I giornali pakistani e indiani affermano che il contractor della CIA  Raymond Davis è un terrorista

Giovedì, 24/02/2011

di Dave Lindorff

 This Can't Be Happening

 

I giornali pakistani e indiani riferiscono che Raymond Davis, il contractor della CIA che affronta accuse di omicidio in prigione a Lahore per l'esecuzione-assassinio di due giovani ritenuti essere due agenti dei servizi segreti pakistani, era effettivamente impegnato a organizzare attività terroristiche in Pakistan.

Come ha riportato il 22 febbraio l'Express Tribune, un quotidiano di lingua inglese collegato all'International Herald Tribune:

"Le uccisioni di Lahore sono stati un male che si è rivelato un bene per le nostre agenzie di sicurezza che sospettavano che Davis stesse dirigendo attività terroristiche a Lahore e in altre parti del Punjab", ha affermato un alto funzionario della polizia del Punjab.

"I suoi stretti legami con il TTP [il Tehrik-e-Taliban Pakistan] sono stati rivelati durante le indagini", ha aggiunto. "Davis era strumentale nel reclutare giovani del Punjab per i talebani per alimentare la sanguinosa insurrezione". I dati delle chiamate dei telefoni cellulari ritrovati a Davis hanno stabilito i suoi collegamenti con 33 pakistani, inclusi 27 militanti del TTP e del gruppo settario Lashkar-e-Jhangvi, hanno dichiarato delle fonti.

L'articolo continua per spiegare un motivo per il quale gli USA, che da una parte premono apertamente sul Pakistan per muoversi militarmente contro le forze talebane nelle regioni di frontiera limitrofe all'Afghanistan avrebbero un agente a contratto che incoraggia attivamente ad azioni terroristiche all'interno del Pakistan, affermando:

Si è detto anche che Davis stava lavorando a un piano per dar credito all'opinione americana che le armi nucleari del Pakistan non siano al sicuro. A questo scopo, stava istituendo un gruppo di talebani che sarebbe stato al suo comando.

Secondo un rapporto sull'Economic Times of India, un resoconto da parte degli investigatori della polizia delle chiamate piazzate da Davis su alcuni dei telefoni cellulari trovatigli addosso e nella sua Honda Civic a noleggio dopo la sparatoria hanno rivelato chiamate a 33 pakistani, inclusi 27 militanti dei banditi talebani pakistani e di Lashkar-e-Jhangvi, un gruppo identificato come organizzazione terrorista sia dagli USA che dal Pakistan, che è stato accusato dell'assassinio del primo ministro Benazir Bhutto e della brutale uccisione del reporter del Wall Street Journal Daniel Pearl.

Nel frattempo, mentre gli USA continuano a sostenere che Davis "si stava difendendo" contro due rapinatori armati, la Associated Press riferisce che le sue fonti nei servizi segreti pakistani, l'Inter-Service Intelligence (ISI), le raccontano che Davis "conosceva entrambe gli uomini che ha ucciso".

Il rapporto dell'AP, che è stato pubblicato giovedì sul Washington Post, sostiene che l'ISI afferma che "non aveva nessuna idea chi Davis fosse o cosa stesse facendo quando è stato arrestato", che aveva dei contatti nelle regioni tribali del Pakistan e che le sue richieste di visto contenevano riferimenti e numeri di telefono falsi".

L'articolo cita un "alto funzionario dell'intelligence pakistano" mentre dichiara che l'ISI "teme che attualmente vi siano centinaia di contractor della CIA che operano in Pakistan senza la conoscenza del governo o dei servizi segreti pakistani".

In una indicazione che il Pakistan sta indurendo la propria posizione contro il cedere alle pressioni degli USA per liberare Davis dalla prigione, l'Express Tribune cita fonti del ministero degli esteri pakistano che affermano che gli USA stanno insistendo con loro per contraffare documenti retrodatati che permetterebbero agli USA di sostenere che Davis lavorava per l'ambasciata USA. Il presidente Obama, il segretario di stato Hillary Clinton ed altri massimi funzionari USA stanno cercando di sostenere che Davis fosse un dipendente d'ambasciata e non, come hanno inizialmente dichiarato, e lui stesso ha raccontato agli ufficiali di polizia che lo arrestavano, semplicemente un contractor che lavorava al consolato di Lahore. La differenza è critica, dal momento che la maggior parte degli impiegati d'ambasciata ricevono l'immunità completa per le loro attività, mentre ai dipendenti del consolato, in base alle Convenzioni di Vienna, viene data soltanto l'immunità per le cose fatte durante e nel corso dei loro obblighi ufficiali.

Il 20 gennaio, una settimana prima della sparatoria, gli USA avevano presentato al ministero degli esteri una lista di lavoratori dell'ambasciata. Questa lista portava 48 nomi e Davis non era uno di loro. Un giorno dopo la sparatoria, l'ambasciata ha presentato una lista "corretta", asserendo in modo piuttosto inverosimile che "si erano lasciati sfuggire" Davis. Al momento del suo arresto Davis portava un passaporto regolare, non uno diplomatico, sebbene il consolato di Lahore vi si precipitò il giorno seguente e cercò che la polizia lasciasse scambiareil suo logoro passaporto per uno diplomatico lucente nuovo (fu respinto recisamente). Quando è stato arrestato Davis portava anche un documento d'identità da contractor del dipartimento della difesa, che complica ulteriormente il quadro su chi possa essere il suo vero datore di lavoro.