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La guerra comincia sempre inaspettatamente. I sogni più profondi
avvengono prima dell'alba. Le persone non riescono a credere che la loro
vita pacifica sia finita. Il 21 giugno 1941, la nazione sovietica era
più sicura che mai che la guerra non sarebbe avvenuta. Era chiaro a
tutti che prima o poi avrebbe dovuto combattere la belva
fascista, ma non oggi. Non domani, le truppe tedesche lungo le nostre
frontiere si stavano soltanto addestrando. La cosa principale era non
farsi prendere dal panico e non rispondere alle provocazioni. Conoscendo
l'inevitabile, il cuore umano si aggrappa disperatamente alla speranza
che la tempesta passerà. Il nemico sfrutta sempre questo, attaccando
quando meno aspettato.
Oggi le truppe della NATO sono alla nostra porta, eseguendo delle
esercitazioni di addestramento lungo le nostre frontiere. Intorno alla
Russia vi è un numero crescente di basi militari della NATO. La
Repubblica Federale di Germania accetta una nuova dottrina militare, che
la Russia è un nemico. I nostri propagandisti, ripetendo parola per
parola le dichiarazioni di ambasciatori e di altri rappresentanti della
Repubblica Federale di Germania, affermano: avete semplicemente
frainteso la parola dei tedeschi
– non significa 'nemico', questo è come si
riferiscono ad un amico. Ma le esercitazioni di addestramento alle
nostre frontiere continuano. Non è un problema. Nessuno sta
pianificando di attaccare. La guerra non accadrà mai. Non fatevi
prendere dal panico, non rispondete alle provocazioni. Chiudete le armi
in depositi sicuri e date la chiave all'ambasciatore tedesco per evitare
la tentazione di rispondere
alle provocazioni.
Alla fine del secolo scorso, le nazioni dello stato sovietico,
perdendo la loro madrepatria, sentivano il disastro nell'aria. Tuttavia,
fino all'ultimo minuto, non credevano che le cose sarebbero andate come
sono andate. Che dei nazisti avrebbero preso il potere ai confini; che
dei terroristi avrebbero penetrato le loro case. Che le guerre sarebbero
scoppiate qua e là. Che avrebbero ucciso gente comune, soldati e civili.
Che i banditi ed i ricchi avrebbero fatto affari gli uni con gli altri
– che avrebbero venduto e comprato gli uni con gli
altri. Che degli aeroplani veri, carichi di bombe,
sarebbero decollati; che delle vere armi sarebbero state sfoderate
ed utilizzate in città e villaggi, in montagne e foreste; non da qualche
altra parte, non lontano, ma qui sulla nostra terra, dove una volta si
trovavano fattorie di stato, fabbriche e campi di pionieri e sventolava
soltanto una bandiera
–
quella rossa. Ma è tutto accaduto. Il paese si è separato ed è
iniziato un frenetico fratricidio tra le sue parti.
Nagorno-Karabakh, Abkhazia, Transnistria, Cecenia
–
sappiamo poco su queste guerre che continuavano ad una periferia o
l'altra di un impero defunto. Non sappiamo nulla dell'orrore sanguinario
che cominciò in Asia Centrale dopo che venne ammainata la bandiera rossa
del comunismo russo. E nessuno, in Moldavia o in Tagikistan
un mese o persino un giorno prima
voleva credere
— o poteva credere
— che la guerra era dietro l'angolo.
L'8 luglio 2014 una squadra di assassini ucraini cominciò a sparare su
Donetsk.
Tuttavia, il giorno prima, i cittadini di
Donetsk probabilmente speravano che ciò non sarebbe
accaduto. Sebbene il Maidan, la presa del potere ed il conflitto e
l'operazione punitiva contro il Donbass in rivolta, ufficialmente
annunciata da Kiev, fossero già avvenuti, non potevano ancora credere
che qualcuno potesse fare questo: rivolgere fucili e mortai su una città
pacifica, su delle case dove dei piccoli angeli dormivano nelle loro
culle, sparando su di loro scarica dopo scarica.
Nazisti, bastardi, squadre di assassini ed i loro padroni di lingua
inglese sono sempre stati pronti, sapendo chi uccidere. Sono sempre
stati felici di uccidere dei russi, specialmente sovietici. Hanno deciso
di punire il Donbass per rimanere troppo russo, troppo sovietico anche
20 anni dopo il crollo dell'URSS. Le
squadre di assassini erano sempre pronte ad ucciderci.
Ma non erano pronte ad affrontare la resistenza. Non pensavano che
il popolo della
Novorossia avrebbe preso le armi e che si sarebbe difeso.
Erano ancora meno preparati per i giovani ed i meno giovani e persino
per gli anziani che resistevano, senza aspettare l'ordine di
combattere. Non si aspettavano che volontari e treni che portavano aiuti
sarebbero stati inviati nel Donbass. E che anche l'indeciso governo
russo sarebbe stato costretto ad alzare le mani, avvertendo di fare
marcia indietro!
I nazisti ucraini ed i loro padroni anglosassoni volevano
insegnarci la loro scienza nazista dicendo: "Voi siete russi. Perché
avete bisogno di alimentare gli osseti? E voi, ebrei, non siete
disgustati per dover vivere con i gentili, russi? Gli orgogliosi careli
non possono essere amici dei buryat, perché sono mongoli e tu sei un
uomo del nord, un iperboreo. Odiatevi l'uno con l'altro. Uccidetevi
l'uno con l'altro. E noi balleremo sulle vostre ossa.
Bene, voi mentite, nazisti-capitalisti. Qui siamo tutti russi, e
sovietici. Persino i monarchici e le Guardie Bianche sono i nostri
monarchici sovietici. Il Donbass è anche nostro. E lo difenderemo
insieme.
Quei bastardi non si aspettano mai una resistenza organizzata.
Contano sulla sorpresa, sulla debolezza e sulla discordia tra il nostro
popolo. Sognano di frammentarci e di ucciderci uno per uno. Così abbiamo
bisogno di stare attaccati, di stare pronti per la guerra. Abbiamo
bisogno di prepararci alla guerra ogni giorno, come se dovesse
accadere domani. Soltanto allora avremo una possibilità di evitarla.
L'8 luglio andrò al
Museo
della
Novorossia
di S. Pietroburgo per incorntrare i veterani dell'ultima guerra.
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