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Il significato politico del trambusto economico globale

21 gennaio 2016

 

 

La svendita continua sui mercati globali, che ha mandato giù le borse fino L 20% dai loro livelli del 2015, non è semplicemente un'espressione delle crescenti contraddizioni economiche,  per quanto siano significative. Essa indica l'emergere di una crisi profonda proprio nella struttura di governo capitalista nel corso del quarto di secolo trascorso.

Ieri ad un certo punto si è visto il Dow calare di almeno 566 punti, finendo giù più di 246 per la giornata, seguendo uno scivolone dei mercati globali dall'Asia Orientale all'Europa, con la borsa britannica che è precipitata ai livelli del 2003.

La caduta di Wall Street ha continuato la tendenza nella quale i mercati americani hanno sperimentato la peggiore apertura di ogni anno della storia. E' stata alimentata dalla continua diminuzione del prezzo del petrolio, che è calato a  $27, essendo diminuito del 30% nel corso dell'anno passato e del 75% dal livello di più di $100 per barile nel 2014. Lo scivolone del prezzo del petrolio significa che il cosiddetto superciclo dei corsi commerciali, che è iniziato nel 2003 con la rapida industrializzazione della Cina, è giunto a fracassarsi in un'espressione concentrata di forze recessive che si muovono intensivamente nell'economia globale.

La giornata di ieri è stata chiamata il "Mercoledì Nero" per le cosiddette economie dei  mercati emergenti, che hanno fornito una spinta significativa all'economia mondiale dopo la crisi finanziaria del 2008, mentre le valute calavano nettamente e montavano le preoccupazioni sulla loro stabilità finanziaria di fronte ai crescenti problemi nel rimborso dei loro debiti denominati in dollari.

Le politiche di quantitative easing perseguite dalla Fed e dalle altre principali banche centrali, che ha pompato trilioni di dollari nel sistema finanziario globale, ha portato ad una esplosione di prestiti da parte delle imprese nei mercati emergenti, che ha più che quadruplicato i loro debiti da $4 trilioni nel 2004 a più di $18 trilioni nel 2014. Ora questo denaro si dirige per uscite.

Secondo l'Istituto per la Finanza Internazionale, lo scorso anno i mercati emergenti hanno visto un uscita di capitali per $735 miliardi, la maggior parte dei quali provenivano dalla Cina, uno spostamento uno spostamento caratterizzato dall'economista capo dell'organizzazione come un "evento senza precedenti". Altre stime mettono l'uscita ancora più in alto, con un economista che racconta al World Economic Forum che si tiene a Davos, Svizzera, che la fuga di capitali dalla Cina dalla metà del 2015 aveva raggiunto $1 trilione.

Ma la caduta nella depressione dei mercati emergenti è soltanto uno dei sintomi più prominenti della crisi in aggravamento del sistema finanziario globale. Alla vigilia dell'incontro di Davos, William White, ex economista capo della Banca dei Regolamenti Internazionali ed ora presidente della commissione di revisione dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, ha avvertito che il sistema finanziario globale era instabile ed era di fronte ad una valanga di fallimenti.

"La situazione è peggiore di come era nel 2007", ha dichiarato. "Le nostre munizioni macroeconomiche per combattere le depressioni economiche sono essenzialmente state tutte consumate". Nel corso degli otto anni passati ii debiti hanno continuato ad aumentare ed è diventato ovvio che nella successiva recessione molti di essi non sarebbero mai stati rimborsati.

Le banche europee hanno già $1 trilione di crediti in sofferenza e sono esposte pesantemente verso i mercati emergenti. "Dopo la crisi della Lehman i mercati emergenti erano parte della soluzione. Ora sono parte pure del problema", ha affermato.

Queste opinioni sono state riflesse nei commenti di Zhu Min, il vice direttore del Fondo Monetario Internazionale, ad un comitato alla riunione di Davos. Ha avvertito che gli investitori ed i fondi sovrani sono stati raggruppati insieme ed i mercati dei beni sono stati pericolosamente correlati, intendendo che ogni problema in un'area si diffonderebbe rapidamente al sistema finanziario nel complesso.

"La questione chiave è che la liquidità potrebbe calare drammaticamente... Se tutti si muovono insieme, non abbiamo affatto nessuna liquidità", ha affermato, indicando una situazione in cui gli investitori tutti cercano allo stesso tempo di vendere e non vi è nessun compratore, portando ad un crollo del mercato.

L'ex economista capo del FMI ed ora docente a Harvard Kenneth Rogoff ad un comitato di discussione televisivo a Davos ha raccontato che la paura nei mercati era guidata dalla comprensione che le autorità cinesi non erano dei "maghi" e con i tassi d'interesse vicini allo zero o sotto in Europa e Giappone, il quantitative easing ora era in gran parte esaurito. "Quello che sta spingendo questo è che le banche centrali non verranno in soccorso", ha sostenuto. Le imprese fermano gli investimenti a causa di profonde apprensioni e gli eventi dell'anno scorso hanno dissipato il mito che la Cina fosse una "macchina della crescita perpetua".

Sottostante alla crescente crisi finanziaria non è semplicemente la caduta dei prezzi del petrolio e delle merci ed il rallentamento della crescita globale, ma qualcosa ancora più profondo--la disintegrazione delle strutture economiche e politiche attraverso le quali il capitalismo globale si è sviluppato nel corso del passato quarto di secolo, dalla dissoluzione dell'Unione Sovietica nel 1991.

Identificando erroneamente con il socialismo l'Unione Sovietica e la burocrazia stalinista che la governava, i governi borghesi, gli esperti politici, i giornalisti e gli accademici hanno proclamato questo evento come il trionfo finale ed irrevocabile del capitalismo e del "libero mercato" e la nascita di un "nuovo ordine mondiale".

Ora vi è l'impressione crescente che si sia provato molto fugace. Questo stato d'animo era riflesso in un articolo pubblicato mercoledì da uno dei principali sostenitori del mito del "nuovo ordine mondiale", l'opinionista del New York Times Thomas Friedman, sotto il titolo "E  se"?

Indicando le crescenti turbolenze economiche e politiche, ha scritto che è stato "difficile non guardare intorno e non domandarsi se il recente scompiglio nei mercati internazionali non sia semplicemente il prodotto di tremori, ma piuttosto di spostamenti sismici nei pilastri fondamentali del sistema globale, con delle conseguenze altamente imprevedibili. E se un mucchio di epoche stanno terminando all'improvviso"?

Le cause di questa inquietudine stanno diventando sempre più evidenti. Sul fronte economico, l'aumento ai profitti globali della trasformazione della Cina in una piattaforma di lavoro a basso costo del capitalismo mondiale e l'apertura di nuove aree del mondo al saccheggio capitalista reso possibile dalla liquidazione dell'Unione Sovietica, è giunto al termine.

L'Unione Europea, che si è allargata dopo il 1991, è in uno stadio avanzato di disintegrazione, con l'emergere di conflitti più profondi tra i suoi membri. Mentre queste differenze sono state accese dalla crisi dei rifugiati, l'imposizione dell'austerità da parte della Germania e le condizioni in aggravamento della valuta unica, in realtà esse riflettono l'impossibilità di unificare armoniosamente i paesi d'Europa su base capitalista.

La fine dell'URSS è stata acclamata come l'inizio di un "momento unipolare" nel quale gli USA potevano finalmente realizzare le ambizioni di dominazione mondiale totale della loro classe dirigente. Il quarto di secolo trascorso, iniziato 25 anni fa questo mese con la prima Guerra del Golfo, ha visto una guerra dopo l'altra, con il pericolo ancora più chiaro di una Terza Guerra Mondiale. Le folli illusioni delle elite dominanti americane che una singola nazione, anche una potente come gli USA, potessero dominare il mondo si sono trasformate in un incubo globale, con l'imperialismo USA che confronta oppositori su ogni fronte.

Questi ed altri processi hanno portato ad un'acuta crisi di fiducia che ora controreagisce ed interagisce più ampiamente con la situazione in peggioramento nei mercati finanziari e nell'economia mondiale.

Ma il fattore più significativo del nuovo ambiente geoeconomico e politico mondiale è l'ondata montante di opposizione sociale, profondamente radicata nella consapevolezza di miliardi di persone, all'ordine attuale.

Nel corso del passato quarto di secolo, le relazioni essenziali del capitalismo come un sistema di guerra, disuguaglianza sociale e repressione nei quali i governi funzionano, come Marx ha spiegato, come null'altro che il comitato esecutivo delle classi dominanti capitaliste, si sono offerte alla vista sempre più chiaramente.

Per il mondo non vi è un singolo governo capitalista che viene considerato avere qualche genuina legittimazione politica. E da nessuna parte questa crisi del governo capitalista è più concentrata che nel centro del capitalismo mondiale, gli Stati Uniti.

Come ha considerato Friedman, "e se" le elezioni presidenziali USA del 2016 "finiscono ad essere tra un socialista (il democratico Bernie Sanders) ed un fascista di confine (il repubblicano Donald Trump)”, sotto condizioni in cui il governo non ha nessuna risposta alla crisi economica e sociale?

Come ha spiegato il World Socialist Web Site, Sanders non è in nessun modo un socialista, ma piuttosto un politico totalmente borghese che sta fermo a sostegno dell'imperialismo americano. Ma il fatto che venga considerato da milioni si persone come un socialista avversario di Wall Street e che riceva sostegno su questa base è di importanza cruciale, che riflette cambiamenti che vanno in profondità nella consapevolezza sociale e politica. Questi spostamenti stanno già trovando espressione non soltanto negli Stati Uniti, ma a livello globale. Nel prossimo periodo accelereranno mentre il crollo dell'economia capitalista mondiale e delle strutture politiche all'interno delle quali ha operato continua ad intensificarsi.

Al momento, la consapevolezza politica prende la forma di malcontento sempre in accrescimento e della sensazione che l'ordine attuale sia intollerabile. Il compito cruciale è la trasformazione di questo malcontento di massa in una lotta politica consapevole per il programma del socialismo internazionale.

Nick Beams