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Ecco
— stomaca dover procedere a
stento in questo sudicio mare di opportunismo. Che spettacolo di
inganno, di menzogne, di esitazione e di imbecillità ci offre questo
Gioco Politico? Non posso concludere senza un appello serio a quei
socialisti, di qualunque parte, che possano essere trascinati verso
il vortice del parlamentarismo, di pensarci meglio quando c'è ancora
tempo. Se ci alleiamo a qualcuno dei partiti esistenti ci useranno
soltanto come uno strumento e, d'altra parte, se per caso un
socialista slitta nel Parlamento, lo farà a spese di lasciarsi
dietro i suoi principi; certamente non sarà ritornato come un
socialista ma come qualcos'altro; che altro è difficile dire. Come
ho scritto prima in queste colonne, il parlamento andrà proprio nel
modo in cui lo lasceremmo andare. I nostri padroni si
sentono molto inquieti sotto il goffo peso del GOVERNO e non sanno
che fare, poiché il loro unico scopo è di governare dall'alto. Non
aiutiamoli prendendo parte al loro gioco. Qualsiasi concessione
possa essere necessaria al progresso della Rivoluzione può essere
strappata via da loro almeno tanto facilmente con la pressione
extra-parlamentare, che può essere esercitata senza perdere un
granello di quei principi che sono il tesoro e la speranza dei
Socialisti Rivoluzionari. — William Morris,
il Commonweal, Volume 1,
Numero 10, Novembre 1885, p. 93.[1]
Scritto centoventisette anni fa sotto il titolo di 'Mosse nel
gioco politico' nella pubblicazione settimanale di Morris il
Commonweal,
questa dichiarazione potrebbe
essere stata scritta oggi, eccetto che, naturalmente, non una
singola persona di 'rilievo' a sinistra, avrebbe mai le palle di
fare una simile dichiarazione sulla nostra 'sacrosanta istituzione',
il Parlamento. Ancora meno, di mostrare mancanza di
rispetto verso i nostri 'santificati socialisti parlamentari' per
essere nulla più che impostori che hanno venduto la nostra eredità
per una zuppa di verdure.
L'arguzia minimizzata e l'acido sarcasmo di Morris cospargevano
le sue osservazioni settimanali sugli eventi del capitalismo della
tarda Gran Bretagna vittoriana, proprio altrettanto allora quanto
ora un sistema a due partiti. Naturalmente, le osservazioni di
Morris venivano ignorate dalla sinistra del suo tempo proprio come
sono ancora ignorate oggi da quello che è rimasto della sinistra.
Così cosa ci racconta questo della nostra attuale difficile
situazione?
In primo luogo, è ovvio che non abbiamo una sinistra, di nessun
tipo. Si, certamente esistono degli individui di svariati gusti con
qualche idea di cosa stia succedendo e perché, ma nell'insieme
abbiamo ciò che rimane di una sinistra che è stata creata nei
ai tempi di Morris ed una che ancora pensa sia il 1885 giudicando
dall'apparentemente cieca fede che ha la sinistra nella versione
capitalista della democrazia, che Morris chiamava parlamentarismo.
E' stato attorno al tempo in cui Morris ha scritto le parole di
cui sopra che la leadership della classe lavoratrice organizzata ha
scelto la via di riformare il capitalismo, teoricamente tramite il
processo parlamentare piuttosto che il rovesciamento rivoluzionario
dell'ordine capitalista.
E, dopo tutto, la sfiducia di Morris per una classe politica
professionale è ben dimostrata dagli eventi dei suoi e dei nostri
giorni; corruzione, ladrocinio e frode su grande scala per non
parlare dell'ovvio fatto che ora la classe politica è bene e
veramente comprata e pagata dal capitalismo corporativo. Un accordo
concluso mentre la popolazione era impegnata ad essere trasformata
in 'democratici possessori di proprietà' durante l'era
Thatcher attraverso la privatizzazione
dell'edilizia pubblica e la sia svendita per quattro soldi.
La visione del socialismo di Morris è stata, per ovvie ragioni,
respinta come 'utopica' e peggio, praticamente scritta dalla storia
di Morris come socialista rivoluzionario. Invece, è diventato
campione disegnatore di tappezzeria e versatile uomo del
Rinascimento ma non qualcuno che patrocinava anche la rivoluzione
violenta, non perché volesse ma come Morris era solito rilevare,
quelli che governano non rinunceranno mai volontariamente al loro
potere. Un'osservazione tante volte provata dai fatti.
E allora cosa è così 'utopico' della visione di Morris di una
piccola, sostenibile, localmente basata e posseduta economia? Suona
straordinariamente come quella che oggi chiameremmo una visione vede
del futuro, la televisione è piena di spettacoli che sostengono
proprio questo. Ma è principalmente il rifiuto di Morris del
socialismo di stato che lo ha fatto spennellare fuori dal passato
socialista come pure i suoi nostalgici struggimenti per la nostra
storia perduta di lavoro creativo, non meno reale ora come allora.
Morris credeva che sulla strada dell'autorità nulla più era
necessario di un'autorità locale amministrata dagli abitanti (o da
quelli impiegati per conto loro). Utopico? Bene, si, nel senso che
un simile ordinamento non sarebbe mai stato permesso sotto il
capitalismo. Ma è realizzabile?
Mentre il 'movimento' sostenibile raccoglie andatura, a maggior
ragione assomiglia alla comunità indipendente con amministrazione
autonoma di Morris con la sua produzione su piccola scala che serve
i bisogni locali. Un processo reso tanto più necessario data la
deliberata deindustrializzazione/deabilitazione intrapresa da
successivi governi. Tutto predetto strada facendo, o almeno
osservato mentre accadeva proprio dalla gente che veniva licenziata.
Ma, perché ciò accada, i cartelli giganteschi che dominano e
controllano l'economia nell'interesse di alcuni azionisti (che non
sono nemmeno umani ma consistendo invece di enormi portafogli di
azioni posseduti da compagnie di assicurazioni e da banche),
dovrebbero essere smantellati.
Naturalmente, è un compito immenso e forse una delle ragioni
(sebbene non la principale) riguardo al perché quei primi socialisti
optarono per la 'strada parlamentare al socialismo'. Bene, non siamo
mai arrivati tanto vicini come nel 1945 a qualche tipo di fatto
male, riformato capitalismo con un volto socialista ma non doveva
durare a lungo, per il 1980 era finito tutto. Soli 35 anni durante i
quali abbiamo compiuto preziose conquiste in certe aree ma i
fondamentali non sono stati modificati: quel che il Signore dà, il
Signore può portar via come stiamo imparando a nostre spese
collettive.
Guardandomi intorno ora con l'imperialismo su un letterale
sentiero di guerra intorno al pianeta, adoperando delle armi che
probabilmente avrebbero fatto gelare il sangue a Morris, nondimeno
egli riconoscerebbe il nostro mondo poiché rassomiglia ancora una
volta al suo. Un mondo di furioso capitalismo imperiale,
incontrollato da una potente controforza dalla fine del periodo
sovietico e che ancora una volta collassa completamente come le sue
contraddizioni interne lo portano fuori controllo.
Straordinariamente Morris avrebbe anche riconosciuto
istantaneamente gli speculatori finanziari che hanno causato tale
rovina nel perseguimento di lucro osceno, poiché la sua età era
cosparsa di questi stessi parassiti.
Ma disputo che la visione di Morris di comunità locali
indipendenti sia persino più realizzabile oggi di quanto lo fosse
nella sua epoca, non che si possa fare durante la notte, dovrebbe
essere un processo di trasformazione in corso. Per esempio,
cominciamo con le banche demolendole e creando una rete di banche
locali progettate per finanziare lo sviluppo locale e servire la
comunità. Cosa c'è di difficile in questo? E perché, quando i nostri
media 'pubblici' asseriscono di dibattere la crisi economica tali
idee non sono mai prese in considerazione?
Sfortunatamente, su questo sentiero ci sono altri, persino
maggiori, ostacoli. Il passo patrocinato sopra non sarebbe mai
permesso dal capitale globale. Per esempio, smantellare
Barclays Bank
farebbe incorrere nell'ira del
cartello finanziario USA/UK e minaccerebbe di minare non soltanto la
credibilità della spinta alla 'austerità' ma dell'illusoria
importanza che le banche giocano nel preservare la civiltà come la
conosciamo. Ancora peggio, dovremmo demolirle tutte e soltanto lo
stato può fare questo, così torniamo dove abbiamo cominciato:
prendere il controllo del potere statale (soltanto per abolirlo una
volta che il regno del capitale sia eliminato secondo Morris).
Così continua felicemente lo scompiglio politico del nostro
attuale sistema. Molto più sinistro di questo brutto scherzo del
Parlamento e della rappresentanza è il processo del suo disfacimento
economico. Per tutta la nazione viene compiuto il tentativo di
stimolare il commercio con enormi annunci pubblicitari chiamati
esposizioni ed i reali stanno giocando la loro doverosa parte in un
paese commerciale dove si aprano, e così uccidendo, se possibile,
due uccelli con una pietra
— da una parte
suscitando lealtà e cercando di far spendere denaro dall'altra.
Il successo del lato commerciale non è ancora grande ed il commercio
è ancora 'pigro'
— una parola che nasconde alla
vista qualcosa della stessa sofferenza come le frasi convenzionali
utilizzate nel descrivere una battaglia. 'Il nemico molto
infastidito della nostra avanzata': sappiamo tutti, se
scegliamo di pensare, il genere di miseria che tali frasi coprono e
nella nostra guerra commerciale è, lo ripeto, parecchio lo stesso.
—
(ibid),
Notes on Passing Events, Volume 2, Numero 21, 5
giugno 1886, p.
73.
Di nuovo, suppongo che non dovrebbe essere necessario ripetere
che l'esperienza del capitalismo di Morris era quasi esattamente la
stessa della nostra; che le crisi, piccole, grandi e disastrose sono
intrinseche al capitalismo ed avvengono con monotona regolarità,
essendo l'ultima forse l'ultimo urrà di un sistema così devastante
nella sua potenza tecnologica che ora minaccia proprio l'esistenza
dell'ecosistema che ci mantiene vivi. Che persista affatto è qualche
genere di miracolo reso possibile soltanto persuadendoci che non vi
è nessuna alternativa.
In ogni caso mi sembra che abbiamo raggiunto una congiuntura
critica nella (d)evoluzione della democrazia parlamentare
rappresentativa ed il ruolo che ha giocato nel mantenere il
capitalismo. Una visione ereditata da generazioni successive di
socialisti come un sentiero alternativo al socialismo. Una
congiuntura che per di più è stata interamente trascurata dalla
sinistra. Una sinistra che tuttora si comporta come se fosse ancora
il 1885, molto meno il 1945.
Tuttavia, la classe politica dominante ed i suoi alleati nei
mass media, hanno esattamente capito quanto fallito sia il
sistema ma senza firmare la propria metaforica condanna a morte, vi
è poco o nulla che possano o voglino fare riguardo a questo eccetto
armeggiare e naturalmente reprimere tutti coloro che con un mezzo o
l'altro si oppongono al nostro fascismo tipicamente inglese.
Chiaramente non è possibile riformare il Parlamento ed il
processo democratico dall'interno. Dobbiamo solamente esaminare i
tentativi che sono stati compiuti dalla stessa gente che ha bisogno
di essere 'riformata'. La nostra trincerata classe politica non
rinuncerà mai volontariamente al potere, vi è in palio troppo.
Sembra sempre più come l'unica strada in avanti sia comunità
per comunità dato che non abbiamo intorno né sindacati né partiti
politici ai quali unirsi e con i quali lanciare le nostre richieste,
almeno al momento. Non che i sindacati non siano una voce importante
ma non occupano più un ruolo centrale nella maggioranza della vita
dei lavoratori.
Questo è il dilemma e perché la sinistra è priva di idee e di
qualsiasi genere di legittimazione, perché la sinistra è anche un
prodotto dello stesso pensiero che ha creato la nostra classe
politica professionale e che ha le proprie radici in una classe
lavoratrice industriale non più esistente. Vede la strada in avanti
attraverso l'utilizzo degli stessi meccanismi e degli stessi poteri
centralizzati di coloro che cercherebbe di rimpiazzare.
Se una minoranza significativa ha perduto tutta la fede nel
processo politico e chiaramente l'ha perduta, perché dovrebbe
fidarsi di una sinistra che opera nella stessa maniera, anche se con
in mente un fine diverso?
I semi del cambiamento già esistono all'interno delle nostre
comunità locali e sono sempre esistiti in una forma o l'altra ma
come tentativi separati, disconnessi dalle questioni più ampie. Ma
concentrarli attorno ad una comunità, una località geografica
contestualizza le questioni e rende possibile condividere esperienze
con altre comunità. E' dove viviamo e lavoriamo; dove ci divertiamo
e ci istruiamo e curiamo le nostre malattie e dove l''austerità' si
recita fino in fondo su base quotidiana.
Che forma ci vorrebbe non è ancora chiaro nella mia mente e
tanto meno come potrebbero operare assieme le comunità individuali,
ma ritengo che un consiglio locale rivoluzionato potrebbe alla fine
formare la base per la trasformazione. Qualunque cosa, è ovvio,
specialmente alla classe politica che l'attuale struttura è rotta in
modo irreparabile, per non dire totalmente compromessa, di qui le
infinite e vane esortazioni nei nostri complici mass media a
'restituire legittimità all'ordine politico'.
E, per essere un poco più realistici, questo progetto è uno che
dovrà essere costruito nel tempo ed è cruciale è identificare il
punto di partenza. In qualche modo, ho la sensazione che è la
nozione di comunità che è al cuore della mia visione. Quale è l'idea
di 'comunità' sulla quale si basa se non che esiste una comunità di
interessi; obiettivi ed aspirazioni condivisi come pure
bisogni. E, per molti, dove vivono è spesso l'unico luogo dove
sentono di essere, o di poter essere, parte di qualcosa più grande
di loro stessi.[2] E' un'idea che lo stupido conservatore Cameron ha
cercato di sfruttare con la sua montatura di PR della 'Grande
Società', sapendo bene che come popolo non abbiamo nessun controllo
sulle azioni dei nostri governanti ma che agogniamo disperatamente
di appartenere a qualcosa di cui siamo parte e sulla quale abbiamo
qualche controllo. In definitiva in centro commerciale non ci
riesce, specialmente quando si è al verde.
Note
1.
Il libro 'Giornalismo
– Contributi
al Common Weal 1885-1890′
di William Morris, edito da
Nicholas Salmon, viene pubblicato come parte
della
William Morris Library
da Thoemmes Press, 1996.
Trovatelo in rete di seconda
mano per circa £14. Inoltre, controllate il
Morris Archive
dello scomparso
Nicholas Salmon collocato a
Marxist.org
2. Ho esplorato altrove questa idea, osservando che
la televisione ha sfruttato questo bisogno attraverso i suoi
infiniti programmi su 'eredità', discendenza, storia, radici,
famiglia, fatelo da soli, vivere verde, ecologia, mestieri,
archeologia, ricreare il passato, ritorno alla terra, la lista
continua senza fine e molti richiamano ad un passato che il
capitalismo corporativo ha annientato spietatamente, sia che si
tratti del forno locale o di guidare in un'autostrada a sei
corsie attraverso un'area di particolare interesse naturalistico
[sic].
E' la sensazione di essere stati frodati, che ci
abbiano venduto una lista di beni di nessun particolare valore.
Cha alla fine il capitalismo abbia fallito nel mantenere le
promesse e forse in maniera ancora più importante ci abbia
costretti (noi ed il mondo) a pagare un prezzo troppo alto per
la sua bigiotteria.
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