Postcards from the Revolution

 

Giovedì 11 marzo 2010

AGGRESSIONE PERMANENTE: Guerra all'orizzonte in America Latina

 

L'Impero non si fermerà davanti a nulla per trovare meccanismi e tecniche per raggiungere il suo obiettivo finale e non possiamo trascurare la possibilità di un conflitto militare nel prossimo futuro. Se questo anno gli USA mettono il Venezuela nella "lista terroristi", potremmo essere sull'orlo di una guerra regionale.

Durante i duecento anni passati l'America Latina ha subito l'aggressione continua eseguita da Washington durante i duecento anni passati. Strategie e tattiche di guerra clandestina e dichiarata sono state applicate contro diversi paesi della regione, che variano da colpi di stato, assassini, sparizioni, tortura, brutali dittature, atrocità, persecuzione politica, sabotaggio economico, operazioni psicologiche, guerra mediatica, guerra biologica, sovversione, controinsurrezione, infiltrazione di paramilitari, terrorismo diplomatico, embarghi, intervento elettorale ad invasioni militari. Indifferente da chi si trovi alla Casa Bianca – democratico o repubblicano – quando si tratta di America Latina, le politiche dell'Impero rimangono le stesse.

Nel ventunesimo secolo, il Venezuela è stato uno dei principali bersagli di queste continue aggressioni. Dal colpo di stato dell'aprile 2002, vi è stato un pericoloso aumento degli attacchi e dei tentativi di destabilizzazione contro la Rivoluzione Bolivariana. Sebbene molti siano caduti sotto il sorriso seducente e le parole poetiche di Barack Obama, non è necessario guardare oltre l'anno passato per vedere l'intensificazione delle aggressioni di Washington contro il Venezuela. La maggiore espansione militare nella storia della regione – attraverso l'occupazione USA in Colombia –  la riattivazione della Quarta Flotta della Marina USA, come pure una aumentata presenza militare USA nei Caraibi, a Panama ed in America Centrale per tutto l'anno passato, possono essere interpretate come una preparazione per uno scenario di conflitto nella regione.

INTENSIFICAZIONE DELLE AGGRESSIONI

Le dichiarazioni ostili di vari rappresentanti di Washington durante le settimane passate, che accusano il Venezuela di trascurare di combattere le operazioni antidroga, di violare i diritti umani, "di non contribuire alla democrazia ed alla stabilità regionale" e di essere il "leader regionale anti-USA", fanno parte di una campagna coordinata che cerca di giustificare un'aggressione diretta contro il Venezuela. Presto, Washington pubblicherà la sua annuale lista degli "stato sponsor del terrorismo" e se il Venezuela questo anno è collocato nella lista, la regione potrebbe essere sull'orlo di un conflitto militare senza precedenti.

 

Le prove sembrano indicare una mossa in quella direzione. Un documento dell'US Air Force che giustifica il bisogno di incrementare la presenza militare in Colombia affermava che Washington si prepara alla "guerra di spedizione" in Sud America.

Il documento dell'Air Force  del 2009, inviato al Congresso lo scorso maggio (ma modificato più tardi in novembre dopo che è stato usato per dimostrare le vere intenzioni dietro all'accordo militare tra USA e Colombia), spiegava che "Lo sviluppo di queste CSL (Luoghi di Sicurezza Cooperativa) favorirà la partnership strategica creata tra gli USA e la Colombia ed è nell'interesse di entrambe i paesi...Una presenza incrementerà anche la nostra capacità di condurre operazioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione (ISR), di migliorare la portata globale, le esigenze logistiche di supporto, di migliorare le partnership, la cooperazione di sicurezza di teatro e di espandere la capacità di guerra di spedizione".

SULL'ORLO DELLA GUERRA

Il primo rapporto ufficiale che traccia le priorità della difesa e dell'intelligence dell'amministrazione Obama ha dedicato considerevole attenzione al Venezuela. La Valutazione Annuale della Minaccia della comunità di intelligence USA – che negli anni passati nominava il Venezuela, ma per niente con la stessa enfasi ed estensione – ha segnalato in particolare il presidente Chavez come una grande "minaccia" agli interessi USA. "Il presidente venezuelano Hugo Chavez si è dimostrato come uno dei più importanti detrattori internazionali degli USA, che denuncia la democrazia liberale ed il capitalismo di mercato e che si oppone alle politiche ed agli interessi USA nella regione", ha affermato il documento dei servizi segreti, collocando il Venezuela nella stessa categoria di Iran, Corea del Nord ed al Qaeda.

 

Giorni dopo che è stato pubblicato il rapporto, il Dipartimento di Stato ha presentato al Congresso il suo bilancio del 2011. Oltre ad un incremento al finanziamento attraverso l'USAID ed il National Endowment for Democracy (NED)  per consolidare i gruppi d'opposizione in Venezuela – più di $15 milioni – vi era anche una richiesta di $48 milioni per l'Organizzazione degli Stati Americani (OAS) per "schierare squadre speciali di 'promotori della democrazia' in paesi dove la democrazia è sotto minaccia dalla crescente presenza di concetti alternativi come la 'democrazia partecipatoria' promossa dal Venezuela e dalla Bolivia".

 

Una settimana più tardi, la Commissione Interamericana per i Diritti Umani dell'OAS – finanziata da Washington – ha emesso un enorme rapporto di 322 pagine che critica aspramente il Venezuela per violazioni dei diritti umani, repressione della stampa e indebolimento della democrazia. Nonostante il fatto che era un rapporto – ed una Commissione – dedicata all'argomento dei diritti umani, il dettagliato studio menzionava appena le immense conquiste del governo Chavez nell'avanzare i diritti umani; progressi che sono stati riconosciuti ed applauditi nei cinque anni passati dalle Nazioni Unite. Le prove utilizzate dall'OAS per elaborare il rapporto venivano da testimoni dell'opposizione e da prevenute imprese dei media, una chiara dimostrazione di pericolosa soggettività.

 

Simultaneo a queste accuse, la scorsa settimana un tribunale spagnolo ha accusato il governo venezuelano di appoggio e collaborazione con le FARC e l'ETA – organizzazione considerate terroristiche da entrambe USA e Spagna – provocando uno scandalo internazionale. Il presidente Chavez ha ripetuto che il suo governo non ha assolutamente nessun legame non qualunque gruppo terrorista al mondo. "Questo è un governo di pace", ha dichiarato Chavez, dopo avere spiegato che la presenza di membri dell'ETA in Venezuela è dovuta ad un accordo redatto più di 20 anni fa dal governo di Carlos Andres Perez per aiutare la Spagna in un trattato di pace con il gruppo separatista basco.

L'IMPERO NON HA NESSUN COLORE

La scorsa settimana, in tour in America Latina, il segretario di stato USA Hillary Clinton non ha potuto smettere di attaccare il Venezuela durante le sue diverse dichiarazioni rese ai media internazionali. Ha espresso la sua "grande preoccupazione" per la democrazia ed i diritti umani in Venezuela, accusando il presidente Chavez di non "contribuire in maniera costruttiva" al progresso regionale. Con tono cinico, la Clinton ha consigliato al presidente Chavez di "guardare più lontano a sud" per l'ispirazione, invece che verso Cuba.

Clinton’s regional trip was part of a strategy announced by the Obama administration last year, to create a divide between the so-called “progressive left” and the “radical left” in Latin America. It’s no coincidence that her first tour of the region coincided with the announcement of a new Latin American and Caribbean Community of States, which excludes the presence of the US and Canada.

 

Il viaggio regionale della Clinton era parte di una strategia annunciata dall'amministrazione Obama lo scorso anno per creare una divisione tra la cosiddetta "sinistra progressista" e la "sinistra radicale" in America Latina.

IL PROSSIMO CONFLITTO

Un conflitto militare non viene cominciato da un giorno all'altro. E' un processo che in primo luogo richiede influenzare la percezione e l'opinione del pubblico – demonizzare il leader o il governo preso a bersaglio per giustificare l'aggressione. Successivamente, le forze armate vengono spiegate strategicamente nella regione per garantire un'azione militare efficace. Vengono utilizzate tattiche come la sovversione e la controinsurrezione per debilitare e destabilizzare il paese bersaglio dall'interno, incrementando la sua vulnerabilità ed indebolire le sue difese.

 

Questo piano è attivo da diversi anni contro il Venezuela. Il consolidamento dell'unità regionale e dell'integrazione latinoamericana minaccia le possibilità degli USA di riconquistare il dominio ed il controllo dell'emisfero. E le conquiste della Rivoluzione Bolivariana hanno impedito la sua "autodistruzione", provocata dalla sovversione interna finanziata e diretta dalle agenzie USA. Comunque, l'Impero non cesserà i tentativi per raggiungere il suo obiettivo finale ed un potenziale conflitto militare nella regione rimane all'orizzonte.

Eva Golinger