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Con tutta la sua retorica su "democrazia liberale" e "libertà",
l'Europa è quietamente diventata un focolaio di repressione politica.
Mentre ad alcuni gruppi è permesso di esprimersi apertamente
– dai fascisti che lodano i
collaborazionisti dei nazisti del periodo della II Guerra Mondiale, ai
gruppi femministi e per i diritti dei gay
–
vi è un tipo particolare di libertà di espressione che
semplicemente non è permesso: la protesta contro la guerra.
Mascherando la repressione dei gruppi contro la guerra, la NATO ed
anti-imperialisti dietro la retorica diffamatoria e la demonizzazione,
in Europa i mass media tentato di ritrarre questi attivisti come poco
più che burattini "pro Cremlino" i cui fili vengono segretamente tirati
dai malvagi furfanti di Mosca. Piuttosto che impegnarsi con le questioni
critiche sollevate da tali gruppi, invece l'establishment
politico e dei media li prende di mira per la repressione.
In Ucraina la repressione poliziesca e di stato, spesso di natura
violenta, viene attuata sotto gli auspici di "combattere il terrorismo"
per tutto il conflitto che è scoppiato agli inizi del 2014. Così pure
negli ultimi mesi tale repressione ha alzato la sua sgradevole testa in
Lituania, quando dal governo russofobo, leccapiedi dell'Europa sono
stati individuati per la persecuzione politica degli organizzatori
anti-imperialisti di sinistra. Inoltre, l'Estonia ha continuato
l'oppressione sistematica della popolazione di lingua russa che è stata
costretta a vivere come cittadini di seconda classe, a dir poco con
discutibili protezioni legali.
Ma queste forze repressive non sono state in grado di opporre
resistenza alla crescente marea del sentimento contro la guerra, contro
la NATO per tutta l'Europa Orientale, poiché le proteste contro l'agenda
USA-NATO in Ucraina progrediscono rapidamente. Dalla moderata Repubblica
Ceca alla bellicosa Polonia, innumerevoli cittadini stanno cominciando
ad organizzarsi in veri movimenti anti-imperialisti che domandano la
pace in Europa e respingono la follia dell'aggressione diretta alla
Russia.
La repressione interna nella Nuova Europa
Il colpo di stato appoggiato dagli USA in Ucraina e la successiva
guerra civile che si accese, ha sconvolto l'Europa, polarizzando diverse
fazioni politiche, disegnando rigide linee di divisione in numerosi
paesi. In Ucraina, vi è una montagna di prove che documentano la
continua persecuzione politica di qualsiasi cosa che possa essere
marcata come "pro-russa" o "anti-ucraina". Mentre questi termini sono
assolutamente privo di ogni reale significato o sostanza, servono da
lettere scarlatte politiche intese a giustificare ogni di vile
repressione di forze ritenute essere una minaccia al governo fantoccio
degli USA di Kiev.
L'infame
massacro
del 2 maggio di attivisti di sinistra
alla Casa dei Sindacati di Odessa
–
il più atroce singolo atto di repressione da quando è iniziata la
guerra
–
ha segnato un maggiore punto di svolta nel conflitto in corso in
Ucraina. Quella scioccante esposizione di barbarie da parte dei teppisti
fascisti di Settore Destra e dei loro co-cospiratori hooligan del
calcio, accoppiata con l'impunità loro fornita dalla polizia e dal
governo ucraino, è servito come messaggio al mondo e specialmente agli
altri attivisti per la pace e di sinistra di vario genere, che la
cosiddetta "Nuova Ucraina" non era né democratica né rispettosa della
regola della legge. Naturalmente, i media occidentali hanno
insabbiato il massacro,
riferendosi convenientemente ad
esso come "scontri", nel tentativo sia di oscurare il fatto che i
fascisti presentati al pubblico occidentale come "nazionalisti" erano
poco più che dei teppisti nazisti, sia di presentare l'illusione di
equivalenza tra le due parti. Questo non è stato uno scontro, è stato un
massacro unilaterale.
Gli attivisti dell'organizzazione di sinistra
Borotba (Lotta) in Ucraina sono
perseguitati sistematicamente.
Svetlana Licht,
un'organizzatrice ed attivista
di Borotba, ha
spiegato:
Alla fine di aprile, la polizia ha tentato una perquisizione
illegale nel quartier generale di
Borotba a
Kharkov. Prima di questo, vi è stata
un'ondata di arresti di coloro che hanno preso parte alla seconda
cattura dell'edificio dell'Amministrazione Regionale dello
Stato di
Kharkov
— sono state arrestate più di
100 persone. A causa della repressione, le attività dei kharkoviti iniziarono a calare
nettamente. Quindi arrivò
Odessa il 2 maggio... Meno persone uscivano in strada. L'8 maggio
— appena prima del Giorno della
Vittoria [anniversario della vittoria sovietica sul fascismo tedesco
nella II Guerra Mondiale]
— il Servizio di Sicurezza
dell'Ucraina (SBU) si è impadronito illegalmente del nostro quartier
generale, distruggendo ogni cosa e ha preso tutti i giornali, i
volantini, le bandiere, l'impianto di amplificazione ed il generatore.
Tale repressione va mano nella mano con gli attacchi al Partito
Comunista e le sue organizzazioni di base per tutta l'Ucraina, poiché il
governo pro-fascista e la polizia hanno sistematicamente
attaccato
ed alla fine
dissolto
l'intero partito che era uno
dei partiti tradizionalmente più popolari del paese. Così l'Ucraina è
stata interamente purgata, in ogni senso pratico, di ogni significativa
opposizione politica alla feroce guerra del governo di Kiev contro Donetsk
e Lugansk.
Inoltre, i fascisti ed i loro
collaboratori autorizzati dallo stato hanno intimidito efficacemente ed
altrimenti scoraggiato gli attivisti contro la guerra ed antifascisti
per tutta l'Ucraina.
Questa stessa tendenza si è ora presentata in Lituania. Nelle
ultime settimane, il governo del Partito Socialdemocratico guidato dal
primo ministro
Algirdas Butkevičius
è impegnato in una dispotica repressione contro numerosi attivisti e
gruppi contro la guerra che si stanno organizzando contro la spinta
USA-EU-NATO
al confronto con la Russia.
Secondo
Kristoferis Voiška, uno degli
organizzatori del movimento:
In Lituania, se qualcuno non sostiene la linea
generale...che la Russia deve essere incolpata di tutti i nostri
problemi, che si presume ci dobbiamo preparare alla guerra, poi si viene
etichettati immediatamente un cosiddetto "agente russo"...In realtà,
essendo patrioti della Lituania, crediamo che ogni guerra tra la Russia
e l'occidente sarebbe, innanzitutto, potenzialmente suicida a causa di
un conflitto nucleare, in secondo luogo...distruggerebbe le regioni
europee del centro ed orientali e, in terzo luogo...gli unici che ne
beneficerebbero sarebbero le grandi imprese del complesso
militare-industriale.
Voiška
spiega il clima politico in
Lituania, che dovrebbe essere visto come parallelo a quello degli altri
stati baltici di Lettonia ed Estonia, per non parlare della Polonia.
L'isteria russofobica, alimentata dalla propaganda USA-NATO, negli
ultimi mesi ha raggiunto un'eccitazione
estrema mentre il movimento contro la guerra è aumentato di forza.
Voiška
spiega che:
In Lituania vediamo il lento ma alquanto attivo sviluppo di un
movimento contro la guerra, anti-imperialista di...diversi gruppi che
parlano dei problemi sociali ed economici del nostro paese, che si
oppongono ai diktat provenienti da
Washington e da
Bruxelles...Noi sosteniamo la neutralità del nostro paese, il
non interventismo, la secessione dalla NATO e dalla UE...per questo
siamo etichettati "agenti russi"...qui il regime politico ricorre ai
metodi più estremi per reprimere ogni genere di dissenso o di opinione
alternativa.
Effettivamente, l'affermazione di
Voiška è
sostenuta
dai recenti arresti di molti
importanti organizzatori anti-guerra e anti-imperialisti del movimento
Nazionale dei Lavoratori e del partito politico Fronte Socialista del
Popolo; le case degli attivisti sono state perquisite, con libri,
computer, attrezzatura video, telefoni ed altri articoli confiscati. Le
asserzioni fatte dalle autorità comprendono la falsa accusa di
partecipazione in una "cospirazione per creare gruppi
anticostituzionali" allo scopo di "cambiare illegalmente l'ordine
costituzionale costituito allo scopo di favorire la Russia", che le
autorità asseriscono stia finanziando questi movimenti.
Quello che è ovvio è il fatto che, proprio come con Borotba in
Ucraina, questi coraggiosi attivisti anti-imperialisti vengono
intimiditi ed il loro diritti umani e politici vengono violati in una
caccia alle streghe progettata per soffocare ogni dissenso contro la
posizione del governo opposta alla Russia. E' questa l'"Europa
democratica" le cui lodi sono state cantate a Maidan e nelle sale del
potere di Bruxelles, Berlino e
Washington?
Inoltre, si deve considerare la continua oppressione della
popolazione di etnia russa della vicina Estonia. questi cittadini di
lingua russa, che con il crollo dell'Unione Sovietica e la costituzione
dell'Estonia moderna sono stati trascurati, sono stati sistematicamente
marginalizzati dal governo estone. Mentre abbandonava l'eroismo
dell'Armata Rossa che ha liberato l'Estonia (ed il resto d'Europa) dallo
spettro del nazismo, il governo si è ugualmente sottratto alla propria
responsabilità di provvedere alla minoranza di lingua russa.
Nella città di Narva lungo la frontiera russa, le pratiche
discriminatorie del governo estone sono alquanto evidenti. Persino il
violentemente antirusso
Globe and Mail ha
riportato:
Qui in Estonia, come nella confinante Lettonia, che ha una
popolazione di lingua russa di misura simile, i russi etnici sono
convinti (con una certa giustificazione)...di essere discriminati nei
loro paesi. Votano in massa per partiti politici pro-russi... Quando è
caduta l'URSS, i residenti di Narva hanno continuato a definirsi russi.
L'industria tessile è crollata, portando alla nostalgia per i "vecchi
bei giorni" dell'Unione Sovietica...I russi dell'Estonia dicono che è il
loro governo, piuttosto che quello a Mosca, che sta provocando l'attrito
nella società.
Oleg Belov…
è vissuto in Estonia tutta la sua vita, ma ancora porta soltanto un
'passaporto straniero' grigio. ... 'E' il passaporto di un occupante.
Questo è come ci vedono, come occupanti', dice amaramente.
Mentre ai gruppi fascisti di vario genere che glorificano la
collaborazione nazista e guardano con sdegno e completo disprezzo a
tutte le cose russe e sovietiche viene dato un biglietto d'ingresso
gratuito nell'"Europa democratica", gruppi come i cittadini di lingua
russa dell'Estonia restano assolutamente marginalizzati, vittime della
repressione sistematica ed istituzionale. E' questo il caso per tutto
l'ex blocco sovietico, sia a
Donetsk
e Lugansk che in
Transnistria o a Narva. E chi
proteggerà questi gruppi? Chi parlerà per loro quando nessuno nell'establishment europeo vuole considerarli
come niente altro che degli "agenti russi"?
La crescente marea della resistenza
Nonostante i tentativi di reprimere tutte le forme di dissenso
contro il consensus di
Washington-Londra-Bruxelles,
vi è un chiaro spirito di protesta che emerge in vari angoli d'Europa.
Alla fine di marzo 2015, centinaia di dimostranti si sono
riuniti nel centro di Praga per dimostrare il
loro disgusto e la loro resistenza per una parata militare USA
attraverso le strade della capitale ceca. Con cartelli che dicevano
‘Tanks? No Thanks!’
e ‘Stop US Army’, i dimostranti hanno
reso abbondantemente chiara la loro opposizione al militarismo USA-NATO.
Gli attivisti adunati hanno denunciato l'‘Operazione Dragoon Ride’,
un
convoglio dell'esercito USA che è stato accolto con fischi e beffe in
molte fermate per tutta l'Europa orientale. Mentre la repubblica ceca è
rappresentata in posizione centrale nelle macchinazioni di
Washington
riguardanti il cosiddetto scudo missilistico per l'Europa, come pure
come parte della grande strategia della NATO sul continente, sembra che
un segmento significativo della popolazione ne abbia avuto abbastanza.
Quindi è questo anche il caso di quello che è indubbiamente
il paese con più veemenza antirusso in Europa: la Polonia. Mentre
Varsavia continua ad agitare per ulteriore bellicosità verso la Russia,
migliaia di cittadini polacchi si alzano per domandare una fine alla
follia. Una grande manifestazione contro la partecipazione polacca
all'addestramento ed armamento dei combattenti nazisti ucraini è
programmata per il 10 aprile, con almeno 5.000 dimostranti attesi. Come
ha
dichiarato
Mlodzi Malopolscy Patrioci,
organizzatore della protesta, "Questa protesta vuole mostrare la
nostra opinione sul rapporto con l'Ucraina, il vero rapporto, non il
rapporto che sta provando il governo polacco... Ricordiamo ancora il
Volyn nel 1943 e quello che i 'soldati' ucraini fecero alla nostra gente. Non
vogliamo conflitti con la Russia".
A livello nazionale, vi anche un crescente sentimento che le
politiche e la retorica bellicosa devono smettere. In Ungheria, il
governo di destra del
PM Viktor Orban ha resistito alla pressione
degli alleati europei di tagliare i legami con Mosca e ha invece scelto
di allargare ulteriormente le
relazioni reciprocamente vantaggiose delle quali il suo paese gode
con la Russia, specialmente nel teatro delle
importazioni di energia.
In Grecia, il governo di sinistra di SYRIZA ha intrapreso
una veduta molto più positiva delle sue relazioni con la Russia di
quanto vorrebbe l'establishment
europeo, andando così lontano da
respingere le sanzioni
imposte dall'occidente, sebbene il tono delle sue
dichiarazioni indichi il tentativo di ammorbidire il linguaggio del
rifiuto.
Presa nel complesso, è chiaro che l'Europa è lontana dall'essere
unita sulla politica antirussa perseguita dall'establishment
USA-EU-NATO. Inoltre, migliaia
su migliaia di europei hanno cominciato a far conoscere la loro
insoddisfazione, respingendo chiaramente la spinta alla guerra che viene
promossa nelle stanze del potere in occidente. Parlano di riprendere la
loro sovranità, alzandosi contro il sistema imperiale
USA-EU-NATO e
proteggendo i diritti dei cittadini di lingua russa marginalizzati. Sia
in Ucraina che in Lituania, Polonia o Repubblica Ceca, il sentimento è
lo stesso: Non vogliamo la guerra della NATO!
Ma quelli interessati alla pace devono fare di più che rifiutare la
guerra. Dobbiamo richiedere la fine della repressione dei nostri
fratelli e sorelle in Ucraina e Lituania. Dobbiamo unirci e, se
necessario, rovesciare pacificamente quei governi quisling che fanno
marciare il loro popolo sull'orlo della guerra. Dobbiamo, come i nostri
nonni prima di noi, distruggere la minaccia fascista e tutti coloro che
la utilizzano a loro vantaggio.
Eric Draitser
è un analista geopolitico
indipendente con base a New York City,
è il fondatore di
StopImperialism.org
ed editorialista OP-ed
per RT,
esclusivamente per la
rivista online “New
Eastern Outlook”.
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