Le origini della guerra in Afghanistan
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In un discorso contro la guerra tenuto a Canton, Ohio, il 16 giugno 1918, che gli costò dieci anni di prigione, il sindacalista americano Eugene Debs disse: "In poche parole questa è la guerra. La classe dominante ha sempre dichiarato le guerre; la classe sottomessa ha sempre combattuto le battaglie. La classe dominante ha avuto tutto da guadagnare e nulla da perdere, mentre la classe sottomessa non ha avuto nulla da guadagnare e tutto da perdere, specialmente la vita".
1.
La guerra afgano-sovietica La conoscenza comune sulla guerra sovietico-afgana, che andò avanti dal 1979 fino al 1988, era che abbia avuto origine quando i sovietici invasero l'Afghanistan nel 1979 per assicurare un governo afgano amico dell'URSS. E che, in conseguenza dell'invasione, gli USA, attraverso la CIA, diedero aiuti ai mujahedeen afgani, più tardi sviluppatisi in entrambe i talebani e la fantomatica al Qaeda. Comunque come dichiarò più tardi in un'intervista nel 1998 'ex consigliere per la sicurezza nazionale di Jimmy Carter all'epoca dell'invasione Zbigniew Brzezinski: "Secondo la versione ufficiale della storia, l'aiuto della CIA ai mujahedeen iniziò durante il 1980, vale a dire dopo che l'esercito sovietico aveva invaso l'Afghanistan il 24 dicembre 1979. Ma la realtà, finora segretamente protetta, è completamente un'altra: in realtà, è stato il 3 luglio 1979 che il presidente Carter firmò la prima direttiva per l'assistenza segreta agli oppositori del regime filo-sovietico di Kabul. E, proprio quel giorno, scrissi una nota al presidente nella quale gli spiegavo che secondo la mia opinione questi aiuti avrebbero provocato un intervento militare sovietico". Brzezinski
continuò pure nel dichiarare che lui
"Aumentò consapevolmente la probabilità che i sovietici avrebbero
invaso" e ricordò di avere scritto a Carter nel giorno
dell'invasione sovietica che "Ora abbiamo l'opportunità di dare
all'URSS la sua guerra del Vietnam. Effettivamente, per quasi 10
anni, Mosca dovette continuare una guerra insostenibile per il
governo, un conflitto che determinò la demoralizzazione e alla fine
il crollo dell'impero sovietico". Quando gli venne chiesto delle
ripercussioni di tale appoggio nel favorire la crescita del
fondamentalismo islamico,
Brzezinski rispose: "Cosa è più
importante per la storia del mondo? I talebani o il crollo
dell'impero sovietico? Alcuni musulmani agitati oppure la
liberazione dell'Europa Centrale e la fine della guerra fredda"? Questa
guerra servì alle
ambizioni geopolitiche degli USA
e mantenne una sfera d'influenza americana nella regione. La CIA
operò nella regione attraverso i servizi segreti militari pakistani,
l'Inter-Services
Intelligence (ISI), che oggi sono ancora
operativi e altamente controversi. Attraverso l'ISI, la CIA finanziò
e armò i mujahedeen
tramite la produzione e l'esportazione di eroina.
Gli USA e il Regno Unito operarono assieme
attraverso la cooperazione dei rispettivi servizi segreti e dei loro
gruppi delle forze speciali per creare
i guerriglieri mujahedeen,
mentre l'indottrinamento religioso fondamentalista veniva fornito
dall'Arabia Saudita e dal Pakistan. Le SAS britanniche addestrarono
i combattenti musulmani nella fabbricazione di bombe (le autobombe,
invece, erano una specialità della CIA) e i capi furono addestrati a
un campo della CIA in Virginia. A metà degli anni '90,
in Afghanistan
stava diventando più diffuso un oscuro
gruppo noto
come i talebani. Anche questi erano una
creatura CIA-ISI-Arabia Saudita,
che li sostennero nel prendere il controllo del paese durante la
guerra civile afgana nel 1995. Nel giugno 2001 fu fatto l'annuncio da parte del segretario di stato USA Colin Powell che gli USA avrebbero dato al governo talebano dell'Afghanistan un regalo di $43 milioni, "che ha reso gli Stati Uniti i principali sponsor dei talebani". Infatti, i primi dissensi con i russi sono scoppiati quando alcuni mesi dopo l'invasione gli americani hanno tentato di allargare il governo fantoccio ai talebani "moderati", cioè sottomessi al dominio degli USA.
I sostenitori della teoria che gli USA hanno attaccato l'Afghanistan "a causa della condotta petrolifera afgana" devono spiegare perché l'establishment USA prese prima intraprese l'azione che rendeva impossibile costruire una condotta e quindi abbia attaccato l'Afghanistan per rendere possibile costruirne una. Così se i talebani erano esigenti in alcuni importanti trattative sulla condotta petrolifera, perché il governo USA non ha semplicemente fatto pressione su di loro per attuare il programma? Se gli USA avessero voluto costruire una pipeline, perché non hanno semplicemente rimosso le sanzioni imposte al regime talebano che erano ciò che impediva agli investitori di offrire il denaro per costruirla? Inoltre, per i talebani non avrebbe avuto senso essersi opposti a una condotta. Le condotte rendono molto denaro. Una pipeline avrebbe ridotto la dipendenza finanziaria dei talebani dal Pakistan, dall'Arabia Saudita e dagli USA. Erano degli estremisti ma non erano certamente degli sciocchi. Inoltre, la teoria che gli USA siano andati in guerra perché i talebani erano intransigenti riguardo a una condotta petrolifera presuppone falsamente che i talebani fossero i governanti indipendenti dell'Afghanistan. In realtà, i talebani erano sotto l'attivo controllo dell'esercito e dei servizi segreti pakistani ed erano finanziati anche dal Pakistan e dall'Arabia Saudita, entrambe i quali, specialmente l'Arabia Saudita, fanno parte dell'impero USA. Vi sono proprio prove consistenti che l'apparato segreto USA abbia sostenuto per lungo tempo i talebani. (Petroleum Economist, 11 febbraio 2002) Infine,
è bene ricordare che le pipeline sono vulnerabili agli attacchi e
dunque fare la guerra è la cosa peggiore per costruire una pipeline.
Nessuno investirà del denaro nella costruzione di una condotta in un
paese sprofondato nella guerra. Le guerre sono un affare complicato.
Una volta che si inizia una guerra, specialmente in un'area come
l'Asia Centrale, è difficile essere certi di quando finirà. L' Lo scopo principale degli
- accelerazione della
realizzazione della sua strategia (vedi "La grande scacchiera" di
Zbigniew Brzezinski)
di polverizzare le ex repubbliche sovietiche nello stesso modo nel
quale E' sufficiente osservare una carta geografica per comprendere l'importanza strategica dell'Afghanistan: come all'epoca del "Grande Gioco", si trova all'incrocio tra India, Russia e Cina. Per gli USA è estremamente importante separare la prima dalle ultime due e procedere, come sta avvenendo attualmente, con l'installazione di basi missilistiche e radar attorno al perimetro di queste. Come sempre dunque, vale anche per l'Afghanistan dove intervengono gli USA prospera il narcotraffico. Questo perché i profitti dello stesso vengono realizzati soprattutto dalle megabanche di Wall Street e, durante l'attuale crisi, hanno contribuito non poco a coprire, almeno in parte, i colossali buchi di bilancio delle istituzioni finanziarie occidentali.
Persino prima della
presidenza Bush, nel dicembre del 2000, il
Washington Post
riferiva su come gli USA stavano iniziando a allearsi con le
autorità russe nel "chiedere
un'azione militare contro l'Afghanistan".
Nel marzo del 2001
venne riportato che l'India si era unita a USA,
Russia e Iran nello sforzo di rimpiazzare militarmente il governo
talebano afgano. Inoltre, il
Tagikistan
e l'Uzbekistan
dovevano essere utilizzati come basi per lanciare incursioni sull'Afghanistan
contro i talebani. Nella primavera del 2001, i militari USA
contemplarono e esaminarono con simulazioni uno scontro militare
nell'intero scenario di un attacco USA all'Afghanistan,
che divenne il
piano operativo per la guerra.
Nell'estate del 2001, da incontri top secret in luglio trapelarono
informazioni ai talebani che
il regime Bush stava programmando di lanciare
un'operazione militare contro i talebani
per sostituire il governo. Esisteva sulla carta un piano contingente
per attaccare l'Afghanistan
da nord per
la fine dell'estate. Un ex diplomatico pakistano ha raccontato alla BBC che gli USA stavano pianificando un'azione militare contro Osama bin Laden e i talebani prima degli attacchi dell'11/9. A Niaz Naik, ex segretario agli esteri pakistano, "a metà luglio venne rivelato da alti funzionari americani che l'azione militare contro l'Afghanistan sarebbe andata avanti per la metà di ottobre". L'invasione ebbe luogo il 7 ottobre 2001. A Naik fu raccontato di questa informazione a un incontro riservato sponsorizzato dall'ONU che si tenne nel luglio del 2001 a Berlino, con funzionari da USA, Russia e molti paesi dell'Asia Centrale. Dichiarò inoltre che gli USA avrebbero lanciato l'operazione dalle loro basi in Tagikistan "dove già si trovavano dei consiglieri americani". Riassumendo, vi sono quindi numerose prove che la coalizione anti-talibana si sia formata molto prima dell'11/9 e che i piani d'attacco fossero già pronti: - Afghanistan Land Mine - Washington Post - 19 dicembre 2000 -
India Joined US led plan against
Afghanistan in March 2001
- Jane's Defense - 15 marzo 2001 -
India in anti-Taliban military
plan
- India Reacts - 26 giugno 2001
-
US 'planned attack on Taleban'
- BBC - 18 settembre 2001
La MSNBC ha riportato che "Si attendeva che il presidente Bush firmasse i piani dettagliati per una guerra in tutto il mondo contro al Qaeda due giorni prima dell'11 settembre", e che "Il piano si occupava di tutti gli aspetti di una guerra contro al Qaeda, che si estende dalle iniziative diplomatiche alle operazioni militari in Afghanistan". Tratteggiava "essenzialmente lo stesso" piano di guerra che è stato messo in atto in seguito agli attacchi dell'11/9. Il documento della Sicurezza Nazionale è stato presentato anche a Condoleezza Rice prima degli attacchi e comprendeva piani per attaccare i talebani e rimuoverli dal potere in Afghanistan. Infine, anche secondo
il giornalista
Bob Woodward,
il 10 settembre 2001 il piano d'attacco si trovava già sulla
scrivania di Bush. L'ex primo ministro
britannico
Tony Blair
dichiarò che "Ad essere sinceri su
questo, non vi era nessuna maniera nella quale potevamo ottenere il
consenso dell'opinione pubblica per avere improvvisamente lanciato
una campagna sull'Afghanistan
se non fosse stato per ciò che avvenne
l'11 settembre". La guerra all'Afghanistan
è stata sferrata il 7 ottobre 2001. Un'operazione di questa
dimensione non poteva essere pianificata e eseguita entro tre
settimane, come siamo portati a credere. I piani e le preparazioni
erano in posizione nell'anno precedente l'invasione. Gli eventi
dell'11/9 procurarono semplicemente il punto d'avvio per metterli in
atto. L'unica cosa che può far terminare la guerra è la vittoria della resistenza afgana che, diversamente dal quadro dipinto dai mass media controllati, tutti arruolati nello sforzo bellico, non è alimentata dalla fedeltà ideologica ai talebani. Di fatto, il grosso degli insorti non combatte per la bandiera bianca dei talebani, ma piuttosto contro la presenza di soldati stranieri e di tributi imposti da un governo non rappresentativo a Kabul. Soltanto la resistenza dei popoli, sia di quello afgano che di quelli dei paesi aggressori, può porre fine alla guerra perché, parafrasando Martin Luther King, Jr., "la lotta di liberazione del popolo afgano contro l'aggressione e la lotta per i diritti e la giustizia sociale qui da noi sono la stessa lotta". Non vi è alcuna speranza che i politici o addirittura i governanti possano far cessare la guerra: sono tutti in qualche modo al servizio dell'oligarchia della classe dominante che ha il proprio fulcro a Washington e, anzi, considerando la situazione economica in rapido deterioramento, c'è da aspettarsi un aggravamento della situazione, come la storia e l'economia insegnano. I segnali di questo sono ovunque, per chi sappia vedere e non si lasci addomesticare dai media corporativi e dalle loro tecniche di guerra psicologica.
Il mondo si trova a un incrocio pericoloso: si è aperta una Nuova Guerra Fredda predicata sulla "guerra preventiva". Un esempio di questo è lo "scudo missilistico globale" basato sulla nozione di un "attacco a sorpresa riuscito" contro la Russia e la Cina. Viene considerato dagli analisti strategici USA come un mezzo per portare Mosca e Pechino a accettare l'egemonia USA-NATO negli affari militari, come pure un ruolo subordinato nell'economia globale del mondo capitalista. La "Guerra Globale al Terrorismo", sferrata come conseguenza degli attacchi dell'11/9/2001, viene presentata come uno "scontro di civiltà", una guerra tra valori e religioni in competizione, quando in realtà è un'autentica guerra di conquista, guidata dagli interessi strategici e economici degli USA e dei loro satelliti. Questa costruisce l'opinione generale che gli Stati Uniti e l'occidente siano attaccati da dei terroristi e offusca ciò che è equivalente a un programma militare guidato dal profitto che serve in via principale direttamente gli interessi di Wall Street, delle gigantesche compagnie petrolifere e del complesso militare industriale USA.
Letture consigliate: La distruzione dell'Afghanistan Terrorismo delle autorità statunitensi e Pakistan
Freebooter 2010
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