SOCIALIST APPEAL  

THE MARXIST VOICE OF LABOUR AND YOUTH

 

 

La depressione permanente una crisi organica del capitalismo

Martedì, 26 novembre 2013

Scritto da Adam Booth

 

Si è spesso osservato che gli analisti borghesi frequentemente arrivano alla stessa conclusione dei marxisti, sebbene con lieve ritardo. Da nessuna parte questo aforisma è stato dimostrato in modo più appropriato che in un recente articolo di  Paul Krugman, l'economista vincitore del premio Nobel, intitolato "Una depressione permanente", nel quale l'autore specula su ciò che i marxisti hanno spiegato molte volte dall'inizio dell'attuale crisi: che questo non è un ordinario periodo di recessione, ma che la depressione è diventata la nuova normalità per l'economia mondiale. Quello di cui siamo testimoni non è un fenomeno temporaneo, ma una crisi organica del sistema capitalista.

Krugman, che notoriamente dichiarò nel 2009 che la teoria economica mainstream nel corso dei 30 anni passati è stata "nella migliore delle ipotesi inutile in modo spettacolare ed al peggio assolutamente dannosa", è uno dei numerosi economisti e commentatori borghesi che stanno cominciando a pensare che di fatto non ci possa essere nessun ritorno ai "bei tempi andati" di rapida espansione e di crescita, ma piuttosto ora il mondo sia di fronte a decenni di stagnazione. Scrivendo per il New York Times (17 novembre 2013), Krugman si chiede:

"E se invece il mondo in cui abbiamo vissuto nei cinque anni passati fosse la nuova normale? E se condizioni simili alla depressione sono sulla strada per durare, non per un altro anno o due, ma per decenni?"

E quale o chi è stata l'ispirazione per questo dubitare di Krugman? Non altri che Larry Summers - lex segretario del Tesoro USA, consigliere economico chiave del presidente Obama tra il 2009-10, e recente candidato alla presidenza della Federal Reserve USA che recentemente ha avvertito i presenti ad una conferenza organizzata dal FMI della pericolosa possibilità di una "stagnazione secolare [cioè permanente]" delle economie USA ed europee. Come commenta Krugman:

"Si potrebbe immaginare che delle congetture lungo queste linee siano settore di una frangia radicale. Ed effettivamente sono radicali; ma frangia non così tanto. Da qualche tempo numerosi economisti stanno flirtando con simili pensieri. E non sono trasferiti nel mainstream. Infatti, il caso della "stagnazione secolare" una condizione persistente nella quale la norma è un'economia depressa, che ha episodi di raro pieno impiego è stata prodotta di recente vigorosamente nel più ultra-rispettabile dei luoghi, la conferenza annuale sulla ricerca del FMI. E la persona che ha prodotto il caso non era altri che Larry Summers. Si, quel Larry Summers.

"E se Mr. Summers ha ragione, tutto ciò che delle persone rispettabili dicono sulla politica economica è sbagliato e continuerà ad essere sbagliato per un lungo periodo".

La grande stagnazione

Krugman continua per sottolineare alcuni punti chiave sollevati da Summers nel suo discorso:

"Mr. Summers ha iniziato con un punto che dovrebbe essere ovvio ma che spesso viene evitato: La crisi finanziaria che ha cominciato la Grande Recessione è ora distante dietro di noi. Effettivamente, per la maggior parte dei termini di paragone è finita quattro anni fa. Tuttavia la nostra economia resta depressa.

"Ha quindi sollevato un punto collegato: Prima della crisi avevamo un'enorme bolla immobiliare e del debito. Tuttavia, anche con questa enorme bolla che aumentava la spesa, l'economia nel complesso era soltanto così così il mercato del lavoro era OK ma non grande e l'espansione non è mai stata abbastanza forte da produrre una significativa pressione inflazionistica.

"Mr. Summers ha continuato per trarne una straordinaria morale: Abbiamo, ha suggerito, un'economia la cui condizione normale è di domanda inadeguata di almeno leggera depressione e che va da qualche parte vicina al pieno impiego soltanto quando viene sostenuta da bolle.

"...siamo diventati un'economia il cui stato normale è di leggera depressione, i cui brevi episodi di prosperità avvengono soltanto grazie a delle bolle e ad assunzione di prestiti insostenibile". [nostra enfasi]

In altre parole, Krugman e Summers ammettono che la crisi attuale non è semplicemente il prodotto del crollo finanziario del 2007-08, ma che di fatto è parte di un processo che risale a molti decenni fa. Non siamo semplicemente in una "Grande Recessione", ma in una "Grande stagnazione".

Come abbiamo altrove osservato, questa teoria viene sempre più sollevata da economisti borghesi, che hanno citato, per esempio, delle prove che suggeriscono che vi è stato un rallentamento nella crescita della produttività che risale a 30 o 40 anni fa, molto tempo prima dell'attuale crisi.

Le considerazioni di recente sollevate da Krugman e Summers sono le stesse delle spiegazioni espresse da molti anni dai marxisti: la dimensione e la scala della crisi attuale sono un prodotto del modo in cui i capitalisti hanno tentato di evitare e ritardare - dalla crisi degli anni '70 - il principio di una nuova crisi.

Da una parte, per decenni i capitalisti hanno attaccato i salari reali per incrementare i profitti, mentre, dall'altra, hanno permesso alle famiglie comuni di continuare a consumare attraverso l'utilizzo del credito - attraverso mutui, carte di credito e prestiti. In altre parole, i capitalisti hanno ampliato artificialmente il mercato - cioè la domanda effettiva; la capacità per la gente di comprare -  attraverso un'espansione massiccia del credito; quella che Krugman descrive come una "enorme bolla immobiliare e del debito". Effettivamente, scrivendo altrove, Krugman fornisce delle cifre che indicano che il rapporto debito/reddito delle famiglie USA è raddoppiato tra il 1985 e gli inizi dell'attuale crisi. Nel Regno Unito, nello stesso periodo i rapporti debito/reddito familiari sono aumentati di 3-4 volte, andando da una media del 45% nel 1980 al 157% nel 2005.

L'utilizzo del credito per mantenere artificialmente la domanda ed evitare una crisi è un sintomo delle contraddizioni del capitalismo stesso: principalmente la contraddizione della sovrapproduzione, dovuta alla natura del capitalismo come sistema con cui la produzione è in mani private ed è soltanto per profitto, che significa che poiché il profitto non è altro che il lavoro non pagato della classe lavoratrice la classe lavoratrice (nel complesso) non può mai permettersi di riacquistare (con i soli salari) tutto ciò che produce.

La crisi attuale è un riflesso di questa contraddizione che si sbroglia su scala globale. Per i capitalisti tutti i nodi sono venuti al pettine ed ora loro e la società nel complesso sta di fronte ad una crisi organica del capitalismo e ad una nuova normalità.

Non più armi nell'arsenale

Come osservano Krugman e Summers, l'unica cosa che negli ultimi decenni abbia impedito all'economia di crollare è stata un'insostenibile espansione del credito. Ora, con la bolla scoppiata, ha esaurito le opzioni in termini di come avviare di nuovo l'economia. Tutti i metodi utilizzati tradizionalmente dai capitalisti per uscire da una crisi sono stati già consumati nel periodo precedente nel cercare di evitare la crisi attuale. Non vi sono altre armi nell'arsenale. Come hanno spiegato Marx ed Engels nel Manifesto del Partito Comunista, i capitalisti possono sempre uscire da una crisi, ma soltanto "aprendo la strada per altre crisi più estese e più distruttive e diminuendo i mezzi con i quali le crisi sono prevenute".

Guardiamo alcuni esempi moderni. Innanzitutto, i tessi d'interesse, che normalmente in una crisi sarebbero abbassati allo scopo di incoraggiare le imprese ad investire e coloro che hanno dei risparmi a consumare. Ma i tassi d'interesse sono già vicini allo zero e non possono andare più in basso e tuttavia la grande impresa resta su montagne di denaro contante inattivo che rifiuta di investire; nel frattempo, le famiglie non aumentano i loro consumi, ma stanno invece cercando di saldare i debiti passati.

In secondo luogo, lo stimolo (keynesiano) statale, cioè la spesa per investimenti da parte dei governi che cercano di mettere denaro nelle tasche dei lavoratori e di lanciare l'economia, come si è visto durante la Grande Depressione degli anni '30. Come keynesiano dichiarato, sono misure come queste che Krugman desidera vedere. Ma oggi, i governi da una parte all'altra del mondo affogano già nel debito pubblico come risultato del salvataggio delle banche e non vi è più altro denaro per nessuno stimolo keynesiano. Effettivamente, lungi dallo spendere di più, i mercati finanziari stanno dicendo ai governi di tutti i colori di tagliare ed implementare l'austerità.

Si deve soltanto guardare al caso di Francois Hollande - il presidente francese del Partito Socialista, che è arrivato al potere meno di 18 mesi fa promettendo "politiche per la crescita" ed imposte addizionali per i ricchi, ma che più di recente ha compiuto un voltafaccia ed ora sta attuando tagli per "ripristinare competitività" per vedere che tutte le chiacchiere di misure keynesiane sono soltanto questo: chiacchiere:

Inoltre, in Gran Bretagna i leader del Partito Laburista hanno dichiarato che non possono promettere di annullare nessuno dei tagli. La realtà è che, sotto il capitalismo, non vi è nessuna alternativa all'austerità. E tuttavia come gli esempi di Grecia, Portogallo e Spagna dimostrano l'austerità porta soltanto ad un aggravamento della depressione. E' questa la contraddizione insolubile che il capitalismo affronta.

Nel frattempo, in Cina, dove in anni recenti per evitare una crisi è stato intrapreso il maggiore esperimento keynesiano della storia, possiamo vedere l'impatto di tale stimolo: un'enorme bolla creditizia, un'espansione massiccia del debito e l'inasprimento della sovrapproduzione in Cina e su scala mondiale sotto forma di eccesso di capacità ancora maggiore in settori chiave, tutto dovuto a questa ondata di investimenti.

Con tutti i metodi tradizionali per uscire dalla crisi consumati, la classe dominante sta spingendo avanti delle misure sempre più disperate, come la politica di "alleggerimento quantitativo" cioè stampare denaro con il quale i governi inondano l'economia con nuovo denaro incettando attività e titoli. Ma sotto il capitalismo non si possono realizzare trucchi magici e semplicemente tirare fuori un coniglio dal cilindro. In realtà, l'alleggerimento quantitativo (QE) ha fatto molto poco nella migliore delle ipotesi per aiutare l'economia, con pochi segni di incrementati investimenti. Al peggio, il QE è stato disastroso, alimentando bolle creditizie ed immobiliari nelle economie emergenti, così contribuendo a diffondere globalmente la crisi.

Nessuna soluzione sotto il capitalismo

Commentando l'analisi di Krugman and Summers, un articolo su Yahoo Finanza afferma che:

"Un'altro motivo della domanda fiacca è che i consumatori americani, che contano per circa il 70% della spesa nell'economia, ora stanno riducendo l'ammontare che prendono in prestito invece di incrementarlo come hanno fatto per i tre decenni che hanno portato alla crisi finanziaria.

"Poiché i consumatori non spendono energicamente, le imprese che vendono loro non spendono e non investono energicamente. Invece, le imprese stanno incettando il loro contante, tagliando i loro costi e massimizzando i profitti a breve termine.

"Nel frattempo, i tagli alla spesa pubblica hanno ridotto la "domanda" del settore pubblico, il che sta ulteriormente scoraggiando la crescita economica.

"La risposta, suggeriscono Krugman e Summers, è di persuadere in qualche modo i consumatori, le imprese e lo stato a cominciare a spendere più energicamente.

"Ma, specialmente nell'attuale ambiente politico, questo ovviamente è più facile a dirsi che a farsi".

Queste espressioni riflettono accuratamente il problema insolubile che affrontano i capitalisti. I governi non hanno denaro da spendere; né ne hanno le famiglie dei lavoratori, che hanno già una montagna di debiti e che hanno affrontato ed affrontano ancora una caduta dei salari reali. Come abbiamo rilevato altrove, le grandi imprese a livello internazionale posano su pile di denaro inattivo più di £700 miliardi nel Regno Unito; attorno a $2 trilioni e €2 trilioni negli USA e nella UE rispettivamente che non investono a causa dell'eccesso di capacità e di scorte di merci invendute che già esistono; in altre parole, a causa della contraddizione della sovrapproduzione su scala mondiale.

Nel concludere il suo articolo, Krugman commenta che:

"Più in generale, se la nostra economia ha una tendenza persistente verso la depressione, vivremo sotto le regole dello specchio della depressione economica nel quale la virtù è vizio e la prudenza è follia, nella quale i tentativi di risparmiare di più (inclusi i tentativi di ridurre i deficit di bilancio) rendono tutti peggiori per un lungo periodo.

"So che molte persone odiano proprio questo genere di discorso. Offende il loro senso di rettitudine, in realtà il loro senso di moralità. Si presume che l'economia riguardi compiere scelte dure (naturalmente a spese di altre persone). Non si presume riguardi persuadere la gente a spendere di più.

"Ma, come ha sostenuto Mr. Summers, la crisi "non è finita finché non è finita" e la realtà economica è ciò che è. E ciò che questa realtà sembra essere proprio ora è una nella quale le regole della depressione si applicheranno per un periodo molto lungo".

Concordiamo con Krugman che "la realtà economica è ciò che è". Ma la realtà è che alla gente comune viene chiesto di pagare per una crisi che non ha provocato di saldare i debiti pubblici attraverso l'austerità; attraverso tagli ai posti di lavoro, alle pensioni ed ai servizi pubblici; attraverso attacchi ai suoi livelli di vita. Tuttavia, vi è solamente tanto che ai lavoratori ed ai giovani si possa levare non si può spremere il sangue da una pietra. E, riguardo alla grande impresa, la realtà è che, sotto il capitalismo, non si possono "persuadere" i capitalisti ad investire investiranno soltanto se possono fare e realizzare un profitto.

Nondimeno la soluzione ci fissa in faccia: prendere l'enorme ricchezza che esiste nella società e metterla in uso per i bisogni pubblici, non per il profitto; nazionalizzare le banche e i grandi monopoli e porrli sotto un piano di produzione razionale e democratico; abolire l'anarchia ed il caos della competizione e del mercato attraverso la trasformazione socialista della società.

E' questa l'unica alternativa ad una "depressione permanente"; ad anni di stagnazione economica; a decenni di crisi, di austerità e di livelli di vita calanti. Questa l'alternativa socialista è quello per cui i marxisti di Socialist Appeal e della IMT stanno lottando in Gran Bretagna ed a livello internazionale.