DISSIDENT VOICE

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Missione d'indagine conclude: in Siria guerra per procura

Rapporto ed appello alla comunità internazionale per sostenere un processo di dialogo e di riconciliazione in Siria tra il suo popolo ed il governo siriano e per respingere l'intervento esterno e la guerra
di Mairead Maguire / 25 maggio 2013

Dopo una visita di 10 giorni (1-11 maggio 2013) in Libano e Siria, guidando una delegazione di 16 persone da 8 paesi, invitata dal Movimento di Riconciliazione Mussalaha, sono ritornata speranzosa che in Siria la pace sia possibile, se ogni l'interferenza esterna viene fermata ed ai siriani sia permesso di risolvere i loro problemi appoggiando il loro diritto all'autodeterminazione.

Un appello a terminare ogni violenza e perché i siriani siano lasciati in pace dall'interferenza esterna è stato reso da tutti coloro che abbiamo incontrato durante la nostra visita in Siria. Abbiamo cercato di mandarlo alla comunità internazionale nella nostra Dichiarazione Conclusiva.

Durante la nostra visita siamo andati nei campi profughi, nelle comunità colpite ed incontrato capi religiosi, combattenti, rappresentanti governativi, delegazioni dell'opposizione e molti altri, esecutori e vittime, in Libano e Siria.

1. Visite ai campi profughi: In Libano abbiamo visitato diversi campi profughi, ospitati da comunità libanesi o palestinesi. Una donna ha dichiarato: "prima che cominciasse questo conflitto eravamo felici e facevamo una vita decente (in Siria ci sono istruzione gratuita, assistenza sanitaria gratuita, sovvenzioni per il carburante) ed ora viviamo in povertà". Sua figlia e suo genero (una farmacista ed un ingegnere) stando in piedi su un pavimento di cemento in un campo profughi palestinese, senza neppure un materasso, ci hanno raccontato che questa violenza era scoppiata con sorpresa di tutti e si era sparsa così velocemente che erano ancora sotto shock, ma quando dei combattenti stranieri bene armati sono arrivati a Homs, hanno preso il controllo delle loro case, stuprato le loro donne ed ucciso i giovani maschi che si rifiutavano di entrare nelle loro fila, così la gente è fuggita nel terrore. Hanno dichiarato che questi combattenti stranieri erano da molti paesi, come libici, sauditi, tunisini, ceceni, afgani, pakistani, degli Emirati, libanesi, giordani, turchi, europei, australiani e che queste bande sono finanziate ed addestrate da governi stranieri. Attaccano panciotti suicidi attorno al corpo delle persone e minacciano di farli esplodere se non fanno quello che viene loro detto di fare. Una donna profuga mi ha chiesto 'quando possiamo andare a casa'? (con mia grande gioia alcuni giorni più tardi a Damasco ho incontrato una donna che lavorava in un programma governativo che sta aiutando i profughi a ritornare in Siria e sinora sono ritornati più di 200).

I leader religiosi e governativi hanno chiesto alla gente di non fuggire dalla Siria ed è da sperare che molti tengano conto di questo appello, poiché dopo avere visto così tanti profughi siriani che vivono nelle tende e che vengono sfruttati in molti modi, compreso sessualmente, credo che la soluzione migliore sia la stabilità della Siria così che il suo popolo si senta sicuro a sufficienza da rimanere in Siria. Se dei profughi continuano a fuggire dalla Siria allora i paesi circostanti potrebbero essere destabilizzati, provocando un effetto domino e destabilizzando l'intero Medio Oriente.

Molta gente è scappata in campi nei paesi circostanti come Turchia, Giordania e Libano, i quali tutti stanno cercando di gestire l'enorme affluenza di profughi siriani. Sebbene i paesi ospiti stiano facendo del loro meglio per fronteggiare la situazione, sono sopraffatti dal numero dei rifugiati. (La cifra ufficiale dell'UNHCR è di un milione di rifugiati). Attraverso i nostri incontri siamo stati informati che la Turchia invita i profughi siriani nel paese ed impedisce loro di tornare a casa. E' documentato che i profughi siriani in Turchia e Giordania sono maltrattati. Alcune giovani rifugiate siriane sono vendute per il matrimonio obbligato in Giordania. Da rapporti dell'OHCHR sappiamo che più di 4 milioni di siriani sono dislocati all'interno del loro paese, vivendo in grandi ristrettezze.

Un rappresentante della Croce Rossa ci ha raccontato che vi è la libertà di compiere il loro lavoro per tutta la Siria per tutte le ONG e la Mezzaluna Rossa siriana in coordinamento con il Ministero degli Affari Sociali e sotto tali terribili circostanze stanno facendo del loro meglio, fornendo servizi a quante più persone possibile. Tuttavia per loro vi è grande scarsità di fondi per fronteggiare questa tragedia umanitaria di popolazione rifugiata e dislocata internamente. Le sanzioni economiche, come in Iraq, causano grandi sofferenze a molta gente tutti quelli che abbiamo incontrato domandano che vengano tolte. La nostra delegazione ha richiesto l'abolizione di queste sanzioni illegali a guida USA che prendono a bersaglio la popolazione siriana per ragioni puramente politiche allo scopo di realizzare il cambio di regime.

2. Ospedali: Abbiamo visitato gli ospedali e visto molte persone ferite da spari, bombardamenti ed attacchi armati. Un imam sunnita moderato mi ha raccontato come sia stato rapito dai jihadisti, che lo hanno torturato, gli hanno tagliato un orecchio, hanno cercato di tagliargli la gola, affettato le sue gambe e lo hanno lasciato come morto. Ha detto che quando ritorna alla sua moschea lo massacrano. Ci ha raccontato che "questi uomini sono combattenti stranieri, jihadisti da paesi stranieri, bene armati, bene addestrati, con denaro, sono nel nostro paese per distruggerlo. Non sono veri musulmani ma sono estremisti/fondamentalisti religiosi che terrorizzano, rapiscono, uccidono la nostra gente". Il portavoce governativo ha pure confermato che hanno in detenzione combattenti stranieri da 29 paesi, inclusi ceceni, iracheni e molti altri. Il Ministero della Sanità ci ha mostrato un documentario sulle terribili uccisioni da parte dei jihadisti e sul terrore causato da questi stranieri con l'uccisione di medici e la distruzione di infrastrutture sanitarie dello stato siriano che ha reso difficile rispondere ai bisogni della popolazione.

3. Incontri con l'opposizione: La nostra delegazione ha partecipato ad una tribuna aperta con molti rappresentanti di partiti dell'opposizione interna. Un oppositore politico che sotto il regime Assad è stato in galera 24 anni ed è fuori da 11 anni, vuole il cambiamento politico con più di 20 altri componenti dell'opposizione interna, ma senza interferenza esterna ed uso della violenza. Abbiamo incontrato gente dell'opposizione 'armata' in una comunità locale che ha dichiarato di avere accettato l'offerta di amnistia del governo e stava lavorando per una via pacifica in avanti. Un uomo mi ha raccontato che aveva accettato del denaro per combattere dai jihadisti ma era rimasto scioccato dalla loro crudeltà e dal modo in cui trattavano i pari musulmani siriani non considerandoli come dei veri musulmani. Ha affermato che i jihadisti stranieri volevano prendere il controllo della Siria, non salvarla.

Il 10 maggio una parte della nostra delegazione si è diretta a Homs, invitata dalla comunità di opposizione della città di Al Waar dove le famiglie dislocate da Baba Amro, Khalidiyeh e da altre roccaforti dei ribelli cercano rifugio. La Delegazione ha visto tutte le condizioni di questa città e sta studiando un Progetto Pilota per la Riconciliazione e reintegrazione pacifica tra questa comunità e le comunità non ribelli circostanti. (sciite ed alauite) con le quali 15 giorni fa è stato firmato un accordo di non belligeranza attraverso gli auspici del Mussalaha.

4. Incontri con funzionari: La nostra Delegazione ha incontrato, e parlato, al Parlamento ed anche con il governatore, il primo ministro ed altri 7 ministri. Ci sono stati dati dettagli della nuova Costituzione e delle riforme politiche che vengono introdotte ed i piani per le elezioni del 2014. I ministri del governo hanno ammesso di avere compiuto degli errori nell'essere lenti a rispondere alle richieste legittime di cambiamento della comunità civile ma che queste ora venivano implementate. Ci hanno raccontato che quando è iniziato il conflitto era pacifico per il cambiamento ma si è velocemente trasformato in un massacro quando degli uomini armati hanno ucciso molti soldati.

Nei primi giorni i soldati erano disarmati ma quando la gente ha cominciato a chiedere protezione il governo e le forze armate hanno risposto per difendere il popolo e per autodifesa.

Quando abbiamo domandato al primo ministro in relazione all'accusa che il governo siriano aveva utilizzato gas Sarin, ci ha raccontato che non appena da Aleppo è arrivata la notizia che presumibilmente era stato usato il gas, il suo governo ha immediatamente invitato l'ONU a venire ad investigare, ma da questo non ha sentito nulla. Tuttavia, più di recente, un investigatore dell'ONU, l'alto commissario Carla Del Ponte, ha confermato che sono stati i ribelli, non il governo siriano, ad usare il gas Sarin. Durante l'incontro con il ministro della giustizia, abbiamo richiesto che una lista di 72 dissidenti politici non violenti attualmente detenuti fossero rilasciati. Dopo avere controllato che quelli elencati fossero veramente dissidenti politici non violenti, il ministro della giustizia ha dichiarato che in principio sarebbe stato d'accordo alla liberazione di questi detenuti non violenti. Ci ha anche informato che non attueranno la pena di morte e che si spera che quando in Siria le cose si sistemeranno chiederanno di abolire la pena di morte. Abbiamo anche chiesto al ministro della giustizia (un avvocato internazionale) degli abusi dei diritti umani da parte del governo siriano, vale a dire il cannoneggiamento in zone fuori controllo tenute dai jihadisti e dall'opposizione armata. Il ministro ha ammesso questi fatti ma ha asserito che il governo aveva il dovere di liberare quelle zone. Abbiamo suggerito che vi era un modo migliore di occuparsi del problema che con il bombardamento dell'artiglieria ma ha insistito che il governo aveva la responsabilità di liberare le aree dalle forze ribelli e che questo era il modo nel quale lo stava facendo.

I ministri ed il governatore hanno sostenuto che il presidente Assad era il loro presidente e che ha il loro appoggio. Vi sono state molte persone con le quali abbiamo parlato che hanno espresso questi sentimenti. Tuttavia, alcuni giovani hanno dichiarato di appoggiare l'opposizione ma che allo scopo di proteggere l'unità della Siria dalla distruzione dall'esterno appoggeranno il governo ed il presidente Assad, fino alle elezioni del prossimo anno ed allora voteranno per l'opposizione. Hanno affermato che la Coalizione di Doha in Qatar non li rappresenta e che nessuno fuori della Siria ha il diritto di rimuovere il presidente Assad eccetto il popolo siriano attraverso le elezioni dell'anno prossimo. I giornalisti in Siria sono in grande pericolo dagli estremisti/fondamentalisti religiosi e durante la mia visita ad una stazione televisiva un giovane giornalista mi ha raccontato come sua madre è stata uccisa dai jihadisti e mi ha mostrato il braccio dove era stato colpito e quasi ucciso.

5. Incontro con capi religiosi: Abbiamo assistito nella Moschea di Omayyad a Damasco ad una riunione di preghiera guidata dal Grand Mufti della Repubblica Araba Siriana, il Dr. Ahmad Badr Al-Din Hassoun e dal Patriarca Cattolico Greco Gregorio III Laham con il delegato del Patriarca Ortodosso Greco John X Yazigi e con ecclesiastici di tutte le tradizioni. L'assemblea ha pregato per la pace e l'unità della Siria e per la non interferenza di esterni nel loro paese. Hanno sottolineato che il conflitto in Siria non è un conflitto religioso, poiché musulmani e cristiani sono sempre vissuti insieme in Siria e sono (nonostante il vivere nella sofferenza e nella violenza gran parte della quale non è da loro causata) uniti nel desiderio di essere una luce di pace e di riconciliazione per il mondo. Il Patriarca ha affermato che dalla moschea e dalle chiese cristiane esce un grande movimento di pace e di riconciliazione e ha chiesto ad entrambe quelli fuori e dentro la Siria di respingere tutta la violenza e di appoggiare il popolo della Siria in questa opera di dialogo, riconciliazione e pacificazione.

I leader spirituali musulmani e cristiani sono molto consapevoli che se gli estremisti/fondamentalisti religiosi aumentano di forza e controllano la Siria, il futuro di coloro che non sono sostenitori dei fondamentalisti, come musulmani moderati, cristiani, minoranze ed altri siriani è in grande pericolo. Effettivamente il Medio Oriente potrebbe perdere il suo prezioso tessuto sociale pluralistico con i cristiani, come in Iraq, che saranno i primi a fuggire dal paese. Questa sarebbe una tragedia per tutti quelli interessati a questa secolare Siria multireligiosa e multiculturale, una volta una luce di convivialità pacifica nel mondo arabo.

Esame generale

In seguito a molti rapporti autorizzati nei media mainstream ed alle nostre prove, posso sottolineare che lo stato siriano e la sua popolazione sono sotto una guerra per procura guidata da paesi stranieri e direttamente finanziati ed appoggiati principalmente dal Qatar, che ha imposto i suoi punti di vista alla Lega Araba. La Turchia, una parte dell'opposizione libanese ed alcune delle autorità giordane offrono un rifugio sicuro ad una varietà di gruppi jihadisti, ciascuno con la propria agenda, reclutati da molti paesi. Bande di jihadisti armati e finanziati da paesi stranieri invadono la Siria attraverso la Turchia, la Giordania ed il Libano, attraversando frontiere porose nel tentativo di destabilizzare la Siria. Vi sono 50.000 combattenti jihadisti stranieri stimati che terrorizzano la Siria. Queste squadre della morte stanno distruggendo sistematicamente le infrastrutture dello stato siriano (elettricità, petrolio, gas ed impianti idrici, piloni dell'alta tensione, ospedali, scuole, edifici pubblici, siti dell'eredità culturale ed anche santuari religiosi). Inoltre il paese è inondato da cecchini, bombardieri, agitatori, banditi. Utilizzano l'aggressione e le regole della sharia e dirottano la libertà e la dignità della popolazione siriana. Torturano ed uccidono quelli che rifiutano di unirsi a loro. Hanno delle strane credenze religiose che li fanno sentire tranquilli anche commettendo gli atti più crudeli come uccidere e torturare i loro oppositori. E' ben documentato che molti di questi terroristi sono permanentemente sotto stimolanti come il Captagon. La generale mancanza di sicurezza scatena il terribile fenomeno del rapimento per riscatto o per pressioni politiche. Migliaia di innocenti sono scomparsi, tra loro i due vescovi Youhanna Ibrahim e Paul Yazigi, molti preti ed imam.

Le sanzioni economiche dell'ONU e della UE come pure un severo embargo stanno spingendo la Siria sull'orlo del collasso sociale. Sfortunatamente le reti dei media internazionali ignorano queste realtà e sono volte a demonizzare, mentire, destabilizzare il paese e ad alimentare altre violenze e contraddizioni.

Per riassumere: la guerra in Siria non è la descritta guerra civile ma una guerra per procura con gravi violazioni delle leggi internazionali e delle leggi umanitarie internazionali. La protezione dei combattenti stranieri da parte di alcuni paesi stranieri tra i più potenti offre loro una sorta di irresponsabilità che li spinge con impunità a tutti i generi di azioni crudeli contro civili innocenti. Nemmeno le convenzioni di guerra sono rispettate risultando in molti crimini di guerra e anche crimini contro l'umanità.

Conclusioni

Durante la nostra visita in Siria, la nostra delegazione è stata accolta da tutti con grande cortesi ed io ho offerto ad ognuno che ha facilitato o ospitato la nostra Delegazione i miei più sinceri sentimenti di gratitudine. Siamo stati testimoni che il popolo siriano ha sofferto molto profondamente e che continua a farlo. L'intera popolazione di 23 milioni di persone è sotto la tremenda minaccia della continua infiltrazione di terroristi stranieri. Molti sono ancora storditi dagli orrori e dalla subitaneità di tutta questa violenza e preoccupati che il loro paese sarà attaccato e diviso da forze esterne e sono fin troppo consapevoli che delle forze geopolitiche sono al lavoro per destabilizzare la Siria per controllo politico, petrolio e risorse. Un leader druso ha affermato che 'se gli occidentali vogliono il nostro petrolio entrambe Siria e Libano possiedono riserve di petrolio negoziamo per loro, ma non distruggete il nostro paese prenderlo'. In Siria le memorie della distruzione del vicino Iraq da parte delle forze USA-UK-NATO sono fresche nella mente delle persone, incluse nelle menti del milione e mezzo di iracheni che sono fuggiti dal conflitto iracheno, compresi molti cristiani, ed ai quali è stato dato rifugio in Siria dal governo siriano.

La maggiore speranza che abbiamo ricevuto è stata dal Mussalaha, un movimento non politico di tutti i settori della società siriana, che ha squadre di lavoro per tutta la Siria e sta procedendo attraverso il dialogo per costruire la pace e la riconciliazione. Il Mussalaha media tra i banditi armati e le forze di sicurezza, contribuisce ad ottenere la liberazione di molte persone che sono state rapite e riunisce tutte le parti in conflitto per il dialogo e soluzioni pratiche. E' stato il movimento che ci ha ospitato, sotto la leadership di Madre Agnes-Mariam, superiora del monastero di S. Giacomo, sostenuta dal Patriarca Gregorio III Laham, capo della gerarchia cattolica di Siria.

Questo grande movimento della comunità civile per costruire un processo di pace e di Riconciliazione Nazionale dall'inizio alla fine, se gli saranno dati spazio, tempo e non interferenza dall'esterno aiuterà a portare in Siria la pace. Esso riconosce che vi deve essere una soluzione incondizionata, inclusiva di tutte le parti politiche, con dei compromessi ed è fiducioso che questo stia accadendo a molti livelli della società e che sia l'unica via in avanti per la pace siriana.

Io sostengo questo processo di Riconciliazione Nazionale che, credono molti siriani, sia l'unico modo per portare la Pace in SIRIA e nell'intero Medio Oriente. Io stessa sono impegnata in questo processo pacifico e spero che la comunità internazionale, i leader religiosi e politici come pure ogni persona di buona volontà, aiuterà la Siria a evitare la violenza ed il pregiudizio e ad ancorare in una nuova era di pace sociale e di prosperità. Questa culla della civiltà dove la Siria occupa il cuore è un'enorme eredità spirituale per l'umanità, adoperiamoci per istituire una zona di non guerra e proclamarla un'OASI per la Pace della Famiglia Umana.

Mairead Maguire è un Premio Nobel per la Pace con The Peace People. Leggete altri articoli di Mairead.