L'unità della classe dominante nel continuare l'occupazione dell'Iraq
Nonostante differenti proposte tattiche
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Il 25 luglio il Fronte dell'accordo iracheno ha annunciato che avrebbe sospeso la sua partecipazione al governo iracheno diretto dal fantoccio USA Nouri al-Maliki. Il Fronte comprende tre organizzazioni che pretendono di rappresentare la popolazione araba sunnita dell'Iraq. Il Partito Islamico del vicepresidente Tariq al-Hashemi è un membro del Fronte. Lo IAF ha sei posti nel governo e detiene 44 dei 275 seggi in parlamento. Ha dato una settimana ad al-Maliki per andare incontro alle sue richieste prima di tornare al governo. L'annuncio ha dato l'avvio ad una guerra verbale tra diverse fazioni del governo, con il presidente Jalal Talabani che accusa il Fronte di nascondere simpatizzanti degli insorti—un'accusa che in realtà potrebbe accrescere la popolarità dello IAF. Questo è l'ultimo episodio in una lunga serie di boicottaggi di sedute legislative e di posti di gabinetto da parte di varie forze del cosiddetto governo di coalizione, compresi ripetuti boicottaggi da parte delle forze affiliate a Muqtada al-Sadr. La persistente instabilità del governo iracheno riconferma l'assoluto fallimento delle forze d'occupazione nel mettere assieme un governo che possa essere ritratto come rappresentativo del popolo iracheno. A Washington, i critici di Bush nell'elite dominante lamentano continuamente la mancanza di insistenza vista tra i politici iracheni. Richiedono spesso che Bush faccia pressione sul governo iracheno per andare incontro ai 18 criteri che Washington ha stabilito per misurare il suo progresso. Ma il problema del governo iracheno non è la mancanza di insistenza, ma la mancanza di legittimità. Con l'Iraq sotto il completo controllo militare e politico degli Stati Uniti, il governo iracheno controlla molto poco. L'unico scopo del governo iracheno è quello di creare la falsa immagine che degli iracheni stiano guidando l'Iraq e che gli Stati Uniti stiano lì soltanto per aiutare.
Ma con la grande maggioranza della
popolazione irachena opposta all'occupazione—molta
di questa impegnata nella resistenza attiva o che fornisce sostegno
alla resistenza o che simpatizza con essa, il governo iracheno è
posto in una situazione impossibile. Questi politici sono costretti a sostenere i dettati dei loro padroni americani mentre placano il loro presunto elettorato. Il loro fallimento nel raggiungere un accordo fattibile l'uno con l'altro è un riflesso di questo problema, non il loro fallimento nel comprendere la gravità e l'urgenza della situazione. Per quanto l'amministrazione Bush tenti di appoggiare questo governo come legittimo, difficilmente la relazione tra Washington e Baghdad può essere intesa come una di rispetto reciproco. Seguono rapporti di controversie tra il gen. Petraeus, comandante militare supremo in Iraq, ed al-Maliki, primo ministro iracheno, Petraeus ha riconosciuto di avere a volte espresso la sua "completa gamma di turbamenti" con al-Maliki. I comandanti militari non esprimono "la loro completa gamma di turbamenti" ai leader di altre nazioni sovrane a meno che capiti che i leader siano sotto il comando dei militari stranieri. Unità sull'obiettivo della dominazione A Washington le elite politiche fronteggiano un diverso problema. Da una parte, sono di fronte all'opposizione della schiacciante maggioranza del popolo americano alla continua occupazione dell'Iraq. Dall'altra, il capitale corporativo—il loro vero elettorato—è restio a rinunciare ai suoi progetti per il controllo dell'Iraq, una componente dei suoi piani per il controllo del Medio Oriente. Le elezioni di medio termine per il Congresso del novembre 2006 hanno segnalato un chiaro voto contro la continuazione della guerra in Iraq. Ma la vittoria dei Democratici in entrambe le camere del Congresso non ha trasmesso nessuna delle loro promesse contro la guerra. Non soltanto i Democratici hanno fallito nel far terminare la guerra in Iraq, hanno fallito nel prevenire la sua intensificazione. Recenti dichiarazioni del gen. Petraeus e dell'ambasciatore USA in Iraq, Ryan Crocker, hanno fornito un'anteprima del rapporto sugli sviluppi che in settembre trasmetteranno al Congresso USA. Chiederanno al Congresso di dar loro altro tempo, assieme a 10 miliardi di dollari al mese per continuare i loro tentativi di salvare questo progetto coloniale. I Democratici intraprenderanno varie manovre diplomatiche per esprimere la loro "opposizione". Comunque, vi sono pochi dubbi che i militari non ricevano i finanziamenti richiesti, non importa quale simbolico laccio possa essere fissato. Potrebbe sembrare che l'opposizione parlamentare alla guerra stia sollevando un serio sforzo per porre fine alla guerra. Ma uno sguardo più rigoroso rivela che l'argomento del dibattito al Congresso non è realmente il ritiro delle truppe ma il ridispiegamento—ritiro delle truppe da combattimento, creando le condizioni per il governo iracheno o portando alcune truppe a casa nell'agosto 2008 o 2009, se tutto va bene. Nulla di questo dibattito ha qualcosa a che fare con il porre fine all'occupazione e portare a casa le truppe ora. L'obiettivo di controllare le risorse dell'Iraq non è soltanto nell'agenda di Bush. E' nell'agenda di tutti i rappresentanti della classe dominante che occupa il Congresso, sebbene alcuni sostengano tattiche differenti.
Molti membri del Congresso parlano continuamente di terminare la guerra nel tentativo di creare tra la popolazione USA la falsa speranza che venga fatto qualcosa per porre fine al conflitto. Una dimostrazione che comunica le reali intenzioni della classe dominante USA è la costruzione dell'ambasciata USA in Iraq, ora quasi completata. Il complesso di 104 acri contiene 21 strutture. E' la più grande ambasciata mai costruita al mondo da qualsiasi paese, con un'area maggiore della Città del Vaticano. Tipicamente le ambasciate realizzano la funzione di facilitare le relazioni tra due paesi. E' chiaro, comunque, che questa ambasciata servirà ad una funzione speciale—come centro operativo per il dominio dell'Iraq da parte degli Stati Uniti. Il continuo miglioramento della capacità militare USA a lungo termine in Iraq rivela anche che la classe dominante non ha nessuna intenzione di lasciare l'Iraq di sua volontà. La base aerea di Balad, situata a nord di
Baghdad, è "l'aeroporto più pieno di
attività del DOD (Ministero della Difesa)", secondo il col. Dave
Reynolds, un comandante della missione di supporto. La classe dominante degli USA non abbandonerà
volontariamente i suoi progetti per un Iraq ricolonizzato.
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