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La
rilevanza di
Das Kapital
di Marx per il mondo capitalista moderno riceve ascolto ancora
una volta. Dopo il crollo dell'Unione sovietica nel 1991 e
l'apertura della Cina al capitalismo internazionale, le elite
politiche ed economiche dichiararono che era arrivato un nuovo
paradigma economico, portando con se impensate promesse di ricchezza
ed estasi del consumatore finché il mercato fosse stato lasciato a
fare gli affari propri. Un gran numero di persone le ascoltarono. Ma
la loro arroganza e compiacimento poggiavano su una imponente
amnesia storica che li oscurava ad una verità elementare attestata
da quasi 400 anni di storia: vale a dire che il capitalismo resta
strutturalmente incline a grandi crisi economiche.
Questo è un contesto nel quale ha senso ritornare a
Das Kapital
di Marx. Come
chiarisce il titolo del libro: da un nome alla bestia. Senza un
nome, non possiamo veramente cominciare a definire quali siano i
problemi
– ed i loro principi
fondamentali profondi; senza dare un nome a questo sistema di misure
sociali ed economiche, le sue cause strutturali ci sfuggono. Sia che
parliamo di epidemie di obesità,
di scarsità d'acqua tra rovesci torrenziali o di degradazione e
tossicità ambientale, dello svuotamento della democrazia
rappresentativa, dell'erosione dei diritti dei lavoratori, delle
disuguaglianze crescenti tra i ricchi ed il resto, dello
smantellamento del settore pubblico e della distruzione delle
conquiste e dei diritti
sociali rafforzati nel corso dei decenni; sia che parliamo di
una generazione perduta di giovani le cui capacità e potenzialità
non riescono a trovare nessun lavoro retribuito della riduzione
dell'istruzione all'obbedienza, al conformismo ed alla disciplina;
della trasformazione dei mass media da strumenti di informazione,
conoscenza e creatività ad approvvigionatori di ignoranza,
sensazionalismo e stanchi
clichés;
sia che parliamo della violenza
economica del sistema o della società della sorveglianza e dello
spazio decrescente per protestare pacificamente senza venire siamo
manganellati, colpiti con il taser o peggio
– tutti questi problemi ed altri
possono essere ricondotti alla questione del capitale ed a meno che
non diamo un nome al sistema all'interno del quale si stanno
sviluppando questi problemi, il pubblico dibattito, la pubblica
dissertazione ed i programmi politici, sono destinati a rimanere a
livello della superficie, nella migliore delle ipotesi
indirizzandosi ai sintomi o rendendo peggiori i problemi seguendo le
stesse screditate panacee e prescrizioni capitaliste che sono in
primo luogo responsabili dei problemi.
E' per questo che un libro il cui primo volume venne pubblicato
nel 1867 resta irresistibilmente valido per i nostri tempi. La
grande opera di Marx possiede un'universalità intorno ad esso
– l'applicabilità al capitalismo
in qualunque paese ed in qualunque secolo si sviluppi. Tuttavia
questa universalità non è una vuota astrazione
– Marx sviluppa una critica che
è responsabile empiricamente ed in maniera più importante penetra
nelle relazioni sostanziali del sistema.
Questa è una miscela rara. Mentre L'origine delle specie
di Darwin è stato accettato dalla vasta maggioranza della comunità
scientifica, l'opera di Marx rimane
– come sui desidererebbe
–
uno scandalo ed un abominio per la borghesia. Sotto molti
aspetti è un attacco contro-intuitivo che sfida profondamente
presupposti tenuti in gran conto, sorretti sia dagli economisti
politici che dalla gente della strada, per quanto cadano sotto la
formula magica dell'ideologia spontanea secreta dallo scambio
capitalista.
Marx ha dimostrato che il sistema capitalista è devastato da
contraddizioni irrisolvibili strutturalmente. Adottando la
metodologia di Hegel, Marx decostruisce l'economia politica borghese
dall'interno, cominciando con il suo universo concettuale e
scoprendo le contraddizioni ed i conflitti all'interno di questo
sistema e mostrando ciò che l'economia politica borghese doveva
reprimere allo scopo di mantenere un'apparenza di coerenza. La
rimozione realmente grande all'interno dell'economia politica
borghese è questa: da dove viene il valore? L'economia politica
borghese non può davvero affrontare questa questione e preferisce
restare al livello di fenomeni secondari, come l'offerta e la
domanda, l'interesse o il margine di profitto, per spiegare l'origine del valore.
In questa rimozione l'economia politica borghese rispecchia il
sistema capitalista stesso. Le origine delle cose, ed effettivamente
le origini storiche del capitalismo sono un anatema per il capitale.
Marx rintraccia la fonte del valore alla forza lavoro sfruttata e la
produzione di merce capitalista storicamente emerge quando la forza
lavoro diventa una merce su vasta scala. Ciò richiede separare la
forza lavoro da ogni proprietà privata o comune dei mezzi di
produzione. Costretti a vendere la loro forza lavoro per
sopravvivere, i lavoratori incontrano
nel mercato il proprietario dei mezzi di produzione, il
capitalista, in termini molto disuguali-
Il concetto di forza lavoro è una delle innovazioni
concettuali di Marx che segna una rottura decisiva dall'economia
politica borghese. Perché la forza lavoro produce più valore di
quanto costi sul mercato. A sua volta questa innovazione ha
richiesto a Marx di sviluppare un'altra innovazione concettuale.
Perché la forza lavoro produce surplus di valore per quello che
viene pagata e questo plusvalore è posseduto e controllato
dal capitale.
Oggi ci viene raccontato incessantemente che l'origine della
ricchezza dipende da imprenditori innovatori, assuntori di rischio,
visionari ed aziende ai quali dobbiamo piegarci, fare tutto quanto
in nostro potere per raddolcirli ed attrarli (tagliando le loro
imposte e peggiorando le condizioni di lavoro) perché portano posti
di lavoro ed investimenti. Ma da dove proviene questo
'investimento'? La risposta di Marx è inequivocabile: deve essere
infatti essere preso da parte del capitale dal lavoro e trasformato
in attività monetizzate che obbediscono alla logica ed ai dettati
del sistema capitalista. Ma dietro i concetti si trova una contesa
scritta nel sudore e nel sangue poiché il capitale cerca di ridurre
il costo del lavoro e di espandere il plusvalore che la forza lavoro
produce.
Al capitale non importa nulla della lunghezza della vita della
forza lavoro, afferma Marx, dopo avere osservato le morti premature
di fornai e fabbri. Tutto ciò di cui si interessa è semplicemente e
solamente il massimo della forza lavoro fatta divenire feconda in
una giornata di lavoro. Oggi qualunque lavoratore in un call center
riconoscerebbe la validità di questa analisi. Analogamente, il
prodotto del lavoro viene degradato dal capitale nella ricerca del
profitto. Marx osservò l'estesa contraffazione del pane con polvere
di allume nei forni inglesi e vide ciò come l'altro lato dello
sfruttamento del lavoratore. Quando oggi guardiamo la crisi nella
produzione alimentare possiamo vedere che Marx è stato
effettivamente profetico.
Un'altra di quelle grandi innovazioni concettuali che Marx ci
ha tramandato e che oggi spiega così tanto è stato il concetto di
feticismo della merce. Questo concetto aiuta a spiegare come le
pratiche quotidiane ed abituali dello scambio capitalista inibiscono
strutturalmente le nostre capacità cognitive di comprendere la rete
di relazioni sociali, le forze causali all'opera nei fenomeni della
vita di tutti i giorni. Il capitalismo funziona come un atto
gigantesco di decontestualizzazione, facendo lavorare le persone,
gli eventi e le istituzioni come se non avessero nessuna base
sociale, nessun collegamento sociale, nessun requisito sociale e
nessuna condizione sociale di esistenza. Con il concetto di
feticismo della merce Marx inoltre
anticipa e ci aiuta a comprendere un aspetto molto importante
del capitalismo avanzato
del consumatore: cioè l'orchestrazione gigantesca di investimenti e
soddisfazioni psicologici nei fenomeni decontestualizzati della vita
di tutti i giorni.
Oggi ci stiamo dirigendo verso una tempesta perfetta; una
massiccia crisi economica, una crisi politica, una crisi sociale ed
una crisi economica
– una moltiplicazione di crisi
che porterà guerra nella sua scia.
Das Kapital
di Marx,
che è stato una enorme laboriosa denunzia dell'interno di
questo mostruoso sistema e delle tendenze essenziali verso le crisi,
resta il libro che ogni generazione deve riscoprire.
L'ultimo libro di
Mike Wayne
Marx's Das Kapital For Beginners
è stato appena pubblicato.
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