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Perché la gente non crede mai che la guerra sia prossima  fino a quando non è troppo tardi

In una sinistra ironia, il vertice della NATO a Varsavia segna due anni da quando l'Ucraina ha lanciato la sua 'operazione antiterrorismo'

German Sadulaev

(APN – Nord-Ovest (Agenzia Stampa Russa))

8 luglio 2016

Apparso in origine alla APN – Nord-Ovest (Agenzia Stampa Russa). Tradotto da Julia Rakhmetova

L'autore è un famoso scrittore russo di origine cecena. Vive a S. Pietroburgo.

 

La guerra comincia sempre inaspettatamente. I sogni più profondi avvengono prima dell'alba. Le persone non riescono a credere che la loro vita pacifica sia finita. Il 21 giugno 1941, la nazione sovietica era più sicura che mai che la guerra non sarebbe avvenuta. Era chiaro a tutti che prima o poi avrebbe dovuto combattere la belva fascista, ma non oggi. Non domani, le truppe tedesche lungo le nostre frontiere si stavano soltanto addestrando. La cosa principale era non farsi prendere dal panico e non rispondere alle provocazioni. Conoscendo l'inevitabile, il cuore umano si aggrappa disperatamente alla speranza che la tempesta passerà. Il nemico sfrutta sempre questo, attaccando quando meno aspettato.

Oggi le truppe della NATO sono alla nostra porta, eseguendo delle esercitazioni di addestramento lungo le nostre frontiere. Intorno alla Russia vi è un numero crescente di basi militari della NATO. La Repubblica Federale di Germania accetta una nuova dottrina militare, che la Russia è un nemico. I nostri propagandisti, ripetendo parola per parola le dichiarazioni di ambasciatori e di altri rappresentanti della Repubblica Federale di Germania, affermano: avete semplicemente frainteso la parola dei tedeschi non significa 'nemico', questo è come si riferiscono ad un amico. Ma le esercitazioni di addestramento alle nostre frontiere continuano. Non è un problema. Nessuno sta pianificando di attaccare. La guerra non accadrà mai. Non fatevi prendere dal panico, non rispondete alle provocazioni. Chiudete le armi in depositi sicuri e date la chiave all'ambasciatore tedesco per evitare la tentazione di rispondere alle provocazioni.

Alla fine del secolo scorso, le nazioni dello stato sovietico, perdendo la loro madrepatria, sentivano il disastro nell'aria. Tuttavia, fino all'ultimo minuto, non credevano che le cose sarebbero andate come sono andate. Che dei nazisti avrebbero preso il potere ai confini; che dei terroristi avrebbero penetrato le loro case. Che le guerre sarebbero scoppiate qua e là. Che avrebbero ucciso gente comune, soldati e civili. Che i banditi ed i ricchi avrebbero fatto affari gli uni con gli altri che avrebbero venduto e comprato gli uni con gli altri. Che degli aeroplani veri, carichi di bombe, sarebbero decollati; che delle vere armi sarebbero state sfoderate ed utilizzate in città e villaggi, in montagne e foreste; non da qualche altra parte, non lontano, ma qui sulla nostra terra, dove una volta si trovavano fattorie di stato, fabbriche e campi di pionieri e sventolava soltanto una bandiera quella rossa. Ma è tutto accaduto. Il paese si è separato ed è iniziato un frenetico fratricidio tra le sue parti.

Nagorno-Karabakh, Abkhazia, Transnistria, Cecenia sappiamo poco su queste guerre che continuavano ad una periferia o l'altra di un impero defunto. Non sappiamo nulla dell'orrore sanguinario che cominciò in Asia Centrale dopo che venne ammainata la bandiera rossa del comunismo russo. E nessuno, in Moldavia o in Tagikistan un mese o persino un giorno prima voleva credere o poteva credere che la guerra era dietro l'angolo.

L'8 luglio 2014 una squadra di assassini ucraini cominciò a sparare su Donetsk. Tuttavia, il giorno prima, i cittadini di Donetsk probabilmente speravano che ciò non sarebbe accaduto. Sebbene il Maidan, la presa del potere ed il conflitto e l'operazione punitiva contro il Donbass in rivolta, ufficialmente annunciata da Kiev, fossero già avvenuti, non potevano ancora credere che qualcuno potesse fare questo: rivolgere fucili e mortai su una città pacifica, su delle case dove dei piccoli angeli dormivano nelle loro culle, sparando su di loro scarica dopo scarica.

Nazisti, bastardi, squadre di assassini ed i loro padroni di lingua inglese sono sempre stati pronti, sapendo chi uccidere. Sono sempre stati felici di uccidere dei russi, specialmente sovietici. Hanno deciso di punire il Donbass per rimanere troppo russo, troppo sovietico anche 20 anni dopo il crollo dell'URSS. Le squadre di assassini erano sempre pronte ad ucciderci.

Ma non erano pronte ad affrontare la resistenza. Non pensavano che il popolo della Novorossia avrebbe preso le armi e che si sarebbe difeso. Erano ancora meno preparati per i giovani ed i meno giovani e persino per gli anziani che resistevano, senza aspettare l'ordine di combattere. Non si aspettavano che volontari e treni che portavano aiuti sarebbero stati inviati nel Donbass. E che anche l'indeciso governo russo sarebbe stato costretto ad alzare le mani, avvertendo di fare marcia indietro!

I nazisti ucraini ed i loro padroni anglosassoni volevano insegnarci la loro scienza nazista dicendo: "Voi siete russi. Perché avete bisogno di alimentare gli osseti? E voi, ebrei, non siete disgustati per dover vivere con i gentili, russi? Gli orgogliosi careli non possono essere amici dei buryat, perché sono mongoli e tu sei un uomo del nord, un iperboreo. Odiatevi l'uno con l'altro. Uccidetevi l'uno con l'altro. E noi balleremo sulle vostre ossa.

Bene, voi mentite, nazisti-capitalisti. Qui siamo tutti russi, e sovietici. Persino i monarchici e le Guardie Bianche sono i nostri monarchici sovietici. Il Donbass è anche nostro. E lo difenderemo insieme.

Quei bastardi non si aspettano mai una resistenza organizzata. Contano sulla sorpresa, sulla debolezza e sulla discordia tra il nostro popolo. Sognano di frammentarci e di ucciderci uno per uno. Così abbiamo bisogno di stare attaccati, di stare pronti per la guerra. Abbiamo bisogno di prepararci alla guerra ogni giorno, come se dovesse accadere domani. Soltanto allora avremo una possibilità di evitarla.

L'8 luglio andrò al Museo della Novorossia di S. Pietroburgo per incorntrare i veterani dell'ultima guerra.