Professor Richard D. Wolff

 

 

Dopo cinque anni: Relazione sul capitalismo della crisi

di Richard Wolff.

PubBLICATO IL 10 LUGLIO 2012

 

Dopo cinque anni di crisi - con nessuna fine in vista - è il momento di valutare ciò che è avvenuto, perché e cosa bisogna fare. Una causa chiave di questa crisi è la struttura di classe delle imprese capitaliste. Lo sottolineo perché la maggior parte delle interpretazioni lo evitano. Per struttura di classe intendo organizzazione interna delle imprese che contrappone i lavoratori ai consigli di amministratori delle aziende ed ai maggiori azionisti. Quei consigli cercano in primo luogo di massimizzare i profitti e la crescita. dell'azienda. Questo significa massimizzare le differenze tra il valore che ottengono dal lavoro dei lavoratori ed il valore dei salari pagati ai lavoratori. Quei consigli decidono anche come utilizzare quella differenza ("plusvalore") per assicurare la riproduzione e la crescita della società. I maggiori azionisti ed i dirigenti che questi scelgono prendono tutte le decisioni aziendali fondamentali: cosa, come e dove produrre e come spendere il plusvalore (in aumenti e premi per gli alti dirigenti, esternalizzare la produzione, comprare politici ecc.). I lavoratori (la maggioranza) vivono dei risultati delle decisioni prese da una minuscola minoranza (azionisti e dirigenti). I lavoratori sono esclusi dalla partecipazione a quelle decisioni: una lezione in democrazia capitalista.

Il capitalismo USA è cambiato negli anni '70. Le carenze di mano d'opera del secolo precedente avevano richiesto ogni decennio incrementi del salario reale (per portare dentro lavoratori immigrati). Negli anni '70, molti capitalisti hanno installato computer che fanno risparmiare mano d'opera, mentre altri hanno trasferito la produzione in paesi con salari più bassi. La domanda di lavoratori USA è caduta. Simultaneamente, le donne sono entrate massicciamente nel lavoro salariato come pure i nuovi immigrati dall'America Latina. L'offerta di lavoratori USA è aumentata. I capitalisti non hanno avuto più bisogno di aumentare i salari reali, così hanno smesso di farlo. Dagli anni '70, ciò che i capitalisti pagavano i lavoratori è rimasto lo stesso. Nel frattempo, i computer hanno contribuito ad elevare la produttività del lavoro: quello che i lavoratori hanno prodotto perché i capitalisti lo vendessero ha continuato ad aumentare. Perciò, il plusvalore (ed i profitti) è aumentato vertiginosamente (crescita della borsa valori, settore finanziario in crescita ecc.) mentre la parte del salario di prodotto/reddito nazionale è precipitata.

Compiendo questi cambiamenti il capitalismo USA ha provocato per se stesso una classica contraddizione/problema. Ha pagato salari insufficienti per mettere in grado i lavoratori di acquistare la crescente produzione. La soluzione, portata dal settore finanziario in rapida crescita, è stata duplice. In primo luogo, ha riciclato i crescenti profitti aziendali in parte in nuovi maggiori presiti ai consumatori (mutui; prestiti per l'automobile; carte di credito e, più tardi, prestiti studenteschi). Il crescente debito dei consumatori ha sostenuto un consumo crescente di massa nonostante i salari stagnanti e così posticipato una altrimenti certa depressione economica. In secondo luogo, i finanzieri hanno promosso nuovi investimenti redditizi per le aziende ed i ricchi (titoli basati sul debito dei consumatori e credit default swap che assicurano tali titoli). Le società finanziarie hanno rimosso le società non finanziarie come dominanti nell'economia degli USA. Transazioni finanziarie basate sul debito dei consumatori costruito su salari stagnanti (i mezzi ultimi per servire quel debito): quei frutti delle decisioni capitaliste hanno portato al "crollo del 2007". (Ciò che è ampiamente noto come il crollo del 2008 tecnicamente è iniziato nel quarto trimestre del 2007). E' cominciato l'incubo della crisi: una depressione economica ciclica accoppiata al declino di lungo periodo del potere d'acquisto dei lavoratori.

Mentre la crisi si aggravava, i capitalisti e gli economisti mainstream insistevano che era "soltanto un problema finanziario" - il credito era congelato perché le banche non si fidavano l'una dell'altra ed avevano smesso di concedere prestiti. Il congelamento del credito sarebbe stato "gestito facilmente" dai salvataggi federali delle società  finanziarie e di alcune altre grandi (per es. GM) ritenute "troppo grandi per fallire". I politici obbedienti hanno finanziato questi salvataggi con massicci debiti statali dalle grandi scorte di contante accumulate nelle mani delle banche, delle grandi società e dei ricchi (piuttosto che tassarli). Ammassavano perché, hanno spiegato, prestare oppure investire nell'economia che avevano fatto precipitare era "troppo rischioso". Invece di rendere le loro provviste disponibili ai singoli ed alle imprese che potevano aver fatto rinvenire l'economia, i capitalisti finanziari le hanno prestate al governo per salvare quegli stessi capitalisti: una lezione di efficienza capitalista.

Mentre il debito pubblico aumentava vertiginosamente per salvare il capitalismo globale, i capitalisti finanziari hanno cominciato a preoccuparsi degli stati sovraindebitati. Quei cittadini degli stati - specialmente dove le tradizioni di critica anticapitalista erano forti, come in Grecia - potevano tirarsi indietro dal servire un debito che è risultato dai fallimenti del capitalismo, non dal loro. Così, i capitalisti finanziari hanno richiesto degli interessi sempre maggiori per prestare a questi stati. Hanno richiesto anche l'imposizione di programmi di austerità. L'impiego ed i servizi pubblici dovevano essere ridotti drasticamente. Il denaro così risparmiato garantirebbe invece gli interessi ed il rimborso di quei debiti pubblici. I leader principali non hanno osato proporre - e tanto meno esigere - imposte significative sulle grandi società ed i ricchi come un'alternativa al debito pubblico ed all'austerità.

In questo modo, i costi della crisi economica e dei salvataggi sono stati scaricati sulle popolazioni nazionali tramite disoccupazione, sequestri di abitazioni ed austerità: una lezione di giustizia capitalista.

Ricapitoliamo: (1) Negli anni '70 i capitalisti hanno deciso di computerizzare e di trasferire sempre di più la produzione all'estero; (2) questo ha permesso loro di imporre la stagnazione salariale e di incrementare grandemente il plusvalore ed i profitti; (3) i capitalisti finanziari hanno prestato ai consumatori e costruito una bolla speculativa basata sul debito dei consumatori; (4) quando il crescente debito dei consumatori ha superato ciò che i salari stagnanti potevano permettersi, il sistema è crollato; (5) i capitalisti hanno ottenuto salvataggi di trilioni di dollari mentre prestavano allo stato il denaro per quei salvataggi; e (6) ora i capitalisti fanno pagare ad intere popolazioni la crisi ed i salvataggi comandando ai politici di imporre l'austerità. Questo sistema capitalista non soltanto non riesce a "mantenere le promesse" ma scarica guasti sempre più atroci.

Né sono disponibili delle soluzioni in regolamentazioni del tipo New Deal e di spesa in deficit keynesiana come promosse dagli economisti Paul Krugman e Robert Reich. Mentre il New Deal ha ridotto l'intemperanza dei capitalisti ed alleviato la sofferenza di massa (ora non avvengono né l'uno né l'altro), non ha mai sconfitto la depressione degli anni '30 (lo fece la II Guerra Mondiale). I costosi cicli del capitalismo non sono mai stati fermati (dopo il 1941 e prima del crollo del 2007 sono avvenute 11 crisi). Inoltre, le insufficienti regolamentazioni del New Deal di FDR e le imposte sulle grandi aziende ed i ricchi furono disfatte dopo il 1945 poiché i capitalisti hanno finanziato i politici, i partiti, i lobbisti e gli istituti di ricerca che hanno foggiato la legislazione e l'opinione pubblica. Un New Deal ora (verde o altrimenti) avrebbe dei risultati economici più miseri e più effimeri. Ora i capitalisti hanno maggiori risorse finanziarie e decenni di esperienza nel bloccare e disfare i limiti alla loro ricchezza ed alla loro libertà.

Dopo cinque anni di crisi, è divenuto chiaro che qualsiasi soluzione reale della crisi capitalista deve includere il cambiamento della struttura di classe delle imprese capitaliste e quindi delle decisioni dei loro dirigenti. Questi sono degli ostacoli identici per porre fine alle ripetute crisi del capitalismo ed ai loro immensi costi sociali. Il necessario cambiamento riorganizzerebbe la produzione di beni e servizi. Invece di aziende capitaliste non democratiche e gerarchiche, i lavoratori diventerebbero collettivamente il loro consiglio di amministrazione e prendere da soli tutte le decisioni chiave. Se negli anni '70 le imprese auto-dirette dai lavoratori avessero rimpiazzato quelle capitaliste, i salari reali in seguito non avrebbero smesso di crescere, i posti di lavoro non se ne sarebbero andati dagli USA; non sarebbe avvenuta l'esplosione del credito al consumo - e così via.

Anche le imprese auto-dirette dai lavoratori avrebbero i loro problemi. Non possiamo scambiare un capitalismo inadeguato per qualche preteso paradiso. Comunque, l'America può far meglio che un capitalismo i cui fallimenti erano già molti e profondi anche prima di esplodere in quest'ultima grave crisi. Dobbiamo finalmente osare pensarlo, sostenerlo,compiere i cambiamenti necessari e andare avanti.