The B u l l e t

 

Socialist Project • E-Bulletin No. 570
17
novembre 2011

 

La crisi politica in Italia e Grecia:
Marx
sul governo tecnico

Marcello Musto

In anni recenti Karl Marx è stato messo in evidenza sulla stampa mondiale a causa delle sue preveggenti intuizioni sul carattere ciclico e strutturale delle crisi capitaliste. Ora vi è un'altra ragione per la quale dovrebbe essere riletto alla luce della Grecia e dell'Italia: la ricomparsa del 'governo tecnico'.

Come collaboratore della New York Tribune, uno dei quotidiani a più ampia circolazione del suo tempo, Marx osservò gli sviluppi politici ed istituzionali che portarono ad uno dei primi governi tecnici nella storia: il gabinetto del Conte di Aberdeen dal dicembre 1852 al gennaio 1855.

I rapporti di Marx si distinsero per la loro percettività ed il loro sarcasmo. Da parte sua il Times celebrò gli eventi come un segno che la Gran Bretagna era "all'inizio del millennio politico nel quale lo spirito di parte volerà dalla terra ed il genio, l'esperienza, l'industria ed il patriottismo saranno le sole qualificazioni per la carica", e si rivolse a "uomini di tutte le classi d'opinione" perché si raccolgano dietro al nuovo governo perché "i suoi principi comandano approvazione ed appoggio universali". Tutto ciò eccitò la derisione di Marx, che riversò fuori nel suo articolo A Un'amministrazione collocata a riposo. Le prospettive del governo di coalizione, &C” (Gennaio 1853). Quello che il Times trovava così moderno ed affascinante, per lui era un'assoluta farsa. Quando la stampa di Londra annunciò "un ministero composto interamente di personaggi nuovi, giovani e promettenti", meditò che "il mondo sarà certamente non poco perplesso [nell'apprendere] che la nuova era nella storia della Gran Bretagna verrà inaugurata da poco meno che da consumati, decrepiti ottuagenari (...), i burocrati, che hanno servito sotto quasi tutte le amministrazioni dalla chiusura del secolo scorso; altri membri del gabinetto morti due volte per l'età e per esaurimento e resuscitati soltanto in esistenza artificiale".

Accanto ai giudizi sui singoli ve ne sono altri, naturalmente di maggiore interesse, riguardo alle loro politiche. "Ci viene promessa la totale scomparsa del partito della guerra, o meglio  anche degli stessi partiti", osservò Marx. "Quale è lo scopo del Times"? Sfortunatamente oggi la domanda è troppo d'attualità, in un mondo dove il dominio del capitale sul lavoro è diventato tanto feroce quanto lo era nel mezzo del diciannovesimo secolo.

Economia e politica

La separazione tra economia e politica che differenzia il capitalismo dalle precedenti forme di produzione ha raggiunto il suo punto più elevato. L'economia non soltanto domina la politica, regolando il suo programma e formando le sue decisioni, ma si trova al di fuori della giurisdizione e del controllo democratico al punto che un cambiamento di governo non cambia più la direzione della politica economica e sociale.

Negli ultimi trent'anni, i poteri decisionali sono passati inesorabilmente dalla sfera politica a quella economica. Particolari opzioni di politica sono state trasformate in imperativi economici i quali, non tollerando nessuna contraddizione, nascondono un progetto altamente politico ed assolutamente reazionario dietro una maschera ideologica di competenza apolitica. Questo smistamento di parti della sfera politica nell'economia, come un dominio separato impermeabile al cambiamento, comportano la più grave minaccia dei nostri tempi alla democrazia; i parlamenti nazionali, già svuotati di valore rappresentativo da sistemi elettorali devianti e da revisioni autoritarie della relazione tra esecutivo e legislativo, trovano i loro poteri portati via e trasferiti al mercato. Le valutazioni di Standard & Poor's e l'indice di Wall Street quei mega-feticci della società contemporanea portano incomparabilmente più peso che la volontà del popolo. Nella migliore delle ipotesi, il governo politico può 'intervenire' nell'economia (le classi dominanti hanno spesso bisogno di mitigare l'anarchia distruttiva del capitalismo e le sue violente crisi), ma non può sollevare preoccupazione sulle sue regole e sulle scelte fondamentali.

Gli eventi degli ultimi giorni in Grecia e Italia sono un esempio evidente di queste tendenze. Dietro la facciata del termine 'governo tecnico' o di 'governo di tutti i talenti', come era conosciuto ai giorni di Marx possiamo decifrare una sospensione della politica (nessun referendum, nessuna elezione) che presumibilmente consegna l'intero campo all'economia. In un articolo dell'aprile 1853, Risultati del dicastero, Marx scrisse: "Forse la cosa migliore che si può dire a favore del governo ["tecnico"] di coalizione è che rappresenta l'impotenza nel potere [politico] in un momento di transizione". I governi non discutono più che orientamento economico prendere; gli orientamenti economici determinano la nascita dei governi.

In Italia, i punti programmatici chiave sono stati elencati la scorsa estate in una lettera (intesa restare segreta!) della Banca Centrale Europea al governo Berlusconi. Per ristabilire la 'fiducia' del mercato era necessario procedere rapidamente giù per la strada di 'riforme strutturali', un'espressione ora utilizzata come sinonimo per la devastazione sociale: in altre parole, tagli salariali, attacchi ai diritti dei lavoratori sull'assunzione ed il licenziamento, aumenti dell'età pensionistica e privatizzazione su vasta scala. I nuovi 'governi tecnici', guidati da uomini con un passato in alcune delle istituzioni economiche più responsabili della crisi (Papademos in Grecia, Monti in Italia), daranno l'avvio giù per questa strada senza dubbio 'per il bene del paese' e per 'il benessere delle generazioni future'. E si scaglieranno violentemente contro chiunque che sollevi una voce discordante.

Se la sinistra non vuole scomparire. deve riscoprire come identificare le vere cause della crisi che è ora su di noi. Deve anche avere il coraggio di proporre, e sperimentare, le politiche radicali necessarie per raggiungere una soluzione.

Marcello Musto è docente di teoria politica alla York University, Toronto, Canada. Mantiene un blog a www.marcellomusto.com.