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Perché leggere il Manifesto dei Comunisti del 1848? E'
stato scritto 30 anni prima dell'invenzione del telefono, in un'epoca in
cui metà dei bambini inglesi non viveva per vedere il suo quinto
compleanno. Il
pamphlet
fu commissionato come programma politico per la Lega dei Comunisti
–
un'organizzazione di diverse centinaia di anticapitalisti europei, molti
di loro emigrati tedeschi
accentrati a Londra, che si sciolse dopo soltanto cinque anni.
Dovreste essere perdonati per pensare che un simile vecchio
documento politico sia principalmente di interesse storico. Tuttavia, la
forte spinta del Manifesto mantiene grande rilevanza. Due delle
sue più controverse asserzioni sono tanto vere oggi come quando è stato
scritto: la società capitalista è sempre più polarizzata in due classi,
padroni e lavoratori, che hanno degli interessi contrapposti ed
irreconciliabili ed il sistema, mentre più dinamico di ogni altro nella
storia umana, sia intrinsecamente instabile, incline alle crisi e
distruttivo.
Una terza asserzione, che un altro mondo sia necessario e
possibile, potrebbe non essere così ovvia. ma l'argomento generale che
la rafforza è così convincente che comprenderete rapidamente perché il
Manifesto del Partito Comunista è diventata una delle più influenti
opere politiche mai scritte. E capirete perché lavoratori ed attivisti
in tutto il mondo continuano a trovare ispirazione nelle sue pagine.
IL
CAPITALISMo: PROGRESSo
e distruzione
Il
Manifesto è
stato un contributo alla lotta per rovesciare il capitalismo. Tuttavia
la
sua prosa più sorprendente contiene delle rapite descrizioni dei
risultati del sistema. In un primo momento ciò potrebbe sembrare
curioso, ma
Marx
ed
Engels
consideravano il capitalismo come un grande avanzamento storico. Ha
sostituito la superstizione con la scienza ed il pregiudizio regionale
con valori universali. Ha distrutto il vecchi dispotismo dei rapporti
feudali a favore di una società di cittadini (nella loro epoca soltanto
per i bianchi) e creato un mondo di abbondanza dove in precedenza vi era
stata soltanto scarsità. Il capitalismo, scrissero:
"ha realizzato meraviglie superando molto le piramidi egiziane, gli
acquedotti romani e le cattedrali gotiche, ha condotto imprese che hanno
messo nell'ombra tutti i precedenti esodi di nazioni e crociate. La
classe capitalista, durante il suo dominio di cento anni scarsi, ha
creato più massicce e più colossali forze produttive di quanto hanno
fatto tutte le generazioni precedenti insieme.
"L'assoggettamento all'uomo delle forze della natura, il
macchinario, l'applicazione della chimica all'industria ed
all'agricoltura, la navigazione a vapore, le ferrovie, il telegrafo
elettrico, lo sgombro di interi continenti per la coltivazione, la
canalizzazione dei fiumi, intere popolazioni fatte uscire dal terreno
–
quale secolo precedente
aveva anche il presentimento che simili forze produttive dormissero
nel grembo del lavoro sociale?"
Descrivono vividamente come l'impulso ad accumulare una simile
tremenda ricchezza guida un rimodellamento dinamico delle relazioni da
una parte all'altra del globo:
"Il rivoluzionare continuo della produzione, il disturbo
ininterrotto di tutte le condizioni sociali, l'incertezza e l'agitazione
eterne distinguono l'epoca [capitalista] borghese da tutte quelle
precedenti. Tutte le relazioni fisse, velocemente congelate, con il loro
treno di antichi e venerabili pregiudizi ed opinioni vengono spazzate
via, tutte quelle formatesi da poco diventano antiquate prima che
possano ossificarsi. Tutto ciò che è solido si scioglie nell'aria; tutto
ciò che è sacro è profano..."
Marx
ed
Engels si riferivano al rovesciamento
di tutte le società pre-capitaliste. Ma il passaggio contiene una
descrizione della vita moderna, nella quale il tempo sembra correre via
sotto la pressione dell'innovazione tecnologica. Il pianeta che
abbandoniamo appare ampiamente diverso da quello in cui siamo nati. E'
diventato
cliché
che spesso gli anziani non possono afferrare
gli aggeggi tecnologici che sembra che i loro nipoti abbiano
padroneggiato all'età di cinque anni. Né spesso comprendono il modo in
cui è stata trasformata l'interazione sociale. Le solide virtù della
loro gioventù, quando le cose venivano costruite per durare e la gente
teneva sigillate in una scatola nella credenza le lettere d'amore, sono
andate perdute nell'infinità e nella messaggeria istantanea di internet.
La moderna società borghese, con le sue relazioni di produzione, di
scambio e di proprietà, una società che ha invocato tali giganteschi
mezzi di produzione e di scambio, è come lo stregone che non è più in
grado di controllare le potenze del mondo degli inferi che ha evocato
con le sue formule magiche.
Paradossalmente, mentre come aumenta il passo della vita
le differenze intergenerazionali sono esacerbato, le esperienze della
maggioranza della gente per il mondo in realtà convergono. Per esempio,
i lavoratori manuali da Manila a Dubai e da Città del Capo a Caracas
costruiscono centri urbani quasi identici utilizzando gli stessi
materiali prefabbricati. Indossano le stesse
T-shirts
e scarpe, producono nelle stesse fabbriche ad alto sfruttamento nel Sud
Est Asiatico o in America Centrale. Viaggiano sugli stessi tipi di
sistemi di transito per e dal lavoro, guardano gli stessi film di
Hollywood
e mangiano cibi in scatola prodotti in massa.:
Ogni volta che accendiamo la TV, in qualunque paese siamo, veniamo
bombardati con annunci pubblicitari per le ultime manie e mode
internazionali. Nulla è più "locale". I dischi rigidi dei nostri
computer sono il testamento di un sistema mondiale di esigenze e
desideri, consolidati dalle catene della distribuzione globale. Le parti
componenti ed i materiali provengono da quasi tutti i continenti. Questo
è un fenomeno osservato nel
Manifesto:
"La borghesia [i capitalisti; possessori dell'industria], con il rapido
miglioramento di tutti gli strumenti di produzione, con i mezzi di
comunicazione immensamente facilitati, trascinano tutte le nazioni,
anche le più barbare, nella civilizzazione. I prezzi a buon mercato
delle merci sono l'artiglieria pesante con la quale abbatte tutte le
Muraglie Cinesi... Essa obbliga tutte le nazioni, pena l'estinzione, ad
adottare il modo di produzione borghese; essa le obbliga ad introdurre
nel loro centro ciò che chiama civilizzazione, vale a dire a diventare
loro stesse borghesi. In una parola, essa crea un mondo a sua immagine".
Il riconoscimento da parte di
Marx
ed
Engels del carattere progressista del sistema paragonato
all'Europa feudale non li accecò, come continua ad accecare gli
economisti ed i politici capitalisti, rispetto alle caratteristiche
negative del sistema. La potenza della loro analisi si trova in una
concezione di progresso nella quale ogni atto di creazione capitalista è
simultaneamente un atto di distruzione. Per loro, il positivo ed il
negativo erano inseparabili. Questa logica "dialettica" di progresso,
nella quale ciascun momento contiene il suo opposto, è la chiave per
comprendere il sistema.
Marx, scrivendo
più tardi
sul
New York Daily Tribune,
delineò che
il colonialismo britannico in India era stato incaricato di una
"doppia missione": "l'annientamento della vecchia società asiatica e
posare le fondamenta materiali della società occidentale". Nel
Manifesto lui
ed
Engels a loro volta riempirono di lode e gettarono disprezzo
sui capitalisti esattamente a causa di questa doppia missione, che da
una parte libera la potenza produttiva dell'umanità dalle catene
pre-capitaliste e dall'altra costruisce una nuova società nella quale
ogni rapporto umano è ridotto ad una transazione economica:
"[Il capitalismo] ha trasformato il valore personale in valore di
scambio ed al posto delle innumerevoli imprescrittibili libertà
garantite ha provocato una singola, esorbitante libertà
–
il libero scambio. In una parola, per lo sfruttamento,
velato da illusioni religiose e politiche, ha sostituito semplice,
spudorato, diretto, brutale sfruttamento".
STORIA E LOTTA DI CLASSE
La linea d'apertura del corpo principale del
Manifesto è
uno dei più memorabili: "La storia di ogni società esistita
fino a questo momento è la storia delle lotte di classe". Espresso in
modo rude, l'argomento è che dal sorgere delle società di classe, la
storia umana è stata definita dalla lotta di chi ottiene cosa. Mentre
questa interminabile "lotta ora celata, ora aperta" viene attuata, il
progresso storico è segnato dallo sviluppo di nuove tecniche di
produzione che permettono che più cose siano prodotte con meno sforzo.
Una classe dominante, sostengono
Marx
ed
Engels,
è storicamente progressista soltanto se aiuta, piuttosto che ostacolare,
lo sviluppo della capacità produttiva dell'umanità, quindi contribuendo
a superare la scarsezza ed il progresso della conoscenza. Quando una
classe dominante ha cessato di servire a questa funzione, la società
ristagnerà. Così quando l'ordine feudale diventò un ostacolo allo
sviluppo produttivo, fu posto lo stadio per la lotta vittoriosa
dell'emergente classe capitalista:
"I mezzi di produzione e di scambio, sulle cui fondamenta le
borghesia si è rafforzata, sono stati generati nella società feudale. Ad
un certo stadio nello sviluppo di questi mezzi di produzione e di
scambio... i rapporti di proprietà feudali diventarono non più
compatibili con le già sviluppate forze produttive; diventarono così
molte catene. Dovevano essere mandate in pezzi; così andarono in pezzi".
Vi è una svolta in questa storia. Non appena la classe capitalista
è emersa come l'architetto del progresso si prova essa stessa un
ostacolo ad un maggiore sviluppo umano. La logica del progresso e della
distruzione non è limitata allo scontro del capitalismo con altre
società; la spinta interna a creare ricchezza spinge il sistema al
proprio crollo. I capitalisti hanno creato meraviglie,scrivono
Marx
ed
Engels,
ma la società capitalista, avendo "invocato tali
giganteschi mezzi di produzione e di scambio, è come lo stregone che non
è più in grado di controllare le potenze del mondo degli inferi che ha
evocato con le sue formule magiche.
La competizione in affari, che è il grande supporto
dell'innovazione capitalista, ora diventa l'ostacolo principale allo
sviluppo: il sistema è colpito da crisi economiche e finanziarie. Sono
di un ordine differente da ogni cosa vista prima. Le crisi
pre-capitaliste riguardavano la scarsità materiale: solitamente
insufficienze dei raccolti agricoli dovute a disastri naturali o ad
esaurimento del suolo. Al contrario, la massiccia potenza produttiva del
capitalismo produce una crisi che
"in tutte le epoche precedenti sarebbe sembrata un'assurdità
–
l'epidemia della sovrapproduzione. Improvvisamente la società si trova
in uno stato di momentanea barbarie;
essa appare come una carestia, una universale guerra di
devastazione, aveva tagliato il rifornimento di ogni genere di
sussistenza, l'industria ed il commercio sembrano essere distrutti e
perché? Perché vi è troppa civilizzazione, troppi mezzi di sussistenza,
troppa industria, troppo commercio".
La crisi economica Nord Atlantica del 2008 sembra una evidente
illustrazione: una bolla immobiliare che si è sgonfiata ha esposto la
sovrabbondanza di "strumenti finanziari" garantiti da mutui. Questi
"valori"
–
costruiti da alcuni dei più abili ingegneri del pianeta
–
sono apparsi essere
il solido terreno del sistema finanziario. Ma sono diventati un
profondo recesso nel quale sono state trascinate innanzitutto le banche,
quindi le intere economie nazionali. Da una parte all'altra del mondo,
milioni di persone sono state buttate fuori dal lavoro; in posti come
gli Stati Uniti e la Spagna è risultata una marea crescente di sfratti
perché... vi erano troppe case!
Le crisi del capitalismo dimostrano che, in senso storico, la
classe capitalista è sopravvissuta alla sua utilità. Ma vi è inoltre una
profonda dimensione morale negli argomenti del
Manifesto. Lo squallore della povertà e della
disoccupazione in un mondo di abbondanza, scrivono
Marx
ed
Engels,
dimostra che la borghesia è "inadatta a governare": "è incompetente
per assicurare l'esistenza al suo schiavo entro la sua schiavitù, perché
non può fare a meno di lasciarlo affondare in tale stato, che è di
alimentarlo, invece di essere da lui alimentata".
I BECCHINI DEL SISTEMA
Il
Manifesto è
stato pubblicato nel febbraio 1848
–
proprio mentre l'Europa veniva sconvolta da un'ondata
rivoluzionaria in tutto il continente. Alcuni anni dopo
Engels
raccontò che, inizialmente, "poche voci
risposero all'appello 'lavoratori di tutto il mondo unitevii'". Stava
minimizzando l'accoglienza, che fu piuttosto entusiastica
–
almeno in Germania. Ma la reputazione del
pamphlet
crebbe decennio dopo decennio. Il capitalismo si stava espandendo e con
esso arrivò la crescita del pubblico del
Manifesto:
la classe lavoratrice.
Marx
ed
Engels
compresero che l'incessante spinta dei capitalisti ad accumulare
ricchezza richiede un rifornimento stabile di lavoro umano. I
capitalisti non creano meraviglie da soli
–
hanno bisogno di un esercito di lavoratori disciplinati che seguano
istruzioni e facciano tutto dal sollevamento pesante al trasporto alla
logistica, alla
generazione di elettricità alla fabbricazione di componenti e
macchine, alla produzione alimentare al servizio ai clienti ed alle
vendite. Questo lavoratore è lo schiavo moderno:
"Masse di lavoratori, entrate in massa nella fabbrica, sono
organizzate come soldati. Come i soldati semplici dell'esercito
industriale sono posti sotto il comando di una gerarchia perfetta di
ufficiali e sergenti. Non soltanto sono schiavi della classe borghese e
dello stato borghese, sono schiavizzati quotidianamente ed ogni ora
dalle macchine, dal sorvegliante e, sopra tutto, dallo stesso singolo
fabbricante borghese. Più apertamente questo dispotismo proclama che il
guadagno sia il suo fine e scopo, è più insignificante, più odioso e più
amareggiante".
La produzione di massa che permette un mondo di abbondanza
disumanizza il lavoratore, trasformandolo in "un'aggiunta della
macchina". Chiunque abbia lavorato in un moderno call center con
auto-quadranti,
script
e sorveglianza elettronica
comprende fin troppo che "in proporzione come l'uso del macchinario
e la divisione del lavoro aumentano, nella stessa proporzione aumenta
anche il carico di fatica, sia il prolungamento delle ora lavorative,
per l'incremento del lavoro richiesto in un dato tempo o per l'aumentata
velocità del macchinario ecc."
Il lavoratore è intrappolato in questa situazione. Per sopravvivere
al mondo abbiamo bisogno di cibo, vestiario e riparo. Per ottenere
queste cose dobbiamo offrire qualcosa in cambio
–
denaro. L'unica maniera per ottenere denaro è di vendere qualcosa sul
mercato. Tuttavia i lavoratori possiedono poco altro che la loro
capacità di lavorare. Sono obbligati a sottomettersi ad un padrone in
cambio di qualunque salario venga offerto.
Tuttavia la negatività si trasforma nel suo opposto. La prosa
del
Manifesto
si muove rapidamente da descrizioni di schiavitù salariale ad una
fiduciosa predizione della finale supremazia dei lavoratori.
Marx
ed
Engels
scrivono che soltanto la classe lavoratrice "è una classe genuinamente
rivoluzionaria". Questo è parzialmente perché, eccetto il numero
declinante di piccoli produttori come i coltivatori familiari, essa sola
è la creatrice di ricchezza sociale; ogni compito eseguito nella società
capitalista è collegata attraverso una grande catena di lavoro
collettivo. In maniera più importante, il processo di disumanizzazione e
sfruttamento di massa non degrada soltanto la forza lavoro
–
essa si organizza in una disciplinata forza combattiva collettiva:
"Con lo sviluppo dell'industria, il proletariato non soltanto
aumenta di numero; diventa concentrato in masse più grandi, la sua forza
cresce e percepisce di più questa forza ... la collisione tra singoli
lavoratori e singoli padroni assume sempre più il carattere di
collisione tra due classi. A quel punto, i lavoratori iniziano a formare
dei sindacati contro il padrone; si associano insieme allo scopo di
stare al passo con il tasso dei salari; fondano delle associazioni
permanenti allo scopo di fare in anticipo approvvigionamenti per queste
rivolte occasionali. Qua e là, la lotta scoppia in sommosse".
Quando un periodo di crisi capitalista si combina con lotte
crescenti, le relazioni di proprietà capitaliste cederà, proprio come le
relazioni di proprietà feudali a loro volta "sono andate in pezzi". La
logica dialettica dello sviluppo appare come salvatore dei lavoratori:
"L'avanzamento dell'industria ... sostituisce l'isolamento dei
lavoratori, dovuto alla competizione, da parte della combinazione
rivoluzionaria, dovuta all'associazione. Lo sviluppo dell'industria
moderna quindi, taglia da sotto i piedi proprio le fondamenta sulle
quali i capitalisti producono e si appropriano dei prodotti.
Quindi ciò che la classe capitalista produce, sopra tutto, sono i suoi
becchini".
La differenza importante tra la rivoluzione dei lavoratori e le
rivoluzioni che l'hanno preceduta è che i lavoratori non creano ancora
un'altra società di classe sfruttatrice. Invece, alla fine le classi
sociali vengono soppresse. Questo non è semplicemente un imperativo
morale. La ragione, scrivono
Marx
ed
Engels, è che questa volta la classe rivoluzionaria è la
maggioranza oppressa della popolazione, piuttosto che una minoranza
possidente di proprietà. La sua lotta è necessariamente collettiva ed i
suoi interessi collettivi come classe si trovano non nel difendere la
ricchezza privata, ma nell'abolire quest'ultima a favore della proprietà
collettiva.
Marx
ed
Engels
erano chiaramente ottimisti. La loro pretesa più ardita
–
che la "caduta dei capitalisti e la vittoria della classe lavoratrice
sono ugualmente inevitabili"
–
può essere stata una convinzione fiorente e tenuta genuinamente. Ma
le loro convinzioni non poggiano su una comprensione meccanica dello
sviluppo storico. L'attività umana e lo sviluppo di un movimento
politico erano per loro importanti in maniera vitale. Il
Manifesto era
un programma politico scritto per un'organizzazione di lotta di
lavoratori comunisti. Era rivolto a fornire al movimento la teoria e la
strategia.
Infatti, la maggior parte del
pamphlet
è dedicata a tratteggiare il ruolo dei comunisti nel movimento dei
lavoratori e la loro relazione con altre forze politiche, trattando
delle obiezioni all'idea di comunismo e di una serie di battaglie
accademiche su altre teorie del socialismo. Il
Manifesto non
termina con un appello ad adagiarsi e criticare, ma con la famosa
chiamata alle armi: "Le classi dominanti tremino al pensiero
di una rivoluzione comunista. I proletari non hanno nulla da perdere che
le loro catene. Hanno un mondo da conquistare. Proletari di tutti i
paesi, unitevi!"
IL MANIFESTO OGGI
Adesso le forze invocate dal capitalismo di una magnitudine molto
maggiore di quando scrivevano
Marx
ed
Engels.
Le crisi sono più profonde e la classe lavoratrice immensamente maggiore
e meglio organizzata. Le nuove generazioni di lavoratori stanno
affrontando austerità e livelli di vita declinanti. Sono spuntati nuovi
centri industriali di massa in Asia, in Medio Oriente ed in America
Latina. Per tutti i cambiamenti che possiamo osservare, il mondo resta
fondamentalmente lo stesso di quello che era 165 anni fa: una società di
classe incline alla crisi nella quale la maggioranza del popolo viene
sfruttata per alimentare l'insaziabile ingordigia dei ricchi.
Le idee esposte con il Manifesto dei Comunisti possono
ancora contribuire a comprendere questo mondo. E' per questo che oggi
vale la pena leggerlo. Ma noi abbiamo bisogno di fare di più che
leggere. Il compito resta quello che era quando il Manifesto è
stato scritto per la prima volta: fondere le idee con il movimento reale
ed essere parte della lotta per una società senza classi che operi
secondo la massima "Da ciascuno secondo le sue capacità; a ciascuno
secondo i suoi bisogni".
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