WORKERS WORLD

 

 

La ribellione è giustificata!

del Direttore il 2 dicembre 2014

 

2 dicembre Il nuovo movimento che protesta contro l'ingiustizia, il razzismo e la brutalità della polizia negli Stati Uniti è entrato nella sua seconda settimana con coraggiosa determinazione e militanza. I giovani afroamericani nell'insieme ed altri giovani di colore hanno guidato questo movimento. Il popolo specialmente la gente giovane di tutte le comunità ha partecipato, accettando la loro leadership.

Questo movimento esprime la volontà di porre fine ad un sistema intriso di pregiudizio, disuguaglianze e marciume. Giudicando dai suoi cartelli, striscioni e slogan, vede le proprie similarità con le lotte di altri popoli che sono oppressi e sfruttati dalla Palestina ai lavoratori sottopagati qui in casa.

Degli eventi orribili, razzisti e criminali hanno causato la nascita di questo movimento. A questo punto, non sappiamo esattamente dove è dir etto e come si configurerà. Ma una cosa è chiara in questo momento: E' splendido.

Seguente ad una settimana di azioni di strada dopo che l'innatamente bigotto, favorevole ai poliziotti procuratore Robert McCulloch ha annunciato i risultati di una cospirazione celata a mala pena per liberare il poliziotto assassino Darren Wilson, il movimento ha proclamato un'altra protesta per lunedì 1° dicembre a mezzogiorno con soltanto alcuni giorni di avviso.

La National Ferguson Response Network ha elencato il 1° dicembre più di 150 azioni su un totale di 40 stati, molte in università ed istituti superiori, da Chicago a Oakland, Calif., fuori di stazioni di polizia, tribunali, municipi ed uffici federali; da veglie in università come Harvard e Yale nel nordest a marce da Union Square a New York City per tutto il centro, bloccando il ponte della 14^ Strada e distendendosi davanti al Dipartimento della Giustizia a Washington, D.C. e tenendo un die-in a St. Louis. Questa serie di proteste su scala nazionale hanno mantenuto l'impeto di coloro che stanno in solidarietà con Michael Brown e con tutte le vittime della violenza poliziesca.

L'invito a incontrare il presidente Barack Obama dimostra che questo movimento ha già un peso che ai livelli governativi maggiori non possono ignorare. Non che coloro che hanno incontrato Obama abbiano trovato "concessioni" sufficienti. Non che vi sia neppure qualche garanzia che la polizia locale riceverà meno armamento pesante eccedente dal Pentagono. Ma come simbolo l'incontro dimostra che il movimento viene già preso seriamente anche se lo scopo delle autorità è di far deragliare quel movimento. Un primo segno dello scetticismo di questo movimento è stato quando la scorsa notte alla Ebenezer Baptist Church i giovani neri di Atlanta hanno interrotto un discorso del ministro della giustizia Eric Holder intonando "Nessuna giustizia, nessuna pace".

Nel 1969, quando vi era un vibrante movimento di massa giovanile molto diverso da quello di oggi per composizione che protestava contro la guerra USA contro il Vietnam, il giudice liberale della Suprema Corte William Douglas scrisse un libro intitolato "Punti di ribellione". Era essenzialmente un messaggio diretto alla classe dirigente degli USA che, nonostante la rabbia e l'atteggiamento ribelle dei giovani attivisti, i governanti non dovevano spingerli al di fuori della società capitalista. Finché non erano persuasi dal marxismo ed alla rivoluzione della classe lavoratrice, scrisse Douglas, potevano essere riportati nell'ovile dei sostenitori del sistema capitalista.

Oggi il movimento affronta un nemico che utilizza due tattiche: una, che ha mostrato l'amministrazione Obama che può ben essere informato delle idee di Douglas che proprio ora sta tentando di calmare ed indebolire la ribellione; l'altra, quella del violento, feroce e razzista apparato statale che si rifiuta di abbandonare le armi pesanti e la sua opzione di utilizzarle contro il popolo. Nonostante le loro diverse tattiche, entrambe sono ostili verso lo sviluppo e la crescita di questo nuovo movimento.

Alcuni lo hanno chiamato il "movimento del 21° secolo", poiché i partecipanti per le comunicazioni all'istante hanno contato sui social media basati su Interne per connettersi per suggerirsi l'uno con l'altro per eventi di blocco del traffico e per incoraggiare la preparazione a prendere rischi e per costruire una solidarietà interna che sia poi rafforzata da azioni comuni.

L'umore dei partecipanti? I reporter di Workers World che sono anche attivisti ed organizzatori di questi eventi ci raccontano che i giovani affermano : "Fermeremo la brutalità della polizia. Ci metteremo fine". E sanno che devono impegnarsi per il lungo termine.

Per il momento, il movimento continua a proclamare azioni.

Workers World invita i suoi lettori a dare pieno appoggio allo sviluppo di questo movimento. Partecipate alle sue azioni. Lavorate nei vostri sindacati e nelle vostre comunità per ottenere supporto verbale, organizzativo e logistico. Combattete il razzismo a tutti i livelli. Domandate nessuna repressione poliziesca, nessuna interferenza con il diritto di questo movimento di protestare e di ribellarsi guidato da giovani e da lavoratori giovani, siano spontanei che organizzati.

Resistere è giustificato!