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Le questioni politiche della crisi del debito della Grecia

26 giugno 2015

 

Arrestando ieri sommariamente dopo appena un'ora i colloqui di Bruxelles con il governo della Grecia guidato da Syriza, l'Unione Europea (UE) ha chiarito che intende mettere in riga la Grecia e costringere il governo a ripudiare ogni pretesa di opporsi all'austerità richiesta dalle banche europee.

Lunedì Syriza aveva fatto delle nuove concessioni, con un pacchetto da €7,9 miliardi di tagli alle pensioni ed altre misure, che andava persino oltre i tagli che la UE domandava lo scorso dicembre come precondizione per riaprire il flusso del credito alla Grecia ed allontanare la bancarotta dello stato. Inizialmente la UE ha appoggiato questa proposta come base per un accordo. Tuttavia, ieri, soltanto giorni prima della scadenza del 30 giugno perché la Grecia riceva l'aiuto della UE necessario per rimborsare miliardi di euro al Fondo Monetario Internazionale (FMI), i funzionari della UE hanno dichiarato che una accordo era più lontano che mai.

La UE ha richiesto nuovi tagli e ha informato i funzionari greci che avrebbe ripreso i colloqui soltanto sabato. Secondo dei documenti della UE trapelati al Financial Times, la UE ed il FMI stanno domandando tagli più profondi alle pensioni e che l'età pensionabile salga da 62 a 67 anni più velocemente di quanto programmato da Syriza. Vogliono anche che il governo riduca i gli incrementi proposti all'imposta sulle società.

I creditori della Grecia stanno inviando un segnale evidente: per quanto l'elezione di Syriza sia stata basata sulle promesse di porre fine all'austerità della UE, intendono costringerla ad una umiliante serie di ritirate e capitolazioni. Quando ieri il primo ministro greco Alexis Tsipras ha avvertito il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk che la UE doveva rispettare il risultato del voto di gennaio in Grecia, Tusk ha replicato bruscamente che la "partita è chiusa" ed i colloqui sono stati interrotti.

La linea dura della UE sta provocando una crisi politica profonda nello stato greco ed il governo di coalizione di Syriza e dei Greci Indipendenti (Anel) di estrema destra. L'intera politica del governo greco dalle elezioni di gennaio chiarisce che non è contrario per principio all'austerità della UE e lo stesso Tsipras ha sempre insistito che si aspetta che Syriza raggiungerà un accordo con la UE. Allo stesso tempo, è consapevole che una capitolazione completa e manifesta provocherà un'enorme opposizione ed agitazione sociale.

Vi sono dei potenti settori della borghesia greca che non sono disposti ad accettare il ritiro della Grecia dall'eurozona. La settimana scorsa, la banca centrale greca ha dichiarato che un accordo con la UE deve essere trovato ad ogni costo per evitare la bancarotta dello stato e mantenere l'accesso al credito. Se lo stato dovesse andare in fallimento e le banche greche perdessero l'accesso ai crediti di emergenza in euro, il sistema finanziario greco crollerebbe, a meno che la Grecia abbandonasse l'euro e salvasse le sue banche con massicce iniezioni della valuta nazionale greca, la dracma. Tuttavia, sostenuta soltanto dall'economia greca, ci si aspetta che questa valuta affondi contro l'euro.

La fazione di Piattaforma di Sinistra di Syriza ed il partito Anel del ministro della difesa Panos Kammenos parlano per altri settori della classe dirigente che hanno una posizione più nazionalista e stanno considerando la rottura con la UE ed il ritorno alla dracma. Rilevano l'impossibilità di rimborsare il debito di €300 miliardi della Grecia mentre l'austerità UE contrae la sua economia. Mentre un crollo del valore della dracma manderebbe i prezzi alle stelle ed impoverirebbe i lavoratori, potrebbe permettere alla Grecia di rimborsare il debito in una valuta più a buon mercato e, tagliando i salari reali, aumenterebbe la sua competitività globale.

Delle manovre sono in moto anche nell'elite dominante greca per rovesciare l'attuale governo ed installarne uno nuovo che si concentrerebbe soltanto sull'imporre un accordo con la UE. Ieri l'ex primo ministro Antonis Samaras del partito di destra Nuova Democrazia (ND), il principale partito d'opposizione in Grecia che è estromesso dalla carica con il voto di gennaio, ha affermato che Tsipras dovrebbe formare "governo transitorio di consenso nazionale". Esso riunirebbe "coloro che concordano con lui per un accordo con l'Europa, con il nostro aiuto".

Per la classe lavoratrice sono posti dei rischi enormi, particolarmente di un intervento dei militari greci. Un regime Syriza-ND sarebbe una dittatura parlamentare, che farebbe affidamento sulle forze di sicurezza e sull'esercito per imporre l'austerità UE ad una popolazione ostile che in gennaio ha votato contro di essa. Per quanto riguarda i piani per un ritorno alla dracma, la stampa greca ha già indicato che comprendono la mobilitazione dell'esercito per chiudere le frontiere della Grecia e reprimere le proteste contro il crollo della valuta.

Certamente, le recenti manovre militari congiunte delle forze armate greche ed egiziane e gli inviti estesi al leader del colpo di stato egiziano e dittatore militare generale Abdel Fattah al-Sisi da Berlino e Parigi non sono accidentali. Sono una minaccia che, se Syriza o il governo che lo segue trascende gli interessi del capitale finanziario globale, potrebbe anche trovarsi, come il presidente egiziano Mohamed Morsi, il bersaglio di un colpo di stato appoggiato dalle grandi potenze imperialiste.

L'arrivo al potere del governo di Syriza rappresenta un'esperienza enorme per la classe lavoratrice internazionale, acquisita ad un amaro prezzo. Syriza ed i suoi sostenitori si sono convinti che potranno raggiungere un accordo negoziato sulla questione dell'austerità UE. Come sono arrivati al potere, hanno pubblicamente ripudiato le misure essenziali per difendersi contro la UE: ripudiare il debito, imporre i controlli di capitale e nazionalizzare le banche e le grandi industrie.

Soprattutto, come rappresentanti degli strati della borghesia greca e della classe media ricca, l'ultima cosa che potevano concepire era di mobilitare l'ampia rabbia contro l'austerità della classe lavoratrice della Grecia ed attraverso l'Europa nella lotta contro la UE. Piuttosto, hanno cercato di sfruttare le divisioni tra le maggiori potenze europeeGermania, Gran Bretagna, Francia ed Italiaper alleggerire le politiche di austerità che vengono imposte alla Grecia. Questa politica è fallita, poiché tutti questi regimi hanno sostenuto l'imposizione dell'austerità alla Grecia.

In ultima analisi, l'intera politica di Syriza è stata fondata sulla negazione della possibilità e dell'attiva opposizione ad una rivoluzione socialista da parte della classe lavoratrice internazionale. Mentre ora utilizza le risorse disponibili, si trova costretta ad eseguire un umiliante spogliarello politico, imponendo le barbare politiche di austerità che sosteneva di fermare con la presa del potere.

I lavoratori devono trarre le conclusioni politiche della bancarotta di Syriza. Ciò che è emerso in Grecia ed attraverso l'Europa è il fallimento del capitalismo e del sistema politico. Il compito che la classe lavoratrice affronta è di mobilitarsi in una lotta rivoluzionaria per il potere dello stato e per il socialismo.

I sostenitori di Syriza senza dubbio insisterebbero che una politica rivoluzionaria è irrealistica. Di fatto, sono Tsipras e Syriza che, con le loro improvvisazioni pragmatiche e le trovate dei media, hanno provato di avere una politica assolutamente irrealistica. L' esperienza della Grecia ha dimostrato che è la politica rivoluzionaria, basata su una valutazione marxista del conflitto irreconciliabile delle forze di classe, che ha provato di dare una valutazione realistica della crisi.

La necessità urgente è di costruire in Grecia ed attraverso l'Europa dei partiti rivoluzionari, sezioni del Comitato Internazionale, per lottare per una prospettiva rivoluzionaria nella classe lavoratrice.

Alex Lantier