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Si è spesso osservato che gli analisti borghesi frequentemente
arrivano alla stessa conclusione dei marxisti, sebbene con lieve
ritardo. Da nessuna parte questo aforisma è stato dimostrato in modo più
appropriato che in un recente articolo di
Paul
Krugman,
l'economista vincitore del premio Nobel, intitolato "Una depressione
permanente", nel quale l'autore specula su ciò che i marxisti hanno
spiegato molte volte dall'inizio dell'attuale crisi: che
questo non è un ordinario periodo di recessione, ma che la depressione è
diventata la nuova normalità per l'economia mondiale. Quello di cui
siamo testimoni non è un fenomeno temporaneo, ma una crisi organica del
sistema capitalista.
Krugman,
che notoriamente
dichiarò nel 2009 che la teoria economica
mainstream
nel corso dei 30 anni passati
è stata "nella migliore delle ipotesi
inutile in modo spettacolare ed al peggio assolutamente dannosa", è
uno dei numerosi economisti e commentatori borghesi che stanno
cominciando a pensare che di fatto non ci possa essere nessun ritorno ai
"bei tempi andati" di rapida espansione e di crescita, ma piuttosto ora
il mondo sia di fronte a decenni di stagnazione. Scrivendo per il
New York Times
(17 novembre 2013), Krugman
si
chiede:
"E se invece il mondo in cui abbiamo vissuto nei
cinque anni passati fosse la nuova normale? E se condizioni simili alla
depressione sono sulla strada per durare, non per un altro anno o due,
ma per decenni?"
E quale
– o chi
– è stata
l'ispirazione per
questo dubitare di Krugman? Non altri che
Larry Summers -
lex segretario
del Tesoro USA, consigliere economico chiave del presidente Obama
tra il
2009-10, e recente
candidato alla presidenza della
Federal Reserve USA –
che recentemente ha avvertito i presenti ad una conferenza
organizzata dal FMI della pericolosa possibilità di una "stagnazione
secolare [cioè permanente]" delle economie USA ed europee. Come commenta
Krugman:
"Si potrebbe immaginare che delle congetture lungo queste linee
siano settore di una frangia radicale. Ed effettivamente sono radicali;
ma frangia non così tanto. Da qualche tempo numerosi economisti stanno
flirtando con simili pensieri. E non sono trasferiti nel
mainstream. Infatti, il caso della "stagnazione secolare"
— una condizione persistente nella quale la norma
è un'economia depressa, che
ha episodi di raro pieno impiego
— è stata prodotta di recente vigorosamente
nel più
ultra-rispettabile dei luoghi, la conferenza annuale sulla ricerca del
FMI. E la persona che ha prodotto il caso non era altri che
Larry Summers.
Si, quel Larry Summers.
"E se
Mr. Summers
ha ragione, tutto ciò che delle persone
rispettabili dicono sulla politica economica è sbagliato e continuerà ad
essere sbagliato per
un lungo periodo".
La grande stagnazione
Krugman
continua per
sottolineare alcuni punti chiave sollevati da Summers nel suo discorso:
"Mr. Summers
ha iniziato con un punto che dovrebbe essere
ovvio ma che spesso
viene evitato: La crisi finanziaria che ha cominciato la Grande
Recessione è ora distante dietro di noi. Effettivamente, per la maggior
parte dei termini di paragone è finita quattro anni fa. Tuttavia la
nostra economia resta depressa.
"Ha quindi sollevato un punto collegato: Prima della crisi avevamo
un'enorme bolla immobiliare e del debito. Tuttavia, anche con
questa enorme bolla che aumentava la spesa, l'economia nel complesso era
soltanto così così
— il mercato del lavoro
era OK ma non grande e l'espansione non è mai stata abbastanza
forte da produrre una significativa pressione inflazionistica.
"Mr. Summers ha continuato per
trarne una straordinaria morale: Abbiamo, ha suggerito,
un'economia la cui condizione normale è di domanda inadeguata
— di almeno
leggera depressione
— e che va
da qualche parte vicina al pieno impiego soltanto quando
viene sostenuta da bolle.
"...siamo diventati un'economia il cui stato normale è di
leggera depressione, i cui brevi episodi di prosperità avvengono
soltanto grazie a delle bolle e ad assunzione di prestiti
insostenibile". [nostra enfasi]
In altre parole,
Krugman
e Summers
ammettono che la crisi attuale non è semplicemente il prodotto del
crollo finanziario del 2007-08, ma che di fatto è parte di un processo
che risale a molti decenni fa. Non siamo semplicemente in una "Grande
Recessione", ma in una "Grande stagnazione".
Come abbiamo
altrove
osservato,
questa teoria viene sempre più sollevata da economisti borghesi,
che hanno citato, per esempio, delle prove che suggeriscono che vi è
stato un rallentamento nella crescita della produttività che risale a 30
o 40 anni fa, molto tempo prima dell'attuale crisi.
Le considerazioni di recente sollevate da
Krugman
e Summers
sono le stesse delle spiegazioni espresse da molti anni dai marxisti: la
dimensione e la scala della crisi attuale sono un prodotto del modo in
cui i capitalisti hanno tentato di evitare e ritardare
-
dalla crisi degli
anni '70
-
il principio di
una nuova crisi.
Da una parte, per decenni i capitalisti hanno attaccato i salari
reali per incrementare i profitti, mentre, dall'altra, hanno permesso
alle famiglie comuni di continuare a consumare attraverso l'utilizzo del
credito
-
attraverso mutui,
carte di credito e prestiti. In altre parole, i capitalisti hanno
ampliato artificialmente il mercato
-
cioè la domanda
effettiva; la capacità per la gente di comprare
-
attraverso
un'espansione massiccia del credito; quella che Krugman descrive come
una "enorme bolla immobiliare e del debito". Effettivamente,
scrivendo
altrove, Krugman fornisce delle cifre che indicano
che il rapporto debito/reddito delle famiglie USA è raddoppiato tra il
1985 e gli inizi dell'attuale crisi. Nel Regno Unito, nello stesso
periodo i
rapporti debito/reddito familiari sono aumentati di 3-4 volte,
andando da una media del 45% nel 1980 al 157% nel 2005.
L'utilizzo del credito per mantenere artificialmente la domanda ed
evitare una crisi è un sintomo delle contraddizioni del capitalismo
stesso: principalmente la contraddizione della sovrapproduzione, dovuta
alla natura del capitalismo come sistema con cui la produzione è in mani
private ed è soltanto per profitto, che significa che
– poiché il
profitto non è altro che il lavoro non pagato della classe lavoratrice
– la classe
lavoratrice (nel complesso) non può mai permettersi di riacquistare (con
i soli salari) tutto ciò che produce.
La crisi attuale è un riflesso di questa contraddizione che si
sbroglia su scala globale. Per i capitalisti tutti i nodi sono venuti al
pettine ed ora loro
– e la società nel
complesso
– sta di fronte ad
una crisi organica del capitalismo e ad una nuova normalità.
Non più armi nell'arsenale
Come osservano
Krugman
e Summers,
l'unica cosa che
negli ultimi decenni
abbia impedito all'economia di crollare è stata un'insostenibile
espansione del credito. Ora, con la bolla scoppiata, ha esaurito le
opzioni in termini di come avviare di nuovo l'economia. Tutti i metodi
utilizzati tradizionalmente dai capitalisti per uscire da una crisi sono
stati già consumati nel periodo precedente nel cercare di evitare la
crisi attuale. Non vi sono altre armi nell'arsenale. Come hanno spiegato
Marx
ed Engels
nel Manifesto del Partito Comunista, i capitalisti possono sempre uscire
da una crisi, ma soltanto "aprendo la strada per altre crisi più estese
e più distruttive e diminuendo i mezzi con i quali le crisi sono
prevenute".
Guardiamo alcuni esempi moderni. Innanzitutto, i tessi d'interesse,
che normalmente in una crisi sarebbero abbassati allo scopo di
incoraggiare le imprese ad investire e coloro che hanno dei risparmi a
consumare. Ma i tassi d'interesse sono già vicini allo zero e non
possono andare più in basso e tuttavia la grande impresa resta su
montagne di denaro contante inattivo che rifiuta di investire; nel
frattempo, le famiglie non aumentano i loro consumi, ma stanno invece
cercando di saldare i debiti passati.
In secondo luogo, lo stimolo (keynesiano) statale, cioè la spesa
per investimenti da parte dei governi che cercano di mettere denaro
nelle tasche dei lavoratori e di lanciare l'economia, come si è visto
durante la Grande Depressione degli anni '30. Come
keynesiano dichiarato, sono misure come queste che Krugman desidera
vedere. Ma oggi, i governi da una parte all'altra del mondo affogano già
nel debito pubblico come risultato del salvataggio delle banche e non vi
è più altro denaro per nessuno stimolo
keynesiano. Effettivamente, lungi dallo spendere di più, i mercati
finanziari stanno dicendo ai governi di tutti i colori di tagliare ed
implementare l'austerità.
Si deve soltanto guardare al caso di
Francois Hollande
-
il presidente
francese del Partito Socialista, che è arrivato al potere meno di 18
mesi fa promettendo "politiche per la crescita" ed imposte addizionali
per i ricchi, ma che più di recente ha compiuto
un voltafaccia ed ora sta attuando tagli per "ripristinare
competitività"
– per vedere che
tutte le chiacchiere di misure keynesiane sono soltanto
questo: chiacchiere:
Inoltre, in Gran Bretagna i leader del Partito Laburista hanno
dichiarato che non possono promettere di annullare nessuno dei tagli. La
realtà è che, sotto il capitalismo, non vi è nessuna alternativa
all'austerità. E tuttavia
– come gli esempi
di Grecia, Portogallo e Spagna dimostrano
– l'austerità
porta soltanto ad un aggravamento della depressione. E' questa la
contraddizione insolubile che il capitalismo affronta.
Nel frattempo, in Cina, dove in anni recenti per evitare una crisi
è stato intrapreso il
maggiore
esperimento keynesiano della storia, possiamo vedere
l'impatto di tale stimolo: un'enorme bolla creditizia, un'espansione
massiccia del debito e l'inasprimento della sovrapproduzione in Cina – e su scala
mondiale – sotto forma di
eccesso di capacità ancora maggiore in settori chiave, tutto dovuto a
questa ondata di investimenti.
Con tutti i metodi tradizionali per uscire dalla crisi consumati,
la classe dominante sta spingendo avanti delle misure sempre più
disperate, come la politica di "alleggerimento quantitativo"
– cioè stampare
denaro
– con il quale i
governi inondano l'economia con nuovo denaro incettando attività e
titoli. Ma sotto il capitalismo non si possono realizzare trucchi magici
e semplicemente tirare fuori un coniglio dal cilindro. In realtà,
l'alleggerimento quantitativo (QE) ha fatto molto poco
– nella migliore
delle ipotesi
– per aiutare
l'economia, con pochi segni di incrementati investimenti. Al peggio, il
QE è stato disastroso, alimentando bolle creditizie ed immobiliari nelle
economie emergenti, così
contribuendo a
diffondere globalmente la crisi.
Nessuna soluzione sotto il capitalismo
Commentando l'analisi di
Krugman and Summers,
un articolo su
Yahoo Finanza
afferma che:
"Un'altro motivo della domanda fiacca è che i consumatori
americani, che contano per circa il 70% della spesa nell'economia, ora
stanno riducendo l'ammontare che prendono in prestito invece di
incrementarlo come hanno fatto per i tre decenni che hanno portato alla
crisi finanziaria.
"Poiché i consumatori non spendono energicamente, le imprese che
vendono loro non spendono e non investono energicamente. Invece, le
imprese stanno incettando il loro contante, tagliando i loro costi e
massimizzando i profitti a breve termine.
"Nel frattempo, i tagli alla spesa pubblica hanno ridotto la
"domanda" del settore pubblico, il che sta ulteriormente scoraggiando la
crescita economica.
"La risposta, suggeriscono
Krugman
e Summers, è di persuadere in
qualche modo i consumatori, le imprese e lo stato a cominciare a
spendere più energicamente.
"Ma, specialmente nell'attuale ambiente politico, questo ovviamente
è più facile a dirsi che a farsi".
Queste espressioni riflettono accuratamente il problema insolubile
che affrontano i capitalisti. I governi non hanno denaro da spendere; né
ne hanno le famiglie dei lavoratori, che hanno già una montagna di
debiti e che hanno affrontato
– ed affrontano
ancora
– una caduta dei
salari reali. Come abbiamo rilevato altrove, le grandi imprese a livello
internazionale
posano su pile di denaro inattivo
– più di £700
miliardi nel Regno Unito; attorno a $2 trilioni e €2 trilioni negli USA
e nella UE rispettivamente
– che non
investono a causa dell'eccesso di capacità e di scorte di merci
invendute che già esistono; in altre parole, a causa della
contraddizione della sovrapproduzione su scala mondiale.
Nel concludere il suo articolo,
Krugman commenta che:
"Più in generale, se la nostra economia ha una tendenza persistente
verso la depressione, vivremo sotto le regole dello specchio della
depressione economica
— nel quale la virtù è vizio e la prudenza è
follia, nella quale i tentativi di risparmiare di più (inclusi i
tentativi di ridurre i deficit di bilancio) rendono tutti peggiori
— per un lungo periodo.
"So che molte persone odiano proprio questo genere di discorso.
Offende il loro senso di rettitudine, in realtà il loro senso di
moralità. Si presume che l'economia riguardi compiere scelte dure
(naturalmente a spese di altre persone). Non si presume riguardi
persuadere la gente a spendere di più.
"Ma, come ha sostenuto
Mr. Summers, la crisi "non è finita finché non è finita"
— e la realtà economica è ciò che è. E ciò che
questa realtà sembra essere proprio ora è una nella quale le regole
della depressione
si applicheranno per un periodo molto lungo".
Concordiamo con
Krugman che "la realtà
economica è ciò che è". Ma la realtà è che alla gente comune viene
chiesto di pagare per una crisi che non ha provocato
– di saldare i
debiti pubblici attraverso l'austerità; attraverso tagli ai posti di
lavoro, alle pensioni ed ai servizi pubblici; attraverso attacchi ai
suoi livelli di vita. Tuttavia,
vi è solamente tanto che ai lavoratori ed ai giovani si possa
levare
– non si può
spremere il sangue da una pietra. E, riguardo alla grande impresa, la
realtà è che, sotto il capitalismo, non si possono "persuadere" i
capitalisti ad investire
– investiranno
soltanto se possono fare e
realizzare un profitto.
Nondimeno la soluzione ci fissa in faccia: prendere l'enorme
ricchezza che esiste nella società e metterla in uso per i bisogni
pubblici, non per il profitto; nazionalizzare le banche e i grandi
monopoli e porrli sotto un piano di produzione razionale e democratico;
abolire l'anarchia ed il caos della competizione e del mercato
attraverso la trasformazione socialista della società.
E' questa l'unica alternativa ad una "depressione permanente"; ad
anni di stagnazione economica; a decenni di crisi, di austerità e di
livelli di vita calanti. Questa
– l'alternativa
socialista
– è quello per cui
i marxisti di
Socialist Appeal
e della IMT
stanno lottando in Gran Bretagna ed a livello internazionale.
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