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Primavera avvelenata: la UE rinnova la spinta per rubare l'acqua del popolo

28 aprile 2013 14:36 | Steve McGiffen

 

Nel Regno Unito, le società dell'acqua profittatrici stanno alzando i prezzi più dell'inflazione in un momento in cui stanno già registrando alti tassi di profitto, sostenendo che i loro profitti sono giù perché tanti clienti non possono pagare la loro bolletta. Non sono il primo a rilevare che aumentare il costo dell'acqua sembra un modo singolare di trattare il fatto che la gente non può permettersi di pagarla al prezzo attuale, reminiscente delle vecchie prigioni dei debitori dove rinchiudevano le persone che non pagavano i loro debiti, rendendo quindi impossibile guadagnare il denaro per ripagarli.

Alcuni anni fa ho scritto un libro sull'argomento della privatizzazione dell'acqua con un membro di sinistra del parlamento europeo, Kartika Liotard. In Poisoned Spring: The EU & Water Privatisation (Pluto Press, 2009) siamo arrivati alla stessa conclusione che il problema non è tanto l'essere un profittatore da parte di questa o quella società dell'acqua, ma l'intero principio della proprietà privata dell'offerta della sostanza più vitale per la nostra esistenza.

L'accesso all'acqua è stato dichiarato un diritto umano dalle Nazioni Unite e spesso, quando è stata attuata la privatizzazione, le società private si sono dimostrate incapaci di assicurare tale accesso. Sfortunatamente, la Commissione Europea non è riuscita a notarlo oppure, semplicemente, non ha potuto preoccuparsene meno. L'acqua può essere la fonte della vita, ma per la Commissione, è principalmente una fonte potenziale di profitti per il capitale aziendale nel cui interesse dirige la UE. Sebbene la maggior parte del rifornimento idrico mondiale resta di proprietà pubblica, l'esecutivo non eletto dell'Unione Europea a Bruxelles si è dedicata, sia dentro che fuori della UE, ad assicurare che questa incresciosa situazione non persista.

Liotard ed io nel nostro libro abbiamo anche avvertito che sebbene quattro anni fa, quando è stato pubblicato, la lotta contro i privatizzatori dell'acqua avesse segnato molti straordinari successi, si sarebbero leccati le ferite e ritornati, quando arrivato il momento, con rinnovato vigore. Quel momento è stato procurato dalla crisi europea, che ha permesso alla Troika un ente comprendente la Commissione, la Banca Centrale Europea ed il Fondo Monetario Internazionale non soltanto di costringere ad enormi tagli della spesa pubblica ai paesi più colpiti, ma di far loro svendere i servizi pubblici, incluso il rifornimento idrico.

Tuttavia, la Troika non ha nessuna intenzione di fermarsi qui. Nascondendosi dietro una apparentemente proposta tecnica di 'riformare' e 'modernizzare', tramite quella che la Commissione chiama 'apertura del mercato', il modo nel quale le autorità governative assegnano contratti ai fornitori, la 'Direttiva delle Concessioni' obbligherebbe ogni autorità locale nell'Unione Europea ad appaltare il proprio rifornimento idrico. Sebbene sia permesso alle autorità di prendere in limitato conto altri fattori, generalmente le regole favoriscono chi fa l'offerta più alta.

L'esperienza ci mostra che le grandi corporation come Veolia e Thames Water spenderanno ciò che è necessario per acquisire il rifornimento idrico, quindi faranno aumentare i prezzi, tentando allo stesso tempo di risparmiare sulla qualità allo scopo di ricuperare il loro investimento il più velocemente possibile attraverso profitti accresciuti.

Intervistato al programma della TV tedesca Monitor, Oliver Hoedeman, portavoce per l'acqua al Corporate Europe Observatory con sede ad Amsterdam, ha correttamente osservato che le promesse che accompagnano la privatizzazione dell'acqua "servizio migliore, prezzi più bassi" non vengono mai mantenute. Invece, "vi è la tendenza ad aumentare i prezzi e l'investimento promesso nelle reti idriche non diventano quasi mai una realtà".

La spinta a privatizzare l'acqua in presenza sia di prove considerevoli che di schiacciante opposizione pubblica è il risultato in parte del parere dello ‘Steering Group’,  un presunto 'Gruppo di esperti' responsabile di fornire alla Commissione delle idee su come compiere dei miglioramenti nella politica idrica.

Come tutti i 'Gruppi di esperti della UE', lo Steering Group è riempito quasi esclusivamente di rappresentanti del capitale privato, inclusi i privatizzatori dell'acqua e le istituzioni finanziarie.

Il suo scopo è di permettere ai suoi membri ed ai loro amici di profittare da qualcosa di cui nessuno può fare a meno. Il grosso del rifornimento idrico in Europa resta di proprietà pubblica e lo scopo è di determinare un drastico cambiamento di questa situazione. Come le società idriche nazionalizzate e municipalizzate, anche i modelli innovativi come la società noprofit che fornisce l'acqua in Galles sarebbero minacciati da questo nuovo modello di approvvigionamento pubblico.

 

Così è importante che in tutta Europa la gente si unisca alla lotta contro la privatizzazione dell'acqua, organizzandosi in solidarietà con i popoli del Mediterraneo i cui governi stanno capitolando al ricatto di Bruxelles su questa come su tante altre materie, ma anche con uno sguardo al nostro futuro.

 

Una iniziativa che, mentre è improbabile che in se stessa abbia molto impatto, ha fornito agli attivisti un idea attorno alla quale raccogliere appoggio, è la petizione di più di un milione di firme che è stata presentata alla Commissione Europea l'11 febbraio. Organizzata dal gruppo della campagna Right2Water http://www.right2water.eu/ , la petizione contro la deregolamentazione dei servizi pubblici idrici e per una legislazione che renda un diritto umano l'accesso all'acqua potabile pulita, soddisfa le norme che la qualificano come 'Iniziativa dei cittadini europei'.

Raccogliete più di un milione di firme da almeno sette stati membri della UE e la Commissione deve rispondere alle vostre domande entro tre mesi da quando vengono presentate. Naturalmente, la sua risposta sarà cortese ed evasiva, ma questo mostrerà ancora una volta alla gente la natura assolutamente non democratica dell'Unione Europea e saranno cercati e trovati altri modi per costruire un già enorme sostegno del pubblico e per resistere a questo atto di ladrocinio.

Steve McGiffen è direttore di Spectrezine.