NEO

New Eastern Outlook

 

08.04.2015  Autore: Eric Draitser

Repressione politica e resistenza nella 'Europa democratica'

 

Con tutta la sua retorica su "democrazia liberale" e "libertà", l'Europa è quietamente diventata un focolaio di repressione politica. Mentre ad alcuni gruppi è permesso di esprimersi apertamente dai fascisti che lodano i collaborazionisti dei nazisti del periodo della II Guerra Mondiale, ai gruppi femministi e per i diritti dei gay vi è un tipo particolare di libertà di espressione che semplicemente non è permesso: la protesta contro la guerra.

Mascherando la repressione dei gruppi contro la guerra, la NATO ed anti-imperialisti dietro la retorica diffamatoria e la demonizzazione, in Europa i mass media tentato di ritrarre questi attivisti come poco più che burattini "pro Cremlino" i cui fili vengono segretamente tirati dai malvagi furfanti di Mosca. Piuttosto che impegnarsi con le questioni critiche sollevate da tali gruppi, invece l'establishment politico e dei media li prende di mira per la repressione.

In Ucraina la repressione poliziesca e di stato, spesso di natura violenta, viene attuata sotto gli auspici di "combattere il terrorismo" per tutto il conflitto che è scoppiato agli inizi del 2014. Così pure negli ultimi mesi tale repressione ha alzato la sua sgradevole testa in Lituania, quando dal governo russofobo, leccapiedi dell'Europa sono stati individuati per la persecuzione politica degli organizzatori anti-imperialisti di sinistra. Inoltre, l'Estonia ha continuato l'oppressione sistematica della popolazione di lingua russa che è stata costretta a vivere come cittadini di seconda classe, a dir poco con discutibili protezioni legali.

Ma queste forze repressive non sono state in grado di opporre resistenza alla crescente marea del sentimento contro la guerra, contro la NATO per tutta l'Europa Orientale, poiché le proteste contro l'agenda USA-NATO in Ucraina progrediscono rapidamente. Dalla moderata Repubblica Ceca alla bellicosa Polonia, innumerevoli cittadini stanno cominciando ad organizzarsi in veri movimenti anti-imperialisti che domandano la pace in Europa e respingono la follia dell'aggressione diretta alla Russia.

La repressione interna nella Nuova Europa

Il colpo di stato appoggiato dagli USA in Ucraina e la successiva guerra civile che si accese, ha sconvolto l'Europa, polarizzando diverse fazioni politiche, disegnando rigide linee di divisione in numerosi paesi. In Ucraina, vi è una montagna di prove che documentano la continua persecuzione politica di qualsiasi cosa che possa essere marcata come "pro-russa" o "anti-ucraina". Mentre questi termini sono assolutamente privo di ogni reale significato o sostanza, servono da lettere scarlatte politiche intese a giustificare ogni di vile repressione di forze ritenute essere una minaccia al governo fantoccio degli USA di Kiev.

L'infame massacro del 2 maggio di attivisti di sinistra alla Casa dei Sindacati di Odessa il più atroce singolo atto di repressione da quando è iniziata la guerra ha segnato un maggiore punto di svolta nel conflitto in corso in Ucraina. Quella scioccante esposizione di barbarie da parte dei teppisti fascisti di Settore Destra e dei loro co-cospiratori hooligan del calcio, accoppiata con l'impunità loro fornita dalla polizia e dal governo ucraino, è servito come messaggio al mondo e specialmente agli altri attivisti per la pace e di sinistra di vario genere, che la cosiddetta "Nuova Ucraina" non era né democratica né rispettosa della regola della legge. Naturalmente, i media occidentali hanno insabbiato il massacro, riferendosi convenientemente ad esso come "scontri", nel tentativo sia di oscurare il fatto che i fascisti presentati al pubblico occidentale come "nazionalisti" erano poco più che dei teppisti nazisti, sia di presentare l'illusione di equivalenza tra le due parti. Questo non è stato uno scontro, è stato un massacro unilaterale.

Gli attivisti dell'organizzazione di sinistra Borotba (Lotta) in Ucraina sono perseguitati sistematicamente. Svetlana Licht, un'organizzatrice ed attivista di Borotba, ha spiegato:

Alla fine di aprile, la polizia ha tentato una perquisizione illegale nel quartier generale di Borotba a Kharkov. Prima di questo, vi è stata un'ondata di arresti di coloro che hanno preso parte alla seconda cattura dell'edificio dell'Amministrazione Regionale dello Stato di Kharkov sono state arrestate più di 100 persone. A causa della repressione, le attività dei kharkoviti iniziarono a calare nettamente. Quindi arrivò Odessa il 2 maggio... Meno persone uscivano in strada. L'8 maggio appena prima del Giorno della Vittoria [anniversario della vittoria sovietica sul fascismo tedesco nella II Guerra Mondiale] il Servizio di Sicurezza dell'Ucraina (SBU) si è impadronito illegalmente del nostro quartier generale, distruggendo ogni cosa e ha preso tutti i giornali, i volantini, le bandiere, l'impianto di amplificazione ed il generatore.

Tale repressione va mano nella mano con gli attacchi al Partito Comunista e le sue organizzazioni di base per tutta l'Ucraina, poiché il governo pro-fascista e la polizia hanno sistematicamente attaccato ed alla fine dissolto l'intero partito che era uno dei partiti tradizionalmente più popolari del paese. Così l'Ucraina è stata interamente purgata, in ogni senso pratico, di ogni significativa opposizione politica alla feroce guerra del governo di Kiev contro Donetsk e Lugansk. Inoltre, i fascisti ed i loro collaboratori autorizzati dallo stato hanno intimidito efficacemente ed altrimenti scoraggiato gli attivisti contro la guerra ed antifascisti per tutta l'Ucraina.

Questa stessa tendenza si è ora presentata in Lituania. Nelle ultime settimane, il governo del Partito Socialdemocratico guidato dal primo ministro Algirdas Butkevičius è impegnato in una dispotica repressione contro numerosi attivisti e gruppi contro la guerra che si stanno organizzando contro la spinta USA-EU-NATO al confronto con la Russia. Secondo Kristoferis Voiška, uno degli organizzatori del movimento:

In Lituania, se qualcuno non sostiene la linea generale...che la Russia deve essere incolpata di tutti i nostri problemi, che si presume ci dobbiamo preparare alla guerra, poi si viene etichettati immediatamente un cosiddetto "agente russo"...In realtà, essendo patrioti della Lituania, crediamo che ogni guerra tra la Russia e l'occidente sarebbe, innanzitutto, potenzialmente suicida a causa di un conflitto nucleare, in secondo luogo...distruggerebbe le regioni europee del centro ed orientali e, in terzo luogo...gli unici che ne beneficerebbero sarebbero le grandi imprese del complesso militare-industriale.

Voiška spiega il clima politico in Lituania, che dovrebbe essere visto come parallelo a quello degli altri stati baltici di Lettonia ed Estonia, per non parlare della Polonia. L'isteria russofobica, alimentata dalla propaganda USA-NATO, negli ultimi mesi ha raggiunto un'eccitazione estrema mentre il movimento contro la guerra è aumentato di forza. Voiška spiega che:

In Lituania vediamo il lento ma alquanto attivo sviluppo di un movimento contro la guerra, anti-imperialista di...diversi gruppi che parlano dei problemi sociali ed economici del nostro paese, che si oppongono ai diktat provenienti da Washington e da Bruxelles...Noi sosteniamo la neutralità del nostro paese, il non interventismo, la secessione dalla NATO e dalla UE...per questo siamo etichettati "agenti russi"...qui il regime politico ricorre ai metodi più estremi per reprimere ogni genere di dissenso o di opinione alternativa.

Effettivamente, l'affermazione di Voiška è sostenuta dai recenti arresti di molti importanti organizzatori anti-guerra e anti-imperialisti del movimento Nazionale dei Lavoratori e del partito politico Fronte Socialista del Popolo; le case degli attivisti sono state perquisite, con libri, computer, attrezzatura video, telefoni ed altri articoli confiscati. Le asserzioni fatte dalle autorità comprendono la falsa accusa di partecipazione in una "cospirazione per creare gruppi anticostituzionali" allo scopo di "cambiare illegalmente l'ordine costituzionale costituito allo scopo di favorire la Russia", che le autorità asseriscono stia finanziando questi movimenti.

Quello che è ovvio è il fatto che, proprio come con Borotba in Ucraina, questi coraggiosi attivisti anti-imperialisti vengono intimiditi ed il loro diritti umani e politici vengono violati in una caccia alle streghe progettata per soffocare ogni dissenso contro la posizione del governo opposta alla Russia. E' questa l'"Europa democratica" le cui lodi sono state cantate a Maidan e nelle sale del potere di Bruxelles, Berlino e Washington?

Inoltre, si deve considerare la continua oppressione della popolazione di etnia russa della vicina Estonia. questi cittadini di lingua russa, che con il crollo dell'Unione Sovietica e la costituzione dell'Estonia moderna sono stati trascurati, sono stati sistematicamente marginalizzati dal governo estone. Mentre abbandonava l'eroismo dell'Armata Rossa che ha liberato l'Estonia (ed il resto d'Europa) dallo spettro del nazismo, il governo si è ugualmente sottratto alla propria responsabilità di provvedere alla minoranza di lingua russa.

Nella città di Narva lungo la frontiera russa, le pratiche discriminatorie del governo estone sono alquanto evidenti. Persino il violentemente antirusso Globe and Mail ha riportato:

Qui in Estonia, come nella confinante Lettonia, che ha una popolazione di lingua russa di misura simile, i russi etnici sono convinti (con una certa giustificazione)...di essere discriminati nei loro paesi. Votano in massa per partiti politici pro-russi... Quando è caduta l'URSS, i residenti di Narva hanno continuato a definirsi russi. L'industria tessile è crollata, portando alla nostalgia per i "vecchi bei giorni" dell'Unione Sovietica...I russi dell'Estonia dicono che è il loro governo, piuttosto che quello a Mosca, che sta provocando l'attrito nella società. Oleg Belov… è vissuto in Estonia tutta la sua vita, ma ancora porta soltanto un 'passaporto straniero' grigio. ... 'E' il passaporto di un occupante. Questo è come ci vedono, come occupanti', dice amaramente.

Mentre ai gruppi fascisti di vario genere che glorificano la collaborazione nazista e guardano con sdegno e completo disprezzo a tutte le cose russe e sovietiche viene dato un biglietto d'ingresso gratuito nell'"Europa democratica", gruppi come i cittadini di lingua russa dell'Estonia restano assolutamente marginalizzati, vittime della repressione sistematica ed istituzionale. E' questo il caso per tutto l'ex blocco sovietico, sia a Donetsk e Lugansk che in Transnistria o a Narva. E chi proteggerà questi gruppi? Chi parlerà per loro quando nessuno nell'establishment europeo vuole considerarli come niente altro che degli "agenti russi"?

La crescente marea della resistenza

Nonostante i tentativi di reprimere tutte le forme di dissenso contro il consensus di Washington-Londra-Bruxelles, vi è un chiaro spirito di protesta che emerge in vari angoli d'Europa.

Alla fine di marzo 2015, centinaia di dimostranti si sono riuniti nel centro di Praga per dimostrare il loro disgusto e la loro resistenza per una parata militare USA attraverso le strade della capitale ceca. Con cartelli che dicevano ‘Tanks? No Thanks!’ e ‘Stop US Army’, i dimostranti hanno reso abbondantemente chiara la loro opposizione al militarismo USA-NATO. Gli attivisti adunati hanno denunciato l'Operazione Dragoon Ride, un convoglio dell'esercito USA che è stato accolto con fischi e beffe in molte fermate per tutta l'Europa orientale. Mentre la repubblica ceca è rappresentata in posizione centrale nelle macchinazioni di Washington riguardanti il cosiddetto scudo missilistico per l'Europa, come pure come parte della grande strategia della NATO sul continente, sembra che un segmento significativo della popolazione ne abbia avuto abbastanza.

Quindi è  questo anche il caso di quello che è indubbiamente il paese con più veemenza antirusso in Europa: la Polonia. Mentre Varsavia continua ad agitare per ulteriore bellicosità verso la Russia, migliaia di cittadini polacchi si alzano per domandare una fine alla follia. Una grande manifestazione contro la partecipazione polacca all'addestramento ed armamento dei combattenti nazisti ucraini è programmata per il 10 aprile, con almeno 5.000 dimostranti attesi. Come ha dichiarato Mlodzi Malopolscy Patrioci, organizzatore della protesta, "Questa protesta vuole mostrare la nostra opinione sul rapporto con l'Ucraina, il vero rapporto, non il rapporto che sta provando il governo polacco... Ricordiamo ancora il Volyn nel 1943 e quello che i 'soldati' ucraini fecero alla nostra gente. Non vogliamo conflitti con la Russia".

A livello nazionale, vi anche un crescente sentimento che le politiche e la retorica bellicosa devono smettere. In Ungheria, il governo di destra del  PM Viktor Orban ha resistito alla pressione degli alleati europei di tagliare i legami con Mosca e ha invece scelto di allargare ulteriormente le relazioni reciprocamente vantaggiose delle quali il suo paese gode con la Russia, specialmente nel teatro delle importazioni di energia. In Grecia, il governo di sinistra di SYRIZA ha intrapreso una veduta molto più positiva delle sue relazioni con la Russia di quanto vorrebbe l'establishment europeo, andando così lontano da respingere le sanzioni imposte dall'occidente, sebbene il tono delle sue dichiarazioni indichi il tentativo di ammorbidire il linguaggio del rifiuto.

Presa nel complesso, è chiaro che l'Europa è lontana dall'essere unita sulla politica antirussa perseguita dall'establishment USA-EU-NATO. Inoltre, migliaia su migliaia di europei hanno cominciato a far conoscere la loro insoddisfazione, respingendo chiaramente la spinta alla guerra che viene promossa nelle stanze del potere in occidente. Parlano di riprendere la loro sovranità, alzandosi contro il sistema imperiale USA-EU-NATO e proteggendo i diritti dei cittadini di lingua russa marginalizzati. Sia in Ucraina che in Lituania, Polonia o Repubblica Ceca, il sentimento è lo stesso: Non vogliamo la guerra della NATO!

Ma quelli interessati alla pace devono fare di più che rifiutare la guerra. Dobbiamo richiedere la fine della repressione dei nostri fratelli e sorelle in Ucraina e Lituania. Dobbiamo unirci e, se necessario, rovesciare pacificamente quei governi quisling che fanno marciare il loro popolo sull'orlo della guerra. Dobbiamo, come i nostri nonni prima di noi, distruggere la minaccia fascista e tutti coloro che la utilizzano a loro vantaggio.

Eric Draitser è un analista geopolitico indipendente con base a New York City, è il fondatore di StopImperialism.org ed editorialista OP-ed per RT, esclusivamente per la rivista online “New Eastern Outlook”.