Black Agenda Report

The journal of African American political thought and action

 

La crisi in Ruanda potrebbe rivelare il ruolo degli U.S.A.

nel genocidio in Congo

Mercoledì 01/09/2010

del direttore esecutivo di BAR Glen Ford

Gli autori di sinistra riferiscono da anni che gli alleati degli USA Ruanda e Uganda portano la responsabilità principale della morte di qualcosa come sei milioni di congolesi. Ora un rapporto trapelato dalle Nazioni Unite ha confermato che i crimini del Ruanda in Congo potrebbero salire a livello di genocidio, dal momento che le forze del presidente Paul Kagame hanno ucciso anziani, bambini e donne Hutu senza riguardo della nazionalità. I "mentori e finanziatori del presidente ruandese Paul Kagame nel governo USA...devono essere ritenuti ugualmente responsabili".

 

Un rapporto fatto trapelare dalle Nazioni Unite che documenta le atrocità ruandesi che "potrebbe essere classificato come crimini di genocidio nel Congo orientale ha creato una crisi politica che minaccia di scompigliare i piani di Washington per dominare il continente. Il regime della minoranza tutsi in Ruanda uno stretto protetto degli americani che funge da mercenario degli interessi degli USA in Africa, assieme all'Uganda minaccia di ritirare i suoi soldati dalle missioni di “peace-keeping” delle Nazioni Unite se il rapporto non viene soppresso. Le missioni ONU in Ciad, Haiti, Liberia e Sudan sono in realtà delle estensioni della politica estera degli Stati Uniti, proprio come le truppe di Uganda e Burundi sostengono il "governo" appoggiato dagli USA in Somalia sotto le sembianze di forze dell'"Unione Africana".

La crisi in Ruanda minaccia di rivelare il ruolo degli Stati Uniti come quelli che hanno permesso la morte di qualcosa come sei milioni di persone mentre gli alleati di Washington occupavano e saccheggiavano le regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo. In gioco non è soltanto la reputazione del presidente ruandese Paul Kagame, un ex studente dell'U.S. Army Command and General Staff College a Fort Leavenworth, Kansas, ma la più ampia strategia americana di militarizzazione dell'Africa e di sfruttamento delle sue ricchezze.

Il rapporto di 545 pagine espone dettagliatamente i crimini commessi in Congo dai militari ruandesi e dai loro alleati tra il marzo 1993 ed il giugno 2003 e rinforza le accuse di vecchia data che le forze di Kagame sono state anche aggressori e assassini di massa durante le stragi ruandesi del 1994. Quando i ribelli tutsi di Kagame precedentemente basati in Uganda hanno ottenuto il controllo del Ruanda dopo 100 giorni di combattimenti e di pulizia etnica, hanno inseguito più di un milione di profughi hutu nel vicino Congo. Lì hanno catturato ed ucciso migliaia di migliaia di vecchi, donne e bambini in 600 casi documentati che sono, per lo meno, crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Gli autori del rapporto ritengono decisamente che i tutsi si sono impegnati in un vero e proprio genocidio l'estirpazione determinata di un popolo dal momento che gli uomini di Kagame non facevano nessuna distinzione tra profughi hutu ruandesi e hutu congolesi; li hanno uccisi tutti. I tutsi congolesi e dei consanguinei dal Burundi si sono uniti ai tutsi ruandesi di Kagame nella strage confermando la natura razziale o etnica del massacro.

I militari ruandesi tutsi sono rimasti nel Congo orientale per sfruttare i minerali rari della regione, impiegando lavoro di schiavi e vendendo il bottino alle società multinazionali. Sono stati raggiunti dai militari ugandesi, che si sono sistemati anche loro come soldati/imprenditori sul suolo congolese. I ruandesi e gli ugandesi restano nella regione, banditi africani in uniforme in combutta con le società euro-americane in un'area di genocidio che ha inghiottito forse sei milioni di congolesi. Alcuni calcolano le "morti in eccesso" congolesi in zone controllate dal solo Ruanda a tre milioni e mezzo. Il loro sangue e patrimonio rubati ha reso Kigali, la capitale ruandese, un faro animato dell'impresa capitalista una storia di successo del "libero mercato".

Una carneficina su una simile scala non potrebbe essere avvenuta se non con la connivenza degli Stati Uniti, che hanno allevato Kagame in ogni circostanza. Dopo averlo addestrato per il comando operativo principale, gli USA hanno finanziato i ribelli di Kagame attraverso il loro protetto ugandese, il presidente Yoweri Museveni. Quando i ribelli di Kagame hanno invaso il Ruanda, alcuni di loro ancora vestiti in uniformi ugandesi, gli americani hanno respinto le rimostranze del presidente Hutu. Quando l'aeroplano che trasportava il presidente hutu e la sua controparte burundese è stato abbattuto da un missile quasi certamente dagli uomini di Kagame e scoppiarono i massacri, gli USA costrinsero le Nazioni Unite a ritirarsi dal paese una mossa che poteva essere stata soltanto a vantaggio delle forze ben addestrate e armate di Kagame, che rapidamente conquistarono tutto il programma. Quando i rapporti delle Nazioni Unite hanno dimostrato che Kagame stava uccidendo 10.000 hutu al mese all'interno del Ruanda, anche dopo che l'opposizione era crollata o fuggita, gli Stati Uniti hanno fermato un'indagine. Quindi gli uomini di Kagame sono sciamati in Congo ed è cominciato il genocidio maggiore.

Il rapporto trapelato dell'ONU non può essere rimesso nella bottiglia. Kagame, che etichetta tutti i critici “genocidaires” ovvero apologeti del genocidio, viene smascherato come "il maggiore stragista oggi sulla faccia della terra", come descritto da Edward S. Herman, coautore di La politica del genocidio. I mentori e i finanziatori di Kagame nel governo USA, che è stato complice del suo genocidio in Congo, deve essere ritenuto ugualmente responsabile se non pure di più, dal momento che le società multinazionali degli Stati Uniti ricavano il beneficio maggiore dai minerali di sangue del Congo e i militari USA ottengono il più grande vantaggio dai servizi ruandesi e ugandesi come mercenari ai comandi degli americani in Africa.

Sarebbe bello se Kagame prendesse uno scatto patologico e riuscisse nella sua minaccia di ritirare i soldati da Haiti, Ciad, Liberia e Sudan. Ma questo recherebbe seriamente fastidio agli Stati Uniti, i cui interessi le missioni di “peacekeeping” dell'ONU servono. Kagame non ha nessun problema a uccidere hutu a milioni in Congo, ma non oserà turbare la superpotenza alla quale deve la propria sanguinosa carriera.

 

Il direttore esecutivo di BAR Glen Ford  può contattarsi a Glen.Ford@BlackAgendaReport.com.