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Dopo cinque anni di crisi - con nessuna fine in vista - è il
momento di valutare ciò che è avvenuto, perché e cosa bisogna fare.
Una causa chiave di questa crisi è la struttura di classe delle
imprese capitaliste. Lo sottolineo perché la maggior parte delle
interpretazioni lo evitano. Per struttura di classe intendo
organizzazione interna delle imprese che contrappone i lavoratori ai
consigli di amministratori delle aziende ed ai maggiori azionisti.
Quei consigli cercano in primo luogo di massimizzare i profitti e la
crescita. dell'azienda. Questo significa massimizzare le
differenze tra il valore che ottengono dal lavoro dei
lavoratori ed il valore dei salari pagati ai lavoratori. Quei
consigli decidono anche come utilizzare quella differenza
("plusvalore") per assicurare la riproduzione e la crescita della
società. I maggiori azionisti ed i dirigenti che questi scelgono
prendono tutte le decisioni aziendali fondamentali: cosa, come e
dove produrre e come spendere il plusvalore (in aumenti e premi per
gli alti dirigenti, esternalizzare la produzione, comprare politici
ecc.). I lavoratori (la maggioranza) vivono dei risultati delle
decisioni prese da una minuscola minoranza (azionisti e dirigenti).
I lavoratori sono esclusi dalla partecipazione a quelle decisioni:
una lezione in democrazia capitalista.
Il capitalismo USA è cambiato negli anni '70. Le carenze di
mano d'opera del secolo precedente avevano richiesto ogni decennio
incrementi del salario reale (per portare dentro lavoratori
immigrati). Negli anni '70, molti capitalisti hanno installato
computer che fanno risparmiare mano d'opera, mentre altri hanno
trasferito la produzione in paesi con salari più bassi. La domanda
di lavoratori USA è caduta. Simultaneamente, le donne sono entrate
massicciamente nel lavoro salariato come pure i nuovi immigrati
dall'America Latina. L'offerta di lavoratori USA è aumentata. I
capitalisti non hanno avuto più bisogno di aumentare i salari reali,
così hanno smesso di farlo. Dagli anni '70, ciò che i capitalisti
pagavano i lavoratori è rimasto lo stesso. Nel frattempo, i computer
hanno contribuito ad elevare la produttività del lavoro: quello che
i lavoratori hanno prodotto perché i capitalisti lo vendessero ha
continuato ad aumentare. Perciò, il plusvalore (ed i profitti) è
aumentato vertiginosamente (crescita della borsa valori, settore
finanziario in crescita ecc.) mentre la parte del salario di
prodotto/reddito nazionale è precipitata.
Compiendo questi cambiamenti il capitalismo USA ha provocato
per se stesso una classica contraddizione/problema. Ha pagato salari
insufficienti per mettere in grado i lavoratori di acquistare la
crescente produzione. La soluzione, portata dal settore finanziario
in rapida crescita, è stata duplice. In primo luogo, ha riciclato i
crescenti profitti aziendali in parte in nuovi maggiori presiti ai
consumatori (mutui; prestiti per l'automobile; carte di credito e,
più tardi, prestiti studenteschi). Il crescente debito dei
consumatori ha sostenuto un consumo crescente di massa nonostante i
salari stagnanti e così posticipato una altrimenti certa
depressione economica. In secondo luogo, i finanzieri hanno promosso
nuovi investimenti redditizi per le aziende ed i ricchi (titoli
basati sul debito dei consumatori e
credit default swap che assicurano tali titoli). Le
società finanziarie hanno rimosso le società non finanziarie come
dominanti nell'economia degli USA. Transazioni finanziarie basate
sul debito dei consumatori costruito su salari stagnanti (i mezzi
ultimi per servire quel debito): quei frutti delle
decisioni capitaliste hanno portato al "crollo del 2007". (Ciò che è
ampiamente noto come il crollo del 2008 tecnicamente è iniziato nel
quarto trimestre del 2007). E' cominciato l'incubo della crisi: una
depressione economica ciclica accoppiata al declino di lungo periodo
del potere d'acquisto dei lavoratori.
Mentre la crisi si aggravava, i capitalisti e gli economisti
mainstream insistevano che era "soltanto un problema finanziario" -
il credito era congelato perché le banche non si fidavano l'una
dell'altra ed avevano smesso di concedere prestiti. Il congelamento
del credito sarebbe stato "gestito facilmente" dai salvataggi
federali delle
società finanziarie e di alcune altre grandi
(per es. GM) ritenute "troppo grandi per fallire". I politici
obbedienti hanno finanziato questi salvataggi con massicci debiti
statali dalle grandi scorte di contante accumulate nelle mani delle
banche, delle grandi società e dei ricchi (piuttosto che
tassarli). Ammassavano perché, hanno spiegato, prestare oppure
investire nell'economia che avevano fatto precipitare era "troppo
rischioso". Invece di rendere le loro provviste disponibili
ai singoli ed alle imprese che potevano aver fatto rinvenire
l'economia, i capitalisti finanziari le hanno prestate al governo
per salvare quegli stessi capitalisti: una lezione di efficienza
capitalista.
Mentre il debito pubblico aumentava vertiginosamente per
salvare il capitalismo globale, i capitalisti finanziari hanno
cominciato a preoccuparsi degli stati sovraindebitati. Quei
cittadini degli stati - specialmente dove le tradizioni di critica
anticapitalista erano forti, come in Grecia - potevano tirarsi
indietro dal servire un debito che è risultato dai fallimenti del
capitalismo, non dal loro. Così, i capitalisti finanziari hanno
richiesto degli interessi sempre maggiori per prestare a questi
stati. Hanno richiesto anche l'imposizione di programmi di
austerità. L'impiego ed i servizi pubblici dovevano essere
ridotti drasticamente. Il denaro così risparmiato garantirebbe
invece gli interessi ed il rimborso di quei debiti pubblici. I
leader principali non hanno osato proporre - e tanto meno esigere -
imposte significative sulle grandi società ed i ricchi come
un'alternativa al debito pubblico ed all'austerità.
In questo modo, i costi della crisi economica e dei salvataggi
sono stati scaricati sulle popolazioni nazionali tramite
disoccupazione, sequestri di abitazioni ed austerità: una lezione di
giustizia capitalista.
Ricapitoliamo:
(1) Negli anni '70 i capitalisti hanno deciso di
computerizzare e di trasferire sempre di più la produzione
all'estero;
(2) questo ha permesso loro di imporre la stagnazione
salariale e di incrementare grandemente il plusvalore ed i profitti;
(3) i capitalisti finanziari hanno prestato ai
consumatori e costruito una bolla speculativa basata sul debito dei
consumatori;
(4) quando il crescente debito dei consumatori ha
superato ciò che i salari stagnanti potevano permettersi, il sistema
è crollato; (5) i capitalisti hanno ottenuto salvataggi di
trilioni di dollari mentre prestavano allo stato il denaro per quei
salvataggi; e
(6) ora i capitalisti fanno pagare ad intere
popolazioni la crisi ed i salvataggi
comandando ai politici di imporre l'austerità. Questo sistema
capitalista non soltanto non riesce a "mantenere le promesse" ma
scarica guasti sempre più atroci.
Né sono disponibili delle soluzioni in regolamentazioni del
tipo
New Deal e di spesa in
deficit keynesiana come promosse dagli economisti
Paul Krugman
e Robert Reich. Mentre il
New Deal ha ridotto
l'intemperanza dei capitalisti ed alleviato la sofferenza di massa
(ora non avvengono né l'uno né l'altro), non ha mai sconfitto la
depressione degli anni '30 (lo fece la II Guerra Mondiale). I
costosi cicli del capitalismo non sono mai stati fermati (dopo il
1941 e prima del crollo del 2007 sono avvenute 11 crisi). Inoltre,
le insufficienti regolamentazioni del New Deal di FDR e le imposte
sulle grandi aziende ed i ricchi furono disfatte dopo il 1945 poiché
i capitalisti hanno finanziato i politici, i partiti, i lobbisti e
gli istituti di ricerca che hanno foggiato la legislazione e
l'opinione pubblica. Un New Deal ora (verde o altrimenti) avrebbe
dei risultati economici più miseri e più effimeri. Ora i capitalisti
hanno maggiori risorse finanziarie e decenni di esperienza nel
bloccare e disfare i limiti alla loro ricchezza ed alla loro
libertà.
Dopo cinque anni di crisi, è divenuto chiaro che qualsiasi
soluzione reale della crisi capitalista deve includere il
cambiamento della struttura di classe delle imprese capitaliste e
quindi delle decisioni dei loro dirigenti. Questi sono degli
ostacoli identici per porre fine alle ripetute crisi del capitalismo
ed ai loro immensi costi sociali. Il necessario cambiamento
riorganizzerebbe la produzione di beni e servizi. Invece di aziende
capitaliste non democratiche e gerarchiche, i lavoratori
diventerebbero collettivamente il loro consiglio di amministrazione
e prendere da soli tutte le decisioni chiave. Se negli anni '70 le
imprese auto-dirette dai lavoratori
avessero rimpiazzato quelle capitaliste, i salari reali in
seguito non avrebbero smesso di crescere, i posti di lavoro non se
ne sarebbero andati dagli USA; non sarebbe avvenuta l'esplosione del
credito al consumo - e così via.
Anche le
imprese auto-dirette dai lavoratori avrebbero i loro problemi.
Non possiamo scambiare un capitalismo inadeguato per qualche preteso
paradiso. Comunque, l'America può far meglio che un capitalismo i
cui fallimenti erano già molti e profondi anche prima di esplodere
in quest'ultima grave crisi. Dobbiamo finalmente osare pensarlo,
sostenerlo,compiere i cambiamenti necessari e andare avanti.
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