|
Il rapporto dell'Ufficio della Responsabilità di Bilancio (OBR)
della Gran Bretagna, pubblicato all'iniizio di questo mese alla vigili
dell'ultimo bilancio del cancelliere
George Osborne,
getta
significativa luce sulle forze che guidano l'economia dietro
all'agenda di austerità del governo Cameron ed sul sostegno a questo
programma da parte del Partito laburista guidato da
Jeremy Corbyn.
Esso aiuta a chiarire perché, circa otto anni dopo lo scoppio della
crisi finanziaria globale nel 2008, gli attacchi alla classe lavoratrice
in Gran Bretagna ed a livello internazionale stanno continuando e perché
in futuro si renderanno più intensi, a dispetto di qualsiasi crescita
economica.
La produttività, che misura il livello di produzione per
lavoratore, ha dichiarato il rapporto, non è riuscita in modo costante
ad aumentare, in mezzo alle predizioni che sarebbe ripartita. Nel 2015
vi erano stati dei segnali promettenti, ma questo "pare sia stata
un'altra falsa aurora", secondo il presidente dell'OBR
Robert Chote.
"Con il periodo di debole crescita della produttività post-crisi
che continua ad allungarsi", ha osservato il rapporto, abbiamo posto più
peso su quella che è una guida fidata di prospettive future". Le
implicazioni di questa valutazione sono state chiarite da Chote: "Gli
sviluppi economici hanno deluso in relazione alle aspettative e la
prospettiva per l'economia e la finanza pubblica sembra materialmente
più debole", ha affermato.
Questo significa che, con l'economia che continua a ristagnare—l'OBR stima che quest'anno l'economia britannica si espanderà al tasso
del 2,1%, paragonato ad un tasso del 2,75% prima della crisi economica—la spesa pubblica su assistenza sanitaria, pensioni e servizi sociali verrà
ulteriormente tagliata sulla base che le risorse sono semplicemente non
disponibili.
Le implicazioni per i salari non sono meno significative. Secondo
una stima, i salari medi non ritorneranno al picco precedentemente
raggiunto almeno fino al
2020-21, vale a dire, circa 12 anni dopo la crisi finanziaria.
Chote ha sostenuto che la situazione complessiva è caratterizzata
da una "crescita economica che ha perduto slancio per tutto il 2015,
nonostante la spinta verso l'alto di prezzi del petrolio più bassi".
In un commento alla valutazione dell'OBR, l'editorialista del
Financial Times Martin Wolf
ha affermato che la prospettiva per la produttività era "l'incertezza
economica più importante che interessa le prospettive economiche del
popolo britannico".
Prolungando le tendenze a lungo termine, ha continuato: "Nella sua
ultima previsione, l'OBR si aspetta che i livelli di produttività del
Regno Unito nel 2020 siano del 6,2% inferiori a quelli che aveva sperato
nel giugno del 2010 e del 2,5% inferiori a quelli che aveva sperato nel
marzo del 2014. Ma i declini maggiori di tutti sono relativi
all'ottimismo pre crisi: l'ultima previsione dell'OBR per la produzione
potenziale è del 15% al di sotto della previsione del Tesoro del marzo
2008. Declini similari sono avvenuti nelle previsioni ufficiali degli
USA".
E non soltanto negli USA. Le tendenze tratteggiate nella
valutazione OBR dell'economia britannica si applicano a tutti—a Europa, Giappone ed a paesi come l'Australia. Sono presenti
anche in Cina, dove una caratteristica costante del recente sviluppo
economico è stata che la spesa per investimenti ed infrastrutture non
sta portando la spinta complessiva all'economia che portava una volta.
Nel produrre una valutazione di queste tendenze e delle loro
implicazioni economiche e politiche, è necessario smontare le
mistificazioni nelle quali è avvolto il funzionamento dell'economia
capitalista.
La base di queste mistificazioni è che le tendenze economiche non
siano il prodotto di un ordine sociale ed economico definito—proprietà privata dei mezzi di produzione e della finanza e produzione per
il profitto privato—ma siano la conseguenza di sviluppi economici "naturali". Di qui
la posizione che viene portata avanti dai leader di governo, sostenuta
da una miriade di esperti
economici, da analisti e commentatori, che una più bassa
produttività significa necessariamente che la spesa pubblica per servizi
sociali deve essere tagliata perché non vi sono affatto semplicemente
risorse necessarie per sostenerla. Le cinture devono essere strette
ancora ulteriormente, le pensioni e le indennità ulteriormente ridotte e
l'istruzione tagliata perché non ci sono affatto i soldi disponibili.
Naturalmente, queste asserzioni vengono immediatamente contraddette
dal fatto che miliardi di dollari sono resi disponibili per le spese
militari e l'approvvigionamento di apparentemente illimitate forniture
di denaro dalle banche centrali proprio per sostenere le attività delle
banche e delle società finanziarie la cui speculazione alla ricerca di
profitto ha per prima cosa dato luogo alla crisi.
Ma questo è soltanto l'inizio della storia, non la fine. Mentre
viene implementata dai governi, dalle banche centrali e dalle autorità
finanziarie, l'economia politica dell'austerità infinita è radicata
proprio nelle fondamenta della stessa economia capitalista.
Il modo di produzione capitalista non è qualche ordine economico
"naturale"—l'umanità non è scesa dagli alberi nelle pianure dell'Africa e si è divisa
in lavoratori salariati, industriali e banchieri. E' un ordine
socioeconomico sviluppato storicamente basato sulla proprietà privata
dei mezzi di produzione e sulla spinta all'accumulazione del profitto,
la cui misura chiave è il tasso di profitto. Questo tasso è determinato
dal rapporto tra la massa totale di profitti ed il capitale
totale speso per ottenerla.
Prendendo una visione ampia dell'economia capitalista nel
complesso, piuttosto che considerare
singole imprese, il tasso di profitto è condizionato da due fattori.
In primo luogo, è determinato dalla divisione del reddito nazionale nel
complesso—tra profitti da una parte e salari e pagamenti per servizi sociali, che
rappresenta una riduzione della ricchezza che sarebbe altrimenti
disponibile per i possessori di capitale, dall'altra.
Il secondo fattore chiave è il rapporto tra il capitale impiegato
in nuovi impianti ed attrezzature ed il reddito nazionale che questo
genera come risultato dell'accrescimento delle forze produttive. Un
incremento della produttività significa che un dato ammontare di
investimento genera un maggiore ammontare di produzione per lavoratore,
aumentando quindi il reddito nazionale.
Tuttavia, tale investimento non è determinato dai bisogni sociali,
ma dalla spinta al profitto. Se i tassi di profitto hanno una tendenza
all'ingiù, allora il nuovo investimento verrà tagliato e la produttività—misurata dalla produzione per lavoratore—tenderà a decrescere e l'economia ristagnerà o si contrarrà.
In tutte le principali economie dal 2008 questa è stata la tendenza
costante, con il risultato che in Europa, per esempio, i tassi
d'investimento sono circa del 25% al di sotto della loro tendenza pre
crisi. Di conseguenza, i tassi di produttività hanno una tendenza verso
il basso ancora ulteriore, con il risultato che gli investimenti si sono
ancora più ridotti. Si è introdotto un circolo vizioso. Tassi di
profitto più bassi portano a tagli degli investimenti, abbassando gli
incrementi di produttività e riducendo ancora ulteriormente il tasso di
profitto.
Come risultato, le aziende, invece di reinvestire i profitti che
accumulano, usano il loro denaro disponibile per attività speculative
nei mercati finanziari, traendo vantaggio dal denaro a costo ultra basso
fornito dalle banche centrali per fusioni ed acquisizioni, acquisto di
azioni proprie ed investimenti nel mercato delle proprietà. Mentre tale
parassitismo alza l'ultima linea per le singole imprese, porta ad
ulteriore stagnazione nell'economia reale nel complesso.
Ma, una volta che le mistificazioni vengono strappate via, sono
rivelati i reali processi. Il tasso di profitto, come abbiamo prima
osservato, è determinato da due fattori: l'incremento del reddito
nazionale generato dagli investimenti e la divisione di questo reddito
tra i possessori del capitale ed i produttori di questa ricchezza, la
classe lavoratrice.
Sotto condizioni nelle quali gli investimenti vengono ridotti
drasticamente e di conseguenza la crescita della produttività e quindi
il reddito nazionale tende a declinare, i tassi di profitto possono
essere sostenuti ed aumentati soltanto accrescendo la parte del reddito
nazionale fluisce verso le aziende e le società finanziarie—un risultato che viene realizzato attraverso l'imposizione
dell'impoverimento sempre crescente della massa della popolazione
lavoratrice.
L'austerità infinita non è uno sviluppo "naturale". E' il risultato
della logica spietata del sistema del profitto che, proprio per il suo
funzionamento, produce ricchezza favolosa ad un polo e povertà e miseria
dall'altro.
Non si può rompere attraverso appelli a "riforme", perché è
radicata proprio nelle fondamenta dell'economia capitalista, ma soltanto
con "l'espropriazione degli espropriatori", come sosteneva fermamente
Marx—vale a dire, con la fine della proprietà privata dei mezzi di produzione e
della finanza, l'istituzione della proprietà pubblica sotto controllo
democratico
e l'instaurazione di un'economia socialista pianificata basata sui
bisogni umani.
|