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La svendita continua sui mercati globali, che ha mandato giù le
borse fino L 20% dai loro livelli del 2015, non è semplicemente
un'espressione delle crescenti contraddizioni economiche, per
quanto siano significative. Essa indica l'emergere di una crisi profonda
proprio nella struttura di governo capitalista nel corso del quarto di
secolo trascorso.
Ieri ad un certo punto si è visto il Dow calare di almeno 566
punti, finendo giù più di 246 per la giornata, seguendo uno scivolone
dei mercati globali dall'Asia Orientale all'Europa, con la borsa
britannica che è precipitata ai livelli del 2003.
La caduta di
Wall Street ha continuato la tendenza nella quale i mercati
americani hanno sperimentato la peggiore apertura di ogni anno della
storia. E' stata alimentata dalla continua diminuzione del prezzo del
petrolio, che è calato a
$27,
essendo
diminuito del 30% nel corso dell'anno passato e del 75% dal livello
di più di $100 per barile nel 2014. Lo scivolone del prezzo del petrolio
significa che il cosiddetto superciclo dei corsi commerciali, che è
iniziato nel 2003 con la rapida industrializzazione della Cina, è giunto
a fracassarsi in un'espressione concentrata di forze recessive che si
muovono intensivamente nell'economia globale.
La giornata di ieri è stata chiamata il "Mercoledì Nero" per le
cosiddette economie dei mercati emergenti, che hanno fornito
una spinta significativa all'economia mondiale dopo la crisi finanziaria
del 2008, mentre le valute calavano nettamente e montavano le
preoccupazioni sulla loro stabilità finanziaria di fronte ai crescenti
problemi nel rimborso dei loro debiti denominati in dollari.
Le politiche di
quantitative easing perseguite dalla Fed e dalle altre principali banche centrali, che ha
pompato trilioni di dollari nel sistema finanziario globale, ha portato
ad una esplosione di prestiti da parte delle imprese nei mercati
emergenti, che ha più che quadruplicato i loro debiti da $4 trilioni nel
2004 a più di $18 trilioni nel 2014. Ora questo denaro
si dirige per uscite.
Secondo l'Istituto per la Finanza Internazionale, lo scorso anno i
mercati emergenti hanno visto un uscita di capitali per $735 miliardi,
la maggior parte dei quali provenivano dalla Cina, uno spostamento uno
spostamento caratterizzato dall'economista capo dell'organizzazione come
un "evento senza precedenti". Altre stime mettono l'uscita ancora più in
alto, con un economista che racconta al
World Economic Forum
che si tiene a Davos,
Svizzera, che la fuga di capitali dalla Cina dalla metà del 2015
aveva raggiunto $1 trilione.
Ma la caduta nella depressione dei mercati emergenti è soltanto uno
dei sintomi più prominenti della crisi in aggravamento del sistema
finanziario globale. Alla vigilia dell'incontro di Davos,
William White, ex
economista capo della Banca dei Regolamenti Internazionali ed ora
presidente della commissione di revisione dell'Organizzazione per la
Cooperazione e lo Sviluppo Economico, ha avvertito che il sistema
finanziario globale era instabile ed era di fronte ad una valanga di
fallimenti.
"La situazione è peggiore di come era nel 2007", ha dichiarato. "Le
nostre munizioni macroeconomiche per combattere le depressioni
economiche sono essenzialmente state tutte consumate". Nel corso degli
otto anni passati ii debiti hanno continuato ad aumentare ed è diventato
ovvio che nella successiva recessione molti di essi non sarebbero mai
stati rimborsati.
Le banche europee hanno già $1 trilione di crediti in sofferenza e
sono esposte pesantemente verso i mercati emergenti. "Dopo la crisi
della Lehman i mercati emergenti erano parte della soluzione. Ora sono
parte pure del problema", ha affermato.
Queste opinioni sono state riflesse nei commenti di
Zhu Min, il vice direttore del Fondo Monetario Internazionale, ad
un comitato alla riunione di Davos. Ha avvertito che gli
investitori ed i fondi sovrani sono stati raggruppati insieme ed i
mercati dei beni sono stati pericolosamente correlati, intendendo che
ogni problema in un'area si diffonderebbe rapidamente al sistema
finanziario nel complesso.
"La questione chiave è che la liquidità potrebbe calare
drammaticamente... Se tutti si muovono insieme, non abbiamo affatto
nessuna liquidità", ha affermato, indicando una situazione in cui gli
investitori tutti cercano allo stesso tempo di
vendere e non vi è nessun compratore, portando ad un crollo del mercato.
L'ex economista capo del FMI ed ora docente a
Harvard Kenneth Rogoff ad un comitato di discussione televisivo
a Davos ha raccontato che la paura nei mercati era guidata dalla
comprensione che le autorità cinesi non erano dei "maghi" e con i tassi
d'interesse vicini allo zero o sotto in Europa e Giappone, il
quantitative easing ora era in gran parte esaurito. "Quello che sta spingendo questo è che le
banche centrali non verranno in soccorso",
ha sostenuto. Le imprese fermano gli investimenti a causa di
profonde apprensioni e gli eventi dell'anno scorso hanno dissipato il
mito che la Cina fosse una "macchina della crescita perpetua".
Sottostante alla crescente crisi finanziaria non è semplicemente la
caduta dei prezzi del petrolio e delle merci ed il rallentamento della
crescita globale, ma qualcosa ancora più profondo--la disintegrazione
delle strutture economiche e politiche attraverso le quali il
capitalismo globale si è sviluppato nel corso del passato quarto di
secolo, dalla dissoluzione dell'Unione Sovietica nel 1991.
Identificando erroneamente con il socialismo l'Unione Sovietica e
la burocrazia stalinista che la governava, i governi borghesi, gli
esperti politici, i giornalisti e gli accademici hanno proclamato questo
evento come il trionfo finale ed irrevocabile del capitalismo e del
"libero mercato" e la nascita di un "nuovo ordine mondiale".
Ora vi è l'impressione crescente che si sia provato molto fugace.
Questo stato d'animo era riflesso in un articolo pubblicato mercoledì da
uno dei principali sostenitori del mito del "nuovo ordine mondiale",
l'opinionista del
New York Times Thomas Friedman,
sotto il titolo "E se"?
Indicando le crescenti turbolenze economiche e politiche, ha
scritto che è stato "difficile non guardare intorno e non domandarsi se
il recente scompiglio nei mercati internazionali non sia semplicemente
il prodotto di tremori, ma piuttosto di spostamenti sismici nei pilastri
fondamentali del sistema globale, con delle conseguenze altamente
imprevedibili. E se un mucchio di epoche stanno terminando
all'improvviso"?
Le cause di questa inquietudine stanno diventando sempre più
evidenti. Sul fronte economico, l'aumento ai profitti globali della
trasformazione della Cina in una piattaforma di lavoro a basso costo del
capitalismo mondiale e l'apertura di nuove aree del mondo al saccheggio
capitalista reso possibile dalla liquidazione dell'Unione Sovietica, è
giunto al termine.
L'Unione Europea, che si è allargata dopo il 1991, è in uno stadio
avanzato di disintegrazione, con l'emergere di conflitti più profondi
tra i suoi membri. Mentre queste differenze sono state accese dalla
crisi dei rifugiati, l'imposizione dell'austerità da parte della
Germania e le condizioni in aggravamento della valuta unica, in realtà
esse riflettono l'impossibilità di unificare armoniosamente i paesi
d'Europa su base capitalista.
La fine dell'URSS è stata acclamata come l'inizio di un "momento
unipolare" nel quale gli USA potevano finalmente realizzare le ambizioni
di dominazione mondiale totale della loro classe dirigente. Il quarto di
secolo trascorso, iniziato 25 anni fa questo mese con la prima Guerra
del Golfo, ha visto una guerra dopo l'altra, con il pericolo ancora più
chiaro di una Terza Guerra Mondiale. Le folli illusioni delle elite
dominanti americane che una singola nazione, anche una potente come gli
USA, potessero dominare il mondo si sono trasformate in un incubo
globale, con l'imperialismo USA che confronta oppositori su ogni fronte.
Questi ed altri processi hanno portato ad un'acuta crisi di fiducia
che ora controreagisce ed interagisce più ampiamente con la situazione
in peggioramento nei mercati finanziari e nell'economia mondiale.
Ma il fattore più significativo del nuovo ambiente geoeconomico e
politico mondiale è l'ondata montante di opposizione sociale,
profondamente radicata nella consapevolezza di miliardi di persone,
all'ordine attuale.
Nel corso del passato quarto di secolo, le relazioni essenziali del
capitalismo come un sistema di guerra, disuguaglianza sociale e
repressione nei quali i governi funzionano, come Marx ha
spiegato, come null'altro che il comitato esecutivo delle classi
dominanti capitaliste, si sono offerte alla vista sempre più
chiaramente.
Per il mondo non vi è un singolo governo capitalista che viene
considerato avere qualche genuina legittimazione politica. E da nessuna
parte questa crisi del governo capitalista è più concentrata che nel
centro del capitalismo mondiale, gli Stati Uniti.
Come ha considerato
Friedman, "e se" le elezioni presidenziali USA del 2016 "finiscono ad essere tra un
socialista (il democratico
Bernie Sanders) ed un fascista di confine (il repubblicano
Donald Trump)”, sotto condizioni in cui il governo non ha
nessuna risposta alla crisi economica e sociale?
Come ha spiegato il
World Socialist Web Site,
Sanders non è in nessun modo un socialista, ma piuttosto
un politico totalmente borghese che sta fermo a sostegno
dell'imperialismo americano. Ma il fatto che venga considerato da
milioni si persone come un socialista avversario di
Wall Street e che riceva sostegno su questa base è di importanza
cruciale, che riflette cambiamenti che vanno in profondità nella
consapevolezza sociale e politica. Questi spostamenti stanno già
trovando espressione non soltanto negli Stati Uniti, ma a livello
globale. Nel prossimo periodo accelereranno mentre il crollo
dell'economia capitalista mondiale e delle strutture politiche
all'interno delle quali ha operato continua ad intensificarsi.
Al momento, la consapevolezza politica prende la forma di
malcontento sempre in accrescimento e della sensazione che l'ordine
attuale sia intollerabile. Il compito cruciale è la trasformazione di
questo malcontento di massa in una lotta politica consapevole per il
programma del socialismo internazionale.
Nick Beams
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