
La guerra della propaganda alla democrazia
di John Pilger
16 maggio 2005
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Nel 1987 il sociologo australiano Alex Carey, un secondo Orwell per le sue profezie, scrisse "Gestire l'opinione pubblica: l'offensiva corporativa". Egli descrisse come negli Stati Uniti "fosse stato compiuto un grande progresso verso l'ideale della democrazia gestita dalla propaganda", il cui scopo principale era identificare un avido stato degli affari "con tutti i valori umani tenuti cari". Il potere ed il significato della vera democrazia, dello stesso diritto di voto, sarebbero stati "trasferiti" alla propaganda della pubblicità, delle pubbliche relazioni e delle notizie gestite dalle aziende. Questo "modello di controllo ideologico", egli predisse, sarebbe stato adottato da altri paesi, come la Gran Bretagna. Per i molti che coscienziosamente nei media nelle società sviluppate, questo sembrerà allarmante: in Gran Bretagna non è così, diranno. Chiedete loro della censura per omissione o della promozione dell'ideologia aziendale e della propaganda di guerra come notizie, promozione sia sottile che rozza, e la loro risposta difensiva sarà che nessuno gli ha mai ordinato di seguire alcuna linea: nessuno gli ha mai detto di contestare al Primo Ministro dell'orrore che ha aiutato ad infliggere all'Iraq: la sua epica criminalità. "Blair gode sempre delle sue interviste con Paxo", dice senza una punta di ironia Roger Mosey, capo della BBC Television News. Blair dovrebbe goderne: gli viene sempre risparmiata l'arrogante magniloquenza di Jeremy Paxman, l'"inquisitore" politico della BBC, il cui lavoro ora è uno zibaldone di scritti e serbati per la maggior parte per i demoni ufficiali. "Guardate lo scontro di George Galloway con Jeremy Paxman", dice come un imbonitore da circo la homepage della BBC News. Una volta sotto il tendone di Newsnight della BBC buscate la solita messinscena: una domanda insensata se Galloway, che rappresentando il partito pacifista Respect ha sconfitto il candidato del Labour in un seggio sicuro a Londra est, fosse oppure no "fiero di essersi sbarazzato di una delle poche donne di colore in parlamento", seguito dalla derisione proprio dell'idea che la sua rivale, una sfacciata guerrafondaia blairista, dovrebbe essere ritenuta responsabile della morte di decine di migliaia di persone innocenti. Quando sette anni fa Denis Halliday, uno dei più rispettati direttori di aiuti umanitari delle Nazioni Unite, si dimise dal suo incarico in Iraq per protestare contro l'embargo condotto dagli angloamericani chiamandolo un "atto di genocidio", gli venne dato il trattamento Paxo. Gli venne chiesto deridendolo: "Non siete soltanto un apologeta di Saddam Hussein"? L'anno seguente l'Unicef rivelo che l'embargo aveva ucciso mezzo milione di bambini iracheni. Per quanto riguarda Timor Est, un trionfo del commercio di armamenti britannico e della politica estera "etica" di Robin Cook, la presenza di jet britannici Hawk era "non provata", dichiarò Paxo ripetendo meccanicamente una menzogna del Ministero degli Esteri. (Pochi mesi più tardi Cook confessò). Oggi, in Iraq viene usato il napalm, ma al ministro delle forze armate viene permesso di fingere che non lo sia. Le armi di distruzione di massa di Israele sono "pericolose all'estremo", dice l'ex capo del Comando Strategico USA, ma questo è un tabù permanente. Sul Guardian di Londra del 9 maggio, veniva chiesto a famosi giornalisti ed ai loro dirigenti di riflettere sulla campagna elettorale. Quasi tutti erano d'accordo che era stata "noiosa", "mancava di passione" e "non si era mai infiammata". Mosey si lamentava che "era difficile raggiungere persone disimpegnate". Era nuovamente assente l'ironia, come se la servilità della BBC al "consenso della propaganda", come lo ha chiamato Alex Carey, non avesse niente a che fare con il disimpegno della gente o con il dovere dei giornalisti di impegnare il pubblico, per non parlare del raccontargli le cose che hanno il diritto di sapere. E' questo diritto di sapere che viene perduto dietro ad una ostinata illusione. Da quando l'invocazione "libertà di stampa" venne sentito per la prima volta circa 500 anni fa, quando Wynkyn de Worde mise su la pressa di Caxton nel cortile della chiesa di St Bride, vicino a Fleet Street a Londra, non vi sono mai state più informazioni o media nei "mainstream", nondimeno la maggior parte di essi ora sono ripetitivi e profondamente ideologici: prigionieri del sistema insidioso che ha descritto Carey. L'omissione è il modo nel quale operano principalmente. Tra il 1° ed il 15 aprile, il Media Tenor Institute ha analizzato il contenuto dei telegiornali della sera. La politica estera, compreso l'Iraq, contava per meno del 2%. Cercate tra i commenti post elettorali delle persone più importanti nel giornalismo per qualcosa sul maggiore scandalo politico a memoria, il non provocato bagno di sangue in Iraq, e non troverete niente. L'affare Goldsmith, il parere del Procuratore Generale a Blair che l'invasione era illegale, è stata una aberrazione forzata nell'agenda elettorale non da un giornalista ma da un interno, e non venne poi fatto alcun collegamento con le sofferenze ed il dolore in Iraq. Nel mezzo della campagna elettorale il Dr Les Roberts tenne una speciale conferenza alla Scuola di igiene e medicina tropicale di Londra. Venne del tutto ignorata. Eppure questo è lo straordinario uomo che guidò una squadra di ricerca americana-irachena nella prima indagine completa sui morti civili in Iraq. Pubblicato sul Lancet, il giornale di medicina con la più alta considerazione al mondo con le ferree procedure di analisi, lo studio trovò che "almeno" 100.000 civili erano morti violentemente, la grande maggioranza di loro per mano della "coalizione": donne, bambini, anziani. Egli descrisse anche come i medici militari americani avevano scoperto che il 14% dei soldati ed il 28% dei marines avevano ucciso un civile: un vasto, non riportato massacro. A questo grande crimine, assieme alla distruzione della città di Fallujah, alle 40 vittime conosciute delle torture e di uccisioni illegali per mano dell'esercito britannico ed alla più grande dimostrazione di iracheni che chiedono agli invasori di andarsene, non è stato permesso di intromettersi nella campagna che "non si è mai veramente infiammata". L'atomizzatore non richiede nessuna cospirazione. "Il pensiero", scrisse Arthur Miller, "che lo stato abbia perso il senno e punisca così tanta gente innocente è intollerabile e dunque le prove devono essere rifiutate nel proprio intimo". Nella sua crociata ideologica il regime Blair ha bombardato ed ucciso ed abusato dei diritti umani direttamente o per procura, dall'Iraq alla Colombia, dall'Aceh colpito dallo tsunami ai 14 paesi più poveri dell'Africa dove la vendita di armi britanniche ha attizzato conflitti interni. Quando chiesi ad un dirigente televisivo perché durante la "copertura" delle elezioni non si è intravisto niente di ciò, egli sembrò sconcertato. "Non era rilevante per le notizie" disse. Ciò che è rilevante in seguito alle elezioni è il consenso della propaganda che promuove la "grandezza potenziale" del Ministro del Tesoro Gordon Brown, come una volta veniva promossa la grandezza dell'ora imbarazzante Blair. ("Mio Dio, sarà una cosa difficile da seguire. Mio Dio, quando sarà andato, al Labour mancherà", ha scritto il più devoto sostenitore di Blair, Martin Kettle, sul Guardian, saltando i suoi crimini). Che Brown sia ideologo quanto Blair non è di alcun interesse, come nemmeno il suo impegno, non per fare cessare la povertà nel mondo, ma per la riabilitazione dell'imperialismo. "Dovremmo essere fieri... dell'impero" disse lo scorso settembre. "I giorni nei quali la Gran Bretagna doveva chiedere scusa per il suo passato coloniale sono finiti" ha detto al Daily Mail. Queste opinioni toccano il cuore nostalgico della classe dirigente britannica, la quale, sotto la Thatcher e Blair, si è ripresa dal suo lungo disorientamento dopo che Hitler ha dato una pessima reputazione a tutti i predoni imperiali. Questo e la pacificazione degli imperialisti britannici viene menzionato raramente nelle commemorazioni infinite della Seconda Guerra Mondiale, il cui trionfalismo nella politica e nella cultura popolare ha generato le guerre imperiali, come quella in Iraq. Così, il consigliere per la politica estera di Blair, Robert Cooper, provocò poca polemica quando scrisse un libretto che invocava "un nuovo tipo benevolo di imperialismo, accettabile per un mondo di diritti umani e vedute cosmopolite". Questo è la conquista ridefinita come liberazione, che evoca le stesse pretese morali che fino a Hitler non vennero messe in discussione. "L'imperialismo e l'espansione globale delle potenze occidentali", scrisse Frank Furedi in "La nuova ideologia dell'imperialismo", "furono rappresentati in termini inequivocabilmente positivi come un importante contributo alla civiltà umana". Quell'imperialismo era ed è razzista, violento ed è la causa della sofferenza nel mondo, recente dimostrazione negli anni '70 la spietata espulsione del popolo di Diego Garcia, "non è attinente alle notizie". Osservate invece il delirio della BBC per i discorsi del 19° secolo di Gordon Brown sul porre termine alla povertà in Africa a condizione che le imprese possano sfruttare ed armare i più poveri dell'Africa. Tutti questo si accorda con Washington, dove le stupidaggini di Bush sulle "democrazia e libertà in marcia" vengono inghiottite da eminenti giornalisti su entrambe le sponde dell'Atlantico. E' in corso una campagna imperialista di annata contro nazioni arabe strategiche e ricche di risorse: in realtà, contro tutti i popoli musulmani. E' lo "scontro di civiltà" delle illusioni di Samuel Huntington. Essendo gli arabi semiti, è una delle maggiori crociate antisemite dell'occidente. Potreste dire che questo è ben dibattuto. Forse. Quello che non viene discussa è la minaccia universale somigliante a quella della Germania negli anni '30: certamente la maggiore minaccia nella vita della maggior parte della gente. Queste non sono notizie. Considerate il decesso non comunicato della "guerra al terrorismo". Nel suo discorso inaugurale in gennaio, Bush esplicitamente non ha detto una parola su quella che era stata la sua firma. Nessun terrorismo. Nessun Osama. Nessun Iraq. Nessun asse del male. Invece, ha avvertito che i nuovi bersagli dell'America erano quelli che vivono in "regioni intere del mondo" che "ribolliscono di rancore e tirannide" e dove "la violenza si accumulerà e moltiplicherà in potenza distruttiva, attraverserà le potenze più protette e solleverà una minaccia mortale". La paranoia monumentale è quasi fuori proposito. Bush stava abbassando la soglia. I militari americani possono andare ovunque, attaccare chiunque, utilizzare ogni tipo di arma nella ricerca della loro ultima, più pericolosa illusione: il "ribollente rancore" e la "accumulazione della violenza". Non riportato è il colpo di stato militare che ha avuto luogo in America; il Pentagono ed i suoi militaristi civili ora controllano la "politica". La diplomazia è "finita... morta", come si è espresso uno di loro. Andrew Bacevich, soldato, conservatore e docente di strategia militare americana alla Università di Boston, dice che Bush ha "impegnato gli Stati Uniti in una guerra indefinita su scala globale". La Gran Bretagna, con la sua profonda comprensione dell'imperialismo, è un pioniere di questo nuovo pericolo. Nel 1998, la Rassegna di difesa strategica del governo Blair dichiarava che la priorità militare del paese sarebbe la "proiezione della forza" e che "nel mondo post guerra fredda dovremmo essere preparati ad andare verso alla crisi piuttosto che lasciare che questa arrivi da noi". Nel 2002 Geoff Hoon divenne il primo segretario alla difesa a dichiarare che l'armamento nucleare britannico potrebbe essere utilizzato contro nazioni non nucleari. Nel dicembre del 2003, un libro bianco della difesa, "Dare sicurezza in un mondo che cambia", invocava "operazioni di spedizione" in "un raggio d'azione di condizioni ambientali diverse nel mondo". La forza militare non era più "un elemento separato nella risoluzione delle crisi". Quasi un terzo della spesa pubblica nella ricerca adesso va ai militari: molto di più di quanto viene speso per il Servizio Sanitario Nazionale. Il 6 agosto sarà il 60° anniversario del bombardamento atomico di Hiroshima che, con la distruzione di Nagasaki, figura come uno dei più grandi crimini. Ora c'è un rinascimento nucleare, guidato dagli "imbrogli" nucleari, con l'America e la Gran Bretagna che migliorano le loro armi nucleari di "teatro". E' o dovrebbe essere chiaro a tutti noi quale è il pericolo molto reale. Il Guardian dice che Blair, avendo vinto il suo "storico" terzo mandato, dovrebbe essere "umile". E' veramente umiliante che soltanto il 20% degli aventi diritto di voto abbiano votato per lui, la cifra più bassa in tempi moderni, e che non abbia nessun vero mandato. No, sono i giornalisti che dovrebbero essere umili e fare il loro lavoro. _______________________________________________________________________ Reprinted for fair use only |