Obama ordina la continuazione delle illegali deportazioni della CIA
Human Rights Watch: rapimento ed imprigionamento illegale
sotto Bush = “fondamentale violazione”, rapimento ed imprigionamento
illegale sotto Obama = “legittimo”
Steve
Watson
Infowars.net
Lunedì 2 febbraio 2009
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E' stato rivelato che uno dei primi atti di potere del presidente Obama è stato firmare un ordine esecutivo che difende la continua pratica di catturare, trasportare ed imprigionare segretamente dei cosiddetti "combattenti nemici". In base agli ordini esecutivi emanati da Obama in appena due giorni nel suo ruolo, la CIA ha ancora l'autorizzazione ad eseguire quelle che sono note come deportazioni (rendition), rapimenti e trasferimenti segreti di prigionieri in paesi che cooperano con gli Stati Uniti, riferisce il Los Angeles Times "Pare che l'amministrazione Obama abbia determinato che il programma di deportazione è stato una componente della guerra al terrorismo dell'amministrazione Bush che non potrebbe permettersi di scartare", scrive Greg Miller. Una disposizione minore all'interno di un ordine esecutivo specifica che le istruzioni di chiudere le prigioni segrete della CIA "non si riferiscono alle strutture utilizzate solamente per detenere gente su base transitoria a breve termine", che significa che alcuni cosiddetti “siti segreti” possono restare aperti. Sebbene degli ex funzionari della CIA abbiano ammesso che la deportazione è per la maggior parte improduttiva, un funzionario dell'amministrazione ha anonimamente raccontato al LA Times: "Ovviamente avete bisogno di conservare alcuni strumenti — dovete ancora cercare di prendere i cattivi. I consulenti legali che lavorano su questo hanno considerato la deportazione. In alcuni circoli è controverso ed in Europa ha sollevato una tempesta. Ma se compiuta entro certi parametri, è una pratica accettabile". I siti segreti sono arrivati sui titoli delle notizie principali alla fine del 2005 quando dei funzionari dei servizi segreti USA e stranieri hanno denunciato la pratica CIA di nascondere ed interrogare prigionieri di "al Qaeda" in un'area chiusa dell'era sovietica in Europa orientale. Le installazioni segrete sono state rivelate far parte di un sistema di prigioni CIA clandestine, impiantate dopo l'11/9, che in vari periodi ha incluso siti in otto paesi, compresi Thailandia, Afghanistan e diverse democrazie in Europa orientale, come anche un piccolo centro alla prigione della Baia di Guantanamo a Cuba. Il Washington Post si è rifiutato di menzionare i paesi europei coinvolti dopo la pressione di alti funzionari USA. Poco dopo sono emerse storie raccapriccianti di brutalità e tortura psicologica di detenuti nelle prigioni segrete. Insigni avvocati per i diritti umani, come pure Parlamento europeo in base al diritto internazionale hanno dichiarato illegale la deportazione. Alla fine del 2007, la Camera USA ha votato di porre fine alle deportazioni della CIA, comunque, la proibizione non è mai stata approvata dal Senato. Claude Moraes, un parlamentare laburista britannico che faceva parte della commissione europea che investigava sulle deportazioni della CIA, ha dichiarato che era difficile criticare Obama perché aveva "al momento una posizione divina", aggiungendo: "Dovremmo essere lieti che abbia chiuso Guantanamo e riconosciuto l'esistenza delle prigioni segrete della CIA. Ma, se completerà il cambiamento, deve capire che la deportazione fa parte del pacchetto. Ho ascoltato la testimonianza di persone che chiaramente sono state torturate in Egitto e Giordania. Deporre la gente in quelle prigioni dice ancora tutto della politica estera americana". La "posizione divina" della quale parla Moraes è evidenziata dalla risposta di Human Rights Watch, l'organizzazione di sorveglianza globale. Nonostante si sia opposta con veemenza alle strutture di detenzione segreta ed alle tattiche di tortura dell'era di Bush, HRW apparentemente appoggia la decisione di Obama di permettere che la deportazione continui. "Sotto limitate circostanze, vi è un impiego legittimo" delle deportazioni, ha raccontato al Los Angeles Times il direttore del patrocinio di Washington di Human Rights Watch Tom Malinowski. "Ciò che ho ascoltato forte e chiaro dell'ordine del presidente è stato che vogliono creare un sistema che non risulti in persone che vengano inviate in prigioni straniere per essere torturate..." Il rapimento ed imprigionamento illegale è ripugnante quando il comandante in capo è il cowboy George W. Bush ma se il nuovo messia dice che è OK allora è proprio eccellente, uhm? Tanto per i titoli di testa dell'ultimo mese che recitavano Il nuovo capo della CIA di Barack Obama comunica la fine del waterboarding e della rendition. Naturalmente, come mostrato chiaramente da diversi ricercatori e giornalisti, la molto celebrata dichiarazione di Obama di "proibire" la tortura ed il suo impegno a chiudere le strutture di detenzione sono pieni di scappatoie e di clausole nascoste create per permettere che tali pratiche e presupposti vengano continuati. Come ha messo in evidenza lo scrittore Tom Eley, gli ordini di Obama lasciano intatte la tortura e la detenzione indefinita. Gli ordini firmati da Obama non disfano gli attacchi dell'amministrazione Bush al diritto costituzionale ed internazionale... Non mettono in discussione il presunto diritto del presidente di imprigionare unilateralmente qualsiasi individuo, senza processo e senza accuse, dichiarandolo essere un 'combattente nemico... Neppure pongono fine alla procedura nota come 'deportazione straordinaria... Non riguardano le centinaia di prigionieri — 600 soltanto al campo di prigionia di Bagram in Afghanistan — incarcerati oltre il filo spinato di Guantanamo… Sul problema delle cosiddette 'dure tecniche di interrogatorio', cioè la tortura, gli ordini di Obama lasciano spazio alla loro continuazione... Il consigliere della Casa Bianca Gregory Craig ha raccontato ai giornalisti che l'amministrazione era disposta a tener conto delle richieste della CIA che tali metodi siano permessi... Obama ha annunciato la creazione di una task force che prenderà in considerazione nuovi metodi di interrogatorio oltre quelli autorizzati dall'Army Field Manual, che ora accoglie 19 forme di interrogatorio, come anche la pratica della deportazione straordinaria. Inoltre, come riferito da Brian Ross della ABC news, se Guantanamo verrà mai chiusa, il governo USA intende spedire via mare i presunti terroristi catturati nella sua rete internazionale ad altri segreti campi di prigionia diretti da americani. Se Obama fosse veramente impegnato a porre fine all'eredità di tortura e detenzione segreta, autorizzerebbe il perseguimento giudiziario di quei funzionari responsabili, completamente fino al vertice. Invece, ha dichiarato che non farà una cosa simile. Forse il presidente segue il consiglio del Rep. Silvestre Reyes (D-TX), presidente della Commissione Servizi segreti della Camera, che lo scorso dicembre ha affermato che la continuazione delle pratiche illegali della CIA "potrebbe essere necessaria.” Con le parole del professore di diritto costituzionale Jonathan Turley, Obama ha disposto una scuderia che indica che è del tutto disposto ad appropriarsi dei crimini di guerra di Bush guardando dall'altra parte sulla tortura e la deportazione. Naturalmente, tutto questo fa parte del glorioso CAMBIAMENTO che ci era stato promesso. Nafeez Mosaddeq Ahmed ha centrato direttamente il bersaglio nel suo eccellente articolo Obama: alternanza di regime: Mentre intorno al mondo le misure di Obama sono state interpretate come capovolgere completamente le politiche di tortura, deportazione straordinaria e prigioni segrete dell'amministrazione Bush – a cominciare dalla dichiarazione della chiusura completa di Guantanamo Bay – un esame più profondo dei dettagli dei suoi Ordini Esecutivi suggerisce, sfortunatamente, che grida di gioia siano leggermente premature. Le sconfessioni pubbliche della tortura di Obama non rappresentano realmente la fine della pratica sistemica delle tecniche di interrogatorio tradizionali della CIA, da decenni condotti senza sorveglianza del pubblico. Piuttosto, preannunziano un vergognoso ritorno al segreto – o, in altre parole, un ritorno all'ovvio riconoscimento che dichiarazioni aperte di pratiche USA clandestine come la tortura come politica ufficiale sono dannose, non incoraggianti, per l'egemonia degli USA. [...] Il risultato finale è stata una riuscita riconfigurazione della presentazione pubblica delle pratiche dei servizi segreti militari USA, associata a nominali avvertimenti legali che permettano loro di continuare relativamente senza ostacoli – sostanzialmente un gigantesco esercizio di PR. Nel frattempo, l'esteso apparato di sicurezza nazionale interno post 11/9 che nega l'habeas corpus, insidiando il processo imparziale e che facilita la sorveglianza di massa come anche invadenti poteri di controllo sociale ammessi dall'amministrazione Bush non è stato sconfessato, ma mantenuto in uso. Non è da nessuna altra parte più di qui evidente il falso paradigma politico sinistra/destra. Le pratiche illegali e brutali dell'apparato di intelligence USA segreto risalgono a decenni fa, non sono arrivate con George W. Bush e non partiranno con lui. Queste politiche fanno parte di una più onnicomprensiva espansione dell'impero globale, chiesta dalle classi dell'establishment che continuano a bramare la ricchezza ed il potere che l'espansione del complesso industriale militare procura. E' per questo scopo che l'economia degli USA ed il suo popolo vengono agitati ed utilizzati come carburante proprio dalla stessa elite responsabile per avere elevato Obama al vertice dell'albero politico. Obama riconosce ciò e le sue azioni hanno provato una di due cose, o è senza potere per fermarla oppure non ha nessuna intenzione di fermarla. Possiamo ancora torturare? Si, possiamo! Possiamo ancora eseguire deportazioni straordinarie? Si, possiamo!
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