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I giornali pakistani e indiani riferiscono che
Raymond Davis,
il contractor della CIA che affronta accuse di omicidio in prigione
a Lahore per l'esecuzione-assassinio di due giovani ritenuti essere
due agenti dei servizi segreti pakistani, era effettivamente
impegnato a organizzare attività terroristiche in Pakistan.
Come ha
riportato
il 22 febbraio
l'Express Tribune,
un quotidiano di lingua inglese collegato all'International Herald Tribune:
"Le uccisioni di Lahore sono stati un male che si è
rivelato un bene per le nostre agenzie di sicurezza che sospettavano
che Davis stesse dirigendo attività terroristiche a Lahore e in
altre parti del Punjab", ha affermato un alto funzionario della
polizia del Punjab.
"I suoi stretti legami con il TTP [il
Tehrik-e-Taliban Pakistan]
sono stati rivelati durante le indagini", ha aggiunto. "Davis era
strumentale nel reclutare giovani del Punjab per i talebani per
alimentare la sanguinosa insurrezione". I dati delle chiamate dei
telefoni cellulari ritrovati a Davis hanno stabilito i suoi
collegamenti con 33 pakistani, inclusi 27 militanti del TTP e del
gruppo settario
Lashkar-e-Jhangvi,
hanno dichiarato delle fonti.
L'articolo continua per spiegare un motivo per il quale gli
USA, che da una parte premono apertamente sul Pakistan per muoversi
militarmente contro le forze talebane nelle regioni di frontiera
limitrofe all'Afghanistan
avrebbero un agente a contratto che incoraggia attivamente ad azioni
terroristiche all'interno del Pakistan, affermando:
Si è detto anche che Davis stava lavorando a un piano per
dar credito all'opinione americana che le armi nucleari del Pakistan
non siano al sicuro. A questo scopo, stava istituendo un gruppo di
talebani che sarebbe stato al suo comando.
Secondo un
rapporto
sull'Economic Times of India,
un resoconto da parte degli investigatori della polizia delle
chiamate piazzate da Davis su alcuni dei telefoni cellulari
trovatigli addosso e nella sua
Honda Civic
a noleggio dopo la sparatoria hanno rivelato chiamate a 33
pakistani, inclusi 27 militanti dei banditi talebani pakistani e di Lashkar-e-Jhangvi,
un gruppo identificato come organizzazione terrorista sia dagli USA
che dal Pakistan, che è stato accusato dell'assassinio del primo
ministro
Benazir Bhutto
e della brutale uccisione del
reporter
del
Wall Street Journal
Daniel Pearl.
Nel frattempo, mentre gli USA continuano a sostenere che Davis
"si stava difendendo" contro due rapinatori armati, la
Associated Press
riferisce che le sue fonti nei servizi segreti pakistani, l'Inter-Service
Intelligence (ISI),
le raccontano che Davis "conosceva entrambe gli uomini che ha
ucciso".
Il
rapporto dell'AP,
che è stato pubblicato giovedì sul
Washington Post,
sostiene
che l'ISI afferma che "non aveva nessuna idea chi Davis fosse o cosa
stesse facendo quando è stato arrestato", che aveva dei contatti
nelle regioni tribali del Pakistan e che le sue richieste di visto
contenevano riferimenti e numeri di telefono falsi".
L'articolo cita un "alto funzionario dell'intelligence
pakistano" mentre dichiara che l'ISI "teme che attualmente vi siano
centinaia di contractor della CIA che operano in Pakistan senza la
conoscenza del governo o dei servizi segreti pakistani".
In una indicazione che il Pakistan sta indurendo la propria
posizione contro il cedere alle pressioni degli USA per liberare
Davis dalla prigione, l'Express Tribune
cita fonti del ministero degli esteri pakistano che affermano che
gli USA stanno insistendo con loro per contraffare documenti
retrodatati che permetterebbero agli USA di sostenere che Davis
lavorava per l'ambasciata USA. Il presidente Obama, il segretario di
stato
Hillary Clinton
ed altri massimi funzionari USA stanno cercando di sostenere che
Davis fosse un dipendente d'ambasciata e non, come hanno
inizialmente dichiarato, e lui stesso ha raccontato agli ufficiali
di polizia che lo arrestavano, semplicemente un contractor che
lavorava
al consolato di Lahore. La differenza è critica, dal momento
che la maggior parte degli impiegati d'ambasciata ricevono
l'immunità completa per le loro attività, mentre ai dipendenti del
consolato, in base alle Convenzioni di Vienna, viene data soltanto
l'immunità per le cose fatte durante e nel corso dei loro obblighi
ufficiali.
Il 20 gennaio, una settimana prima della sparatoria, gli USA
avevano presentato al ministero degli esteri una lista di lavoratori
dell'ambasciata. Questa lista portava 48 nomi e Davis non era uno di
loro. Un giorno dopo la sparatoria, l'ambasciata ha
presentato una lista "corretta", asserendo in modo piuttosto
inverosimile che "si erano lasciati sfuggire" Davis. Al momento del
suo arresto Davis portava un passaporto regolare, non uno
diplomatico, sebbene il consolato di Lahore vi si precipitò il
giorno seguente e cercò che la polizia lasciasse scambiareil suo
logoro passaporto per uno diplomatico lucente nuovo (fu respinto
recisamente). Quando è stato arrestato Davis portava anche un
documento d'identità da contractor del dipartimento della difesa,
che complica ulteriormente il quadro su chi possa essere il suo vero
datore di lavoro.
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