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La deregolamentazione del capitale finanziario minaccia di
riportarci all'autoritarismo capitalista che prosperò negli anni '20 e '30.
Ma questa volta assume forza senza nessun forte movimento popolare che
lo metta in discussione negli Stati Uniti o in qualche paese europeo.
Mentre si avvicina il centesimo anniversario dell'inizio della I
Guerra Mondiale, si può incontrare qualche tentativo piuttosto forzato
di paragonare l'attuale equilibrio delle forze globale a quello in
Europa nel 1914. Recentemente ho visitato diversi paesi del sudest
asiatico e mi ha colpito un diverso paragone, le similarità tra ora e
gli anni '30, democrazie deboli e dittature forti.
Questo paragone "è saltato fuori pagina" dopo una settimana a
Bangkok, seguita da diversi giorni a Hanoi - un viaggio da un paese con
formali istituzioni democratiche deboli e vacillanti ad uno
apparentemente stabile con un regime autoritario (confinante con un
paese con una dittatura considerevolmente più brutale, la Cina).
In L'età degli estremi,
Eric Hobsbawm
sosteneva che il conflitto tra capitalismo e comunismo
ha determinato il corso del ventesimo secolo. Questo confronto di
ideologie socioeconomiche ha senza dubbio dominato la storia europea e
globale, specialmente dopo il 1945. Ma un altro interrelato confronto
che ha determinato il corso del secolo è stato autoritarismo contro
democrazia. Il conflitto capitalismo-comunismo non sembra che un momento
della storia per la gente nei quaranta e più giovane. Tuttavia, il
periodo di una nascente ondata autoritaria è tanto imminente nel
ventunesimo secolo quanto lo era nel ventesimo.
Negli anni '30 nella maggior parte dei paesi
d'Europa la contesa tra visioni autoritarie e democratiche della società
hanno dominato la lotta politica. Le eccezioni sono state l'Italia, dove
i fascisti avevano già instaurato una versione estrema di governo
autoritario, e la Gran Bretagna, dove una rigida struttura di classe
dava stabilità a delle istituzioni superficialmente democratiche. Per la
metà del decennio, i regimi autoritari capitalisti erano chiaramente in
ascesa in Germania ed in gran parte dell'Europa centrale ed orientale
(per es. in Ungheria e Polonia), come pure in Portogallo, con la Spagna
che entrerà presto
a far parte
nel campo antidemocratico.
In realtà, alla fine degli anni '30 in molto pochi dei paesi
industrializzati la democrazia sembrava la tendenza più forte. Tra i
grandi paesi, soltanto negli Stati Uniti vi era uno spostamento
inequivocabile verso rafforzare la partecipazione popolare. Abbastanza
ironicamente, è stato durante la presidenza dell'aristocratico
Franklin D Roosevelt che i sindacati si sono affermati come una grande
forza politica (che non sarebbe sopravvissuta molto dopo la metà del
secolo).
Ora, ben dentro al ventunesimo secolo, è ancora più difficile
trovare un grande paese con delle istituzioni democratiche vigorose e
democratiche, certamente non negli Stati Uniti né in Europa. Negli Stati
Uniti il confronto tra un Partito Repubblicano di destra ben finanziato
ed il più centrale Partito Democratico domina la politica, uno
dottrinario ed aggressivo, l'altro confuso e vacillante. La tendenza
antidemocratica è dimostrata dall'approvazione di leggi che limitano il
diritto di votare negli stati controllati dai repubblicani, collegata
alla xenofobia razzista del
Tea Party. Alla Casa Bianca siede un democratico evidentemente
non preoccupato da un complesso della sicurezza nazionale massicciamente
intrusivo.
In Europa le tendenze antidemocratiche sono se mai più forti. La
Gran Bretagna ha la rete di videosorveglianza più estesa in Europa (vedi
recenti articoli
sul
Guardian),
come pure restrizioni legali al diritto di associazione, intese a
ridurre le proteste pubbliche (come troviamo in Spagna). In aggiunta,
l'attacco brutale del governo di coalizione dominato dai conservatori
alle famiglie povere che ricevono sostegno sociale legalizza di fatto
violazioni dei diritti civili, Sorveglianza, attacchi ai poveri ed il
diffondere paure sugli immigrati
da parte del governo si combinano per creare un poderoso programma
antidemocratico.
Sul continente delle tendenze autoritarie preesistenti hanno goduto
di un salto gigantesco sotto il regime di austerità in tutta Europa
promosso dal governo tedesco sotto la copertura della Commissione
Europea. I governi non eletti in Grecia
(2011-12)
ed Italia (2011-13) rappresentano gli esempi più
ovvi e scioccanti del corso autoritario. Molto più grave nel lungo
termine è il
fiscal compact UE (chiamato ufficialmente Trattato su Stabilità,
Coordinamento e
Governance nell'Unione Economica e Monetaria).
Questo trattato, che è entrato in vigore all'inizio del 2013,
limita severamente l'autorità dei parlamenti nazionali di stabilire la
politica fiscale. Il trattato e le misure aggiuntive richieste dal
governo tedesco rimuovono la politica fiscale dal controllo pubblico
(con la politica monetaria nelle mani della Banca Centrale Europea ed
oltre la responsabilità nazionale). Questo processo in cui le decisioni
maggiori sono portate via all'elettorato mina fondamentalmente la
fiducia del pubblico nel processo democratico. L'ascesa di gruppi
neofascisti con un programma extraparlamentare, come Alba Dorata in
Grecia, non sorprende affatto.
Quasi esattamente un anno fa,
Peer Steinbrueck, allora candidato a
cancelliere del Partito Socialdemocratico tedesco, ha parlato
all'ambasciata tedesca a Londra. Nel suo discorso ha proposto che la
Commissione Europea debba avere il potere di veto sui bilanci nazionali
se superassero le linee direttive del pacchetto fiscale. Durante le
domande ho suggerito che un simile veto violerebbe il principio che i
governati dovrebbero essere in grado di ritenere responsabili i loro
governi. Ha replicato che la stabilità fiscale richiede che i paesi
cedano parecchia della loro sovranità. In altre parole, il fine della
"stabilità fiscale" richiede che i cittadini d'Europa cedano il loro
fondamentale diritto democratico di ritenere un governo responsabile
delle sue politiche economiche.
La tendenza autoritaria negli Stati Uniti ed in Europa è evidente.
Quale è la sua fonte in questi paesi? Negli anni '20 e '30 l'ascesa di
regimi autoritari seguiva la generale percezione del pubblico che il
capitalismo non regolamentato risultava in spettacolari disastri. Questi
disastri hanno incluso la guerra più catastrofica nella storia umana,
presto seguita dalla più devastante crisi economica che il mondo avesse
mai conosciuto. Molti sia di sinistra che di destra giudicavano la
"democrazia borghese" come degenere e disfunzionale. In Russia il
rifiuto del capitalismo prese la forma di un tentativo di creare un
sistema di governance nell'interesse della classe lavoratrice e dei
contadini. La speranza della democrazia popolare crollò rapidamente
mentre il presunto stato dei lavoratori si trasformò in un governo
autoritario sottilmente camuffato.
Molto peggio, in Italia e Germania lo screditare del capitalismo
liberale portò a dittature sfacciate che non simulavano la loro natura
autoritaria. Le elite degli affari hanno costruito questi regimi
fascisti per mantenere il dominio del capitale in presenza di potenti
movimenti dei lavoratori. I regimi si sono dimostrati spaventosamente
riusciti non soltanto nello schiacciare il
movimento dei lavoratori ma nel riportare indietro rispetto ai
principi dell'Illuminismo. La distruzione di questi feroci regimi ha
richiesto una guerra ancora più catastrofica del conflitto 1914-18.
L'attuale marea autoritaria in Europa e negli Stati Uniti inoltre
proviene dalle elite degli affari, ma in questo caso spinta
dall'ideologia del neoliberalismo, non del fascismo (vedi
“Democracy against Neo-liberalism: Paradoxes,
Limitations, Transcendence,”
di Alfredo Saad Filho
e Alison J Ayers,
prossimo in
Critical
Sociology).
Il neoliberalismo sostiene con pretenziosità di essere il garante
della libertà
– "mercati liberi, uomini liberi" era il titolo
della malfamata
conferenza ad adoranti uomini d'affari
di
Milton Friedman a Londra nel 1974. La realtà è proprio il contrario.
La deregolamentazione del mercato ispirata dai neoliberali nel corso
degli ultimi 30 anni è stata la distruttrice della libertà. Il
meccanismo più evidente con il quale avviene questa distruzione
è l'indebolimento del potere dei sindacati e delle altre
organizzazioni popolari. Parallela a questo indebolimento è stata
l'ascesa ed il consolidamento del potere del capitale finanziario a
controllare i media, il dibattito politico e le stesse elezioni.
Scrivendo nel 1947 nel principale giornale economico dell'epoca,
The Economic Journal,
l'economista britannico K. W. Rothschild riassunse succintamente
le conseguenze del capitalismo non regolamentato,
...Quando entriamo nel campo della rivalità tra aziende
gigantesche, la tradizionale separazione della forma politica da quella
economica non può più essere mantenuta... Il fascismo...è stato portato
al potere soprattutto proprio da questa lotta nel tentativo degli
oligopolisti più potenti di rafforzare, attraverso l'azione politica, la
loro posizione nel mercato del lavoro e rispetto ai loro competitori più
piccoli ed infine di cancellarli allo scopo di cambiare a loro favore la
situazione del mercato mondiale.
La deregolamentazione del capitale finanziario minaccia di
riportarci all'autoritarismo capitalista che prosperò negli anni '20 e
'30. Ma questa volta assume forza senza nessun forte
movimento popolare che lo metta in discussione negli Stati Uniti o in
qualche paese europeo. L'assenza di un movimento con la forza
per sfidare il potere del capitale non regolamentato, oltre a dei media
mainstream d'appoggio al neoliberalismo rendono
openDemocracy ed altre piattaforme progressiste di notizie
essenziali nella lotta antiautoritaria.
Una versione alternativa di
questo articolo è pubblicata su Insightweb.
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