Il video dell'attacco rivela perché il Pentagono voleva "distruggere" Wikileaks

Sorveglianza aggressiva degli informatori prima del rilascio del filmato incriminante

Steve Watson
Infowars.net
Martedì 6 aprile 2010

 

Il disgustoso video messo oggi in circolazione di truppe USA che massacrano dei civili innocenti, compresi due reporter della Reuters a Baghdad  nel luglio del 2007, mostrano chiaramente perché il Pentagono fosse fermamente deciso a distruggere Wikileaks, il sito web di rivelazione di informazioni che adesso ha poche possibilità di fare fuori.

Lo scorso mese, il ben noto sito web di ricerca della verità ha fatto trapelare un rapporto segreto, scritto dal Centro di controspionaggio dell'esercito, che dichiarava Wikileaks un pericolo alla sicurezza nazionale.

“Wikileaks.org, un sito web di Internet pubblicamente accessibile, rappresenta per l'esercito USA una minaccia potenziale alla protezione della difesa, al controspionaggio, alla sicurezza operativa (OPSEC) ed alla sicurezza delle informazioni (INFOSEC)", dichiara il rapporto.

"La fuoruscita di informazioni del DoD sensibili e classificate richiama anche l'attenzione sulla minaccia degli addetti ai lavori, quando una persona o delle persone motivate da una particolare causa o questione forniscono intenzionalmente informazioni a personale o organizzazioni interne o straniere per essere pubblicate dai media di notizie o su Internet", continua il rapporto.

Non importa che in questo caso la "particolare causa o questione" fosse rivelare l'assassinio sadico di civili innocenti da parte di ridenti militari e l'insabbiamento che seguì quando si resero conto di cosa era realmente trapelato.

Il documento dell'esercito del 2008 suggerisce che la persona (o le persone) responsabili per tali fughe di notizie dovrebbero essere catturati e perseguiti, menzionando per nome Wikileaks  e sostenendo la causa della sua distruzione per dissuadere altri informatori.

"Siti web come Wikileaks.org hanno come loro più importante centro di gravità la fiducia, proteggendo l'anonimato e l'identità di addetti ai lavori in possesso di informazioni riservate, infiltratori o informatori. L'identificazione, il processo giudiziario, il termine dell'incarico e lo smascheramento di persone che fanno trapelare le informazioni riusciti da parte di governi ed imprese colpiti da informazioni inviate a Wikileaks.org danneggerebbe e potenzialmente distruggerebbe questo centro di gravità e dissuaderebbe altri dall'intraprendere azioni simili".

Lo scorso mese Wikileaks ha anche sostenuto di essere sotto sorveglianza aggressiva del Pentagono, rivelando il 5 aprile al Circolo Nazionale della Stampa di Washington che il motivo specifico era l'imminente pubblicazione di un 'insabbiamento da parte del Pentagono di una strage".

Allora dei rapporti davano per scontato che Wikileaks si stesse riferendo ad un video diverso da quello pubblicato ieri, specificamente il filmato di un attacco aereo USA in Afghanistan risalente al 7 maggio dello scorso anno che uccise 97 civili. Quel video rimane ancora non pubblicato.

Il modo nel quale l'incidente di Baghdad è stato originariamente riferito nel 2007 dimostra che i militari USA hanno mentito sull'attacco e che era avvenuto un insabbiamento.

Il 13 luglio 2007, il New York Times riportava:

Secondo un funzionario del ministero degli interni, degli scontri qui in un quartiere sudoccidentale tra i militari americani e le milizie sciite giovedì hanno lasciato almeno 16 morti, compresi due giornalisti della Reuters che erano andati nella zona per trattare del disordine.

Il Times citava una dichiarazione dei militari che dice:

I soldati a Baghdad, con le loro controparti delle Forze di Sicurezza irachene, hanno ucciso nove insorti e arrestato altri 13 dopo aver subito il fuoco il 12 luglio nel distretto di Nuova Baghdad a Baghdad orientale.

Soldati del 1° Battaglione, 8° Reggimento Cavalleria e del 2° Battaglione, 16° Reggimento Fanteria, entrambe operanti a Baghdad orientale sotto il 2° Gruppo Combattimento Brigata Fanteria, 2^ Divisione Fanteria, assieme aile loro controparti irachene del 1° Battaglione, 4^ Brigata, 1^ Divisione Polizia Nazionale, stavano conducendo un assalto coordinato come parte di una operazione programmata quando sono stati attaccati dal fuoco di armi leggere e di lanciarazzi.

Il video fuoruscito mostra chiaramente che le forze non erano state attaccate.

La dichiarazione continuava:

"Non vi è nessun dubbio che le forze della coalizione siano state chiaramente impegnate in operazioni di combattimento contro una forza ostile", ha affermato il Ten. Col. Scott Bleichwehl, portavoce ed ufficiale agli affari pubblici per MND-B.

Oltre alla pubblicazione del video, Wikileaks ha pure fornito altre ricerche ottenute da reporter che sono andati a Baghdad. Ciò fornisce altro contesto indispensabile, senza il quale il video trapelato poteva essere in qualche modo trascurato dai media mainstream.

Tra il materiale vi è una fotografia dalla macchina del reporter della Reuters Namir Noor-Eldeen, presa dai soldati dopo che era stato ucciso dai militari USA

Gli investigatori di Wikileaks hanno anche parlato con dei testimoni oculari che sono stati in grado di identificare i due giornalisti della Reuters e di trovare i due bambini feriti nell'attacco, come pure la loro madre, ora vedova.

Guardate il video di Wikileaks.

Wikileaks chiaramente, che da qualche tempo è minacciata di estinzione per mancanza di finanziamenti, è piazzata per essere elevata a nuove altezze in seguito alla coraggiosa esposizione di questo tragico evento. E' stata in grado di ottenere informazioni e filmati che da due anni la Reuters non era stata capace di rintracciare.

Il programma del Pentagono di "distruggere" l'organizzazione è fallito e, assieme alla prova assoluta di doppiezza che circonda l'incidente, dovrebbe servire come prova di inganno contro il popolo americano, per non parlare come prova dell'assassinio non provocato di civili innocenti.

L'Unione Giornalisti irachena ha chiesto un'indagine governativa sull'orribile avvenimento.

Julian Assange, direttore e cofondatore di WikiLeaks, è apparso prima a Russia Today per difendere la pubblicazione del video e discutere della difficoltà di portare il personale militare USA a render conto di crimini attuati dalle forze armate.

Guardate l'intervista.