starebbero peggio di prima.

"Piketty assume come un dato la dannosità della disuguaglianza", protesta Michael Tanner del Cato Institute, "ignorando la più ampia questione di se le stesse condizioni che portano ad una ricchezza crescente al vertice della piramide migliorerebbero anche il benessere materiale di quelli alla base. In altre parole, importa se alcune persone diventano super-ricche a condizione che lungo la strada riduciamo la povertà"?

Ma anche qui il mondo reale ha prodotto abbondanza di prove che "la ricchezza crescente al vertice" non ha migliorato "il benessere materiale di quelli alla base". Per portare soltanto un esempio: Negli USA, i profitti delle grandi imprese contano per  una quota maggiore del reddito nazionale che in ogni periodo negli ultimi 60 anni, mentre la compensazione per i dipendenti vanta una quota inferiore che in ogni punto in quasi lo stesso periodo.

E' piuttosto chiaro che di più per uno è il risultato di meno per un altro.

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CREDERE NEL capitalismo richiede un genere di fede religiosa, esemplificata da Tanner, che i migliori, i più intelligenti ed i più laboriosi siano ricompensati dal libero mercato.

Tra molti altri punti, il libro di Piketty fa a brandelli anche questo mito. Il più ovvio esempio in senso contrario è di guardare alla fonte della ricchezza per le persone più ricche del mondo. Piketty stima che la metà o più di queste fortune sono il prodotto di eredità--persone i cui milioni e miliardi erano assicurati dal momento in cui sono nate.

Come Jim Walton, che è stato abbastanza fortunato da essere il figlio di Sam Walton, fondatore di Walmart. Jim Walton nella sua vita non ha mai dovuto fare un giorno di lavoro, tuttavia proprio ora vale più denaro di quanto 1 milione di persone che guadagnano il salario minimo federale--e che fanno un lavoro veramente duro--guadagneranno in un anno.

Infatti, coloro che sotto il capitalismo possiedono più ricchezza sono tipicamente i meno meritevoli, basato su qualcosa che hanno compiuto nella loro vita. Questo è ovviamente vero per eredi multimiliardari come Walton--ed esattamente ovvio per i parassiti di Wall Street  che accumulano vaste somme di denaro non facendo nulla di produttivo o di positivo per la società, ma proprio il contrario.

Considerate Stephen Schwarzman, capo del Blackstone Group, una società d'investimenti di Wall Street e numero 54 della lista dei 400 americani più ricchi di Forbes. Il Blackstone è una delle maggiori società d'investimenti al mondo--che significa che è specializzata in mega-transazioni per acquisire il controllo di società; ristrutturare le loro operazioni, solitamente riducendo drasticamente i posti di lavoro e chiudendo impianti e quindi rivendere quello che è rimasto, nel complesso o in parti.

Il modello d'affari di Blackstone--che rende alla società straordinarie, oscene somme di denaro--non è di investire in nuove produzioni o di creare posti di lavoro o di sviluppare prodotti innovativi. Al contrario, Schwarzman and Co. sono parassiti itineranti, che rilevano imprese esistenti, succhiandone fuori il denaro e sbarazzandosi di loro il più rapidamente possibile--noncuranti di quanto disastro economico si lasciano dietro.

E' impossibile vedere come la fortuna multimiliardaria di Schwarzman abbia qualcosa a che fare con il miglioramento del "benessere materiale" do chiunque eccetto di lui stesso e dei suoi complici parassiti. Dal punto di vista di chiunque che voglia rendere il mondo un posto migliore, questo è denaro che è stato rubato--ricchezza che dovrebbe appartenere al popolo che l'ha creata, che è stato rapinato per il benessere dell'1%.

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SEBBENE NON sia nello stesso modo evidente, il furto organizzato è un modo di vita per i magnati che possiedono imprese che producono realmente qualcosa. Per esempio, Bill Gates della Microsoft, che quest'anno ha riacquistato il titolo di uomo più ricco del mondo, non è nato con il suo primo miliardo di dollari messo via in un fondo fiduciario--ha davvero avviato l''impresa che lo ha reso super-ricco.

Ma cosa ha fatto effettivamente per accumulare quella fortuna? Infatti, la sua società ha ottenuto il controllo di un particolare tipo di software per computer--sviluppato da altre persone, non da lui o da altri capi di Microsoft--e lo ha introdotto sul mercato con successo all'alba dell'era dei personal computer. In altre parole, Bill Gates è stato anche fortunato--soltanto in una maniera diversa da Jim Walton.

Bill Gates e la classe di persone che governano in una società capitalista sono ricche e potenti non a causa del loro lavoro, ma perché possiedono.

Controllano ciò che Karl Marx ha chiamato i "mezzi di produzione": le fabbriche, gli uffici, la terra, i macchinari, i mezzi di trasporto. Questi padroni non fanno nulla da soli. Assumono un numero molto maggiore di persone che compiono il vero lavoro di produrre o fornire diversi beni e servizi. Senza questo lavoro dei molti, la vasta ricchezza dei pochi--incluse le enormi somme puntate avanti e indietro dagli speculatori a Wall Street--non esisterebbero.

Per questo lavoro, si presume che i lavoratori ricevano "un giusto salario giornaliero per un onesto lavoro giornaliero". Ma non è affatto giusto. Anche i lavoratori che sono pagati relativamente bene non ricevono il valore pieno di ciò che producono. Quello che i datori di lavoro pagano ai dipendenti non ha nulla a che fare con quanto quei lavoratori contribuiscono alle entrate complessive--salari e indennità (quando vi siano delle indennità) sono così alti soltanto quanto devono esserlo per attirare una persona qualificata ad assumere il posto di lavoro e mantenerlo, sotto la minaccia che potrebbe essere rimpiazzata da qualcuno che lavorerà per meno.

Nel frattempo, i padroni arrivano a tenere ciò che è rimasto dopo avere pagato salari ed altri costi di produzione. Apparentemente, vi il loro giusto compenso per il "rischio" di fare un investimento. Ma non vi è nessuna connessione intrinseca tra compenso e rischio--il quale spesso non è proprio un rischio affatto; i capitalisti preferiscono scommettere su cose sicure--neanche qualche limite necessario su quanto grande può essere questo compenso.

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NESSUN LIMITE eccetto che per una cosa--la lotta di classe.

I lavoratori possono organizzarsi collettivamente per richiedere la loro parte--o qualcosa più vicino alla loro giusta parte. Talvolta, questa lotta sorge sui salari e sulle condizioni di lavoro in particolari imprese ed industrie; talvolta sorge su un livello sociale più ampio, per esempio, sui finanziamenti statali, attraverso la tassazione di programmi che beneficiano la classe lavoratrice.

Quindi, per Karl Marx e Frederick Engels, la forza motrice in ogni società--il fattore principale su come quella società viene ordinata e governata--è la lotta di classe tra oppressori ed oppressi.

Ed è a questo punto--se non ben prima--dove noi marxisti ci siamo separati dai liberali che oggi difendono Thomas Piketty.

Lo stesso giorno che Paul Krugman scriveva la sua summenzionata colonna del Times che reclamava difesa contro i suoi critici di destra, ha condiviso la pagina degli editoriali con il giornalista Timothy Egan, il cui articolo "How to Kill the Minimum Wage Movement" avvertiva delle tremende implicazioni della lotta Fight for 15 a Seattle.

Naturalmente, Egan era d'accordo che "i lavoratori con salario più basso attengono da lungo tempo un aumento". Ma questo deve essere fatto "gradualmente nel corso di molti anni", ha rimproverato--non con l'approvazione di un referendum per un salario minimo di $15 l'ora che "costringerebbe ad un incremento salariale del 61%...per tutti l'anno successivo eccetto per un gruppo ristretto di piccole imprese e di noprofit".

Bene, lo abbiamo sentito prima, no? Non soltanto la perdita di controllo allarmistica su un incremento salariale del 61% per "tutti" a Seattle, plagiata dalla propaganda della Camera di Commercio. Ma l'antico rimprovero sulla necessità di "aspettare"--che Martin Luther King ci ha insegnato "ha quasi sempre significato 'Mai'".

Il libro di Thomas Piketty è prezioso nello smascherare il mito che il sistema di libero mercato produce prosperità ed una vita migliore per tutti. E' una giustificazione di ricerca meticolosa della critica del capitalismo vecchia 150 anni di Marx.

Ma il resto del marxismo è esattamente tanto importante. Karl Marx e Frederick Engels non erano soltanto dei teorici, ma degli agitatori--interessati non soltanto ad interpretare il mondo, ma a cambiarlo. Il loro Manifesto Comunista terminava con una chiamata all'azione per unire i lavoratori del mondo--per, con le parole di un altro grande rivoluzionario, il poeta Percy Shelley:

Levatevi come leoni dopo il sonno
in numero indomabile,
Scrollate le vostre catene a terra come rugiada
Che nel sonno era caduta su di voi--
Voi siete molti, loro sono pochi