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Una nascente ondata autoritaria

John Weeks 3 febbraio 2014

 

La deregolamentazione del capitale finanziario minaccia di riportarci all'autoritarismo capitalista che prosperò negli anni '20 e '30. Ma questa volta assume forza senza nessun forte movimento popolare che lo metta in discussione negli Stati Uniti o in qualche paese europeo.

Mentre si avvicina il centesimo anniversario dell'inizio della I Guerra Mondiale, si può incontrare qualche tentativo piuttosto forzato di paragonare l'attuale equilibrio delle forze globale a quello in Europa nel 1914. Recentemente ho visitato diversi paesi del sudest asiatico e mi ha colpito un diverso paragone, le similarità tra ora e gli anni '30, democrazie deboli e dittature forti.

Questo paragone "è saltato fuori pagina" dopo una settimana a Bangkok, seguita da diversi giorni a Hanoi - un viaggio da un paese con formali istituzioni democratiche deboli e vacillanti ad uno apparentemente stabile con un regime autoritario (confinante con un paese con una dittatura considerevolmente più brutale, la Cina).

In L'età degli estremi, Eric Hobsbawm sosteneva che il conflitto tra capitalismo e comunismo ha determinato il corso del ventesimo secolo. Questo confronto di ideologie socioeconomiche ha senza dubbio dominato la storia europea e globale, specialmente dopo il 1945. Ma un altro interrelato confronto che ha determinato il corso del secolo è stato autoritarismo contro democrazia. Il conflitto capitalismo-comunismo non sembra che un momento della storia per la gente nei quaranta e più giovane. Tuttavia, il periodo di una nascente ondata autoritaria è tanto imminente nel ventunesimo secolo quanto lo era nel ventesimo.

Negli anni '30 nella maggior parte dei paesi d'Europa la contesa tra visioni autoritarie e democratiche della società hanno dominato la lotta politica. Le eccezioni sono state l'Italia, dove i fascisti avevano già instaurato una versione estrema di governo autoritario, e la Gran Bretagna, dove una rigida struttura di classe dava stabilità a delle istituzioni superficialmente democratiche. Per la metà del decennio, i regimi autoritari capitalisti erano chiaramente in ascesa in Germania ed in gran parte dell'Europa centrale ed orientale (per es. in Ungheria e Polonia), come pure in Portogallo, con la Spagna che entrerà presto a far parte nel campo antidemocratico.

In realtà, alla fine degli anni '30 in molto pochi dei paesi industrializzati la democrazia sembrava la tendenza più forte. Tra i grandi paesi, soltanto negli Stati Uniti vi era uno spostamento inequivocabile verso rafforzare la partecipazione popolare. Abbastanza ironicamente, è stato durante la presidenza dell'aristocratico Franklin D Roosevelt che i sindacati si sono affermati come una grande forza politica (che non sarebbe sopravvissuta molto dopo la metà del secolo).

Ora, ben dentro al ventunesimo secolo, è ancora più difficile trovare un grande paese con delle istituzioni democratiche vigorose e democratiche, certamente non negli Stati Uniti né in Europa. Negli Stati Uniti il confronto tra un Partito Repubblicano di destra ben finanziato ed il più centrale Partito Democratico domina la politica, uno dottrinario ed aggressivo, l'altro confuso e vacillante. La tendenza antidemocratica è dimostrata dall'approvazione di leggi che limitano il diritto di votare negli stati controllati dai repubblicani, collegata alla xenofobia razzista del Tea Party. Alla Casa Bianca siede un democratico evidentemente non preoccupato da un complesso della sicurezza nazionale massicciamente intrusivo.

In Europa le tendenze antidemocratiche sono se mai più forti. La Gran Bretagna ha la rete di videosorveglianza più estesa in Europa (vedi recenti articoli sul Guardian), come pure restrizioni legali al diritto di associazione, intese a ridurre le proteste pubbliche (come troviamo in Spagna). In aggiunta, l'attacco brutale del governo di coalizione dominato dai conservatori alle famiglie povere che ricevono sostegno sociale legalizza di fatto violazioni dei diritti civili, Sorveglianza, attacchi ai poveri ed il diffondere paure sugli immigrati da parte del governo si combinano per creare un poderoso programma antidemocratico.

Sul continente delle tendenze autoritarie preesistenti hanno goduto di un salto gigantesco sotto il regime di austerità in tutta Europa promosso dal governo tedesco sotto la copertura della Commissione Europea. I governi non eletti in Grecia (2011-12) ed Italia (2011-13) rappresentano gli esempi più ovvi e scioccanti del corso autoritario. Molto più grave nel lungo termine è il fiscal compact UE (chiamato ufficialmente Trattato su Stabilità, Coordinamento e Governance nell'Unione Economica e Monetaria).

Questo trattato, che è entrato in vigore all'inizio del 2013, limita severamente l'autorità dei parlamenti nazionali di stabilire la politica fiscale. Il trattato e le misure aggiuntive richieste dal governo tedesco rimuovono la politica fiscale dal controllo pubblico (con la politica monetaria nelle mani della Banca Centrale Europea ed oltre la responsabilità nazionale). Questo processo in cui le decisioni maggiori sono portate via all'elettorato mina fondamentalmente la fiducia del pubblico nel processo democratico. L'ascesa di gruppi neofascisti con un programma extraparlamentare, come Alba Dorata in Grecia, non sorprende affatto.

Quasi esattamente un anno fa, Peer Steinbrueck, allora candidato a cancelliere del Partito Socialdemocratico tedesco, ha parlato all'ambasciata tedesca a Londra. Nel suo discorso ha proposto che la Commissione Europea debba avere il potere di veto sui bilanci nazionali se superassero le linee direttive del pacchetto fiscale. Durante le domande ho suggerito che un simile veto violerebbe il principio che i governati dovrebbero essere in grado di ritenere responsabili i loro governi. Ha replicato che la stabilità fiscale richiede che i paesi cedano parecchia della loro sovranità. In altre parole, il fine della "stabilità fiscale" richiede che i cittadini d'Europa cedano il loro fondamentale diritto democratico di ritenere un governo responsabile delle sue politiche economiche.

La tendenza autoritaria negli Stati Uniti ed in Europa è evidente. Quale è la sua fonte in questi paesi? Negli anni '20 e '30 l'ascesa di regimi autoritari seguiva la generale percezione del pubblico che il capitalismo non regolamentato risultava in spettacolari disastri. Questi disastri hanno incluso la guerra più catastrofica nella storia umana, presto seguita dalla più devastante crisi economica che il mondo avesse mai conosciuto. Molti sia di sinistra che di destra giudicavano la "democrazia borghese" come degenere e disfunzionale. In Russia il rifiuto del capitalismo prese la forma di un tentativo di creare un sistema di governance nell'interesse della classe lavoratrice e dei contadini. La speranza della democrazia popolare crollò rapidamente mentre il presunto stato dei lavoratori si trasformò in un governo autoritario sottilmente camuffato.

Molto peggio, in Italia e Germania lo screditare del capitalismo liberale portò a dittature sfacciate che non simulavano la loro natura autoritaria. Le elite degli affari hanno costruito questi regimi fascisti per mantenere il dominio del capitale in presenza di potenti movimenti dei lavoratori. I regimi si sono dimostrati spaventosamente riusciti non soltanto nello schiacciare il movimento dei lavoratori ma nel riportare indietro rispetto ai principi dell'Illuminismo. La distruzione di questi feroci regimi ha richiesto una guerra ancora più catastrofica del conflitto 1914-18.

L'attuale marea autoritaria in Europa e negli Stati Uniti inoltre proviene dalle elite degli affari, ma in questo caso spinta dall'ideologia del neoliberalismo, non del fascismo (vedi “Democracy against Neo-liberalism: Paradoxes, Limitations, Transcendence,”  di Alfredo Saad Filho e Alison J Ayers, prossimo in Critical Sociology). Il neoliberalismo sostiene con pretenziosità di essere il garante della libertà "mercati liberi, uomini liberi"  era il titolo della malfamata conferenza ad adoranti uomini d'affari di Milton Friedman a Londra nel 1974. La realtà è proprio il contrario. La deregolamentazione del mercato ispirata dai neoliberali nel corso degli ultimi 30 anni è stata la distruttrice della libertà. Il meccanismo più evidente con il quale avviene questa distruzione è l'indebolimento del potere dei sindacati e delle altre organizzazioni popolari. Parallela a questo indebolimento è stata l'ascesa ed il consolidamento del potere del capitale finanziario a controllare i media, il dibattito politico e le stesse elezioni.

Scrivendo nel 1947 nel principale giornale economico dell'epoca, The Economic Journal, l'economista britannico K. W. Rothschild riassunse succintamente le conseguenze del capitalismo non regolamentato,

...Quando entriamo nel campo della rivalità tra aziende gigantesche, la tradizionale separazione della forma politica da quella economica non può più essere mantenuta... Il fascismo...è stato portato al potere soprattutto proprio da questa lotta nel tentativo degli oligopolisti più potenti di rafforzare, attraverso l'azione politica, la loro posizione nel mercato del lavoro e rispetto ai loro competitori più piccoli ed infine di cancellarli allo scopo di cambiare a loro favore la situazione del mercato mondiale.

La deregolamentazione del capitale finanziario minaccia di riportarci all'autoritarismo capitalista che prosperò negli anni '20 e '30. Ma questa volta assume forza senza nessun forte movimento popolare che lo metta in discussione negli Stati Uniti o in qualche paese europeo. L'assenza di un movimento con la forza per sfidare il potere del capitale non regolamentato, oltre a dei media mainstream d'appoggio al neoliberalismo rendono openDemocracy ed altre piattaforme progressiste di notizie essenziali nella lotta antiautoritaria.

Una versione alternativa di questo articolo è pubblicata su Insightweb.