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Il Parlamento: la madre di tutti gli inganni di William Bowles

30 giugno 2012 — williambowles.info

 

Ecco stomaca dover procedere a stento in questo sudicio mare di opportunismo. Che spettacolo di inganno, di menzogne, di esitazione e di imbecillità ci offre questo Gioco Politico? Non posso concludere senza un appello serio a quei socialisti, di qualunque parte, che possano essere trascinati verso il vortice del parlamentarismo, di pensarci meglio quando c'è ancora tempo. Se ci alleiamo a qualcuno dei partiti esistenti ci useranno soltanto come uno strumento e, d'altra parte, se per caso un socialista slitta nel Parlamento, lo farà a spese di lasciarsi dietro i suoi principi; certamente non sarà ritornato come un socialista ma come qualcos'altro; che altro è difficile dire. Come ho scritto prima in queste colonne, il parlamento andrà proprio nel modo in cui lo lasceremmo andare. I nostri padroni si sentono molto inquieti sotto il goffo peso del GOVERNO e non sanno che fare, poiché il loro unico scopo è di governare dall'alto. Non aiutiamoli prendendo parte al loro gioco. Qualsiasi concessione possa essere necessaria al progresso della Rivoluzione può essere strappata via da loro almeno tanto facilmente con la pressione extra-parlamentare, che può essere esercitata senza perdere un granello di quei principi che sono il tesoro e la speranza dei Socialisti Rivoluzionari. — William Morris, il Commonweal, Volume 1, Numero 10, Novembre 1885, p. 93.[1]

Scritto centoventisette anni fa sotto il titolo di 'Mosse nel gioco politico' nella pubblicazione settimanale di Morris il Commonweal, questa dichiarazione potrebbe essere stata scritta oggi, eccetto che, naturalmente, non una singola persona di 'rilievo' a sinistra, avrebbe mai le palle di fare una simile dichiarazione sulla nostra 'sacrosanta istituzione', il Parlamento. Ancora meno, di mostrare mancanza di rispetto verso i nostri 'santificati socialisti parlamentari' per essere nulla più che impostori che hanno venduto la nostra eredità per una zuppa di verdure.

L'arguzia minimizzata e l'acido sarcasmo di Morris cospargevano le sue osservazioni settimanali sugli eventi del capitalismo della tarda Gran Bretagna vittoriana, proprio altrettanto allora quanto ora un sistema a due partiti. Naturalmente, le osservazioni di Morris venivano ignorate dalla sinistra del suo tempo proprio come sono ancora ignorate oggi da quello che è rimasto della sinistra.

Così cosa ci racconta questo della nostra attuale difficile situazione? In primo luogo, è ovvio che non abbiamo una sinistra, di nessun tipo. Si, certamente esistono degli individui di svariati gusti con qualche idea di cosa stia succedendo e perché, ma nell'insieme abbiamo ciò che rimane di una sinistra che è stata creata nei  ai tempi di Morris ed una che ancora pensa sia il 1885 giudicando dall'apparentemente cieca fede che ha la sinistra nella versione capitalista della democrazia, che Morris chiamava parlamentarismo.

E' stato attorno al tempo in cui Morris ha scritto le parole di cui sopra che la leadership della classe lavoratrice organizzata ha scelto la via di riformare il capitalismo, teoricamente tramite il processo parlamentare piuttosto che il rovesciamento rivoluzionario dell'ordine capitalista.

E, dopo tutto, la sfiducia di Morris per una classe politica professionale è ben dimostrata dagli eventi dei suoi e dei nostri giorni; corruzione, ladrocinio e frode su grande scala per non parlare dell'ovvio fatto che ora la classe politica è bene e veramente comprata e pagata dal capitalismo corporativo. Un accordo concluso mentre la popolazione era impegnata ad essere trasformata in 'democratici possessori di proprietà' durante l'era Thatcher attraverso la privatizzazione dell'edilizia pubblica e la sia svendita per quattro soldi.

La visione del socialismo di Morris è stata, per ovvie ragioni, respinta come 'utopica' e peggio, praticamente scritta dalla storia di Morris come socialista rivoluzionario. Invece, è diventato campione disegnatore di tappezzeria e versatile uomo del Rinascimento ma non qualcuno che patrocinava anche la rivoluzione violenta, non perché volesse ma come Morris era solito rilevare, quelli che governano non rinunceranno mai volontariamente al loro potere. Un'osservazione tante volte provata dai fatti.

E allora cosa è così 'utopico' della visione di Morris di una piccola, sostenibile, localmente basata e posseduta economia? Suona straordinariamente come quella che oggi chiameremmo una visione vede del futuro, la televisione è piena di spettacoli che sostengono proprio questo. Ma è principalmente il rifiuto di Morris del socialismo di stato che lo ha fatto spennellare fuori dal passato socialista come pure i suoi nostalgici struggimenti per la nostra storia perduta di lavoro creativo, non meno reale ora come allora.

Morris credeva che sulla strada dell'autorità nulla più era necessario di un'autorità locale amministrata dagli abitanti (o da quelli impiegati per conto loro). Utopico? Bene, si, nel senso che un simile ordinamento non sarebbe mai stato permesso sotto il capitalismo. Ma è realizzabile?

Mentre il 'movimento' sostenibile raccoglie andatura, a maggior ragione assomiglia alla comunità indipendente con amministrazione autonoma di Morris con la sua produzione su piccola scala che serve i bisogni locali. Un processo reso tanto più necessario data la deliberata deindustrializzazione/deabilitazione intrapresa da successivi governi. Tutto predetto strada facendo, o almeno osservato mentre accadeva proprio dalla gente che veniva licenziata.

Ma, perché ciò accada, i cartelli giganteschi che dominano e controllano l'economia nell'interesse di alcuni azionisti (che non sono nemmeno umani ma consistendo invece di enormi portafogli di azioni posseduti da compagnie di assicurazioni e da banche), dovrebbero essere smantellati.

Naturalmente, è un compito immenso e forse una delle ragioni (sebbene non la principale) riguardo al perché quei primi socialisti optarono per la 'strada parlamentare al socialismo'. Bene, non siamo mai arrivati tanto vicini come nel 1945 a qualche tipo di fatto male, riformato capitalismo con un volto socialista ma non doveva durare a lungo, per il 1980 era finito tutto. Soli 35 anni durante i quali abbiamo compiuto preziose conquiste in certe aree ma i fondamentali non sono stati modificati: quel che il Signore dà, il Signore può portar via come stiamo imparando a nostre spese collettive.

Guardandomi intorno ora con l'imperialismo su un letterale sentiero di guerra intorno al pianeta, adoperando delle armi che probabilmente avrebbero fatto gelare il sangue a Morris, nondimeno egli riconoscerebbe il nostro mondo poiché rassomiglia ancora una volta al suo. Un mondo di furioso capitalismo imperiale, incontrollato da una potente controforza dalla fine del periodo sovietico e che ancora una volta collassa completamente come le sue contraddizioni interne lo portano fuori controllo.

Straordinariamente Morris avrebbe anche riconosciuto istantaneamente gli speculatori finanziari che hanno causato tale rovina nel perseguimento di lucro osceno, poiché la sua età era cosparsa di questi stessi parassiti.

Ma disputo che la visione di Morris di comunità locali indipendenti sia persino più realizzabile oggi di quanto lo fosse nella sua epoca, non che si possa fare durante la notte, dovrebbe essere un processo di trasformazione in corso. Per esempio, cominciamo con le banche demolendole e creando una rete di banche locali progettate per finanziare lo sviluppo locale e servire la comunità. Cosa c'è di difficile in questo? E perché, quando i nostri media 'pubblici' asseriscono di dibattere la crisi economica tali idee non sono mai prese in considerazione?

Sfortunatamente, su questo sentiero ci sono altri, persino maggiori, ostacoli. Il passo patrocinato sopra non sarebbe mai permesso dal capitale globale. Per esempio, smantellare Barclays Bank farebbe incorrere nell'ira del cartello finanziario USA/UK e minaccerebbe di minare non soltanto la credibilità della spinta alla 'austerità' ma dell'illusoria importanza che le banche giocano nel preservare la civiltà come la conosciamo. Ancora peggio, dovremmo demolirle tutte e soltanto lo stato può fare questo, così torniamo dove abbiamo cominciato: prendere il controllo del potere statale (soltanto per abolirlo una volta che il regno del capitale sia eliminato secondo Morris).

Così continua felicemente lo scompiglio politico del nostro attuale sistema. Molto più sinistro di questo brutto scherzo del Parlamento e della rappresentanza è il processo del suo disfacimento economico. Per tutta la nazione viene compiuto il tentativo di stimolare il commercio con enormi annunci pubblicitari chiamati esposizioni ed i reali stanno giocando la loro doverosa parte in un paese commerciale dove si aprano, e così uccidendo, se possibile, due uccelli con una pietra da una parte suscitando lealtà e cercando di far spendere denaro dall'altra. Il successo del lato commerciale non è ancora grande ed il commercio è ancora 'pigro' una parola che nasconde alla vista qualcosa della stessa sofferenza come le frasi convenzionali utilizzate nel descrivere una battaglia. 'Il nemico molto infastidito della nostra avanzata': sappiamo tutti, se scegliamo di pensare, il genere di miseria che tali frasi coprono e nella nostra guerra commerciale è, lo ripeto, parecchio lo stesso. (ibid), Notes on Passing Events, Volume 2, Numero 21, 5 giugno 1886, p. 73.

Di nuovo, suppongo che non dovrebbe essere necessario ripetere che l'esperienza del capitalismo di Morris era quasi esattamente la stessa della nostra; che le crisi, piccole, grandi e disastrose sono intrinseche al capitalismo ed avvengono con monotona regolarità, essendo l'ultima forse l'ultimo urrà di un sistema così devastante nella sua potenza tecnologica che ora minaccia proprio l'esistenza dell'ecosistema che ci mantiene vivi. Che persista affatto è qualche genere di miracolo reso possibile soltanto persuadendoci che non vi è nessuna alternativa.

In ogni caso mi sembra che abbiamo raggiunto una congiuntura critica nella (d)evoluzione della democrazia parlamentare rappresentativa ed il ruolo che ha giocato nel mantenere il capitalismo. Una visione ereditata da generazioni successive di socialisti come un sentiero alternativo al socialismo. Una congiuntura che per di più è stata interamente trascurata dalla sinistra. Una sinistra che tuttora si comporta come se fosse ancora il 1885, molto meno il 1945.

Tuttavia, la classe politica dominante ed i suoi alleati nei mass media, hanno esattamente capito quanto fallito sia il sistema ma senza firmare la propria metaforica condanna a morte, vi è poco o nulla che possano o voglino fare riguardo a questo eccetto armeggiare e naturalmente reprimere tutti coloro che con un mezzo o l'altro si oppongono al nostro fascismo tipicamente inglese.

Chiaramente non è possibile riformare il Parlamento ed il processo democratico dall'interno. Dobbiamo solamente esaminare i tentativi che sono stati compiuti dalla stessa gente che ha bisogno di essere 'riformata'. La nostra trincerata classe politica non rinuncerà mai volontariamente al potere, vi è in palio troppo.

Sembra sempre più come l'unica strada in avanti sia comunità per comunità dato che non abbiamo intorno né sindacati né partiti politici ai quali unirsi e con i quali lanciare le nostre richieste, almeno al momento. Non che i sindacati non siano una voce importante ma non occupano più un ruolo centrale nella maggioranza della vita dei lavoratori.

Questo è il dilemma e perché la sinistra è priva di idee e di qualsiasi genere di legittimazione, perché la sinistra è anche un prodotto dello stesso pensiero che ha creato la nostra classe politica professionale e che ha le proprie radici in una classe lavoratrice industriale non più esistente. Vede la strada in avanti attraverso l'utilizzo degli stessi meccanismi e degli stessi poteri centralizzati di coloro che cercherebbe di rimpiazzare.

Se una minoranza significativa ha perduto tutta la fede nel processo politico e chiaramente l'ha perduta, perché dovrebbe fidarsi di una sinistra che opera nella stessa maniera, anche se con in mente un fine diverso?

I semi del cambiamento già esistono all'interno delle nostre comunità locali e sono sempre esistiti in una forma o l'altra ma come tentativi separati, disconnessi dalle questioni più ampie. Ma concentrarli attorno ad una comunità, una località geografica contestualizza le questioni e rende possibile condividere esperienze con altre comunità. E' dove viviamo e lavoriamo; dove ci divertiamo e ci istruiamo e curiamo le nostre malattie e dove l''austerità' si recita fino in fondo su base quotidiana.

Che forma ci vorrebbe non è ancora chiaro nella mia mente e tanto meno come potrebbero operare assieme le comunità individuali, ma ritengo che un consiglio locale rivoluzionato potrebbe alla fine formare la base per la trasformazione. Qualunque cosa, è ovvio, specialmente alla classe politica che l'attuale struttura è rotta in modo irreparabile, per non dire totalmente compromessa, di qui le infinite e vane esortazioni nei nostri complici mass media a  'restituire legittimità all'ordine politico'.

E, per essere un poco più realistici, questo progetto è uno che dovrà essere costruito nel tempo ed è cruciale è identificare il punto di partenza. In qualche modo, ho la sensazione che è la nozione di comunità che è al cuore della mia visione. Quale è l'idea di 'comunità' sulla quale si basa se non che esiste una comunità di interessi; obiettivi ed aspirazioni condivisi  come pure bisogni. E, per molti, dove vivono è spesso l'unico luogo dove sentono di essere, o di poter essere, parte di qualcosa più grande di loro stessi.[2] E' un'idea che lo stupido conservatore Cameron ha cercato di sfruttare con la sua montatura di PR della 'Grande Società', sapendo bene che come popolo non abbiamo nessun controllo sulle azioni dei nostri governanti ma che agogniamo disperatamente di appartenere a qualcosa di cui siamo parte e sulla quale abbiamo qualche controllo. In definitiva in centro commerciale non ci riesce, specialmente quando si è al verde.

Note

1. Il libro 'Giornalismo – Contributi al Common Weal 1885-1890′ di William Morris, edito da Nicholas Salmon, viene pubblicato come parte della William Morris Library da Thoemmes Press, 1996. Trovatelo in rete di seconda mano per circa £14. Inoltre, controllate il Morris Archive dello scomparso Nicholas Salmon collocato a Marxist.org

2. Ho esplorato altrove questa idea, osservando che la televisione ha sfruttato questo bisogno attraverso i suoi infiniti programmi su 'eredità', discendenza, storia, radici, famiglia, fatelo da soli, vivere verde, ecologia, mestieri, archeologia, ricreare il passato, ritorno alla terra, la lista continua senza fine e molti richiamano ad un passato che il capitalismo corporativo ha annientato spietatamente, sia che si tratti del forno locale o di guidare in un'autostrada a sei corsie attraverso un'area di particolare interesse naturalistico [sic]. E' la sensazione di essere stati frodati, che ci abbiano venduto una lista di beni di nessun particolare valore. Cha alla fine il capitalismo abbia fallito nel mantenere le promesse e forse in maniera ancora più importante ci abbia costretti (noi ed il mondo) a pagare un prezzo troppo alto per la sua bigiotteria.