Il lascito d'inganno del giornalismo "progressista"

del Prof. James F. Tracy

Global Research, 20 luglio 2012

 

I media di sinistra-progressisti insistono nel fungere da organizzazioni propagandistiche per la destabilizzazione USA-NATO della Siria, placando così un pubblico politicamente cosciente che altrimenti potrebbe essere mobilitato contro gli atti di imperialismo e di violenza. I dati storici suggeriscono come questa non sia la prima volta che dei "pubblicisti progressisti" sono stati utilizzati per vendere una guerra.

Un recente rapporto di Charlie Skelton sul Guardian UK spiega che le organizzazioni occidentali di notizie rimangono vittime volontarie (ovvero complici) in una campagna di propaganda per l'intervento a guida USA-NATO in Siria che viene effettuata da esperti e ben finanziati professionisti delle pubbliche relazioni. Secondo Skelton, "i portavoce, gli 'esperti sulla Siria', gli 'attivisti della democrazia' ... Le persone che 'esortano' e 'avvisano' e 'richiedono l'azione' contro il regime di Assad sono loro stesse parte di un sofisticato e ricco sforzo di pubbliche relazioni per permettere alle forze della NATO di portare alla Siria la stessa medicina amministrata nel 2011 alla Libia. "Vendono l'idea dell'intervento militare e del cambio di regime" riporta Skelton,

"e che i notiziari mainstream sono desiderosi di acquistare. Molti degli "attivisti" e portavoce che rappresentano l'opposizione siriana sono strettamente (ed in molti casi finanziariamente) collegati agli USA e a Londra proprio la gente che interverrebbe. Il che significa che le informazioni e le statistiche da queste fonti non sono necessariamente notizie genuine è promozione delle vendite, una campagna di PR".[1]

Se si pensa che una rivelazione di questa grandezza causi che gli altri media di notizie occidentali rivalutino la loro cronaca della situazione siriana si sbaglierebbe fortemente. Democracy Now di Amy Goodman è un esempio calzante. Dall'inizio delle rivoluzioni colorate della 'Primavera Araba' la sede di trasmissione più importane del giornalismo di sinistra-progressista "indipendente" negli Stati Uniti ha utilizzato la sua cronaca per offuscare e quindi per avanzare la campagna per il cambio di regime in Egitto, in Libia ed ora in Siria. Le tattiche della disinformazione e degli squadroni della morte e impiegati in Libia ed in Siria dovrebbero essere facilmente riconoscibili dal momento che sono state raffinate dall'amministrazione Reagan durante gli anni '80 contro i movimenti popolari centroamericani di liberazione popolare.

Come ha recentemente osservato Finian Cunningham [2], i seguaci di Democracy Now guardano la Goodman su base regolare a causa della sua percepita credibilità; è una "autodichiarata eccezione ai governanti"una instancabile crociata contro i restrittivi media corporativi dove sta un "silenzio assordante ... attorno alle questionied alla genteche più importano".[3] Oggi il vantato programma della Goodman contribuisce proprio alla violenza che viene commessa dai mercenari appoggiati dagli occidentali contro il popolo siriano.

La Goodman e media di sinistra simili sono attraenti e convincenti precisamente a causa del loro atteggiarsi contro il controllo dei media corporativi, lo sfruttamento economico ed i guerrafondai. Occupando i contorni esterni della timida programmazione della National Public Radio, l'autodefinitasi "indipendente" cronaca di Democracy Now assume una certa aura di autenticità tra i suoi sostenitoriprincipalmente progressisti con interesse per la giustizia sociale ed i diritti umani.

Tali caratteristiche rendono la Goodman e Democracy Now tra i più efficaci seminatori di disinformazione. Inoltre, il loro ruolo nel lenire un pubblico istruito ed altrimenti esplicito serve soltanto per istigare all'aggressione militare deliberata che la Goodman ed i suoi amici pretendono di condannare. Alla luce dell'ampia cronaca della "Primavera Araba" del programma, un simile giornalismo deve essere riconosciuto e condannato come trasparenti pubbliche relazioni per la NATO e per la campagna di terrorismo perpetuo di guerra su basi umanitarie dell'amministrazione Obama.[4]

Il 19 luglio, subito dopo avere intervistato un misterioso "attivista siriano" che secondo quando asserito partecipava soltanto con la promessa dell'anonimato, Democracy Now ha portato avanti il corrispondente da Beirut della McClatchy David Enders, che ha presentato le azioni dell'esercito di mercenari appoggiato da USA-NATO che sono risultate nella morte di funzionari siriani di alto livello come parte di una rivoluzione popolare spontanea che raggiungeva slancio.

"Abbiamo visto crescere nei numeri la rivolta e così la sua capacità organizzativa. E loro hanno tentato di colpire Assad ed il suo circolo interno molteplici volte ... Penso che ciò che vediamo sia proprio lo sgretolamento del governo sotto il peso di una massiccia ribellione. Esso semplicemente non può schiacciarla".[5]

Di fatto la Goodman e Democracy Now sostengono la maggiore perversione del giornalismo progressista: utilizzando consapevolmente la fiducia del pubblico nella sua prestazione e nella sua rettitudine morale per promuovere la guerra più recenteuna tradizione che risale a quasi cento anni fa. A quel tempo i giornalisti con figure pubbliche straordinariamente simili a quella della Goodman venivano impiegati per persuadere il pubblico americano dell'entrata degli USA nella I Guerra Mondiale. Ciò era compiuto con l'attenta considerazione del governo su come dei crociati apparentemente liberali venivano molto stimati dal pubblico più ampio.

Nell'aprile del 1917, quando il presidente democratico Woodrow Wilson portò l'America nella guerra che prometteva avrebbe "reso il mondo sicuro per la democrazia", si rivolse ad alcuni dei principali giornalisti progressisti d'America per "vendere" la guerra ad una restia popolazione americana attraverso la più grande campagna di propaganda mai montata. L'ansia di Wilson per assicurarsi il sostegno liberale per lo sforzo bellico lo portò a riconoscere come dei ben noti "pubblicisti progressisti" esercitino credibilità nella mente del pubblico attraverso il loro lavoro precedente nell'esporre la corruzione del governo e delle imprese. Uno di questi giornalisti era George Creel, a cui Wilson mise la spina per guidare la Commissione sull'Informazione Pubblica (CPI) formato da poco. Anche il direttore di New Republic Walter Lippmann ed il 'padre delle pubbliche relazioni' Edward Bernays furono portati a bordo l'elaborata campagna interna ed internazionale per "informare l'America".

A causa dei collegamenti di largo schieramento di Creel agli scrittori progressisti per tutti gli USA, Wilson era fiducioso che Creel sarebbe riuscito a portare a bordo nello sforzo bellico questi lavoratori intellettuali per "stabilire un collegamento visibile tra gli ideali liberali ed il perseguimento della guerra", osserva Stuart Ewen. "Nel complesso, l'assunzione di Wilson era giustificata. Quando la guerra fu dichiarata, una generazione appassionata dei pubblicisti progressisti si allineò, circondando lo sforzo bellico di un velo di retorica liberale molto necessaria".

Ben noto per la sue critiche derisorie degli interessi della grande impresa, come i Rockefeller e del loro infame ruolo nel massacro di Ludlow, Creel era il candidato perfetto per guidare un apparato propagandistico in un epoca in cui il sospetto verso "una guerra dei capitalisti" era prevalente. "Quando era arrivato il momento di guidare la mente del pubblico in guerra, il disordine minacciato dai sentimenti contro la guerraparticolarmente tra le classi inferioriera visto come un'occasione che richiedeva quella che Lippmann avrebbe chiamato la "fabbricazione del consenso".[6]

Lo sforzo di vendita è stato senza precedenti in scala e raffinatezza. Non soltanto il CPI è stato capace di censurare ufficialmente le notizie e le informazioni, ma di fabbricarle. Agendo nel ruolo di una avanzata e sfaccettata agenzia pubblicitaria, l'operazione di Creel "esaminava maniere diverse nelle quali le informazioni scorrevano alla popolazione ed inondava questi canali con materiale pro-bellico".

L'organo interno della Commissione era composto da 19 sottodivisioni, ciascuna dedicata ad un tipo specifico di propaganda, una delle quali era una Divisione Notizie che ha distribuito più di 6.000 comunicati stampa e che agiva da accesso principale alle informazioni relative alla guerra. In una settimana media, più di 20.000 colonne di giornali portavano dati forniti attraverso la propaganda del CPI. La Divisione Servizi Speciali Sindacati impiegava l'aiuto di popolari romanzieri, di scrittori di racconti e di saggisti. Questi scrittori americani della corrente principale presentavano la linea ufficiale in una forma prontamente accessibile raggiungendo ogni mese dodici milioni di persone. Sforzi simili esistevano per il cinema, oratoria da palco improvvisato estemporaneamente (Four Minute Men) e pubblicità autentica.[7]

Creel stesso ricorda gli sforzi senza precedenti dell'apparato di controllo del pensiero cui soprintendeva per vendere la guerra ad uno scettico pubblico americano

"E' una questione d'orgoglio della Commissione sull'Informazione Pubblica, come dovrebbe essere per l'America, che i direttori della propaganda inglese, francese ed italiana erano un'unità che era d'accordo che la nostra letteratura era eccezionale sopra tutte le altre per la sua brillante e concentrata efficacia".[8]

Accanto ai ricordi di Creel, fuori dalle loro esperienze nel CPI, i liberali Lippmann e Bernays scrissero del loro totale disprezzo per quello che intendevano come un pubblico malleabile e disperatamente male informato del quale non ci si poteva fidare per prendere seriamente delle decisioni. Secondo il loro punto di vista, l'opinione pubblica doveva essere creata da una "intelligenza organizzata" di tecnocrati (Lippmann) o "costruita" da "un governo invisibile" (Bernays), con il cittadino medio relegato al ruolo di spettatore inattivo.[9]

Dato lo sfondo di lunga ed appassionata opposizione dei giornalisti di sinistra-progressisti alle politiche di atrocità e di saccheggio in stile nazista di Bush-Cheney, sedi come Democracy Now sono pronte a servire da piattaforme per disseminare la necessaria disinformazione per far sembrare gradite le rivoluzioni colorate e la politica "umanitaria" di interventi militari dell'amministrazione Obama proprio agli spettatori la cui sensibilità sono le più contrarie alla violenza ed all'imperialismo.

Il fenomeno attesta la sofisticazione e l'efficienza degli sforzi della pubblicità moderna che le organizzazioni di notizie genuinamente alternative hanno da lungo indicato, la credulità di molti della sinistra e la portata alla quale le tecniche di propaganda della migliore qualità non muoiono davvero mai. Piuttosto, sono coerentemente raffinate ed ampliate in anticipazione per cambiare il sentimento del pubblico ed i fondamenti logici per l'inganno.

Note

[1] Charlie Skelton, "The Syrian Opposition: Who's Doing the Talking?" Guardian, 12
luglio 2012, http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2012/jul/12/syrian-opposition-doing-the-talking

[2] Finian Cunningham, “’Democracy Now’ and the ‘Progressive’ Alternative Media: Valued Cheerleaders for Imperialism and War,” 13 luglio 2012, GlobalResearch.ca, http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=31874

[3] Amy Goodman con David Goodman, The Exception to the Rulers: Exposing Oily Politicians, War Profiteers, and the Media that Love Them, New York: Hyperion, 2004, 7.

[4] Fact Sheet: A Comprehensive Strategy and New Tools to Prevent and Respond to Atrocities, White House Press Release, August 4, 2011, http://www.whitehouse.gov/the-press-office/2012/04/23/fact-sheet-comprehensive-strategy-and-new-tools-prevent-and-respond-atro

[5] Democracy Now! “Back From Syria Reporter David Enders Says Assad Regime Crumbling to ‘Grassroots Rebellion,’” 19 luglio 2012, http://www.democracynow.org/2012/7/19/back_from_syria_reporter_david_enders. L'osservazione, emblematica della cronaca complessiva di Democracy Now su Libia e Siria, si trova in duro contrasto con le storie da organizzazioni di notizie alternative genuine che forniscono rapporti ed analisi importanti che spiegano le cause alla radice della tensione siriana. Per esempio, vedi Thierry Meyssan, “How Al Qaeda Men Came to Power in Libya,” Voltairenet.org, 7 Settembre 2011, http://www.voltairenet.org/How-Al Qaeda-men-came-to-power-in; Tony Cartalucci, A Timeline & History: One Year Into the Engineered ‘Arab Spring,’ One Step Closer to Global Hegemony,” 24 dicembre 2011, Land Destroyer Report, http://landdestroyer.blogspot.co.uk/2011/12/2011-year-of-dupe.html; Webster Tarpley, “NATO-Backed Death Squads Basic Cause of Syria Unrest,” PressTV, 10 maggio 2012, http://www.presstv.com/detail/240482.html; Stephen Lendman, "Syria at the Crossroads: Is US-NATO Contemplating a Plan B? GlobalResearch.ca, 2 aprile 2012, http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=30087.

[6] Stuart Ewen, PR! A Social History of Spin, New York: Basic Books, 1996, 109-110.

[7] Aaron Delwiche, Propaganda: Wartime Propaganda: World War I, The Committee on Public Information, Con accesso il 20 luglio 2012 a http://www.propagandacritic.com/articles/ww1.cpi.html; George Creel, "How We Advertised America, New York: Harper and Brothers, 1920. Disponibile a http://archive.org/details/howweadvertameri00creerich

[8] Creel, 113.

[9] Walter Lippmann, Public Opinion, New York: Free Press, 1997 (1922); Edward L. Bernays, Propaganda, New York: Ig Publishing, 2005 (1928); Vedi inoltre Lippmann, The Phantom Public, New York: Transaction Publishers, 1927, e Crystallizing Public Opinion, New York: Bonni and Liveright, 1929.

James Tracy è Professore Associato di Studi sui Media alla Florida Atlantic University. E' un associato di Project Censored e ha un blog a memorygap.org.