L'arresto di Ratko Mladic: gli utilizzi e l'ipocrisia del "genocidio" dell'O.N.U.
di Eric Pottenger e Jeff Friesen
Rapporto speciale di
Color Revolutions and Geopolitics
1° giugno 2011

 

Il significato dietro alla risposta dei media è chiaro: l'arresto lo scorso giovedì del cosiddetto "Macellaio della Bosnia", generale Ratko Mladic, viene deliberatamente utilizzato come opportuna arma di propaganda nella guerra in corso dei globalisti contro la sovranità nazionale dei paesi intorno al mondo.

Un esame dei resoconti dei media mainstream sull'arresto rivela che i dettagli specifici dei crimini attribuiti a Mladic sono stati completamente scartati. Forse si dirà lo stesso del suo prossimo processo all'Aia--lo dirà soltanto il tempo. Comunque, il vero giudizio contro Mladic sarà formato nel tribunale dell'opinione pubblica. Ed è in questo luogo che le accuse--solitamente ipocrite--e gli slogan--solitamente banali--fungono da prove. E' qui che il linguaggio e le immagini sono utilizzati per evocare i peggiori massacri di genocidio nella storia mondiale. Vi è qui al lavoro un'arte. Perché il pubblico deve essere persuaso efficacemente, l'emozione deve prendere il posto della ragione. Tutto il discernimento deve essere accantonato. Soltanto allora sarà messa a punto la scena per suggerire come una tragedia come questa non può mai accadere di nuovo.

Il vero 'crimine' che è stato commesso, una volta che si comprendono i veri motivi dietro l'arresto, non è "crimini contro l'umanità" ma ciò che l'elite globale vede come la maggiore minaccia al suo potere: uno forte stato sovrano. Le violazioni territoriali della Libia e del Pakistan dovrebbero essere viste in questo contesto. E Siria, Sudan, Yemen ed Iran potrebbero essere i prossimi. Si dovrebbe essere avveduti da ignorare appelli o giustificazioni umanitari altisonanti per sganciare bombe su popolazioni civili. Questi appelli sono stati preparati in anticipo per essere usati come idee commerciali per giustificare un'aggressione.

Come la Serbia venti anni fa, le "colpe" che queste nazioni condividono sono la forza e la resistenza.

L'arresto di Ratko Mladic: perché improvvisamente leggiamo di Muammar Gheddafi e della "responsabilità di proteggere"?

Il titolo di un articolo di John McTernan sul London Telegraph dice tutto. Pubblicato approssimativamente quattro ore dopo che l'arresto di Mladic ha raggiunto per la prima volta le agenzie stampa, McTernan annuncia in caratteri marcati  "L'arresto di Ratko Mladic dice a Muammar Gheddafi -- Puoi scappare ma non puoi nasconderti". McTernan scrive:

A poco a poco, stiamo vedendo l'adempimento di una delle grandi visioni riformiste di Tony Blair. Sconcertato, così come lo erano molti, alla vista di un governo conservatore che stava in attesa mentre un milione di persone venivano massacrate in un genocidio in Ruanda e dei cittadini europei che subivano la pulizia etnica nella ex Jugoslavia, Blair sviluppò la dottrina dell'"intervento liberale". Esposta nei principi nel suo discorso di Chicago ed in pratica in Sierra Leone, Afghanistan, Kosovo ed Iraq.

Avevo paura che l'impopolarità pubblica della guerra in Iraq avrebbe portato l'attuale generazione di politici a rinunciare all'intervento muscolare. Sono lieto di affermare che mi sbagliavo e che sia David Cameron che Ed Miliband sono stati rapidi e vigorosi ad incitare ed appoggiare l'intervento in Libia. Questa è la prima azione autorizzata dall'ONU in base alla dottrina della Responsabilità di Proteggerei, il blairismo stesso in azione.

Per il regime libico del colonnello Gheddafi, il significato dell'arresto di oggi è enorme. Gheddafi deve comprendere chiaramente che sarà assicurato alla giustizia. Ed è molto improbabile stare in fuga per quindici anni ora è più difficile nascondersi di quanto lo fosse negli anni '90. Ora, più che mai, dovrebbe cercare una fine negoziata del conflitto libico. [1]

La sbalorditiva velocità con la quale l'arresto di Mladic è stata sovrapposta alla Libia ed allo spodestamento di Gheddafi dovrebbe essere sorprendente, ma non lo è. Neppure è sorprendente che McTernan abbia fatto un riferimento immediato ai concetti di "intervento liberale" e di "responsabilità di proteggere".

Spencer Ackerman di wired.com inizia il suo pezzo giovedì mattina esultando "E' meglio che Muammar Gheddafi si guardi le spalle. Forse si sta sviluppando un mese terribile per essere un assassino di massa". Quindi fornisce un offuscato argomento a sostegno della dottrina della "responsabilità di proteggere" citando la guerrafondaia "umanitaria" residente alla Casa Bianca, Samantha Power. Ackerman cita la Power affermando:

"Avevo lavorato a Sarajevo, dove i cecchini serbi facevano pratica di tiro al bersaglio su donne anziane infagottate che trascinavano scatole metalliche di acqua sporca attraverso la città e dove parchi pittoreschi erano stati trasformati in cimiteri per ospitare il diluvio di giovani arrivi. Avevo intervistato uomini macilenti che erano calati di quaranta e cinquanta libbre e che portavano cicatrici permanenti dal loro periodo nei campi di concentramento serbi.... [E ancora] non mi era mai venuto in mente che il generale Mladic aveva o poteva avere giustiziato sistematicamente uno a uno fino all'ultimo gli uomini ed i ragazzi musulmani sotto la sua custodia". [2]

Continua quindi Ackerman:

[La Power] ha descritto se stessa come "perseguitata" da entrambe il "proprio fallimento a sonare un opportuno preallarme e dal rifiuto del mondo esterno di intervenire anche una volta che il pericolo degli uomini era diventato evidente". [3]

Come assistente speciale del presidente Barack Obama, è Samantha Power che (sostengono molti commentatori) è la forza motrice dietro alla politica dell'amministrazione di "guerra umanitaria" in Libia. Infatti, prima di entrare a far parte di questa amministrazione, la Power è andata per il mondo a pronunciare discorsi sui "fallimenti umanitari" e sulla "responsabilità di proteggere". Inoltre, la sua carriera professionale è cominciata all'International Crisis Group, dove ha lavorato sotto la principale autorità mondiale sulla "responsabilità di proteggere", Gareth Evans. Ed è così adatto che Ackerman abbia scelto di citare la Power in questo contesto. Il successo della Power è stato costruito sui conflitti balcanici degli anni novanta. Samantha Power è l'autoproclamatasi "donna genocidio".

Lo sforzo per commercializzare questa dottrina ha una base ampia all'interno dei circoli dell'elite della politica estera USA. L'ex segretario di stato Madeleine Albright rimane sul copione più tardi quella sera stessa durante uno scambio con Charlie Rose:

CHARLIE ROSE: Dove stiamo rispetto a questa idea di quando le nazioni sono disposte ad invadere la sovranità di un'altra nazione perché vi avvengono crimini contro l'umanità?

MADELEINE ALBRIGHT: Charlie, penso che abbiamo imparato molte lezioni su questo e, infatti, lo sai, della gente ha avuto discussioni -- io non ero una di loro -- che non sapevamo ciò che stava accadendo durante la II GM.

Vi è una nuova dottrina che è venuta fuori come risultato di più conoscenza che è chiamata responsabilità di proteggere. E parzialmente la risoluzione delle Nazioni Unite sulla Libia è fondata sull'idea che se la comunità internazionale conosce di orrori che avvengono, abbiamo la comune responsabilità di fare qualcosa riguardo a questo. E la NATO, francamente, è uno degli strumenti molto validi perché ciò accada.

Si scontra con la sovranità. E' uno degli aspetti difficili di questo. Ma penso che in Libia abbiamo agito giustamente.

E l'altra parte che è una lezione da questo è che quelli che sono responsabili di uccidere la propria gente oppure ordinare che sia uccisa in definitiva vengono presi dalla giustizia. E'avvenuto con Osama bin Laden. E' avvenuto ora con Ratko Mladic e Karadzic e Milosevic ed è mia opinione che in definitiva la giustizia prenderà quelli responsabili per la Libia -- Gheddafi. E vi è una tendenza del procuratore perché la corte penale internazionale è interessata ad assicurarsi che Gheddafi sia etichettato come qualcuno che ha commesso crimini contro l'umanità. E la risoluzione delle Nazioni Unite è basata su questa responsabilità che abbiamo l'uno con l'altro. [4]

Il motivo per cui la "responsabilità di proteggere" è così efficace come dottrina di strategia è che giustifica le azioni più irresponsabili e criminali della comunità globalista evocando degli orrori impensabili ad un pubblico impressionabile; un pogrom di bagno di sangue e di male che la mente rabbrividisce a comprendere. Cosa può sapere il lettore di queste storie dell'orrore di reali genocidio, pulizia etnica o carneficina? Cosa può sapere ognuno di noi della mente dell'uomo che è stato ritenuto responsabile di questi crimini? La mente sembra ritrarsi da qualsiasi tentativo di capire, sostituito invece da un potente bisogno di fermare queste atrocità a qualunque costo. Questo è il valore di una simile dottrina; questo è perché viene ora utilizzata. E' paura; spinta avanti da un preoccupato desiderio di fermare l'imminente massacro. Pensate soltanto: quando un massacro è vicino a noi, vi è il tempo per dibattere le discordanti interpretazioni degli eventi in questione? Non vi è affatto tempo di aspettare per un'indagine più minuziosa; non vi è affatto tempo per discutere se la storia è giusta o sbagliata; oppure se i nostri presumibilmente antiquati concetti legali devono essere piegati o infranti. Vi è soltanto la corsa febbrile per fermare il massacro, sostenuta dalla necessità di punire il mostro che lo commetterà. Dobbiamo agire. E non possiamo aspettare.

Questo è esattamente quello che stanno tentando di venderci le storie sull'arresto di Ratko Mladic. Ratko Mladic viene presentato come un "esecutore di pulizia etnica", un "assassino di massa", un "macellaio genocida", un "criminale di guerra", una "mente del massacro" ed un "delinquente". E' stato accusato di "avere orchestrato la più grande carneficina in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale". E collegando il leader libico Muammar Gheddafi a quest'uomo, con questi aggettivi, questi crimini e con le immagini raccapriccianti che rievocano, è quasi come se Gheddafi funzioni da surrogato di Mladic. Così è stato appropriato che in Libia abbiamo agito risolutamente. Noi non possiamo essere perseguitati da "colpa collettiva"; non possiamo patire "le conseguenze dell'inattività occidentale". Non possiamo essere costretti ad essere testimoni delle scene tragiche di "fosse comuni" e di "ossa che spuntano fuori dal terreno". Questa è una "battaglia per l'umanità". Come ha riflettuto sul Guardian di domenica scorsa Henry Porter, "perché il male trionfi è sufficiente soltanto che i buoni non facciano nulla".

 

La colpa di guerra serba: quando l'accusa di genocidio è costruita su una menzogna (Srebrenica, Bosnia, 1995)

Quello che manca dai recenti articoli sulla colpa della guerra genocida di Ratko Mladic è il contesto nel quale hanno avuto luogo le uccisioni a Srebrenica. Questa omissione collettiva è conveniente per gli scopi geopolitici nei quali l'accusa di genocidio è stata usata, entrambe a metà degli anni novanta ed oggi.

Ratko Mladic era un generale comandante dell'esercito serbo-bosniaco durante la sanguinosa guerra civile in Bosnia, una guerra che iniziò poco dopo la disintegrazione della Repubblica di Jugoslavia nel 1991. La Bosnia è un paese aspro e montagnoso, situato a un bivio di imperi. Per secoli è stato patria di tre principali gruppi etnici, il che si è dimostrato infelice in un periodo di tensione religiosa e di incertezza politica. Sotto l'autorità di trentotto anni di Josef Tito, i serbi cristiano ortodossi ed i cattolici croati sono vissuti fianco a fianco con i musulmani nella Repubblica Socialista di Bosnia, uno stato all'interno della Jugoslavia. La distruzione della Repubblica di Jugoslavia è stata la distruzione dell'unità e della stabilità che esisteva tra queste culture religiose-etniche. I serbi rappresentano appena sotto la metà della popolazione bosniaca ed ora affrontavano la prospettiva di un governo dominato dai musulmani. Fu presto creato uno stato indipendente dei serbi bosniaci, la Republika Srpska. I diritti territoriali reclamati da ciascun gruppo furono impetuosamente disputati da fazioni etniche concorrenti. La risultante guerra scoppiò per appianare queste dispute territoriali, con sfumature che erano di natura religiosa e culturale. Straordinaria violenza fu commessa da tutte le parti.

Srebrenica ha ottenuto importanza durante la guerra a causa dell'essere una delle "zone sicure" occupate dall'ONU, che apparentemente furono create per rifugiare profughi civili e per fornire soccorso umanitario. Tuttavia, i fatti indicano che per il 1995 le Nazioni Unite avevano iniziato implicitamente ad appoggiare i militari musulmani nel loro conflitto contro i serbi, in questo caso permettendo ai soldati musulmano-bosniaci di operare nel villaggio un presidio protetto dall'ONU, dal quale le truppe in seguito assalivano i villaggi dominati dai serbi e terrorizzavano le popolazioni civili locali. Sulle incursioni musulmane sui villaggi serbi, Stella L. Jatras scrive:

Yasushi Akashi, ex rappresentante dell'ONU in Bosnia, sul Washington Times del 1° novembre 1995 ha ammesso che "è un fatto che le forze del governo bosniaco hanno utilizzato le 'zone sicure', non soltanto di Srebrenica, ma di Sarajevo, Tuzla, Bihac, Gorazde per addestramento, ristabilimento e rinnovo delle sue truppe". In altre parole, le cosiddette zone sicure venivano utilizzate come posti militari per addestrare i combattenti mujahedin da Afghanistan, Iran, Siria, Turchia e dall'intero mondo islamico, liberi di commettere i loro tradimenti attaccando villaggi serbi e ritornando nella notte come ladri indietro alla sicurezza dei loro protettori dell'ONU che a queste violazioni guardavano convenientemente dall'altra parte. Prima dei fatti a Srebrenica, questi "guerrieri sacri dell'Islam" avevano attaccato 42 villaggi serbi circostanti e più di 3.000 abitanti dei villaggi serbi erano stati massacrati senza timore di venire rimproverati o puniti dall'ONU. Tuttavia, quando i serbi sono stati provocati a fare rappresaglia contro questi assalti musulmani da queste cosiddette "zone sicure", furono condannati dal mondo intero.

Ulteriore prova delle violazioni delle proclamate "zone sicure" da parte delle forze musulmano-bosniache è stata fornita dal ten. gen. Sir Michael Rose, ex comandante dell'UNPROFOR, che ha dichiarato che i musulmani "sparavano sui serbi per aumentare la pressione e per ottenere un ulteriore intervento dalla NATO". [5]

Questi rapporti sono significativi, poiché a lungo i musulmano-bosniaci sono stati descritti dall'occidente come vittime indifese nel conflitto, vittime di inconcepibili atrocità serbe. Questa è una caratterizzazione che sopravvive ancora fino ad oggi, come rivela il recente arresto di Ratko Mladic. Ma la situazione a Srebrenica era molto più complessa e la colpa di guerra niente affatto così unilaterale. Come rivelato, non soltanto la guarnigione musulmano-bosniaca stava conducendo assalti sanguinari sui villaggi serbi confinanti. Ma la cosiddetta forza di pace dell'ONU stava fornendo loro la sicurezza per farlo. Indirizzando il motivo dietro alla complicità dell'ONU in questi assalti, Diana Johnstone scrive:

Dal rapporto del 1999 del segretario generale dell'ONU su Srebrenica emerge che l'idea di un "massacro di Srebrenica" era già nell'aria ad una riunione a Sarajevo nel settembre 1993 tra il presidente musulmano-bosniaco Alija Izetbegovic ed i membri del suo partito musulmano da Srebrenica. Nel programma vi era la proposta serba di scambiare Srebrenica e Zepa per alcuni territori attorno a Sarajevo come parte di un accordo di pace.

"La delegazione si oppose all'idea e l'argomento non venne discusso ulteriormente. Alcuni membri sopravvissuti della delegazione di Srebrenica hanno dichiarato che il presidente Izetbegovic raccontò loro anche di avere appreso che un intervento della NATO in Bosnia and Herzegovina era possibile, ma poteva avvenire soltanto se i serbi fossero entrati a Srebrenica, uccidendo almeno 5.000 della sua gente".

Più tardi Izetbegovic negò questo, ma è superato numericamente dai testimoni. E' chiaro che la strategia costante di Izetbegovic era di ritrarre la sua parte musulmana nella sanguinosa guerra civile come pure vittime indifese, allo scopo di portare al suo fianco la potenza militare USA. Sul suo letto di morte, lo ammise prontamente al suo ardente ammiratore Bernard Kouchner,, alla presenza del diplomatico USA Richard Holbrooke. Kouchner ha ricordato ad Izetbegovic di una conversazione che aveva avuto con il presidente francese Mitterrand nella quale "parlava dell'esistenza di 'campi di sterminio' in Bosnia".

Kutchner: 'Lo hai ripetuto di fronte ai giornalisti. Ciò ha provocato notevole emozione per tutto il mondo. [...] Erano dei posti orribili, ma la gente non veniva sterminata sistematicamente. Lo sapevi?

Izetbegovich: Si. Pensavo che le mie rivelazioni potessero affrettare i bombardamenti. Ho visto la reazione dei francesi e degli altri-Mi sono sbagliato. [...] Si, ho tentato, ma l'asserzione era falsa. Non vi era nessun campo di sterminio qualunque l'orrore di quei posti. [6]

Il significato di queste osservazioni attribuite al presidente musulmano-bosniaco è ovvio. Dalla prospettiva di Izetbegovic, l'introduzione di potenza di fuoco militare superiore (e dell'appoggio pubblico globale) dalla parte dei musulmani-bosniaci avrebbe procurato un evidente vantaggio nella guerra in corso contro i serbi. Ma prima le forze della NATO a guida USA avevano bisogno di una "crisi umanitaria" per giustificare l'intervento, dal momento che la controversia era di carattere locale (che significa che nessuna delle due parti poneva una minaccia alla sicurezza internazionale, che era stato lo standard che durante quel periodo regolava gli interventi). In altre parole, la Bosnia aveva bisogno di un "genocidio" per vendere la sua guerra all'occidente, che è esattamente ciò che la situazione a Srebrenica è stata preparata a procurare. A Srebrenica l'alto comando musulmano-bosniaco stese una trappola, basata sullo stimolare l'esercito serbo a cercare vendetta per gli assalti dei musulmani sui villaggi serbi vicini. Forse questo spiega perché l'ufficiale comandante musulmano-bosniaco di Srebrenica, Naser Oric, aveva costituito una tale reputazione di ferocia contro i serbi.

Scrive la Johnstone:

Nella testimonianza ad un'inchiesta della commissione parlamentare francese su Srebrenica, il generale Philippe Morillon, l'ufficiale dell'UNPROFOR che per primo ha richiamato l'attenzione internazionale sull'enclave di Srebrenica, ha affermato la propria convinzione che le forze serbo-bosniache fossero cadute in una "trappola" quando hanno deciso di conquistare Srebrenica.

Successivamente, il 12 febbraio 2004, testimoniando al Tribunale Penale Internazionale dell'Aia, il generale Morillon ha sottolineato che il comandante militare di Srebrenica, Naser Oric, "si è impegnato in attacchi durante le festività ortodosse ed ha distrutto dei villaggi, massacrando tutti gli abitanti. Questo ha creato un livello di odio che nella regione era alquanto straordinario e ciò ha indotto la regione di Bratunac in particolare---cioè l'intera popolazione serba---a ribellarsi proprio all'idea che attraverso l'assistenza umanitaria di potesse aiutare la popolazione che era lì presente".

Interrogato dal procuratore dell'ICTY su come Oric trattava i prigionieri serbi, il generale Morillon, che lo conosceva bene, rispose che "Naser Oric era un signore della guerra che regnava in questa zona e sulla stessa popolazione con il terrore. Penso che avesse capito che queste erano le regole di questa orribile guerra, che non poteva permettersi di prendere prigionieri. Secondo il mio ricordo, non cercava nemmeno una scusa. Era semplicemente un'affermazione: Non si può essere seccati dai prigionieri". [7]

Queste atrocità attirarono i serbi a lanciare un prevedibile attacco sul villaggio. Dopo il quale i corpo ufficiali musulmano-bosniaco venne improvvisamente tolto dal presidio. Continua la Johnstone:

...l'alto comando musulmano a Sarajevo ordinò ai comandanti di Srebrenica, Oric ed i suoi luogotenenti, di ritirarsi da Srebrenica, lasciando migliaia dei suoi soldati senza comandanti, senza ordini e in confusione totale quando avvenne il prevedibile attacco serbo. Gli ufficiali musulmani di Srebrenica sopravvissuti hanno accusato in modo aspro il governo di Izetbegovic di averli sacrificati deliberatamente agli interessi del suo stato. [8]

Ciò che è indiscusso in tutti i resoconti è che le forze serbo-bosniache raggiunsero la città. La questione che rimane dibattuta--e che oggi è di centrale importanza--è se si può affermare che sia avvenuto un "massacro da genocidio" della popolazione musulmana. L'allora ambasciatore USA alle Nazioni Unite, Madeleine Albright, "dimostrò" il suo caso di genocidio sventolando delle fotografie satellitari di mucchi di fango scoloriti, pretendendo che fossero delle fosse comuni. Nella sua recente intervista con Charlie Rose, la Albright ha dichiarato: "...La cosa che ho fatto è di far declassificare le fotografie di ciò che stava accadendo a Srebrenica. Avevamo delle fotografie che mostravano quello che era stato un campo vuoto, quindi un campo con delle persone, in seguito un campo con dei ratti mentre le persone erano scomparse. E ho portato questo al Consiglio di Sicurezza e ho pensato che apriva la strada perché noi potessimo infine prendere un'iniziativa". [9]

La testimonianza della Albright appare dubbia quando confrontata con i testimoni oculari dell'avanzata serba sulla città. Scrive Stella L. Jatras:

Tim Butcher del Daily Telegraph, Londra (24 luglio 1995), riguardo Srebrenica ha scritto, "Dopo cinque giorni di interviste l'investigatore capo delle Nazioni Unite nei presunti abusi dei diritti umani durante la caduta di Srebrenica non ha trovato nessun testimone diretto di atrocità".

Un rapporto del Comitato Internazionale della Croce Rossa (ICRC), documento #37, datato 13 settembre 1995, specifica: "Approssimativamente 5.000 truppe musulmane di Srebrenica hanno lasciato l'enclave prima della sua caduta. Il governo musulmano ha ammesso che questi uomini sono stati riassegnati ad altre unità delle sue forze armate. Il fatto che i familiari non ne siano stati informati era giustificato dall'obbligo di mantenere un segreto militare". Inoltre la ICRC ha riferito che vi sono state indicazioni che sono scoppiati dei sporadici scontri tra soldati musulmani che volevano rimanere e combattere ed altri soldati e civili che volevano fuggire. In alcuni casi, i nomi di soldati "scomparsi" sono elencati anche due e tre volta. Come dichiarato in precedenza, In delle fosse sono stati trovati approssimativamente meno di 2.000 cadaveri. Considerando che la guerra civile in Bosnia era durata più di quattro anni, questo non potrebbe essere chiamato esattamente un "genocidio" quando paragonato ad altri massacri che hanno luogo in tutto il mondo come in Sierra Leone, Ruanda, Zimbabwe e Indonesia. [10]

Il capitano Schouten, l'ufficiale ONU più elevato in grado sulla scena a Bratunac, dichiarò a Het Parool meno di una settimana dopo di quando si disse che il genocidio era accaduto:

"Tutti stanno ripetendo tutti in modo pappagallesco [su Srebrenica] ma nessuno mostra prove brucianti. In Olanda la gente vuole provare a tutti i costi che è stato commesso un genocidio. Non credo a niente di ciò. Il giorno dopo la caduta di  Srebrenica, 13 luglio, sono arrivato a Bratunac [presunta località del massacro] e sono rimasto lì per otto giorni. Potevo andare dovunque volevo. Mi fu accordata tutta l'assistenza possibile; non sono stato fermato in nessun posto". [11]

Sebbene il motivo delle potenze occidentali contro la Serbia sia davvero molto dettagliato e complesso per addentrarvisi qui, è immediatamente evidente che il nazionalismo serbo doveva prima essere indebolito perché la nazione fosse portata dentro il piano più ampio dell'integrazione politica europea e dell'espansione della portata della NATO in Europa orientale. Questo indubbiamente spiega perché il recente arresto di Ratko Mladic venga proclamato una "vittoria della UE" e perché l'attuale presidente serbo, Boris Tadic, "merita il nostro rispetto" per avere eseguito l'arresto. Dalla sua posizione di presidente della Serbia, ha inserito ancora un altro stiletto nella Serbia come stato indipendente. Mladic verrà presto processato e condannato da dei burocrati non eletti in Olanda, sede del Tribunale Mondiale, non a Belgrado, dove dunque è protetta la sovranità e dove le sue azioni inverosimilmente servirebbero l'agenda internazionalista che abbiamo sopra descritto a grandi linee.

 


Il caso contro la Libia: dove sono le atrocità?

Secondo i fautori della "responsabilità di proteggere" (R2P), la dottrina la dottrina è stata eretta sui fallimenti delle risposte della comunità internazionale ai disastri umanitari degli anni '90. Tuttavia, abbiamo sopra mostrato che un tale "disastro umanitario", il cosiddetto genocidio di Srebrenica, è stato sia 'appesantito' geopoliticamente e basato su asserzioni che mancavano di documentazione effettiva. Per i membri della comunità internazionale vi era un motivo per mentire e così mentirono.

Ci rivolgeremo ora al caso dietro le cosiddette atrocità in Libia. Secondo un commentatore dell'ONU, il bombardamento militare internazionale della Libia è il primo esperimento al mondo in "responsabilità di proteggere". In altre parole, le norme legali che giustificano gli attacchi sugli stati-nazione vengono ora ridefiniti con la Libia come causa che crea un precedente. A dispetto di ciò che si pensa sulla dottrina R2P in astratto, aiuterebbe certamente sapere se le pretese che vengono fatte contro il governo Gheddafi sono legittime oppure un altro mucchio di bugie.

Risulta un'altra volta che la prova che puntella le pretese che queste siano delle "atrocità" non sia stata niente affatto disponibile, portando a speculare che forse la guerra viene giustificata, non fondata su prove materiali, ma su resoconti di notizie falsificate mostrate alla CNN o alla BBC. Questo è ciò che rivela la conferenza stampa del 1° marzo al Pentagono. Quel giorno, dopo che le azioni in direzione di una risoluzione dell'ONU su una no-fly-zone venivano già discusse, i due massimi funzionari delle forze armate USA, il segretario alla difesa Robert Gates ed il capo degli stati maggiori riuniti, ammiraglio Michael Mullen, ammettono la loro assoluta ignoranza su ciò che sta accadendo sul terreno in Libia:

D: Vedete qualche prova che Gheddafi abbia realmente aperto il fuoco dall'aria sulla sua gente? Vi sono stati rapporti si questo, ma voi avete delle conferme indipendenti? Se così, fino a che punto?

SEGR. GATES: Abbiamo visto i resoconti giornalistici, ma non abbiamo conferma di questo.

AMM. MULLEN: Non abbiamo visto assolutamente nessuna conferma.

D: Signor segretario, può darci la sua valutazione sulla situazione sul terreno? Quanto è grave? I ribelli possono prendere Tripoli? Stanno morendo a migliaia? 

SEGR. GATES: Bene, la -- David, penso che la risposta onesta sia che non conosciamo questo aspetto, in termini di numero di vittime. In termini delle capacità potenziali dell'opposizione, siamo nella stessa sfera di speculazione, come tutti gli altri in una certa misura. Non ho visto nulla che ci darebbe una lettura migliore di quella che avete voi del numero dei ribelli che sono stati uccisi. E penso che rimanga da vedere quanto efficacemente i leader militari che hanno disertato dalle forze di Gheddafi possano organizzare l'opposizione nel paese. E lo stiamo osservando rivelarsi, come voi. [12] 

Naturalmente, ora è stato rivelato da componenti dei media alternativi che, in tutta probabilità, degli elementi tribali nella metà orientale del paese ricca di petrolio sono stati segretamente finanziati e strategicamente sostenuti proprio dal principio. La rivolta è stata venduta al mondo come una continuazione delle proteste "pacifiche" e "pro-democrazia" che hanno scosso i governi di Tunisia ed Egitto. E tuttavia i cosiddetti dimostranti non sono mai passati attraverso una fase pacifica, essendo stati armati e violenti proprio dall'inizio. Gheddafi ha risposto energicamente contro questa ribellione, come hanno fatto prima praticamente tutti i governi. Ma invece la comunità occidentale ha gridato fallo. I governi di Gran Bretagna e Francia sono andati persino così lontano da riconoscere gli insorti antigovernativi come l'unico governo legittimo della Libia. Gheddafi sta massacrando il suo popolo, hanno affermato. Ed anche se non era stato prodotto un brandello di prova credibile a sostenere queste pretese, è stata invocata la "responsabilità di proteggere". Utilizzando un linguaggio vago, il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha approvato la sua prima risoluzione R2P. Ora uno dei figli di Gheddafi e tre dei suoi nipoti sono stati assassinati; ora la capitale Tripoli è in fiamme; ora gli africani neri vengono sistematicamente e brutalmente trucidati dalle truppe appoggiate dalla NATO ed ora sono all'orizzonte elicotteri d'attacco, che significa una intensificazione del conflitto. Da tutte le apparenze, è soltanto una questione di tempo prima che gli stivali tocchino il terreno. [13]

E cosa delle richieste di cessate il fuoco presentate dal governo libico per cercare la fine del massacro? E cosa dell'omissione degli USA di riconoscere i tentativi da parte del governo russo di portare al tavolo dei negoziati le fazioni in guerra in Libia? I rifiuti degli USA di negoziare una immediata risoluzione pacifica in Libia sono compatibili con l'R2P?

E cosa della condanna del Parlamento Pan-Africano di "aggressione militare" da parte delle forze NATO in Libia? Questo ente parla di atrocità che vengono commesse; questo ente vuole che sia presa un'azione immediata. L''ascolto selettivo' di ingiustizie da parte di questa 'esclusiva' comunità internazionale di Washington, Londra o New York è parte dello standard di giustizia dell'R2P?

E cosa dell'armare noti militanti di al Qaeda in Libia orientale? L'armamento intenzionale di estremisti fanatici religiosi contro uno dei pochi capi di stato secolari del mondo arabo prova della 'chiarezza di visione' che guida l'R2P? [14]

In un mondo pieno di disastri e di sofferenza umana, la violenza pare diffondersi come un fungo su un panorama putrido. E tuttavia pare che soltanto i micologi delle Nazioni Unite possano identificare questo super raro "fungo R2P", un fungo che cresce convenientemente soltanto in certi climi--climi che necessitano di un cambiamento di regime.

In Libia il clima è chiaramente di questo genere. Per tutti eccetto che per una manciata dei 43 anni di Gheddafi al potere, il governo libico è stato posto come bersaglio per il cambiamento di regime sostenuto dagli occidentali. Ma è soltanto ora, nell'era dei media elettronici e delle notizie su 24 ore, che l'R2P viene adoperato come pretesto, un fatto che dovrebbe mettere in allarme ciascuno di noi riguardo al suo vero scopo.

Considerazioni conclusive

La spaventosa profezia di H.G. Wells è già accaduta? Forse quelli di noi che vivono negli Stati Uniti hanno ancora ragione di dubitarne. Ma supplico questi dubbiosi e connazionali a fare una pausa e riflettere, caso mai dare uno sguardo decente alla sequenza ed al tempismo di questa storia dei notiziari poco notata (e da essere presto seppellita) della settimana precedente. L'arresto e l'estradizione di Ratko Mladic all'Aia ha delle implicazioni anche per noi. Considerate quanto segue: la Costituzione USA afferma in termini per nulla dubbi che il presidente USA deve ricevere l'autorizzazione del Congresso per fare guerra. L'articolo I, Sezione 8 concede al Congresso il potere esplicito "Di dichiarare guerra, accordare lettere di corsa e di fare regole che riguardano la cattura di terre e acqua". [16]

Nelle ultime settimane, è stato spesso dichiarato da elementi dei media che il presidente, di fatto, ha l'autorizzazione legale a fare la guerra senza approvazione congressuale. L'argomento implica che, in queste circostanze, il presidente deve ottenere l'approvazione del Congresso per questa guerra entro sessanta giorni dall'inizio del conflitto. Se non è stata concessa nessuna autorizzazione, sostiene questa gente, il presidente deve quindi cessare le operazioni militari entro altri trenta giorni.

Il suddetto argomento è fondato sulla War Powers Resolution, approvata dal Congresso nel 1973. Nella legge, "sessanta giorni" di poteri di guerra presidenziali unilaterali sono accordati soltanto se vengono soddisfatte specifiche condizioni. Il documento dichiara: "I poteri costituzionali del presidente come comandante in capo per introdurre nelle ostilità le forze armate degli Stati Uniti, o in situazioni dove un imminente coinvolgimento in ostilità è indicato chiaramente dalle circostanze, sono esercitati soltanto conformemente a (1) una dichiarazione di guerra, (2) specifica autorizzazione statutaria o (3) un'emergenza nazionale creata da un attacco sugli Stati Uniti, sui loro territori o possedimenti, o sulle loro forze armate". [17]

L'operazione della NATO in Libia non soddisfa nessuna di queste tre disposizioni e tuttavia i media asseriscono questa menzogna autorevolmente come se fosse verità. E ripetendo la menzogna, in molte maniere è diventata verità. Il pubblico è stato abituato ad aspettare che il presidente si appoggi alla sua responsabilità legale, la sua fittizia responsabilità dei "sessanta giorni". Ma di fatto questa responsabilità legale è stata violata nel momento in cui è iniziata l'operazione. Ha infranto la legge dal principio. Non vi è stata nessuna dichiarazione di guerra congressuale, non era stata data nessuna autorizzazione statutaria specifica, non era stata dichiarata nessuna "emergenza nazionale". Il presidente ha mandato il suo paese in guerra e lo ha fatto senza neppure il più leggero tentativo di soddisfare il suo obbligo costituzionale verso il Congresso, i controlli legali sul suo potere o la sua responsabilità verso la cittadinanza americana.

E cosa di quei "sessanta giorni"? Da quando questa menzogna è improvvisamente diventata legge de facto, sembrerebbe che il periodo di tempo di sessanta giorni sia di importanza minima. Che giorno siamo? Dove siamo ora?

Mercoledì scorso, il 25 maggio, era il giorno sessanta...l'orologio stava finendo. Oh, che fare! Che ne dite di una monumentale montatura di PR? Che ne dite di agguantare un furfante che commette genocidio--un "macellaio"? Come Ratko Mladic! Chiamate il presidente Tadic a Belgrado! Possiamo trascinare fuori Mladic prima che il pubblico americano! Ed il resto del mondo!

Giovedì, il 26 maggio, giorno sessantuno: la notizia dell'arresto di Ratko Mladic ci ha preso di sorpresa.


Note finali:

[1] McTernan, John "The Arrest of Ratko Mladic Tells Muammar Gaddafi -- You Can Run But You Can't Hide", (Telegraph), 26
maggio 2011. Vedi inoltre, Tony Blair, "Doctrine of the International Community at the Economic Club," 24 aprile 1999.

[2] Power, Samantha, A Problem From Hell: America in the Age of Genocide (Harper Perennial).

[3] Ackerman, Spencer, "Mastermind of Bosnia Massacre Caught, 16 Years Later" (Wired), 26
maggio 2011.

[4] The Charlie Rose Show (Bloomberg TV), 26
maggio 2011.

[5] Jatras, Stella L., "'Srebrenica' -- Code Word to Silence Critics of U.S. Policy in the Balkans," (Antiwar.com),
31 luglio 2000

[6] Johnstone, Diana, "Srebrenica Revisited: Using War as an Excuse for More War," (Counterpunch), 12
ottobre 2005.

[7] Ibid.

[8] Ibid.

[9] The Charlie Rose Show (Bloomberg TV), 26
maggio 2011.

[10] Jatras, Stella L. "Srebrenica' -- Code Word to Silence Critics of U.S. Policy in the Balkans," (Antiwar.com), 31
luglio 2000

[11] Israel, Jared, "Srebrenica, A Small Town in Yugoslavia: Five Years On and the Lies Continue," 29
luglio 2000.

[12] D.O.D. News Briefing With Secretary Gates and Adm. Mullen From the Pentagon,
1° marzo 2011.

[13] Escobar, Pepe, "Endgame: Divide, Rule and Get the Oil (Asia Times Online), 25
marzo 2011.

[14] Tarpley, Webster, "The CIA's Libyan Rebels: The Same Terrorists Who Killed U.S., NATO Troops in Iraq" (tarpley.net), 24
marzo 2011.

[15] The Constitution of the United States, Article 1, Section 8

[16] War Powers Resolution of 1973 (50 U.S.C. 1541-1548)

 

Postato da Eric Pottenger e Jeff Friesen