Il diritto di difendere che?

 

 di Robert.Thompson

9 agosto 2006

 

Tutti i giorni ascoltiamo i leader politici (a quanto pare terrificati di venire accusati di antisemitismo) tirare fuori lo stesso mantra "Israele ha il diritto di difendersi" senza imporre alcun limite o precisare che cosa questa entità abbia il diritto di difendere.

Ho passato più di mezzo secolo esercitando la professione legale, non soltanto nel campo internazionale al più elevato livello per anni, ma anche, più tardi, la difesa penale sotto giurisdizioni con sistemi giudiziari molto diversi.

La mia esperienza mi porta a discutere che cosa uno stato - accettando nell'interesse della discussione la tesi che questa entità sia realmente uno stato - abbia il diritto di difendere.

In passato, quasi tutti coloro che ora vengono fuori con questa frase hanno reso chiaro, quando era di moda, che erano inorriditi dal sistema sociale del Sud Africa noto come apartheid, in base al quale le autorità applicavano la separazione basata sul colore della pelle di ogni cittadino e sulla sua origine etnica.

Confermo di avere condiviso questo atteggiamento e di avere sempre provato orrore per qualsiasi tipo di discriminazione basato su razza, origine etnica o religione di individui, e non ammetto nessun diritto per qualsiasi stato di imporre leggi a favore di questa pratica. Il nostro paese ha conosciuto questa forma di persecuzione quando il governo di Vichy applicò in tutta la parte della Francia che controllava le norme naziste contro coloro che erano ebrei (secondo i criteri di Theodor Herzl adottati da Hitler e non i criteri rabbinici). Con il ritorno nel 1945 alla legislazione legittima, coloro che avevano preso parte allo sterminio dei loro concittadini su questa base divennero passibili di punizione, arrivando fino alla pena di morte.

Le prove dei crimini commessi dai sionisti per istituire la loro forma persino più virulenta di quella di apartheid non mancano e la natura repressiva del loro stato è confermata dalla legislazione promulgata dalla Knesset, che è il loro parlamento, e da altre normative create dal loro governo.

Fatti storici

Partendo dai fatti storici, possiamo prendere come esempio la pulizia etnica che iniziò la Naqba (specialmente nel 1947), quando le milizie sioniste, che in precedenza avevano tentato di sabotare lo sforzo bellico degli alleati, riuscirono a svuotare gran parte della Palestina dei loro abitanti nativi. Tra i loro metodi non vi erano non soltanto le minacce di morte ma anche terribili massacri degli abitanti di interi villaggi, che venivano immediatamente spianati per rimuoverli dalla mappa.

In questo triste periodo, vediamo le devastazioni che continuano non soltanto in Palestina, ma anche in Libano, per le quali la scusa è la cattura di tre dei loro soldati d'occupazione. La situazione è chiara, cioè che per questi banditi, la cattura di tre dei loro mercenari giustifica le migliaia di prigionieri e di morti tra i civili palestinesi e libanesi. Questi criminali (e non posso esitare ad utilizzare questa espressione per descrivere i leader che chiamano se stessi israeliani) non fanno nessuna distinzione tra autentici combattenti della resistenza da una parte e donne e bambini, alcuni dei quali potrebbero essere membri delle loro famiglie, dall'altra. Questo stato canaglia rifiuta anche di conformarsi ad un gran numero di risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Questo ci porta a riflettere sulla storia delle relazioni tra le Nazioni Unite e questo "stato" di Israele che merita una piccola diversione. E' lì che si trova la radice del problema.

Quando, nel 1947, i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, che all'epoca esercitavano il completo controllo dell'Organizzazione, decisero (in chiara contraddizione con la sua Carta) di essere d'accordo a discutere un piano per dividere la Palestina senza qualsiasi valida consultazione precedente della popolazione nativa. Al tempo, più del 90% della terra apparteneva agli arabi, circa il 7% agli interessi sionisti, e ciò spiega il desiderio sionista di eseguire la pulizia etnica. Questa divisione non era in nessun modo riflessa nel piano pubblicato dalle Nazioni Unite, il quale piano dava una quota enorme della terra ai sionisti, proponeva uno status internazionale per Gerusalemme e suggeriva che gli abitanti nativi dovessero essere soddisfatti con quello che rimaneva.

L'interesse che i cinque membri permanenti presero nella questione dipendeva dalle loro rispettive situazioni. La Cina aveva i suoi problemi e non prese alcun interesse per un piccolo paese così lontano - si deve ricordare che al tempo non vi erano i mezzi di trasporto o di comunicazione di oggi. I sovietici desideravano sbarazzarsi di molti fastidiosi agitatori e si accorsero che questa divisione poteva aiutarli in questo problema. I leader dei due grandi partiti degli Stati Uniti volevano assicurarsi di raccogliere il voto ebraico, in cambio dell'impianto di uno stato sionista e volevano che fosse lontano dal loro paese. Il governo del Regno Unito credeva fortemente, come fa oggi Mr Blair, che lì esista una speciale relazione mitica, per la quale riconobbe che non aveva più il suo potere imperiale e, in queste condizioni, convenì a servire infallibilmente gli interessi degli Stati Uniti. La Francia desiderava soprattutto impedire problemi a sud delle frontiere del Libano e della Siria, dei quali aveva ottenuto il controllo in seguito al Patto Sykes-Picot e la divisione in base a questo accordo delle terre arabe dell'impero ottomano. Perciò accettò questa deformazione delle norme della Carta delle Nazioni Unite.

Seguì la guerra, poiché questo "stato" artificiale voleva di più e gli abitanti originari volevano tenersi le loro terre, e conosciamo tutti la triste storia delle successive conquiste da parte degli invasori.

Discriminazione

Ho già menzionato le leggi discriminatorie sudafricane, ma quelle applicate dai sionisti sono molto più complete.

Prima di tutto ci sono le leggi dell'Aliya, per le quali la legge sionista fa una distinzione tra due categorie di persone che hanno diritti molto differenti nei territori sotto il controllo delle loro forze armate. Da una parte, vi sono gli ebrei, secondo la definizione proposta da Herzl ed adottata da Hitler, e le loro famiglie - loro hanno tutti i diritti. Dall'altra, vi sono i goyim, che sono tollerati a condizione che non interferiscano con le volontà degli invasori.

Per rinforzare le leggi dell'Aliya, la Knesset ha promulgato le leggi note come quelle dei proprietari assenti, in base alle quali ogni proprietario terriero che deve lasciare la sua proprietà può volere tornare a casa solamente per scoprire che la sua casa è stata confiscata e che ora si ritiene appartenga ad una potente organizzazione sionista da utilizzare per alloggiare una famiglia presumibilmente ebrea. Le stesse norme si applicano alle terre agricole.

In aggiunta vi è lo scandalo dei villaggi nella Naqab. Quando i sionisti desiderano impossessarsi di case e terra in questa regione, occupata da arabi ufficialmente "cittadini israeliani", ovviamente di seconda classe, li dichiarano "abitanti non autorizzati", persino quando esistono da secoli. Quindi procedono alla demolizione completa delle case e dei raccolti usando i bulldozer.

Qual'è la giustificazione per queste azioni da parte degli israeliani?

Non posso trovare alcuna giustificazione per difendere queste pratiche e sfido tutti i politici a spiegarmi perché dovrei condannare l'antisemitismo diretto contro gli ebrei ma non quello diretto contro gli arabi. Dovrebbero prima rendersi conto che (per una enorme maggioranza) la maggior parte dei semiti parlano arabo e che il numero che utilizza le altre lingue semitiche, come l'ebraico, l'aramaico ed il maltese, è molto inferiore. Condanno tutte le forme di razzismo e di discriminazione basate sulle origini etniche e rifiuto di stare zitto riguardo ai crimini sionisti basati su pratiche razziste - che sono anche spiegate dai colpevoli usando argomenti inaccettabili secondo i quali loro sarebbero esenti dalle limitazioni del diritto internazionale.

Siamo onesti ed affrontiamo l'ipocrisia dei politici che rigettano la giustizia, una precondizione essenziale per ogni forma di pace, non soltanto nel vicino Oriente ma anche in tutto il mondo.

Conclusione

La mia conclusione è molto semplice, gli israeliani non hanno nessun diritto di difendere il loro discriminatorio "stato", ma hanno il diritto di sopravvivere a condizione di agire con giustizia verso tutti gli abitanti allo stesso modo, il che significherebbe la fine del loro "stato ebraico" per sostituirlo con uno stato democratico.

Rimangono le responsabilità di tutti i politici di fare quanto necessario e, nel frattempo, li prego di smetterla di dire che gli israeliani hanno il diritto di fare qualsiasi cosa per "difendere il loro stato" nella sua forma attuale.