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Le questioni politiche poste dall'elezione di Corbyn a leader del Partito Laburista britannico

14 settembre 2015

 

 

L'elezione di Jeremy Corbyn a leader del Partito Laburista britannico è un'indicazione di enorme rabbia sociale e di disgusto verso la marcia condizione della società britannica. Soltanto qualcuno senza un briciolo di coscienza o con riserve considerevoli di ricchezza personale potrebbe non riuscire ad unirsi a questi sentimenti.

L'eredità politica di Margaret Thatcher e di Tony Blair è un'eredità di parassitismo finanziario e di criminalità da parte dei livelli più alti sia all'interno che all'estero e di miseria sociale in aggravamento per tutti gli altri.

Ma vi sono delle considerazioni di principio che devono governare l'analisi politica. E, mentre Corbyn è l'iniziale beneficiario di un significativo spostamento del clima politico, lui ed il partito che ora guida non possono sottrarsi alla responsabilità per lo stato attuale delle cose, molto meno fornire i mezzi per cambiarlo.

Nel valutare il risultato delle elezioni per la leadership devono essere tenuti in considerazione diversi fattori interrelati. La giudizio comune in seguito alla schiacciante sconfitta dei laburisti alle elezioni generali di maggio è stato che avevano perso perché il loro programma di "austerità-lite" era in contrasto con il consenso del pubblico a sostegno di tagli di spesa ancora maggiori, di altre misure anti-immigrati e dell'aumento delle spese militari.

La corsa per la leadership era intesa ad assicurare un ulteriore spostamento a destra del Partito Laburista, come sottolineato dall'insistenza della leader ad interim Harriet Harman che i deputati del partito si astengano sulla Legge sul Welfare del governo del Partito Conservatore, che impoverirà ulteriori milioni di persone. Invece, la contesa ha aperto una fessura ampia giusto a sufficienza per dare un sentore dell'ostilità all'interno della classe lavoratrice e di settori della classe media a tali misure, scompigliando il piano originale.

Il deputato veterano della "sinistra" del Labour Corbyn, che si manteneva su un programma politico antiausterità, è stato in grado di assicurare il 59,5% dei voti, più del totale combinato dei suoi tre rivali—Andy Burnham (19%), Yvette Cooper (17%) e Liz Kendall (4.5%).

Ciò è stato nonostante, ovvero, più esattamente, in parte a causa dei ripetuti interventi di Tony Blair per incitare alla continuazione della sua "eredità". Le sue intromissioni hanno avuto l'effetto di assicurare una disfatta umiliante per la Kendall, il contendente più blairita. La mancanza di un solido gruppo di sostenitori per i toccasana della destra New Labour anche all'interno dell'involucro rattrappito del Partito Laburista è in modo più ampio un riflesso dello stato delle relazioni di classe.

Ma questo non è un fenomeno soltanto britannico. Le implicazioni del crollo finanziario del 2008 che hanno cambiato il mondo stanno sfondando dovunque la crosta putrefatta della politica ufficiale. Una crisi generale in aggravamento del capitalismo mondialeeconomica, sociale, geopoliticasta destabilizzando i tradizionali meccanismi di governo alimentando il malcontento sociale e politico e gettando la politica borghese in uno stato di sconvolgimento e di cambiamento continuo.

Cercando di ricuperare la sua stabilità politica, la borghesia sta tentando di effettuare un raggiustamento politico che impedirà ad una classe lavoratrice sempre più inquieta di evadere dal suo controllo e di montare una seria sfida al suo dominio. Questo spiega da una parte l'elevazione di forme fasciste e xenofobe come il Fronte nazionale in Francia e, dall'altra, il considerare forze di "sinistra" come Syriza in Grecia, Bernie Sanders negli USA e Corbyn in Gran Bretagna.

Nel valutare la vittoria di Corbyn, alcuni commentatori stanno considerando, con le parole dell'ex direttore del Telegraph Charles Moore, il "prossimo scossone al sistema" che potrebbe creare "un mercato elettorale per il... bourbon di bolscevismo barbuto". Andrew Sparrow del Guardian ritiene che l'eruzione "per niente impensabile" di "qualche genere di catastrofe economica... potrebbe portare il Labour guidato da Corbyn a sfidare gli esperti ed a prendere il potere alla maniera di Syriza in Grecia".

I lavoratori devono trarre un chiaro avvertimento da simili calcoli. La vile capitolazione di Syriza in Grecia deve essere compresa, in modo che i lavoratori non vengano colpiti alle spalle dalle manovre, dai compromessi e dai tradimenti che inevitabilmente seguiranno alla vittoria di Corbyn.

Se qualcuno nell'establishment politico e sui media ora parla con orrore di un "terremoto" elettorale che potrebbe cambiare il panorama politico in Gran Bretagna, non è Corbyn che li rende nervosi, ma il movimento di massa che si sta sviluppando e che temono di non essere in grado di contenere.

La storia di Corbyn è immersa nella politica opportunista piccolo borghese. Per tutti i suoi voti contro degli aspetti della politica del Labour, è stato un leale difensore del partito per tutti i suoi 32 anni di panca secondaria laburista.

Nessuno può proporre seriamente che questo partitoche, nella sua politica ed organizzazione e composizione sociale del suo apparato, è Tory in tutto eccetto il nomepossa essere trasformato in uno strumento di lotta della classe lavoratrice. Il Partito Laburista britannico non è iniziato con Blair, è un partito borghese con una posizione di più di un secolo ed un fidato e provato strumento dell'imperialismo britannico e della sua macchina statale. Se guidato da Clement Attlee, James Callaghan o Jeremy Corbyn, la sua sostanza rimane inalterata.

Da questo punto di vista, l'insistenza di Corbyn in seguito all'elezione che l'unità del partito conta sopra tutto il resto è una dichiarazione di solidarietà con un'organizzazione che si è dimostrata, ripetutamente, essere il principale oppositore politico del socialismo in Gran Bretagna.

Così pure sono le promesse di fedeltà al Partito Laburista guidato da Corbyn rese immediatamente dopo il voto dai gruppi della pseudo-sinistra britannici come il Partito Socialista dei Lavoratori ed il Partito Socialista. Freschi del loro ruolo di facilitare e poi nascondere il tradimento di Syriza in Grecia, ora stanno preparando un nuovo tradimento sotto l'apparenza di collegarsi ai movimenti "della società a livello locale", "extraparlamentari" che prendono devono essere condotti dal nuovo leader del Labour.

In realtà, nella misura in cui l'elezione di Corbyn è un riflesso del generale risentimento sociale, esso confuta l'insistenza della pseudo-sinistra che non sia possibile costruire un'alternativa rivoluzionaria.

In modo più fondamentale, il problema affrontato dalla classe lavoratrice non sono soltanto le limitazioni di Corbyn o del Partito Laburista. Sottostante a questo vi è la realtà delle relazioni sociali esistenti.

Può qualcuno sostenere seriamentespecialmente dopo gli eventi in Greciache una distribuzione della ricchezza possa risultare eccetto che con una massiccia lotta sociale da parte della classe lavoratrice per rompere la stretta mortale dell'elite finanziaria sulla vita economica, sociale e politica? Le dichiarazioni di Blair e della sua razza politica nelle ultime settimane sono soltanto una pallida espressione della feroce resistenza della classe dominante ad ogni cambiamento di politica.

Il fattore critico è lo sviluppo di un movimento della classe lavoratrice genuinamente indipendente. Per questo in Gran Bretagna lotta soltanto il Partito Socialista dell'Uguaglianza. Basato sulla logica obiettiva della situazione, il SEP si preparerà per le inevitabili lotte sociali per arrivare ad elaborare un programma per una rivoluzione socialista.

Julie Hyland