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Religione o terrorismo? Documenti dell'ISIS trapelati dimostrano

 che il 70% delle reclute non sa neppure cosa sia l'Islam

Claire Bernish 15 agosto 2016

 

Riducendo in brandelli la solita ed uniforme propagata nozione che lo Stato Islamico sia composto da musulmani radicali, la vasta maggioranza delle reclute del gruppo possiede una conoscenza soltanto superficiale della religione dell'Islam — appena prima di entrare a farne parte alcuni hanno persino acquistato il libro "L'Islam per principianti".

Una analisi documenti trapelati dello Stato Islamico ottenuti dal sito di opposizione siriano Zaman al-Wasl ed assicurati dall'Associated Press ha scoperto che al culmine della spinta del gruppo per membri il 70% delle reclute possedevano soltanto una conoscenza basilare della Shariah, delle leggi derivate dai versi del Corano e dello "hadith", le parole e le azioni del profeta Maometto.

Mentre il 24% aveva raggiunto una comprensione intermedia della religione, un semplice 5% erano considerati studenti avanzati dell'Islam.

La precisa ignoranza dei veri principi della religione ha probabilmente contribuito a gonfiare i numeri dello Stato Islamico. Come spiega l'organizzazione:

"Al culmine dell'iniziativa dello Stato Islamico per combattenti nel 2013 e 2014, le tipiche reclute comprendevano il gruppo di francesi che a casa facevano il giro dei bar con i loro reclutatori, i recenti convertiti europei che ora con esitazione si descrivono come omosessuali e due britannici che hanno ordinato da Amazon 'Il Corano per principianti' e 'L'Islam per principianti' per prepararsi per la  jihad all'estero. Completato il processo di reclutamento, sono stati raggruppate in dei nascondigli dove è venuta dentro una marea di imam per indottrinarli, secondo una testimonianza in tribunale e delle interviste dell'Associated Press".

Reclute come queste, in gran parte inconsapevoli di cosa comporti l'estremismo violento, possono essere facilmente manipolate da veri radicali una volta che i legami di famiglia siano stati tagliati e che i mezzi di comunicazione con il mondo, come i telefoni cellulari, siano stati portati via. Una volta nelle grinfie del gruppo, avviene il completo indottrinamento all'interpretazione deviata dell'Islam dell'ISIS oppure la comprensione che i suoi metodi terroristici sono esagerati lascia tuttavia la recluta senza i mezzi per fuggire facilmente.

"Mi sono accorto di essere nel posto sbagliato quando hanno cominciato a pormi domande in queste forme come 'quando muori chi dobbiamo chiamare?'", ha racontato all'AP a condizione dell'anonimato una recluta europea di 32 anni che pensava di unirsi ad un gruppo per combattere il presidente Bashar al-Assad e aiutare i siriani.

Sulla base dell'analisi, sembrerebbe che l'ignoranza religiosa — la non accurata comprensione della Shariah e dell'Islam —  faccia da perfetto sfondo per i potenziali combattenti dello Stato Islamico.

Per esempio, Mohamed Lahouaiyej Bouhlel — l'autista che ha arato con un camion una folla di persone, uccidendone 85, il Giorno della Bastiglia a Nizza — "è stato descritto dalla famiglia e dai vicini come indifferente verso la religione, incostante ed incline a bagordi di bevute, con la propensione al ballo ed un riferito amante maschio", ha descritto l'AP.

Nei 4.030 documenti d'ingresso per le reclute straniere dell'ISIL per la Siria del 2013 e 2014 esaminati dalla AP vi erano quelli di Karim e Foued Mohammad-Aggad — ritornati da poco in Francia e Foued alla fine ha partecipato in novembre agli attacchi di Parigi al nightclub Bataclan che hanno lasciato 130 morti.

"L'Islam è stato usato [dallo Stato Islamico] per intrappolarmi come un lupo", ha raccontato Karim in tribunale prima della condanna.

Secondo i documenti analizzati dall'Associated Press, Karim e Foued Mohammad-Aggad erano entrambe elencati per avere soltanto conoscenze "di base" della Shariah.

Ciò è stato provato esser vero in tribunale. Sotto interrogatorio del giudice riguardo alla sua comprensione della Shariah, Karim ha intonato ripetutamente "Non ho le conoscenze per rispondere alla domanda".

Indubbiamente, alcuni che si uniscono o giurano fedeltà al gruppo terrorista, lo fanno per motivi religiosi fuorviati. Tuttavia, come ha spiegato Patrick Skinner — ex funzionario della CIA che è specializzato in organizzazioni estremiste del Medio Oriente — la maggior parte di quelli che si uniscono "mirano ad un senso di appartenenza, un senso di cattiva fama, un senso di eccitamento".

In realtà, ha aggiunto, "La religione è un aggiunta".

Skinner ha inoltre raccontato alla AP che la dimora millenaria per l'apprendimento degli studi sulla Shariah e coranici del Cairo, Al-Azhar, è caduta sotto aspre critiche nella recente edizione dello Stato Islamico della sua rivista in lingua inglese, Dabiq, che ha affermato che Al-Azhar è parte di un "approccio per sottomettere i musulmani all'occidente attraverso la pacificazione".

Lo studioso islamico di Al-Azhar Mohammed Abdelfadel ha dichiarato che i video di propaganda dell'ISIL che annunziano il presunto martirio dei combattenti contraddicono direttamente 'le leggi islamiche che proibiscono il terrorismo, l'uccisione in guerra di non combattenti, l'imposizione dell'Islam a dei non musulmani ed altre attività criminali', come ha parafrasato la AP.

Ancora oltre, coloro con la completa comprensione della Shariah erano molto meno inclini a volere 'martirizzarsi' come attentatori suicidi, ha scoperto uno studio del Combating Terrorism Center delle forze armate USA, citato dalla AP:

"Se il martirio viene visto come la più elevata chiamata religiosa, allora un'aspettativa razionale sarebbe che le persone con la maggiore conoscenza della legge islamica (Shariah) desidererebbero attuare queste operazioni con maggiore frequenza".

Ma, nonostante le pretese dell'ISIL di motivazioni religiose per i suoi attacchi, "quelli con la maggiore conoscenza religiosa all'interno dell'organizzazione stessa sono probabilmente gli ultimi a presentarsi volontari per essere attentatori suicidi".

Sebbene questi punti siano stati sostenuti e difesi da numerosi musulmani nel tentativo di aumentare la comprensione dell'Islam e di combattere il fanatismo ed i pregiudizi, lo studioso islamico Tariq Ramadan ha esortato i musulmani a dimostrare che ciò che insegna l'ISIL non è Islam.

"La gente che sta facendo questo non subisce il martirio, sono dei criminali. Uccidono delle persone innocenti", ha implorato Ramadan. "Niente nell'Islam, niente può mai giustificare l'uccisione di persone innocenti, mai, mai".