L'assalto violento lungo una settimana di Israele contro i
palestinesi in gran parte indifesi a Gaza che è cominciato il 14
novembre fornisce una base per valutare come i media corporativi
occidentali coprono i crimini di guerra del principale alleato
dell'America in Medio Oriente. Vi sono tre tecniche, spesso
intrecciate, applicate consapevolmente a questa cronaca di
notizie—contesto storico,
origine ed oggettivazione del nemico che deve essere posto come
bersaglio. Queste pratiche possono prontamente trasformare il
giornalismo in propaganda che
si presta a favorire tali crimini mentre allo stesso tempo
permette alle istituzioni giornalistiche di reclamare ancora il
manto della "obiettività".
Questi metodi sono in piena mostra nella cronaca
giornalistica della più recente operazione di Israele a Gaza.
L'utilizzo di tale propaganda si adatta ad una più ampia
campagna di disinformazione dei mass media che controlla il
risentimento potenziale—particolarmente negli
USA—sull'opprimente uso
della forza da parte di Israele contro un popolo oppresso e
vulnerabile, la maggior parte del quale sono civili.
Il contesto storico significativo per comprendere
l'aggressione israeliana è quasi interamente assente dalla
maggior parte della cronaca di notizie dell'evento. Se presente,
tale contesto storico chiarirebbe le vere motivazioni dei
funzionari governativi israeliani per un'avventura militare che
ha richiesto 750 attacchi aerei in soli quattro giorni.
L'"Operazione Pilastro della difesa", osserva
Nile Bowie,
lanciata soltanto ad alcuni mesi dalle elezioni israeliane, è
una componente calcolata della strategia del governo
Netanyahu per rovesciare Hamas
e continuare ad assorbire territorio palestinese. Decenni di
occupazione ed apartheid hanno formato lo scenario attuale;
Israele ha disumanizzato un intero popolo impadronendosi della
sua terra e costringendolo in ghetti come prigioni. I seguaci
del sionismo politico hanno dimostrato disprezzo per una genuina
soluzione politica al conflitto palestinese e l'amministrazione
Netanyahu si tiene pronta a
schiacciare tutta l'opposizione allo stato ebraico.[1]
I principali mass media occidentali si sono invece
concentrati sull'assassinio il 14 novembre da parte delle Forze
di Difesa Israeliane (IDF) del leader di Hamas ed eroe
palestinese
Ahmed al-Jabari,
mentre omettevano
spudoratamente il fatto che era anche un personaggio maggiore
nei negoziati per una tregua a lungo termine tra Hamas ed
Israele mediata di recente dall'Egitto. "Delle ore prima che
l'uomo forte di Hamas
Ahmed Jabari
venisse assassinato",
il quotidiano israeliano
Haaretz
ha riferito il giorno
seguente all'assassinio, "ha ricevuto il piano di una tregua
permanente con Israele, che comprendeva dei meccanismi per
mantenere il cessate il fuoco nel caso di una fiammata tra
Israele e le fazioni nella Striscia di Gaza".[2]
A parte i media alternativi occidentali, questi dettagli
critici sono stati spediti velocemente nella buca della memoria.
Le principali organizzazioni di notizie hanno contato
sistematicamente su fonti governative, militari e
dell'intelligence israeliani per modellare la loro cronaca, dove
Jabari è stato ingiuriato come "il comandante dell'ala militare
di Hamas". La Reuters, per esempio, ha continuato ad avere come
fonte una portavoce dell'IDF che proseguiva a stendere per la
cronaca la cornice dominante. "Questa è un'operazione contro
bersagli terroristici di diverse organizzazioni a Gaza", ha
dichiarato. "Jaabari [sic] aveva 'molto sangue sulle mani'.
Altri gruppi militanti nella lista degli obiettivi comprendono
la Jihad Islamica".[3]
Un rapporto simile sul
Telegraph
del Regno Unito
prendendo la direzione delle dichiarazioni ufficiali
israeliane inizia con la testata: "Probabilmente
Ahmed Jabari
non ha nemmeno
sentito il missile che lo ha ucciso, lanciato da un drone nei
cieli sopra Gaza City mentre guidava
una ordinaria berlina attraverso una tranquilla via
residenziale".[4] L'enfasi sulla
posizione militare di Jabari e le presunte attività criminali e
terroriste legittimano invariabilmente la flagrante barbarie di
Israele. Inoltre,
rappresentando Jabari come un pericoloso rinnegato
presumibilmente rappresentativo del popolo palestinese la scena
viene preparata per gli attacchi ai civili che vengono
razionalizzati molto più prontamente nella mente del pubblico.
L'onesta contestualizzazione della crisi che porta il
pubblico dei lettori ad una maggiore comprensione comporterebbe
pensare a pubblicizzare entrambe le prospettive israeliana e
palestinese—un'impresa alla quale
i giornalisti occidentali
sono ora abili attraverso le loro ordinarie discussioni con
gli "attivisti" siriani che riferiscono delle presunte atrocità
commesse dall'esercito siriano contro i cittadini siriani ed i
prodi "ribelli" dell'Esercito Siriano Libero in quel vicino
teatro.
Tuttavia, nel caso di Gaza, questi mass media sono a quanto
pare incapaci di localizzare agiati "attivisti dei diritti
umani" palestinesi esiliati a Londra che ricevono abituali
rapporti da "attivisti" della stessa opinione sul terreno a
Gaza. Se tali attivisti sono in funzione i loro rapporti non
vedono la luce del giorno.
Inoltre, la cronaca della stampa sottolinea quello che
chiaramente a Gaza non esiste: una parità di forze letali tra
l'IDF ed i palestinesi e, per di più. la vittimizzazione di
Israele per mano dei militanti palestinesi. Termini come
"scontro", "conflitto" e "violenza" suggeriscono ingannevolmente
esattamente queste condizioni ed anticipano azioni lecite in un
campo di battaglia contemplato dalle Convenzioni di Ginevra.
Tali termini contrastano con attacchi aerei utilizzando
armamento moderno su donne e bambini disarmati.
Nondimeno, la
CBS News ha presentato una
cronologia degli eventi a Gaza che ben si adatta insieme alle
manovre di pubbliche relazioni di Israele che cerca di
minimizzare l'aperta aggressione dell'IDF. "Israele lancia l'Operazione
Pilastro della difesa in risposta a giorni di lancio di razzi
fuori da Gaza governata da Hamas. L'offensiva, che ha incluso 20
attacchi aerei, è risultata nell'assassinio di
Ahmed Jabari,
il comandante militare
di Hamas".[5]
Un'altra mancanza nel fornire il contesto e le fonti
adeguate riguarda l'implacabile spinta di Israele a costruire
più insediamenti di coloni in terre palestinesi sotto
Benjamin Netanyahu
ed Ehud Barak
mentre rifiuta fermamente ai palestinesi il diritto al
ritorno. Questo è uno dei pezzi più essenziali e tuttavia
fraintesi dell'enigma per comprendere le relazioni
israeliano-palestine. Tuttavia tali importanti fattori storici
sono in gran parte mancanti dal prevalere nella cornice dei mass
media occidentali attraverso la quale viene osservata la
tragedia di Gaza.
Una ricerca su
LexisNexis Academic negli articoli di
giornali e riviste e trascrizioni di trasmissioni per il periodo
dal 13 novembre al 21 novembre usando i termini "Israele",
"Gaza" e "Hamas" produce 2.203 citazioni. Di queste, meno del
10% (205) menzionano "insediamenti di coloni", mentre appena il
2% ha riferimenti a "diritti umani".
Data la storia ed i fatti rilevanti la maggior parte degli
osservatori concluderebbe che alla fine del giorno i concetti
più importanti—diritti sulla terra,
dignità umana, giustizia e rispetto—devono essere compresi
e conciliati prima che possa esserci pace in Palestina. Il fatto
che molto del pubblico specialmente americano sia
disinformato o ignaro delle abbondanti atrocità ed
ingiustizie commesse con i dollari delle sue tasse e tacitamente
in suo nome attesta della continua centralità della
propaganda, resa tanto più efficace nell'inflessibile tentativo
di mascherarla come notizie.
Note
1. Nile Bowie, “Gaza
and the Politics of ‘Greater Israel,’” Global Research, 17 novembre 2012
http://www.globalresearch.ca/gaza-the-politics-of-greater-israel/5312107
2. Nir Hasson,
“Israeli Peace Activist: Hamas Leader Jabari Killed Amid Talks
on Long Term Truce,” Haaretz, 15 novembre 2012
http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/israeli-peace-activist-hamas-leader-jabari-killed-amid-talks-on-long-term-truce.premium-1.478085
3. Ibrahim Barzak/Reuters,
“Ahmed Jabari Dead: Hamas Militant Chief Killed in Israeli
Airstrike,” Huffington Post, 15 novembre 2012
http://www.huffingtonpost.com/2012/11/14/ahmed-jabari-dead-hamas-militant-chief-israel-airstrike_n_2129308.html
4. Nick Meo, “How
Israel Killed Ahmed Jabari, Its Toughest Enemy in Gaza,”
Telegraph, 17 novembre 2012
http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/middleeast/israel/9685598/How-Israel-killed-Ahmed-Jabari-its-toughest-enemy-in-Gaza.html
5. CBS/Associated
Press, “Timeline of Recent Israel-Gaza Violence,” CBSNews.com,
20 novembre 2012
http://www.cbsnews.com/8301-202_162-57552203/timeline-of-recent-israel-gaza-violence/