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Leggere oggi il Manifesto dei Comunisti

BEN HILLIER

5 AGOSTO 2016

Perché leggere il Manifesto dei Comunisti del 1848? E' stato scritto 30 anni prima dell'invenzione del telefono, in un'epoca in cui metà dei bambini inglesi non viveva per vedere il suo quinto compleanno. Il pamphlet fu commissionato come programma politico per la Lega dei Comunisti un'organizzazione di diverse centinaia di anticapitalisti europei, molti di loro emigrati tedeschi accentrati a Londra, che si sciolse dopo soltanto cinque anni.

Dovreste essere perdonati per pensare che un simile vecchio documento politico sia principalmente di interesse storico. Tuttavia, la forte spinta del Manifesto mantiene grande rilevanza. Due delle sue più controverse asserzioni sono tanto vere oggi come quando è stato scritto: la società capitalista è sempre più polarizzata in due classi, padroni e lavoratori, che hanno degli interessi contrapposti ed irreconciliabili ed il sistema, mentre più dinamico di ogni altro nella storia umana, sia intrinsecamente instabile, incline alle crisi e distruttivo.

Una terza asserzione, che un altro mondo sia necessario e possibile, potrebbe non essere così ovvia. ma l'argomento generale che la rafforza è così convincente che comprenderete rapidamente perché il Manifesto del Partito Comunista è diventata una delle più influenti opere politiche mai scritte. E capirete perché lavoratori ed attivisti in tutto il mondo continuano a trovare ispirazione nelle sue pagine.

IL CAPITALISMo: PROGRESSo e distruzione

Il Manifesto è stato un contributo alla lotta per rovesciare il capitalismo. Tuttavia la sua prosa più sorprendente contiene delle rapite descrizioni dei risultati del sistema. In un primo momento ciò potrebbe sembrare curioso, ma Marx ed Engels consideravano il capitalismo come un grande avanzamento storico. Ha sostituito la superstizione con la scienza ed il pregiudizio regionale con valori universali. Ha distrutto il vecchi dispotismo dei rapporti feudali a favore di una società di cittadini (nella loro epoca soltanto per i bianchi) e creato un mondo di abbondanza dove in precedenza vi era stata soltanto scarsità. Il capitalismo, scrissero:

"ha realizzato meraviglie superando molto le piramidi egiziane, gli acquedotti romani e le cattedrali gotiche, ha condotto imprese che hanno messo nell'ombra tutti i precedenti esodi di nazioni e crociate. La classe capitalista, durante il suo dominio di cento anni scarsi, ha creato più massicce e più colossali forze produttive di quanto hanno fatto tutte le generazioni precedenti insieme.

"L'assoggettamento all'uomo delle forze della natura, il macchinario, l'applicazione della chimica all'industria ed all'agricoltura, la navigazione a vapore, le ferrovie, il telegrafo elettrico, lo sgombro di interi continenti per la coltivazione, la canalizzazione dei fiumi, intere popolazioni fatte uscire dal terreno quale secolo precedente aveva anche il presentimento che simili forze produttive dormissero nel grembo del lavoro sociale?"

Descrivono vividamente come l'impulso ad accumulare una simile tremenda ricchezza guida un rimodellamento dinamico delle relazioni da una parte all'altra del globo:

"Il rivoluzionare continuo della produzione, il disturbo ininterrotto di tutte le condizioni sociali, l'incertezza e l'agitazione eterne distinguono l'epoca [capitalista] borghese da tutte quelle precedenti. Tutte le relazioni fisse, velocemente congelate, con il loro treno di antichi e venerabili pregiudizi ed opinioni vengono spazzate via, tutte quelle formatesi da poco diventano antiquate prima che possano ossificarsi. Tutto ciò che è solido si scioglie nell'aria; tutto ciò che è sacro è profano..."

Marx ed Engels si riferivano al rovesciamento di tutte le società pre-capitaliste. Ma il passaggio contiene una descrizione della vita moderna, nella quale il tempo sembra correre via sotto la pressione dell'innovazione tecnologica. Il pianeta che abbandoniamo appare ampiamente diverso da quello in cui siamo nati. E' diventato cliché che spesso gli anziani non possono afferrare gli aggeggi tecnologici che sembra che i loro nipoti abbiano padroneggiato all'età di cinque anni. Né spesso comprendono il modo in cui è stata trasformata l'interazione sociale. Le solide virtù della loro gioventù, quando le cose venivano costruite per durare e la gente teneva sigillate in una scatola nella credenza le lettere d'amore, sono andate perdute nell'infinità e nella messaggeria istantanea di internet.

La moderna società borghese, con le sue relazioni di produzione, di scambio e di proprietà, una società che ha invocato tali giganteschi mezzi di produzione e di scambio, è come lo stregone che non è più in grado di controllare le potenze del mondo degli inferi che ha evocato con le sue formule magiche.

Paradossalmente, mentre come aumenta il passo della vita le differenze intergenerazionali sono esacerbato, le esperienze della maggioranza della gente per il mondo in realtà convergono. Per esempio, i lavoratori manuali da Manila a Dubai e da Città del Capo a Caracas costruiscono centri urbani quasi identici utilizzando gli stessi materiali prefabbricati. Indossano le stesse T-shirts e scarpe, producono nelle stesse fabbriche ad alto sfruttamento nel Sud Est Asiatico o in America Centrale. Viaggiano sugli stessi tipi di sistemi di transito per e dal lavoro, guardano gli stessi film di Hollywood e mangiano cibi in scatola prodotti in massa.:

Ogni volta che accendiamo la TV, in qualunque paese siamo, veniamo bombardati con annunci pubblicitari per le ultime manie e mode internazionali. Nulla è più "locale". I dischi rigidi dei nostri computer sono il testamento di un sistema mondiale di esigenze e desideri, consolidati dalle catene della distribuzione globale. Le parti componenti ed i materiali provengono da quasi tutti i continenti. Questo è un fenomeno osservato nel Manifesto:

"La borghesia [i capitalisti; possessori dell'industria], con il rapido miglioramento di tutti gli strumenti di produzione, con i mezzi di comunicazione immensamente facilitati, trascinano tutte le nazioni, anche le più barbare, nella civilizzazione. I prezzi a buon mercato delle merci sono l'artiglieria pesante con la quale abbatte tutte le Muraglie Cinesi... Essa obbliga tutte le nazioni, pena l'estinzione, ad adottare il modo di produzione borghese; essa le obbliga ad introdurre nel loro centro ciò che chiama civilizzazione, vale a dire a diventare loro stesse borghesi. In una parola, essa crea un mondo a sua immagine".

Il riconoscimento da parte di Marx ed Engels del carattere progressista del sistema paragonato all'Europa feudale non li accecò, come continua ad accecare gli economisti ed i politici capitalisti, rispetto alle caratteristiche negative del sistema. La potenza della loro analisi si trova in una concezione di progresso nella quale ogni atto di creazione capitalista è simultaneamente un atto di distruzione. Per loro, il positivo ed il negativo erano inseparabili. Questa logica "dialettica" di progresso, nella quale ciascun momento contiene il suo opposto, è la chiave per comprendere il sistema.

Marx, scrivendo più tardi sul New York Daily Tribune, delineò che il colonialismo britannico in India era stato incaricato di una "doppia missione": "l'annientamento della vecchia società asiatica e posare le fondamenta materiali della società occidentale". Nel Manifesto lui ed Engels a loro volta riempirono di lode e gettarono disprezzo sui capitalisti esattamente a causa di questa doppia missione, che da una parte libera la potenza produttiva dell'umanità dalle catene pre-capitaliste e dall'altra costruisce una nuova società nella quale ogni rapporto umano è ridotto ad una transazione economica:

"[Il capitalismo] ha trasformato il valore personale in valore di scambio ed al posto delle innumerevoli imprescrittibili libertà garantite ha provocato una singola, esorbitante libertà il libero scambio. In una parola, per lo sfruttamento, velato da illusioni religiose e politiche, ha sostituito semplice, spudorato, diretto, brutale sfruttamento".

STORIA E LOTTA DI CLASSE

La linea d'apertura del corpo principale del Manifesto è uno dei più memorabili: "La storia di ogni società esistita fino a questo momento è la storia delle lotte di classe". Espresso in modo rude, l'argomento è che dal sorgere delle società di classe, la storia umana è stata definita dalla lotta di chi ottiene cosa. Mentre questa interminabile "lotta ora celata, ora aperta" viene attuata, il progresso storico è segnato dallo sviluppo di nuove tecniche di produzione che permettono che più cose siano prodotte con meno sforzo.

Una classe dominante, sostengono Marx ed Engels, è storicamente progressista soltanto se aiuta, piuttosto che ostacolare, lo sviluppo della capacità produttiva dell'umanità, quindi contribuendo a superare la scarsezza ed il progresso della conoscenza. Quando una classe dominante ha cessato di servire a questa funzione, la società ristagnerà. Così quando l'ordine feudale diventò un ostacolo allo sviluppo produttivo, fu posto lo stadio per la lotta vittoriosa dell'emergente classe capitalista:

"I mezzi di produzione e di scambio, sulle cui fondamenta le borghesia si è rafforzata, sono stati generati nella società feudale. Ad un certo stadio nello sviluppo di questi mezzi di produzione e di scambio... i rapporti di proprietà feudali diventarono non più compatibili con le già sviluppate forze produttive; diventarono così molte catene. Dovevano essere mandate in pezzi; così andarono in pezzi".

Vi è una svolta in questa storia. Non appena la classe capitalista è emersa come l'architetto del progresso si prova essa stessa un ostacolo ad un maggiore sviluppo umano. La logica del progresso e della distruzione non è limitata allo scontro del capitalismo con altre società; la spinta interna a creare ricchezza spinge il sistema al proprio crollo. I capitalisti hanno creato meraviglie,scrivono Marx ed Engels, ma la società capitalista, avendo "invocato tali giganteschi mezzi di produzione e di scambio, è come lo stregone che non è più in grado di controllare le potenze del mondo degli inferi che ha evocato con le sue formule magiche.

La competizione in affari, che è il grande supporto dell'innovazione capitalista, ora diventa l'ostacolo principale allo sviluppo: il sistema è colpito da crisi economiche e finanziarie. Sono di un ordine differente da ogni cosa vista prima. Le crisi pre-capitaliste riguardavano la scarsità materiale: solitamente insufficienze dei raccolti agricoli dovute a disastri naturali o ad esaurimento del suolo. Al contrario, la massiccia potenza produttiva del capitalismo produce una crisi che

"in tutte le epoche precedenti sarebbe sembrata un'assurdità l'epidemia della sovrapproduzione. Improvvisamente la società si trova in uno stato di momentanea barbarie; essa appare come una carestia, una universale guerra di devastazione, aveva tagliato il rifornimento di ogni genere di sussistenza, l'industria ed il commercio sembrano essere distrutti e perché? Perché vi è troppa civilizzazione, troppi mezzi di sussistenza, troppa industria, troppo commercio".

La crisi economica Nord Atlantica del 2008 sembra una evidente illustrazione: una bolla immobiliare che si è sgonfiata ha esposto la sovrabbondanza di "strumenti finanziari" garantiti da mutui. Questi "valori" costruiti da alcuni dei più abili ingegneri del pianeta sono apparsi essere il solido terreno del sistema finanziario. Ma sono diventati un profondo recesso nel quale sono state trascinate innanzitutto le banche, quindi le intere economie nazionali. Da una parte all'altra del mondo, milioni di persone sono state buttate fuori dal lavoro; in posti come gli Stati Uniti e la Spagna è risultata una marea crescente di sfratti perché... vi erano troppe case!

Le crisi del capitalismo dimostrano che, in senso storico, la classe capitalista è sopravvissuta alla sua utilità. Ma vi è inoltre una profonda dimensione morale negli argomenti del Manifesto. Lo squallore della povertà e della disoccupazione in un mondo di abbondanza, scrivono Marx ed Engels, dimostra che la borghesia è "inadatta a governare": "è incompetente per assicurare l'esistenza al suo schiavo entro la sua schiavitù, perché non può fare a meno di lasciarlo affondare in tale stato, che è di alimentarlo, invece di essere da lui alimentata".

I BECCHINI DEL SISTEMA

Il Manifesto è stato pubblicato nel febbraio 1848 proprio mentre l'Europa veniva sconvolta da un'ondata rivoluzionaria in tutto il continente. Alcuni anni dopo Engels raccontò che, inizialmente, "poche voci risposero all'appello 'lavoratori di tutto il mondo unitevii'". Stava minimizzando l'accoglienza, che fu piuttosto entusiastica almeno in Germania. Ma la reputazione del pamphlet crebbe decennio dopo decennio. Il capitalismo si stava espandendo e con esso arrivò la crescita del pubblico del Manifesto: la classe lavoratrice.

Marx ed Engels compresero che l'incessante spinta dei capitalisti ad accumulare ricchezza richiede un rifornimento stabile di lavoro umano. I capitalisti non creano meraviglie da soli hanno bisogno di un esercito di lavoratori disciplinati che seguano istruzioni e facciano tutto dal sollevamento pesante al trasporto alla logistica, alla generazione di elettricità alla fabbricazione di componenti e macchine, alla produzione alimentare al servizio ai clienti ed alle vendite. Questo lavoratore è lo schiavo moderno:

"Masse di lavoratori, entrate in massa nella fabbrica, sono organizzate come soldati. Come i soldati semplici dell'esercito industriale sono posti sotto il comando di una gerarchia perfetta di ufficiali e sergenti. Non soltanto sono schiavi della classe borghese e dello stato borghese, sono schiavizzati quotidianamente ed ogni ora dalle macchine, dal sorvegliante e, sopra tutto, dallo stesso singolo fabbricante borghese. Più apertamente questo dispotismo proclama che il guadagno sia il suo fine e scopo, è più insignificante, più odioso e più amareggiante".

La produzione di massa che permette un mondo di abbondanza disumanizza il lavoratore, trasformandolo in "un'aggiunta della macchina". Chiunque abbia lavorato in un moderno call center con auto-quadranti, script e sorveglianza elettronica comprende fin troppo che "in proporzione come l'uso del macchinario e la divisione del lavoro aumentano, nella stessa proporzione aumenta anche il carico di fatica, sia il prolungamento delle ora lavorative, per l'incremento del lavoro richiesto in un dato tempo o per l'aumentata velocità del macchinario ecc."

Il lavoratore è intrappolato in questa situazione. Per sopravvivere al mondo abbiamo bisogno di cibo, vestiario e riparo. Per ottenere queste cose dobbiamo offrire qualcosa in cambio denaro. L'unica maniera per ottenere denaro è di vendere qualcosa sul mercato. Tuttavia i lavoratori possiedono poco altro che la loro capacità di lavorare. Sono obbligati a sottomettersi ad un padrone in cambio di qualunque salario venga offerto.

Tuttavia la negatività si trasforma nel suo opposto. La prosa del Manifesto si muove rapidamente da descrizioni di schiavitù salariale ad una fiduciosa predizione della finale supremazia dei lavoratori. Marx ed Engels scrivono che soltanto la classe lavoratrice "è una classe genuinamente rivoluzionaria". Questo è parzialmente perché, eccetto il numero declinante di piccoli produttori come i coltivatori familiari, essa sola è la creatrice di ricchezza sociale; ogni compito eseguito nella società capitalista è collegata attraverso una grande catena di lavoro collettivo. In maniera più importante, il processo di disumanizzazione e sfruttamento di massa non degrada soltanto la forza lavoro essa si organizza in una disciplinata forza combattiva collettiva:

"Con lo sviluppo dell'industria, il proletariato non soltanto aumenta di numero; diventa concentrato in masse più grandi, la sua forza cresce e percepisce di più questa forza ... la collisione tra singoli lavoratori e singoli padroni assume sempre più il carattere di collisione tra due classi. A quel punto, i lavoratori iniziano a formare dei sindacati contro il padrone; si associano insieme allo scopo di stare al passo con il tasso dei salari; fondano delle associazioni permanenti allo scopo di fare in anticipo approvvigionamenti per queste rivolte occasionali. Qua e là, la lotta scoppia in sommosse".

Quando un periodo di crisi capitalista si combina con lotte crescenti, le relazioni di proprietà capitaliste cederà, proprio come le relazioni di proprietà feudali a loro volta "sono andate in pezzi". La logica dialettica dello sviluppo appare come salvatore dei lavoratori:

"L'avanzamento dell'industria ... sostituisce l'isolamento dei lavoratori, dovuto alla competizione, da parte della combinazione rivoluzionaria, dovuta all'associazione. Lo sviluppo dell'industria moderna quindi, taglia da sotto i piedi proprio le fondamenta sulle quali i capitalisti producono  e si appropriano dei prodotti. Quindi ciò che la classe capitalista produce, sopra tutto, sono i suoi becchini".

La differenza importante tra la rivoluzione dei lavoratori e le rivoluzioni che l'hanno preceduta è che i lavoratori non creano ancora un'altra società di classe sfruttatrice. Invece, alla fine le classi sociali vengono soppresse. Questo non è semplicemente un imperativo morale. La ragione, scrivono Marx ed Engels, è che questa volta la classe rivoluzionaria è la maggioranza oppressa della popolazione, piuttosto che una minoranza possidente di proprietà. La sua lotta è necessariamente collettiva ed i suoi interessi collettivi come classe si trovano non nel difendere la ricchezza privata, ma nell'abolire quest'ultima a favore della proprietà collettiva.

Marx ed Engels erano chiaramente ottimisti. La loro pretesa più ardita che la "caduta dei capitalisti e la vittoria della classe lavoratrice sono ugualmente inevitabili" può essere stata una convinzione fiorente e tenuta genuinamente. Ma le loro convinzioni non poggiano su una comprensione meccanica dello sviluppo storico. L'attività umana e lo sviluppo di un movimento politico erano per loro importanti in maniera vitale. Il Manifesto era un programma politico scritto per un'organizzazione di lotta di lavoratori comunisti. Era rivolto a fornire al movimento la teoria e la strategia.

Infatti, la maggior parte del pamphlet è dedicata a tratteggiare il ruolo dei comunisti nel movimento dei lavoratori e la loro relazione con altre forze politiche, trattando delle obiezioni all'idea di comunismo e di una serie di battaglie accademiche su altre teorie del socialismo. Il Manifesto non termina con un appello ad adagiarsi e criticare, ma con la famosa chiamata alle armi: "Le classi dominanti tremino al pensiero di una rivoluzione comunista. I proletari non hanno nulla da perdere che le loro catene. Hanno un mondo da conquistare. Proletari di tutti i paesi, unitevi!"

IL MANIFESTO OGGI

Adesso le forze invocate dal capitalismo di una magnitudine molto maggiore di quando scrivevano Marx ed Engels. Le crisi sono più profonde e la classe lavoratrice immensamente maggiore e meglio organizzata. Le nuove generazioni di lavoratori stanno affrontando austerità e livelli di vita declinanti. Sono spuntati nuovi centri industriali di massa in Asia, in Medio Oriente ed in America Latina. Per tutti i cambiamenti che possiamo osservare, il mondo resta fondamentalmente lo stesso di quello che era 165 anni fa: una società di classe incline alla crisi nella quale la maggioranza del popolo viene sfruttata per alimentare l'insaziabile ingordigia dei ricchi.

Le idee esposte con il Manifesto dei Comunisti possono ancora contribuire a comprendere questo mondo. E' per questo che oggi vale la pena leggerlo. Ma noi abbiamo bisogno di fare di più che leggere. Il compito resta quello che era quando il Manifesto è stato scritto per la prima volta: fondere le idee con il movimento reale ed essere parte della lotta per una società senza classi che operi secondo la massima "Da ciascuno secondo le sue capacità; a ciascuno secondo i suoi bisogni".