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Obama e l'aristocrazia finanziaria

5 settembre 2014

 

Parlando davanti ad una "Laborfest" organizzata dai sindacati a Milwaukee, Wisconsin, nel mezzo di un discorso riempito con retorica pseudo-populista su "aiutare la classe media", il presidente USA Barack Obama si è lasciato sfuggire la sostanza della politica economica della sua amministrazione ed il carattere fondamentale del sistema capitalista negli Stati Uniti.

"E' una buona cosa che i profitti aziendali siano alti", ha dichiarato. "Voglio che le imprese americane abbiano successo. E' una buona cosa che la borsa sia fiorente".

Quello che Obama non ha detto e che è ovvio ad un settore sempre crescente della popolazione è che la crescita infinita della borsa ed i profitti aziendali record per la maggioranza della popolazione sono una misura del disastro economico. Quello che intende di fatto Obama, ma che non dice, è che è una "cosa buona" che gli alti dirigenti aziendali e gli speculatori stiano vedendo andare alle stelle la loro ricchezza come risultato diretto di un assalto indiscriminato a posti di lavoro, salari e programmi sociali, combinato con trilioni di dollari di denaro contante a gratis dalla Federal Reserve.

E' istruttivo paragonare le parole di Obama a quelle che un altro rappresentante dell'elite dominante americana, il presidente Franklin Roosevelt, utilizzò in occasione del suo primo discorso inaugurale nel 1933 per denunciare le "pratiche di cambiavalute senza scrupoli" che "vengono incriminati nel tribunale dell'opinione pubblica". Roosevelt dichiarò che la sua elezione annunciava il fatto che "i cambiavalute sono fuggiti dai loro alti seggi nel tempio della nostra civiltà".

Roosevelt insistette su "due difese contro il ritorno delle disgrazie del vecchio ordine: ci deve essere la fine della speculazione con il denaro degli altri, ci deve essere una severa vigilanza su tutto il settore bancario, i crediti e gli investimenti".

Roosevelt parlava in un periodo in cui gli Stati Uniti stavano emergendo come potenza economica preminente al mondo. Secondo queste circostanze, l'elite dominante USA rispose alla crisi economica ed agli sconvolgimenti rivoluzionari dell'epoca con riforme sociali e tentativi di porre restrizioni, comunque limitate, alle operazioni del capitale finanziario.

Oggi, il commento di Obama che la borsa che sale è una "cosa buona" riflette il consenso universale all'interno dell'establishment politico USA. I "cambiavalute senza scrupoli"cioè, gli speculatori di Wall Street—dettano la politica, in modo manifesto. Ogni azione significativa intrapresa dal governo ha lo scopo diretto di arricchire l'oligarchia finanziaria a spese della popolazione lavoratrice.

Obama ha fatto le sue osservazioni appena pochi giorni dopo che l'S&P 500 ha sfondato per la prima volta 2.000. Per mettere questa cifra nel contesto, l'indice azionario non ha mai superato 1.600 nel mezzo della bolla delle dot.com o nella follia finanziaria che ha preceduto il crollo del 2008.

Tra coloro che fanno della loro attività seguire i mercati, vi sono avvertimenti crescenti che la crescita dissoluta dei valori azionari sta alimentando quella che potrebbe essere la più grande bolla borsistica USA di tutti i tempi. Brett Arends, scrivendo su MarketWatch, ha osservato che, in qualche misura, l'attuale ripresa della borsa è già la maggiore della storia moderna. Ha notato che "Oggi l'azione media è 20 volte i guadagni. Nel gennaio 2000 [al picco della bolla delle dot.com], era 16 volte". Arends ha aggiunto che "Oggi l'azione media si scambia per 1,8 volte le entrate annue per azione. Nel 2000: soltanto 1,4 volte".

La differenza, osserva Arends, è che mentre la bolla delle dot.com era spinta dalla speculazione in una mancata di imprese della tecnologia, la bolla attuale riguarda l'intero mercato. In luglio, Neil Irwin, scrivendo sul New York Times, ha avvertito di una "Bolla totale" nella quale "vi sono molto pochi beni inequivocabilmente a buon mercato", in mezzo ad un diluvio di denaro pompato nel sistema finanziario globale dalle banche centrali del mondo.

Questo stato di cose è il diretto risultato delle politiche attuate dall'amministrazione Obama. Come ha recentemente riconosciuto l'ex segretario al Tesoro Timothy Geithner, durante il salvataggio delle banche il governo ha prestato quasi $7 trilioni al sistema finanziario, che sono stati utilizzati per sostenere più di $30 trilioni di attività finanziariepiù di due volte la produzione annua degli Stati Uniti. Da allora, Federal Reserve ha creato più di $3 trilioni di denaro addizionale attraverso il suo programma di alleggerimento quantitativo, mentre ha lasciato sostanzialmente a zero per quasi sei anni interi i tassi d'interesse.

Esposta ad una crisi sistemica ed esistenziale nel 2008, l'elite dominante USA ha risposto con una feroce politica classista. In primo luogo, le attività finanziarie, i cui valori esageratamente gonfiati erano crollati durante il crollo, sarebbero stati accresciuti dai rubinetti di contante della Federal Reserve e reflazionate. Secondariamente, questi valori di attività fittizi sarebbero stati garantiti attraverso l'impoverimento della popolazione: tagli a retribuzioni e sussidi, accelerazioni e tagli ai servizi sociali vitali, con i ricavi incanalati nei profitti aziendali, nei pagamenti dei dividendi e nei premi dei CEO.

Questa politica, mentre nel breve termine ha assicurato l'enorme arricchimento dell'elite dominante, prepara la scena per ancora un'altra enorme crisi finanziaria, forse la più grande della storia umana.

La politica del rischio calcolato dell'elite dominante USA nella vita economica viene rispecchiata nella sua politica estera. La stessa criminalità, lo stesso parassitismo, trova espressione in entrambe. Gli USA ed i loro alleati imperialisti stanno operando instancabilmente per provocare la guerra. Questa settimana la NATO sta tramando nuove sanzioni economiche contro la Russia, mentre si muove per armare direttamente il governo di destra che ha collocato in Ucraina. Ai governi di estrema destra in Europa Orientale è stato dato dall'amministrazione Obama, appoggiata dalla clausola di guerra dell'Articolo 5 della NATO, un assegno in bianco per imbarcarsi in continue provocazioni.

E' impossibile comprendere la straordinaria sconsideratezza con cui gli Stati Uniti procedono nella politica esteraalzando, in senso molto immediato, la prospettiva di guerra tra potenze con armi nuclearial di fuori della comprensione di entrambe la crisi estrema del sistema capitalista e del carattere sociale della classe dominante che sta in cima a questo sistema.

Sebbene non sia riconosciuto da nessuna parte nei pronunciamenti ufficiali dei funzionari politici o dai commentatori dei media, la classe dominante americana è ben consapevole che presiede su una polveriera economica e sociale. L'elite dominante degli USA vede la guerra come un tentativo sia per dirigere verso l'esterno le immense tensioni sociali che si rafforzano all'interno degli Stati Uniti, come pure come un mezzo, attraverso una politica di conquista globale, di ostacolare in qualche modo le conseguenze del declino a lungo termine e della crisi del capitalismo americano.

Le micidiali e socialmente distruttive politiche della classe dominante, sia all'interno che all'estero, stanno screditando profondamente il sistema capitalista agli occhi di milioni di persone negli USA e dovunque nel mondo. Tutte le grandi questioni socialidall'assicurare i diritti sociali fondamentali della classe lavoratrice ad opporsi alla spinta alla dittatura ed alla catastrofe della guerra mondialesollevano la stessa questione politica: la necessità di porre fine al sistema capitalista.

Andre Damon