Una farsa politica, non un dibattito

di Patrick Martin
17 ottobre 2008

 

Lo scontro di mercoledì trasmesso alla TV in tutta la nazione tra Barack Obama e John McCain è stato meno un dibattito che un episodio ritualizzato di una forma peculiarmente americana di teatro politico.

I due candidati, entrambe rappresentanti multimilionari delle classi superiori della società americana, hanno condiviso il palcoscenico con un altro multimilionario, un anziano presentatore televisivo che ha confinato gli argomenti e le domande al banale e prevedibile, escludendo qualunque cosa che avrebbe messo in discussione la struttura portante di destra del dibattito. (Per esempio, dove in questo dibattito vi è stata una domanda sulle ultime cifre che mostrano che 28 paesi hanno un tasso di mortalità infantile più basso degli USA, o sulla crescita del numero dei lavoratori poveri, o sul tuffo verso la bancarotta di governi statali e locali?)

Il dibattito è stato trasmesso simultaneamente su tutte e quattro le reti televisive e su tre reti di notizie via cavo, ciascuna con il proprio gruppo di presentatori ed esperti milionari, che hanno formato un coro dei media che magnificava il significato dell'evento come l'ultima e potenzialmente determinante contesa della campagna presidenziale.

Questo è stato sorretto da un elaborato apparato di commissioni di "esperti", gruppi di studio e sondaggi immediati, tutti creati per dare l'impressione che stava avendo luogo qualcosa di enorme significato storico. Comunque, quando l'avvenimento era terminato, non sono rimasti che pochi estratti registrati ed affatto nulla dall'autentico contenuto politico.

La ragione della vacuità e della falsità dell'esercizio non è difficile da capire, sebbene rimanga una cosa innominabile sui mass media. I due partiti, nonostante la loro febbrile competizione per la carica politica, dominati dalla diffamazione e dall'assassinio di personaggi, rappresentano gli stessi interessi di classe.

I Democratici ed i Repubblicani comprendono fazioni rivali dell'aristocrazia finanziaria che domina la società americana ed è responsabile della catastrofe economica che è esplosa nel mese passato. Di conseguenza, nessun partito vuole un esame serio o critico delle cause del collasso finanziario o delle conseguenze che inevitabilmente accadranno alla vasta maggioranza della gente—posti di lavoro perduti, case perdute, redditi perduti, futuro distrutto per i loro figli. In una parola, la rovina economica e sociale.

Quindi, il disorientante spettacolo di mercoledì notte, dove i candidati hanno dedicato una somma complessiva di nove minuti (su 90) a quella che Obama ha riconosciuto essere "la peggiore crisi finanziaria dalla Grande Depressione". Nessun candidato è andato oltre i precedenti commenti sulla crisi ed entrambe hanno preso l'identica posizione—al Senato avevano votato per il salvataggio di Wall Street con gli iniziali $700 miliardi di dollari ed ora hanno appoggiato il secondo e persino più massiccio trasferimento di fondi pubblici nella forma di iniezioni di capitale nelle principali banche, annunciato dall'amministrazione Bush il giorno prima del dibattito.

Sembra essere una legge matematica della politica della borghesia americana che le differenze tra i candidati siano inversamente proporzionali all'importanza della questione. I candidati hanno concordato tranquillamente che il tesoro federale dovrebbe essere messo a disposizione degli stessi criminali finanziari che hanno provocato la crisi e poi si sono diretti ad un aspro scambio su tattiche della campagna, seguito da una riaffermazione di familiari (ed in gran parte secondarie) differenze su una gamma di questioni interne, dalle tasse all'istruzione.

Il terzo dibattito Obama-McCain sarà ricordato principalmente per l'insistenza di McCain nell'insultare l'intelligenza del suo pubblico con niente di meno che 24 riferimenti all'idraulico Joseph Wurzelbacher di Toledo, Ohio, che ha presentato come la personificazione del piccolo imprenditore americano che sta per andare in fallimento per la presunta inclinazione di Obama per le alte tasse. Entro 24 ore dal dibattito, quasi tutti i fatti McCain ha asserito su "Joe l'idraulico" sono rimasti senza risposta.

La principale preoccupazione per Obama, con un ampio vantaggio nei sondaggi e nelle proiezioni elettorali stato per stato, è stata di dimostrare ancora all'elite dominante degli USA che si può fidare di lui per difendere i propri interessi. Come nei dibattiti precedenti, si è astenuto da qualsiasi fustigazione verbale dei ricchi speculatori le cui parassitarie operazioni hanno provocato il crollo del mercato. E' stato lasciato a McCain, il repubblicano, dichiarare il popolo americano "vittima innocente di avidità e di eccessi a Wall Street". Per contrasto, Obama ha citato il suo sostenitore miliardario Warren Buffett, l'uomo più ricco d'America, come un consigliere chiave di politica economica.

La prestazione di McCain è stata incoerente ed auto-contraddittoria. Ha cominciato con il riferimento alla "avidità e l'eccesso a Wall Street", quindi ha seguito denunciando Obama per difendere presumibilmente la "lotta di classe" nella sua politica fiscale. Ha reiterato il proprio appoggio all'enorme salvataggio federale delle banche, ha poi passato il resto del dibattito accusando il suo avversario di difendere "il governo grande" e di "gettare denaro al problema" quando si è arrivati ad a questioni come l'assistenza sanitaria, l'istruzione, la politica energetica e la creazione di posti di lavoro.

L'episodio più significativo della sessione di 90 minuti è stata la conclusione di Obama alla lunga discussione sugli aspetti negativi e sulla sua relazione con l'ex radicale degli anni '60 Bill Ayers. Il candidato democratico ha dichiarato: "L'affermazione che il Senatore McCain ha fatto continuamente è che in qualche modo le mie amicizie sono preoccupanti. Lasciate che vi dica chi frequento. Sulla politica economica, frequento Warren Buffett e l'ex direttore della Fed Paul Volcker. Se foste interessati a capire la mia politica estera, frequento il mio candidato a vicepresidente Joe Biden o Dick Lugar, membro di minoranza della Commissione Relazioni Estere del Senato o il Generale Jim Jones, ex comandante supremo alleato della NATO. Queste sono le persone, democratici e repubblicani, che hanno foggiato le mie idee e che mi circonderanno alla Casa Bianca".

Repubblicani, miliardari, banchieri, senatori, generali—in questo si riassume il "cambiamento nel quale possiamo credere" che Obama rappresenta. Il candidato democratico cita questi pilastri dell'establishment politico ed imprenditoriale USA come prova del suo non radicalismo, come garanzia che non farà nulla per mettere in discussione la ricchezza ed il potere dell'elite dominante.

Vi è una logica nella politica. Se, come appare probabile, Obama si insedia come presidente USA il 20 gennaio 2009, la sua amministrazione sarà impegnata dall'inizio ad imporre il peso della crisi finanziaria globale sulle spalle della classe lavoratrice americana.

Vi è stato un ulteriore importante episodio. Nel corso della discussione sugli aspetti negativi, Obama ha fatto riferimento ai toni fascisti di elementi attirati ai raduni della campagna repubblicana nelle ultime settimane, particolarmente in quelli per il candidato a vicepresidente Sarah Palin, osservando che alcune persone "quando veniva fuori il mio nome urlavano cose come 'terrorista' e 'uccidetelo' e che il vostro candidato a vicepresidente non ha menzionato, non ha fermato, non ha detto: 'Ferma un secondo, questa cosa è fuori linea'".

Freddamente, McCain non ha condannato le minacce di morte a Obama, dichiarando invece: "Lasciatemi solamente affermare categoricamente che sono fiero della gente che viene ai nostri raduni".

Né Obama né il moderatore della CBS Bob Schieffer hanno cercato di insistere sulla questione. E quando Schieffer ha dato a Obama l'opportunità di commentare direttamente sulla Palin, chiedendogli se era qualificata per la presidenza, Obama ha scelto di evitare del tutto la questione e non ha fatto nessun riferimento ai collegamenti della Palin a gruppi di estrema destra come il Partito Indipendentista dell'Alaska. Anche in questo, Obama riga dritto per il consenso della destra—la crescita di tendenze fasciste all'interno del Partito Repubblicano non deve essere criticata, nemmeno quando questi elementi minacciano direttamente la violenza.