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I nostri figli di puttana: i media occidentali ed i ribelli siriani

26 febbraio 2017

Ricardo Vaz

 

"Può essere un figlio di puttana, ma è il nostro figlio di puttana" - è questo ciò che si  vocifera abbia affermato una volta il presidente USA Franklin Roosevelt sul dittatore nicaraguegno Anastasio Somoza. Esaminiamo come i media occidentali, sempre così pieni di editoriali e colonne che lodano i valori occidentali (qualunque cosa possano essere), hanno preso in esame l'opposizione siriana durante la guerra in Siria, concentrandoci su tre gruppi in particolare. Uno sguardo più da vicino alle menzogne che sono state diffuse, alle verità scomode che sono rimaste taciute ed alle contraddizioni che sono emerse a causa di bassi standard giornalistici ed al sostegno smidollato all'imperialismo occidentale che è diventato la norma.

 

Una guerra appaltata ad al-Qaeda

La cronaca della guerra siriana ha raggiunto toni assordanti durante la recente riconquista governativa di Aleppo Est. Chi può dimenticare di avere ripetutamente ascoltato che l'ultimo ospedale di Aleppo Est era stato distrutto? Questa intera cronaca, orchestrata con una moltitudine di sostenitori nascosti, aveva lo scopo di convincere i lettori occidentali che questo era stato un fallimento collettivo dell'umanità, che l'occidente non aveva fatto nulla per impedirlo e che quindi era necessario fare di più.

Questo mito del non intervento occidentale è stato completamente smentito, anche se lontano dalla stampa mainstream. Ma nessuno si è espresso meglio di Rania Khalek:

“[…] il governo USA ha appaltato ad al Qaeda la sua guerra contro il governo siriano e gli americani non ne hanno nessuna idea, perché i media corporativi continuano a promuovere menzogne sulla cosiddetta inazione di Obama".

La maniera in cui l'affiliata siriana di al Qaeda, Jabhat al-Nusra, è stata ritratta sulla stampa occidentale sarà un giorno parte dei corsi di giornalismo. E' veramente incredibile che la branca siriana di al Qaeda, un gruppo che è stato dichiarato nemico pubblico #1, il bersaglio principale della indeterminata "guerra al terrorismo". la minaccia esistenziale alla civiltà occidentale, condurrebbe l'operazione di cambio di regime degli USA in Siria.

Per tutto il conflitto siriano abbiamo visto principalmente tre modi di incorporare al Qaeda nella narrativa mainstream. Uno è semplicemente di non menzionare la sua presenza. Quando la propaganda va in marcia, cominciamo a leggere soltanto di "ribelli", con assolutamente nessuna menzione della loro natura. E quindi sentiamo ripetutamente della condizione dei "ribelli" ad Aleppo Est. Il contrasto con la cronaca dell'operazione per riprendere Mosul o con le precedenti operazioni contro al Qaeda nelle città irachene non potrebbe essere più completo.

Il secondo è di menzionare che, anche se una data operazione viene guidata dal fronte Nusra e dai suoi cugini jihadi di Ahrar al-Sham (di più su di essa più tardi), intorno vi è anche una grande quantità di ribelli moderati. Il mito dei ribelli moderati è divenuto onnipresente sui media occidentali. David Cameron ha affermato che ve ne erano 70.000 di loro!

Mentre i russi e i siriani sostenevano di bombardare dei terroristi, i governi occidentali hanno gridato in oltraggio che le forze moderate, che stanno fianco a fianco con gli estremisti, venivano attaccate. A questo punto vi è un'ovvia domanda che si deve porre: se stanno e combattono accanto ad al Qaeda, quanto moderate possono realmente essere? (1) Inoltre, l'occidente fornisce armi a questi gruppi tramite delegati regionali. Questo semplicemente non ammonta soltanto ad una fornitura indiretta di armi al fronte Nusra, che è dove ovviamente finiscono?

E la tattica finale è quella che viene impiegata dalle linee aeree low-cost dopo un incidente aereo: cambiare il nome. Questo ha a che fare molto probabilmente con gli sponsor regionali dell'estremismo, prima di tutti l'Arabia Saudita, ma anche il Qatar, gli UAE e, ad una certa portata, la Giordania e la Turchia (2), poiché hanno almeno bisogno di fingere di combattere l'estremismo nella regione.

Quindi, abbiamo visto molte rimarchiature e raggruppamenti del fronte Nusra. Vi era l'ombrello Jaish al Fatah ("Esercito della Conquista"), vi è stata la spaccatura ufficiale da al Qaeda con la benedizione di al Qaeda ed il nuovo nome dato di Jabhat Fateh al-Sham. Mentre ogni giornalista serio ricorderebbe ai lettori che questa era l'affiliata di al Qaeda riorganizzata/rimarchiata, non è stato insolito trovare casi dove viene presentata con i nuovi nomi e nessun contesto. Siamo anche stati testimoni di una situazione in cui, sotto la copertura di queste rimarchiature, un funzionario saudita ha praticamente ammesso che i sauditi stavano fornendo armi al fronte Nusra. I suoi rossori sono stati risparmiati dai bassi standard giornalistici della BBC ma non dall'Intercept.

Tutto considerato, sembra come bin Laden dovesse sopravvivere soltanto alcuni anni di più, trasferirsi in Siria e procurarsi un nuovo logo e sarebbe ritornato a lavorare con gli americani proprio come nei buoni vecchi anni '80.

Uno stato islamico attraverso le urne

Un altro gruppo in Siria (3) la cui traiettoria sui media occidentali vale la pena analizzare è Ahrar al-Sham. E' noto che ha iniziato a formare delle brigate ben prima dell'avvio ufficiale della "rivoluzione" siriana del 2011 e ciò invalida seriamente la teoria che l'insurrezione siriana sia stata dal principio interamente secolare e progressista, soltanto per essere dirottata dai jihadisti o costretta in quella direzione più tardi dalla risposta del governo.

Quando il gruppo emerse per la prima volta come un serio attore il regolamento della cronaca doveva ancora cristallizzarsi e talvolta i giornalisti occidentali cadevano nella vecchia abitudine di fare del vero giornalismo. Riportare fatti, verificare storie, quel genere di cose. Al tempo venne detto chiaramente che era un Ahrar al-Sham era un gruppo jihadista pieno di combattenti stranieri che combattevano fianco a fianco con al Qaeda. Quando divenne chiaro che questi gruppi erano i grandi attori dell'opposizione siriana, era necessario che la melodia cambiasse, almeno nelle redazioni. I servizi segreti sapevano da lungo tempo di questo rischio mentre armi e denaro scorrevano dall'occidente e dagli alleati regionali. Ma, mentre al Qaeda aveva un irreparabile problema di PR, per Ahrar al-Sham vi era ancora speranza.

Così siamo stati testimoni di un parapiglia per fondere le "forze secolari, democratiche che affermavamo di sostenere" ed i "bin-laden che sosteniamo realmente". Alla BBC bisogna dar credito di un pezzo di giornalismo alquanto straordinario. Quando ha descritto Ahrar al-Sham ha scritto che era:

  • "Un gruppo ribelle islamista, o salafita, ultraconservatore che mira a rovesciare Mr Assad e a formare uno stato islamico
  • Ha giurato di realizzarlo attraverso le urne e non la forza

Tra i molteplici giornalisti e redattori, per non menzionare chiunque lo abbia raccontato ad un reporter, certamente qualcuno deve aver pensato che questo fosse un poco difficile da credere. Qui abbiamo un gruppo che vuole creare uno stato islamico ultraconservatore, proibire la musica, installare tribunali religiosi, lapidare le adultere, uccidere i non credenti eccetera eccetera e la BBC pensa che lo metteranno semplicemente come un'opzione alle elezioni.

La campagna per insabbiare il gruppo è stata una completa opera di PR, con sponsor come il Qatar che giuravano sulla moderazione del gruppo. Il volto di questa disinfestazione per il consumo occidentale è stato il capo della politica estera di Ahrar al-Sham, Labib al-Nahhas. Abbastanza presto gli sono stati dati editoriali nelle organizzazioni mainstream, che sostenevano che, contrariamente a tutti i precedenti rapporti su questo gruppo che combatteva fianco a fianco con al Qaeda e ne condivideva l'ideologia, inclusi quegli stessi giornali dove ora gli veniva dato spazio, le accuse di "collegamenti organizzativi con al Qaeda e di abbracciare l'ideologia di al Qaeda" non poteva essere "più lontano dalla verità".

Nel tempo questo Mr. Labib è andato a Washington per incontri (segreti) al Dipartimento di Stato, ma, sfortunatamente, non ha goduto del trattamento completo dei combattenti della libertà dell'ufficio ovale. Per completare il processo, alla fine le organizzazioni occidentali sono arrivate a riferirsi ad Ahrar al-Sham in termini più ambivalenti, come "potente" ed "islamista" e persino il termine-m (moderato) ha cominciato a stare in circolazione. Il Guardian si è persino fidato della loro parola quando hanno dichiarato che ad Aleppo non c'era nessun terrorista.

Nei mainstream l'assimilazione è stata completa quando, oltre a dare a Ahrar al-Sham una colonna, le organizzazioni occidentali hanno cominciato a basare le loro linee editoriali sulle opinioni del gruppo. L'esempio calzante è lo spauracchio sciita, il presunto grande piano dell'Iran per riprogettare la demografia della regione, qualcosa regolarmente venduto dai regimi più settari della regione, l'Arabia Saudita e le monarchie del Golfo e dai sempre leali think tanks di DC. Quello che è più straordinario è che un giornalista su un quotidiano presumibilmente serio basi la sua analisi geopolitica sulle opinioni di un gruppo che lui stesso non così molto tempo fa ha etichettato come jihadi, salafita conservatore e che condivide gran parte della visione del mondo di al Qaeda.

Se non possiamo lavorare con i decapitatori di bambini, cosa ci resta?

L'episodio che più genuinamente ha catturato le contraddizioni della politica estera e della cronaca dei media occidentali ha avuto luogo nel luglio 2016 ad Aleppo. E' stato pubblicato un rivoltante video che mostrava un gruppo di uomini che schernivano e poi decapitavano u n ragazzino. Gli esecutori erano del Nour al-Din al-Zenki ed il ragazzo un palestinese dodicenne che accusavano di appartenere ad una milizia palestinese che combatte a fianco del governo siriano.

Ciò è stato immediatamente seguito dalla incriminante rivelazione che questo gruppo era stato curato dagli USA ed aveva ricevuto armi. E, mentre in reazione a precedenti episodi di questo genere, benché senza dubbio nessuno ingiurioso come questo, siamo stati testimoni della generale condanna e di spavaldi proclami che il male non avrebbe trionfato, questa volta quello che è successo è stata una missione di controllo dei danni. Da assurde pretese che il ragazzo in realtà avesse 19 anni ed avesse avuto una crescita rachitica, alle giustificazioni che questa era un'azione individuale che sarebbe stata punita da un processo giudiziario, persino a tentativi di deviare la colpa sul "regime" Assad.

Ma per alcuni persino questo episodio non era abbastanza sufficiente per concludere che le potenze occidentali non dovrebbero essere alleate di questo genere di gruppi. Sam Heller ha sostenuto che gli USA realizzeranno i loro scopi in Siria soltanto appoggiando gruppi come il Nour al-Din al-Zenki. Se potete realizzare i vostri scopi soltanto lavorando con jihadis decapitatori di bambini, forse sono scopi che innanzitutto non vale la pena di perseguire? Questa domanda non sembra mai apparire sui media occidentali.

Un altro feroce sostenitore del Nour al-Din al-Zenki è stato Charles Lister del Middle East Institute. Ha spudoratamente cercato di minimizzare l'atroce crimine affermando che la vittima era un combattente bambino, mentre in verità non era nulla del genere. In passato Lister aveva fatto pubblicità al gruppo come moderato, ma è anche noto per aver affermato che in Siria il 50% dei ribelli sono moderati e che l'ISIS è stato creato dai servizi segreti siriani. Recentemente Lister ha dichiarato che, anche se il gruppo era moderato, è diventato rivoltante e non lo sosteneva più. Così una lunga storia di estremismo, abusi e coordinamento con al Qaeda era fuori dal comportamento del personaggio di un gruppo moderato oppure Lister ha mentito in modo vistoso per tutto questo tempo.

Per quanto riguarda il Nour al-Din al-Zenki, è entrato a far parte dell'ultima rimarchiatura/riorganizzazione di al Qaeda in Siria.

Jihad made in USA

Se compariamo la trattazione ufficiale degli USA e di altre potenze occidentali riguardo al Medio Oriente, sempre piena di impegni intransigenti di difendere libertà, democrazia e diritti umani e la natura dei gruppi e dei paesi della regione che sono alleati degli interessi occidentali, vi è una abbagliante contraddizione. I media, invece di esporre questa ipocrisia, hanno scelto di colmare la lacuna con omissione, offuscamento ed autentiche menzogne.

In realtà questa contraddizione è soltanto apparente. Vi è una lunga storia di imperi occidentali che trovano come loro più utili alleati i gruppi islamisti più estremisti. I talebani in Afghanistan e bin Laden sono probabilmente gli esempi di recente più emblematici. Ma questo risale a decenni fa, per esempio alle manovre dei britannici per mettere al potere il clan Saud. Quando vi era la lotta per l'egemonia in Madio oriente tra Gamal Nasser e la famiglia Saud, era cristallino da quale parte stesse l'occidente. E anche di recente John Kerry ha ammesso che gli USA avevano sperato che le avanzate dell'ISIS potessero essere utilizzate come leva contro Assad.

Ed i regimi realmente progressisti in Medio Oriente, passati o presenti, si sono invariabilmente trovati in discordia con gli interessi occidentali nella regione, dalle risorse naturali all'occupazione della Palestina. Questa storia di contraddizioni e di trasformazione in arma dell'estremismo islamico da parte delle potenze occidentali, assieme alla maniera in cui è stata presentata al pubblico occidentale, viene esplorata nel recente libro “Jihad made in USA” di Gregoire Lalieu (disponibile in francese e spagnolo).

Note:

(1) In  una nota collegata, i giornalisti occidentali non sembrano trovare nessuna incoerenza nei gruppi (presumibilmente) democratici, secolari, femministi che vengono appoggiati dall'Arabia Saudita!

(2) Vi è anche molto da scrivere sul coinvolgimento di Israele in tutto questo, dalla loro distensione con il gruppi estremisti proprio alla porta di casa (le Alture del Golan occupate), talvolta permettendo ai combattenti persino di ricevere assistenza ospedaliera in Israele, alla sua costanti violazioni del diritto internazionale quando bombarda dei bersagli in Siria.

(3) Sarebbe indolente ed impreciso chiamarli "gruppi siriani", poiché vi è stata una grandissima affluenza di combattenti stranieri.

 

Fonte: Investig’Action