I media di sinistra-progressisti insistono nel fungere
da organizzazioni propagandistiche per la destabilizzazione
USA-NATO della Siria, placando così un pubblico politicamente
cosciente che altrimenti potrebbe essere mobilitato contro gli
atti di imperialismo e di violenza. I dati storici suggeriscono
come questa non sia la prima volta che dei "pubblicisti
progressisti" sono stati utilizzati per vendere una guerra.
Un recente rapporto di
Charlie Skelton sul Guardian UK spiega che le
organizzazioni occidentali di notizie rimangono vittime
volontarie (ovvero complici) in una campagna di propaganda per
l'intervento a guida USA-NATO in Siria che viene effettuata da
esperti e ben finanziati professionisti delle pubbliche
relazioni. Secondo Skelton, "i portavoce, gli 'esperti sulla
Siria', gli 'attivisti della democrazia' ... Le persone che
'esortano' e 'avvisano' e 'richiedono l'azione' contro il regime
di Assad sono loro stesse parte di un sofisticato e ricco sforzo
di pubbliche relazioni per permettere alle forze della NATO di
portare alla Siria la stessa medicina amministrata nel 2011 alla
Libia. "Vendono l'idea dell'intervento militare e del cambio di
regime" riporta Skelton,
"e che i notiziari
mainstream sono
desiderosi di acquistare. Molti degli "attivisti" e
portavoce che rappresentano l'opposizione siriana sono
strettamente (ed in molti casi finanziariamente) collegati agli
USA e a Londra
– proprio la gente che interverrebbe.
Il che significa che le informazioni e le statistiche da queste
fonti non sono necessariamente notizie genuine
–
è promozione delle vendite, una campagna di PR".[1]
Se si pensa che una rivelazione di questa grandezza causi
che gli altri media di notizie occidentali rivalutino la loro
cronaca della situazione siriana si sbaglierebbe fortemente.
Democracy Now di
Amy Goodman è un esempio calzante. Dall'inizio
delle rivoluzioni colorate della 'Primavera Araba' la sede di
trasmissione più importane del giornalismo di
sinistra-progressista "indipendente" negli Stati Uniti ha
utilizzato la sua cronaca per offuscare e quindi per avanzare la
campagna per il cambio di regime in Egitto, in Libia ed ora in
Siria. Le tattiche della disinformazione e degli squadroni della
morte e impiegati in Libia ed in Siria dovrebbero essere
facilmente riconoscibili dal momento che sono state raffinate
dall'amministrazione Reagan durante gli anni '80 contro i
movimenti popolari centroamericani di liberazione popolare.
Come ha recentemente osservato
Finian Cunningham
[2], i seguaci di
Democracy Now guardano la Goodman
su base regolare a causa della sua percepita credibilità; è
una "autodichiarata eccezione ai governanti"—una instancabile crociata contro i
restrittivi media corporativi dove sta un "silenzio
assordante ... attorno alle questioni—ed alla gente—che più importano".[3]
Oggi il vantato programma della
Goodman contribuisce proprio alla violenza
che
viene commessa dai mercenari appoggiati dagli occidentali
contro il popolo siriano.
La
Goodman e media di sinistra simili sono
attraenti e convincenti precisamente a causa del loro
atteggiarsi contro il controllo dei media corporativi, lo
sfruttamento economico ed i guerrafondai. Occupando i contorni
esterni della timida programmazione della
National Public Radio,
l'autodefinitasi "indipendente" cronaca di
Democracy Now assume una
certa aura di autenticità tra i suoi sostenitori—principalmente progressisti con
interesse per la giustizia sociale ed i diritti umani.
Tali caratteristiche rendono la
Goodman
e Democracy Now
tra i più efficaci seminatori di disinformazione. Inoltre,
il loro ruolo nel lenire un pubblico istruito ed altrimenti
esplicito serve soltanto per istigare all'aggressione militare
deliberata che la
Goodman
ed i suoi amici pretendono di
condannare. Alla luce dell'ampia cronaca della "Primavera Araba" del programma, un simile giornalismo
deve essere riconosciuto e condannato come trasparenti pubbliche
relazioni per la NATO e per la campagna di terrorismo perpetuo
di guerra su basi umanitarie dell'amministrazione Obama.[4]
Il 19 luglio, subito dopo avere intervistato un misterioso
"attivista siriano" che secondo quando asserito partecipava
soltanto con la promessa dell'anonimato,
Democracy Now ha portato avanti il
corrispondente da Beirut della
McClatchy
David Enders, che ha
presentato le azioni dell'esercito di mercenari appoggiato da
USA-NATO che sono risultate nella morte di funzionari siriani di
alto livello come parte di una rivoluzione popolare spontanea
che raggiungeva slancio.
"Abbiamo visto crescere nei numeri la rivolta e così la sua
capacità organizzativa. E loro hanno tentato di colpire Assad ed
il suo circolo interno molteplici volte ... Penso che ciò che
vediamo sia proprio lo sgretolamento del governo sotto il peso
di una massiccia ribellione. Esso semplicemente non può
schiacciarla".[5]
Di fatto la
Goodman
e Democracy Now sostengono
la maggiore perversione del giornalismo progressista:
utilizzando consapevolmente la fiducia del pubblico nella sua
prestazione e nella sua rettitudine morale per promuovere la
guerra più recente—una tradizione che risale a quasi
cento anni fa. A quel tempo i giornalisti con figure pubbliche
straordinariamente simili a quella della Goodman venivano
impiegati per persuadere il pubblico americano dell'entrata
degli USA nella I Guerra Mondiale. Ciò era compiuto con
l'attenta considerazione del governo su come dei crociati
apparentemente liberali venivano molto stimati dal pubblico più
ampio.
Nell'aprile del 1917, quando il presidente democratico
Woodrow Wilson portò l'America nella guerra che
prometteva avrebbe "reso il mondo sicuro per la democrazia", si
rivolse ad alcuni dei
principali giornalisti progressisti d'America per "vendere"
la guerra ad una restia popolazione americana attraverso la più
grande campagna di propaganda mai montata. L'ansia di Wilson per
assicurarsi il sostegno liberale per lo sforzo bellico lo portò
a riconoscere come dei ben noti "pubblicisti progressisti"
esercitino credibilità nella mente del pubblico attraverso il
loro lavoro precedente nell'esporre la corruzione del governo e
delle imprese. Uno di questi giornalisti era
George Creel,
a cui Wilson
mise la spina per guidare la Commissione sull'Informazione
Pubblica (CPI) formato da poco. Anche il direttore di
New Republic Walter Lippmann
ed il 'padre delle pubbliche relazioni'
Edward Bernays furono portati a bordo l'elaborata
campagna interna ed internazionale per "informare l'America".
A causa dei collegamenti di largo schieramento di Creel
agli scrittori progressisti per tutti gli USA, Wilson era
fiducioso che Creel sarebbe riuscito a portare a bordo nello
sforzo bellico questi lavoratori intellettuali per "stabilire un
collegamento visibile tra gli ideali liberali ed il
perseguimento della guerra", osserva
Stuart Ewen. "Nel complesso,
l'assunzione di Wilson era giustificata. Quando la guerra fu
dichiarata, una generazione appassionata dei pubblicisti
progressisti si allineò, circondando lo sforzo bellico di un
velo di retorica liberale molto necessaria".
Ben noto per la sue critiche derisorie degli interessi
della grande impresa, come i
Rockefeller e del loro infame ruolo nel massacro
di
Ludlow, Creel era il candidato perfetto per
guidare un apparato propagandistico
in un epoca in cui il sospetto verso "una guerra dei
capitalisti" era prevalente. "Quando era arrivato il momento di
guidare la mente del pubblico in guerra, il disordine minacciato
dai sentimenti contro la guerra—particolarmente tra le
classi inferiori—era visto come un'occasione che
richiedeva quella che Lippmann avrebbe chiamato la
"fabbricazione del consenso".[6]
Lo sforzo di vendita è stato senza precedenti in scala e
raffinatezza. Non soltanto il CPI è stato capace di censurare
ufficialmente le notizie e le informazioni, ma di fabbricarle.
Agendo nel ruolo di una avanzata e sfaccettata agenzia
pubblicitaria, l'operazione di Creel "esaminava maniere diverse
nelle quali le informazioni scorrevano alla popolazione ed
inondava questi canali con materiale pro-bellico".
L'organo interno della Commissione era
composto da 19 sottodivisioni, ciascuna dedicata ad un tipo
specifico di propaganda, una delle quali era una Divisione
Notizie che ha distribuito più di 6.000 comunicati stampa e che
agiva da accesso principale alle informazioni relative alla
guerra. In una settimana media, più di 20.000 colonne di
giornali portavano dati forniti attraverso la propaganda del
CPI. La Divisione
Servizi Speciali Sindacati impiegava
l'aiuto di popolari romanzieri, di scrittori di racconti e di
saggisti. Questi scrittori americani della corrente principale
presentavano la linea ufficiale in una forma prontamente
accessibile raggiungendo ogni mese dodici milioni di persone.
Sforzi simili esistevano per il cinema, oratoria da palco
improvvisato estemporaneamente
(Four Minute Men) e pubblicità autentica.[7]
Creel stesso ricorda gli sforzi senza precedenti
dell'apparato di controllo del pensiero cui soprintendeva per
vendere la guerra ad uno scettico pubblico americano
"E' una questione d'orgoglio della
Commissione sull'Informazione Pubblica, come dovrebbe essere per
l'America, che i direttori della propaganda inglese, francese ed
italiana erano un'unità che era d'accordo che la nostra
letteratura era eccezionale sopra tutte le altre per la sua
brillante e concentrata efficacia".[8]
Accanto ai ricordi di Creel, fuori dalle loro esperienze
nel CPI, i liberali
Lippmann
e Bernays scrissero del
loro totale disprezzo per quello che intendevano come un
pubblico malleabile e disperatamente male informato del quale
non ci si poteva fidare per prendere seriamente delle decisioni.
Secondo il loro punto di vista, l'opinione pubblica doveva
essere creata da una "intelligenza organizzata" di tecnocrati
(Lippmann) o "costruita" da "un governo
invisibile"
(Bernays), con il cittadino medio relegato al
ruolo di spettatore inattivo.[9]
Dato lo sfondo di lunga ed appassionata opposizione dei
giornalisti di sinistra-progressisti alle politiche di atrocità
e di saccheggio in stile nazista di
Bush-Cheney, sedi come
Democracy Now sono pronte a servire da piattaforme
per disseminare la necessaria disinformazione per far sembrare
gradite le rivoluzioni colorate e la politica "umanitaria" di
interventi militari dell'amministrazione Obama proprio agli
spettatori la cui sensibilità sono le più contrarie alla
violenza ed all'imperialismo.
Il fenomeno attesta la sofisticazione e l'efficienza degli
sforzi della pubblicità moderna che le organizzazioni di notizie
genuinamente alternative hanno da lungo indicato, la credulità
di molti della sinistra e la portata alla quale le tecniche di
propaganda della migliore qualità non muoiono davvero mai.
Piuttosto, sono coerentemente raffinate ed ampliate in
anticipazione per cambiare il sentimento del pubblico ed i
fondamenti logici per l'inganno.
Note
[1] Charlie Skelton, "The Syrian Opposition: Who's Doing the
Talking?" Guardian, 12 luglio 2012,
http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/jul/12/syrian-opposition-doing-the-talking
[2] Finian Cunningham, “’Democracy
Now’ and the ‘Progressive’ Alternative Media: Valued
Cheerleaders for Imperialism and War,” 13 luglio 2012,
GlobalResearch.ca,
http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=31874
[3] Amy Goodman
con David Goodman,
The Exception to the Rulers: Exposing Oily Politicians, War
Profiteers, and the Media that Love Them, New York: Hyperion,
2004, 7.
[4] Fact Sheet: A Comprehensive
Strategy and New Tools to Prevent and Respond to Atrocities,
White House Press Release, August 4, 2011,
http://www.whitehouse.gov/the-press-office/2012/04/23/fact-sheet-comprehensive-strategy-and-new-tools-prevent-and-respond-atro
[5] Democracy Now! “Back From Syria
Reporter David Enders Says Assad Regime Crumbling to ‘Grassroots
Rebellion,’”
19 luglio 2012,
http://www.democracynow.org/2012/7/19/back_from_syria_reporter_david_enders.
L'osservazione, emblematica della cronaca
complessiva di
Democracy Now su Libia e Siria, si trova in duro
contrasto con le storie da organizzazioni di notizie alternative
genuine che forniscono rapporti ed analisi importanti che
spiegano le cause alla radice della tensione siriana. Per
esempio, vedi
Thierry Meyssan,
“How Al Qaeda Men Came to Power in Libya,” Voltairenet.org, 7
Settembre 2011,
http://www.voltairenet.org/How-Al Qaeda-men-came-to-power-in; Tony
Cartalucci, A Timeline & History: One Year Into the Engineered
‘Arab Spring,’ One Step Closer to Global Hegemony,” 24 dicembre
2011, Land Destroyer Report,
http://landdestroyer.blogspot.co.uk/2011/12/2011-year-of-dupe.html; Webster Tarpley, “NATO-Backed Death
Squads Basic Cause of Syria Unrest,” PressTV, 10 maggio 2012,
http://www.presstv.com/detail/240482.html; Stephen Lendman, "Syria at the
Crossroads: Is US-NATO Contemplating a Plan B?
GlobalResearch.ca, 2 aprile 2012,
http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=30087.
[6] Stuart Ewen, PR! A Social History
of Spin, New York: Basic Books, 1996, 109-110.
[7] Aaron Delwiche, Propaganda:
Wartime Propaganda: World War I, The Committee on Public
Information,
Con accesso il 20 luglio 2012 a
http://www.propagandacritic.com/articles/ww1.cpi.html; George Creel, "How We Advertised America,
New York: Harper and Brothers, 1920.
Disponibile a
http://archive.org/details/howweadvertameri00creerich
[8] Creel, 113.
[9] Walter Lippmann, Public Opinion,
New York: Free Press, 1997 (1922); Edward L. Bernays,
Propaganda, New York: Ig Publishing, 2005 (1928);
Vedi inoltre
Lippmann, The Phantom Public, New York: Transaction Publishers,
1927,
e Crystallizing Public Opinion, New York: Bonni and
Liveright, 1929.
James Tracy
è Professore Associato di Studi sui Media alla
Florida
Atlantic University.
E' un associato di
Project Censored e ha un blog a
memorygap.org.