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Obama al Cairo: un nuovo volto per l'imperialismo

5 June 2009

 

Il discorso pronunciato ieri dal Presidente USA Barack Obama al Cairo era pervaso da contraddizioni. Ha dichiarato la propria opposizione all'"uccisione di uomini. donne e bambini innocenti", ma ha difeso le guerre degli USA in corso in Iraq ed Afghanistan e la guerra USA per procura in Pakistan, rimanendo nel frattempo muto sul più recente massacro israeliano dei palestinesi a Gaza. Queste guerre hanno ucciso almeno un milione di iracheni e decine di migliaia di persone in Afghanistan, Pakistan e nei territori palestinesi.

Obama ha dichiarato il proprio sostegno per la democrazia, i diritti umani ed i diritti delle donne, dopo due giorni di incontri con il Re Abdullah dell'Arabia Saudita e del Presidente egiziano Hosni Mubarak, due dei più famigerati tiranni del Medio Oriente. Nel suo discorso non ha detto nulla della completa assenza di diritti democratici in Arabia Saudita o della repressione in corso sotto la dittatura militare di Mubarak. Nei giorni prima dell'arrivo del presidente USA all'Università Al-Azhar, la città universitaria è stata assalita dalla polizia segreta egiziana che ha trattenuto più di 200 studenti stranieri. Prima di partire nel suo viaggio mediorientale, Obama ha elogiato Mubarak come un "risoluto alleato".

Mentre si metteva in posa come difensore della pace e della comprensione universale, Obama ometteva diplomaticamente qualunque riferimento al suo ordine di intensificare la guerra in Afghanistan con l'invio di 17.000 truppe USA aggiuntive. E ha tacitamente abbracciato la politica del suo predecessore in Iraq, dichiarando: "Credo che il popolo iracheno sia in definitiva molto meglio senza la tirannia di Saddam Hussein”. E' parso persino evitare di impegnarsi sulla scadenza concordata del ritiro del dicembre 2011 negoziata dall'amministrazione Bush, che ha descritto come una promessa "di togliere tutte le nostre truppe dall'Iraq per il 2012".

Obama ha respinto l'accusa che l'America sia "un impero egoista"—una descrizione perfettamente appropriata—e ha negato che gli Stati Uniti stiano cercando basi, territorio o accesso a risorse naturali nel mondo musulmano. Ha affermato che la guerra in Afghanistan è stata una "guerra necessaria" provocata dagli attacchi terroristici dell'11/9. Questo è lo stesso argomento fabbricato al tempo dall'amministrazione Bush-Cheney, che nasconde deliberatamente i veri interessi materiali in palio. La guerra in Afghanistan è parte della spinta dell'imperialismo USA a dominare le due più importanti fonti di petrolio e di gas del mondo, il Golfo Persico ed il bacino del Caspio.

Naturalmente vi è stato un chiaro cambiamento nel tono retorico dall'intimidatorio "siete con noi o contro di noi" di George W. Bush al riassicurante "in questo siamo tutti assieme" di Obama. Ma come hanno osservato diversi commentatori (il New Republic ha paragonato il discorso riga per riga con quello pronunciato da Bush alle Nazioni Unite il 16 settembre 2006), se spegnete il quadro ed il suono e semplicemente leggete il testo preparato, le parole sono molto simili ai discorsi pronunciati da Bush, da Condoleezza Rice e dagli altri funzionari della precedente amministrazione.

La vaga e fiorita retorica, i tributi verbali alla cultura islamica ed agli uguali diritti delle nazioni, costituiscono un adattamento del linguaggio che viene utilizzato per dissimulare la politica dell'imperialismo USA, non un cambiamento nella sostanza. Obama non ha fatto una singola proposta concreta per riparare alle rimostranze dei popoli oppressi del Medio Oriente. Questo perché la fonte fondamentale di questa oppressione è il sistema del profitto e della dominazione del mondo da parte dell'imperialismo, del quale l'imperialismo americano è il più feroce.

Obama ha fatto un passaggio di riferimento al colonialismo ed al ruolo degli USA nel rovesciamento del governo democraticamente eletto di Mossadeq in Iran nel 1953. Ma nella sua litania di "fonti di tensione" nella regione, ha presentato lo stesso catalogo del suo predecessore, con il primo posto assegnato all'"estremismo violento", il sostituto retorico di Obama per il "terrorismo" di Bush.

La reazione sui mass media americani al discorso di Obama è stata di entusiasmo generale. Il liberal David Corn della rivista Mother Jones ha affermato che i grandi vantaggi di Obama sono stati "la sua storia personale, il suo non essere legato agli affari, il suo riconoscimento degli errori degli USA, la sua buona volontà di almeno parlare come se volesse essere un mediatore imparziale in Medio Oriente".

Michael Crowley ha scritto nella rivista liberal filo-bellica New Republic: “vederlo narrare la sua biografia, registrare al mondo un simile sconosciuto profilo, è apprezzare quanto l'America beneficerà dal presentare questo nuovo volto al mondo".

Forse più significativo è stato il commento di Max Boot, un arci-difensore neo-conservatore della guerra in Iraq, che ha scritto: "Ho pensato che abbia fatto un lavoro più efficace nel comporre le ragioni dell'America al mondo musulmano. Nessun dubbio: è un venditore più valido di quanto lo fosse il suo predecessore".

Nel suo discorso al Cairo, Obama stava recitando il ruolo per il quale è stato arruolato e promosso da un settore determinante dell'elite finanziaria degli USA e dall'apparato militare e della politica estera. Il suo ruolo è di fornire un nuovo volto per l'imperialismo USA come parte di un cambiamento nella tattica, ma non nella strategia, della spinta di Washington per il dominio mondiale.

Quasi due anni fa, l'ex consigliere per la sicurezza nazionale USA Zbigniew Brzezinski diede il suo appoggio pubblico alla candidatura presidenziale di un ancora oscuro senatore dell'Illinois, presentando la prospettiva che come afro-americano con legami familiari al mondo musulmano, Obama avrebbe migliorato l'immagine degli Stati Uniti in tutto il mondo.

Brzezinski era il più importante falco nell'amministrazione del Democratico Jimmy Carter e contribuì ad fomentare gli sconvolgimenti politici in Afghanistan nella speranza di stimolare un'invasione sovietica che avrebbe intrappolato la burocrazia di Mosca in un pantano stile Vietnam. E' rimasto fermamente concentrato su ciò che chiama la "grande scacchiera" dell'Eurasia e particolarmente sull'Asia Centrale ricca di petrolio, dove ora infuria una lotta per l'influenza tra Stati Uniti, Russia, Cina ed Iran.

Secondo Brzezinski, nell'agosto 2007 Obama "riconosce che la sfida è un nuovo volto, un nuovo senso di direzione, una nuova definizione del ruolo dell'America nel mondo... Obama è chiaramente più efficace e ha un vantaggio. Ha un senso di ciò che è storicamente rilevante e di ciò che è richiesto agli Stati Uniti in rapporto al mondo".

Brzezinski, uno spietato difensore degli interessi dell'imperialismo USA, ha emesso avvertimenti all'elite dominante americana del pericolo di ciò che chiama il "risveglio politico globale".

In un commento particolarmente tagliente, soltanto pochi mesi prima che appoggiasse Obama, ha raccontato alla rivista tedesca Der Spiegel che la grande maggioranza dell'umanità "non tollererà più le enormi disparità nella condizione umana. Questo potrebbe ben essere il pericolo collettivo che dovremo affrontare nei prossimi decenni".

Per chiamare le cose con il loro giusto nome, quello che temono gli elementi più percettivi della classe dominante USA è la rivoluzione mondiale. Il tentativo di impedire un simile sconvolgimento sociale è ciò che li ha costretti ad insediare Obama alla Casa Bianca e ciò che lo ha indotto al suo pellegrinaggio al Cairo.

Patrick Martin