Professor Richard D. Wolff

 

 

Corruzione politica e capitalismo

Per il sistema capitalista la corruzione è endemica e non è stata regolata

con successo. E' forse giustificato un cambiamento di sistema?

di Richard Wolff.

PubBLICATO IL 2 FEBBRAIO 2014

 

Quasi giornalmente i mass media riferiscono di corruzione politica in tutto il mondo. Burocrati statali, da locali a nazionali a internazionali, sono smascherati per avere abusato della loro carica per guadagno personale. Questo guadagno solitamente è finanziario, ma può riguardare l0'avanzamento di carriera. Gran parte di questa corruzione è guidata e finanziata da imprese capitaliste. In questo genere di corruzione, i funzionari permettono l'elusione fiscale, forniscono sovvenzioni, compiono acquisti e talvolta vendite e decidono molte altre questioni "pubbliche" (per es., collocare strade, dividere in zone città, costruire strutture pubbliche, reprimere scioperi, investigare la corruzione, negoziare accordi internazionali ecc.).

Le decisioni ufficiali sono corrotte quando mirano (in cambio del vantaggio personale) esclusivamente o principalmente a beneficiare singole imprese o gruppi di imprese piuttosto che qualche ampio fine sociale o pubblico. La corruzione può essere illegale (quando si applicano leggi proibitive) o legale se tali leggi sono state abrogate o mai approvate. La corruzione politica, quando non nascosta o segreta, avviene sotto una copertura protettiva (o finzione) come se compiuta per fini o benefici pubblici.

Ciò che oggi principalmente guida questo genere di corruzione è la struttura del capitalismo. Per molte imprese capitaliste, esistono pressioni competitive ed altro per incrementare i profitti, i tassi di crescita e/o la quota di mercato. I loro consigli e gli alti dirigenti cercano di trovare materiali prodotti più economici e forza lavoro più a buon mercato, per estrarre più rendimento dai loro lavoratori, per vendere la loro produzione al prezzo più alto possibile e per trovare tecnologie più redditizie. La struttura fornisce loro ogni incentivo di profitto finanziario e/0 sicurezza ed avanzamento di carriera di carriera per comportarsi in quelle maniere. Quindi, consigli ed alti dirigenti cercano la massima assistenza ottenibile da funzionari statali in tutte queste aree e cercano inoltre di pagare come imposte la parte minore possibile del loro reddito netto. I consigli di amministrazione usano i profitti delle loro società per corrompere prevalentemente gli alti gradi della burocrazia statale, quelli necessari per compiere decisioni ufficiali vantaggiose.

I singoli capitalisti agiscono per corrompere i funzionari statali per servire le necessità della loro impresa. Raggruppati in associazioni, fanno allo stesso modo per le loro industrie. Quando organizzati nell'insieme (in "camere di commercio" o "alleanze di produttori" ecc.) corrompono per difendere i loro interessi di classe. Quando tale corruzione non è segreta, i capitalisti articolano le loro richieste a funzionari corrotti come "valide per l'economia o la società nel complesso". Frasi simili costituiscono il "linguaggio appropriato" che permette pubblicamente ai funzionari di mascherare e se tutto va bene legittimare le loro azioni corrotte.

Sono stati imposti codici morali rigorosi, regole e leggi per impedire a capitalisti singoli o raggruppati di corrompere i funzionari governativi. Tuttavia, le prove suggeriscono che né l'etica incline al senso civico né le regole o le leggi si sono avvicinate a terminare la corruzione dei capitalisti. Innumerevoli tribunali statali, commissioni ecc. non hanno affatto messo fine a quella corruzione. L'economia mainstream procede nelle analisi e nelle prescrizioni politiche come la corruzione sfrenata non esistesse. I mass media tendono a trattare la corruzione capitalista (almeno nei loro paesi) come eccezionale ed i tentativi governativi di fermarla come seri. Anche questi sono esempi ulteriori di quel "linguaggio appropriato" con il quale le moderne società capitaliste mascherano la corruzione sistemica.

Ridurre la corruzione dai suoi alti livelli attuali richiede qualcosa di più, e di diverso, da leggi aggiuntive, commissioni, invocazioni alla moralità, regolamenti e così via. Richiede un cambiamento economico fondamentale, strutturale. Le riforme precedenti hanno realizzato così poco successo perché hanno ignorato proprio l'idea o la possibilità di tale cambiamento. Hanno lasciato intatta la struttura di incentivo fondamentale del capitalismo ed il potere dei capitalisti di utilizzare i profitti d'impresa per fini di corruzione. I capitalisti hanno continuato ad essere di fronte a tutti i benefici ed i guadagni che i funzionari corrotti possono rendere (più i rischi ed i costi di non riuscire a corromperli). Allo stesso modo i capitalisti hanno continuato ad accumulare profitti sempre maggiori e così i fondi con i quali corrompere.

Un modo strutturale per ridurre la corruzione sarebbe democratizzare le imprese, riorganizzarle in modo tale che i lavoratori dirigano collettivamente le imprese. Una simile democratizzazione economica renderebbe trasparente tutti gli aspetti della relazione tra imprese e stato a tutti i dipendenti dell'impresa e quindi al vasto pubblico. Nascondere e mascherare la corruzione sarebbe molto più difficile. La condiscendenza ai regolamenti ed alle leggi che proibiscono la corruzione dei funzionari troverebbe probabilmente almeno qualche appoggio tra responsabili decisionali delle imprese democratizzate. Quelle imprese richiederebbero la discussione aperta ed il processo decisionale a maggioranza. Le minoranze potrebbero acquisire più facilmente la conoscenza necessaria per criticare ed influenzare le decisioni e così impedire o ridurre di utilizzare le entrate nette dell'impresa per corrompere funzionari statali.

Porre fine all'organizzazione capitalista delle imprese lascia ancora il problema degli incentivi per i lavoratori - anche nelle imprese auto-dirette dai lavoratori - a cercare di corrompere funzionari statali. Il passo adatto per risolvere questo problema riguarderebbe rendere interdipendenti le imprese democratizzate e una politica genuinamente democratizzata (di governo centrale a tutti i livelli). Le decisioni governative avrebbero bisogno di essere ratificate dalle imprese democratizzate interessate da quelle decisioni governative. In modo analogo, le decisioni dell'impresa democratizzata avrebbero bisogno di essere ratificate dalle istituzioni governative democratizzate interessate.

Dunque ogni tentativo da parte di una o di un gruppo di imprese auto-dirette dai lavoratori di ottenere delle decisioni corrotte da dei funzionari attiverebbe altre imprese auto-dirette dai lavoratori - danneggiate o svantaggiate da quelle decisioni - ad opporsi. E le loro obiezioni avrebbero denti efficaci data la relazione di condivisione del potere tra imprese e stato. Questo è un modo per interrompere l'irrazionalità sociale della corruzione - con cui una o un gruppo di imprese guadagna un vantaggio da corruzione a spese di altre, che sono perciò spinte a fare nello stesso modo, generando quindi corruzione sistemica. Il risultato finale è - come dimostra la storia del capitalismo - un'economia che serve meglio coloro che possono corrompere ed essere corrotti più efficacemente.

Infatti, le legislature sarebbero ricostruite come bicamerali - ma in senso nuovo. Una camera sarebbe basata sulle imprese, mentre l'altra sarebbe basata sulla residenza. Da un sistema di restrizioni e controlli di un simile sistema potrebbe ragionevolmente attendersi che riduca la relativa corruzione politica più di qualunque cosa finora tentata. Un simile cambiamento strutturale potrebbe ben fare meglio del lungo elenco di riforme anticorruzione che sono state spesso degli schermi fumogeni per evitare i cambiamenti fondamentali necessari.


Visitate il progetto del movimento sociale del Professor Wolff,
democracyatwork.info.