Le profezie di un killer economico

di John Perkins

13 gennaio 2006

 

Il controverso autore spiega perché il nuovo presidente della Bolivia, la ribellione anti FMI dell'Argentina e lo sciopero dei trasporti di New York City sono tutti segni precursori di quello che accadrà.

 

Negli Stati Uniti la maggior parte della gente sa che uno sciopero dei trasporti ha paralizzato New York City. Meno è a conoscenza che sette paesi sudamericani, che rappresentano più dell'80% della popolazione del continente, recentemente hanno eletto dei presidenti con sentimenti anti-americani. La notizia precedente ha un effetto immediato. L'ultima avrà un impatto sui nostri figli nei decenni a venire.

Nel dicembre del 2005 Evo Morales ha seppellito sette sfidanti -- prendendo il 54% dei voti -- in quelle che il New York Times ha riferito come "le più importanti elezioni dalla transizione della Bolivia dalla dittatura alla democrazia una generazione fa". Il suo programma ha attratto i poveri, compresi i contadini la cui principale fonte di reddito, le piante di coca, li ha costretti a patire il brutale trattamento per mano degli agenti antidroga USA. Sebbene i politici ed i media USA abbiano denunciato la coca perché è utilizzata per produrre la cocaina, il fatto è che nelle Ande è estremamente importante come rimedio legale contro i malanni dell'altitudine, i problemi di digestione ed altre malattie.

Evo Morales è l'ultimo di una lunga lista di presidenti latino americani eletti democraticamente il cui fascino principale è la loro opposizione alle politiche degli USA, dell' FMI e della Banca Mondiale che favoriscono le società straniere con fama di sfruttare le risorse naturali e la manodopera locale. La Bolivia si unisce ai ranghi di paesi in precedenza filo-americani che recentemente si sono rivoltati contro Washington e Wall Street, come l'Argentina, il Brasile, il Cile, l'Ecuador, l'Uruguay ed il Venezuela.

Recentemente il presidente dell'Argentina Kirchner ha annunciato quella che è stata acclamata come una "ribellione anti FMI". Ha saldato quasi 10 miliardi di debiti verso l'FMI per uscire da un peso che, ha detto, "ha provocato povertà e sofferenza tra il popolo argentino".

Il presidente del Venezuela Chavez è diventato un portavoce popolare per i sentimenti anti-USA in tutto il mondo.

Il presidente dell'Equador Gutierrez è stato buttato fuori dal posto da una rivolta popolare quando si è arreso alle minacce ed alle bustarelle dei killer economici ed è andato contro alle promesse elettorali di costringere le società petrolifere USA per compensare di più il popolo ecuadoriano per i petrolio ecuadoriano. Un amico ecuadoriano mi ha detto: "Se un funzionario democraticamente eletto non onora le sue promesse elettorali la democrazia vuole che sia sostituito".

Nell'anno trascorso una marea crescente di gente in tutto il mondo si è ribellata contro delle politiche che ritiene ingiuste. Questo è accaduto in Africa, Asia, Europa, America Latina e Medio Oriente, e pure negli Stati Uniti, dove i lavoratori dei trasporti di New York hanno combattuto per difendere il loro benessere economico. Come mi ha detto un lavoratore dei trasporti: "Siamo stanchi di sentirci dire che le nostre famiglie devono fare sacrifici quando le grandi società ed i loro dirigenti ricevono tagli fiscali".

Questa ribellione è facilitata da Internet, dai telefoni cellulari e dalle antenne satellitari. Gente in posti che una volta erano considerati remoti è sempre più consapevole di statistiche come queste:

·               Le società multinazionali hanno preso il controllo di gran parte della produzione e del commercio nei paesi in via di sviluppo: per es., il 40% del caffé al mondo viene commerciato da appena quattro società; le maggiori 30 catene di supermercati controllano quasi un terzo delle vendite mondiali di alimentari.

·               Il surplus commerciale di 1 mld di dollari negli anni '70 per i paesi in via di sviluppo nel 2001 è diventato un deficit di 11 mld di dollari.

·               Il rapporto tra il reddito del quinto della popolazione mondiale nei paesi più ricchi ed il quinto nei più poveri è passato da 30 a 1 nel 1960 a 78 a 1 nel 1995.

·                Delle 100 maggiori economie al mondo, 51 sono delle grandi imprese, delle quali 47 con sede negli USA.

·                La quota complessiva di tasse federali pagate dalle grandi imprese USA è ora meno del 10%, minore del 21% nel 2001 ed a più del 50% durante la seconda guerra mondiale; un terzo delle maggiori e più redditizie grandi imprese ha pagato zero tasse, o in realtà ha ricevuto crediti, in almeno uno degli ultimi tre anni (secondo la rivista Forbes).

·                Nel 1980 in media i dirigenti americani guadagnavano 40 volte quanto in media un impiegato dell'industria. Per lo strato alto dei dirigenti americani il rapporto è adesso di 475 a 1 e sarebbe molto maggiore se, in aggiunta al reddito, si prendesse in considerazione il patrimonio. Per paragone, in Gran Bretagna il rapporto è di 24 a 1, in Francia di 15 a 1, in Svezia di 13 a 1.

·                Prima della guerra civile gli schiavi ricevevano vitto e alloggio; i salari pagati dalle aziende che sfruttano la manodopera che oggi serve molte industrie USA non copre la maggior parte dei bisogni essenziali.

Le agitazioni a New York ed in America Latina, come pure in Africa, Asia, Europa ed in Medio Oriente sono i segni precursori delle difficoltà che perseguiteranno le generazioni future, a meno che non ne teniamo conto. Servono a notare che se vogliamo un futuro pacifico e prospero per i nostri figli, dobbiamo riconoscere i bisogni umani fondamentali, dobbiamo insistere perché tutte le persone, non soltanto quelle al vertice, abbiano il diritto alla giustizia ed alla dignità. Gli elettori boliviani, i lavoratori dei trasporti di New York ed i presidenti democraticamente eletti di altri paesi ci avvertono che il risultato finale del bilancio aziendale non è la dichiarazione finale sulla quale verrà in definitiva classificata la nostra società.

John Perkins è l'autore di "Confessions of an Economic Hit Man." Il suo sito web è johnperkins.org.

 

* Del libro "Le confessioni di un killer economico" di John Perkins si tratta nell'articolo "Le tendenze totalitarie degli U.S.A."