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Parlando davanti ad una "Laborfest"
organizzata dai sindacati a
Milwaukee, Wisconsin,
nel mezzo di un discorso riempito
con retorica pseudo-populista su "aiutare la classe media", il
presidente USA
Barack Obama si è lasciato sfuggire la sostanza della
politica economica della sua amministrazione ed il carattere
fondamentale del sistema capitalista negli Stati Uniti.
"E' una buona cosa che i profitti aziendali siano alti", ha
dichiarato. "Voglio che le imprese americane abbiano successo. E' una
buona cosa che la borsa sia fiorente".
Quello che Obama non ha detto e che è ovvio ad un settore sempre
crescente della popolazione è che la crescita infinita della borsa ed i
profitti aziendali record per la maggioranza della popolazione sono una
misura del disastro economico. Quello che intende di fatto Obama, ma che
non dice, è che è una "cosa buona" che gli alti dirigenti aziendali e
gli speculatori stiano vedendo andare alle stelle la loro ricchezza come
risultato diretto di un assalto indiscriminato a posti di lavoro, salari
e programmi sociali, combinato con trilioni di dollari di denaro
contante a gratis dalla
Federal Reserve.
E' istruttivo paragonare le parole di Obama a quelle che un altro
rappresentante dell'elite dominante americana, il presidente
Franklin Roosevelt, utilizzò in occasione del suo primo
discorso inaugurale nel 1933 per denunciare le "pratiche di cambiavalute
senza scrupoli" che "vengono incriminati nel tribunale dell'opinione
pubblica".
Roosevelt
dichiarò che la sua elezione annunciava il fatto che "i cambiavalute
sono fuggiti dai loro alti seggi nel tempio della nostra civiltà".
Roosevelt insistette su "due difese contro il ritorno delle disgrazie del vecchio
ordine: ci deve essere la fine della speculazione con il denaro degli
altri, ci deve essere una
severa vigilanza su tutto il settore bancario, i crediti e gli
investimenti".
Roosevelt parlava in un periodo in cui gli Stati Uniti stavano emergendo come potenza
economica preminente al mondo. Secondo queste circostanze, l'elite
dominante USA rispose alla crisi economica ed agli sconvolgimenti
rivoluzionari dell'epoca con riforme sociali e tentativi di porre
restrizioni, comunque limitate, alle operazioni del capitale
finanziario.
Oggi, il commento di Obama che la borsa che sale è una "cosa buona"
riflette il consenso universale all'interno dell'establishment
politico USA.
I "cambiavalute senza scrupoli"—cioè,
gli speculatori di
Wall Street—dettano la politica, in modo manifesto. Ogni
azione significativa intrapresa dal governo ha lo scopo diretto di
arricchire l'oligarchia finanziaria a spese della popolazione
lavoratrice.
Obama ha fatto le sue osservazioni appena pochi giorni dopo che l'S&P
500
ha sfondato per la prima volta 2.000. Per mettere questa cifra nel
contesto, l'indice azionario non ha mai superato 1.600 nel mezzo della
bolla delle
dot.com
o nella follia finanziaria che ha preceduto il crollo del 2008.
Tra coloro che fanno della loro attività seguire i mercati, vi sono
avvertimenti crescenti che la crescita dissoluta dei valori azionari sta
alimentando quella che potrebbe essere la più grande bolla borsistica
USA di tutti i tempi.
Brett Arends,
scrivendo su MarketWatch,
ha osservato che, in qualche misura, l'attuale ripresa della borsa è già la
maggiore della storia moderna. Ha notato che "Oggi l'azione media è 20
volte i guadagni. Nel gennaio 2000 [al picco della bolla delle
dot.com], era 16 volte". Arends ha aggiunto che "Oggi l'azione media si scambia per
1,8 volte le entrate annue per azione. Nel 2000: soltanto 1,4 volte".
La differenza, osserva Arends, è che mentre la bolla delle
dot.com era spinta dalla speculazione in una mancata di imprese della tecnologia,
la bolla attuale riguarda l'intero mercato. In luglio,
Neil Irwin,
scrivendo sul New
York Times,
ha avvertito di una "Bolla totale" nella quale "vi sono molto pochi beni
inequivocabilmente a buon mercato", in mezzo ad un diluvio di denaro
pompato nel sistema finanziario globale dalle banche centrali del mondo.
Questo stato di cose è il diretto risultato delle politiche attuate
dall'amministrazione Obama. Come ha recentemente riconosciuto l'ex
segretario al Tesoro
Timothy Geithner, durante il salvataggio delle banche il governo ha prestato quasi $7
trilioni al sistema finanziario, che sono stati utilizzati per sostenere
più di $30 trilioni di attività finanziarie—più di due volte la produzione annua degli Stati Uniti. Da
allora,
Federal Reserve ha creato più di $3 trilioni di denaro addizionale attraverso il suo
programma di alleggerimento quantitativo, mentre ha lasciato
sostanzialmente a zero per quasi sei anni interi i tassi d'interesse.
Esposta ad una crisi sistemica ed esistenziale nel 2008, l'elite
dominante USA ha risposto con una feroce politica classista. In primo
luogo, le attività finanziarie, i cui valori esageratamente gonfiati
erano crollati durante il crollo, sarebbero stati accresciuti dai
rubinetti di contante della
Federal Reserve e reflazionate. Secondariamente, questi valori di attività fittizi
sarebbero stati garantiti attraverso l'impoverimento della popolazione:
tagli a retribuzioni e sussidi, accelerazioni e tagli ai servizi sociali
vitali, con i ricavi incanalati nei profitti aziendali, nei pagamenti
dei dividendi e nei premi dei CEO.
Questa politica, mentre nel breve termine ha assicurato l'enorme
arricchimento dell'elite dominante, prepara la scena per ancora un'altra
enorme crisi finanziaria, forse la più grande della storia umana.
La politica del rischio calcolato
dell'elite dominante USA nella vita economica viene rispecchiata
nella sua politica estera. La stessa criminalità, lo stesso
parassitismo, trova espressione in entrambe. Gli USA ed i loro alleati
imperialisti stanno operando instancabilmente per provocare la guerra.
Questa settimana la NATO sta tramando nuove sanzioni economiche contro
la Russia, mentre si muove per armare direttamente il governo di destra
che ha collocato in Ucraina. Ai governi di estrema destra in Europa
Orientale è stato dato dall'amministrazione Obama, appoggiata dalla
clausola di guerra dell'Articolo 5 della NATO, un assegno in bianco per
imbarcarsi in continue provocazioni.
E' impossibile comprendere la straordinaria sconsideratezza con cui
gli Stati Uniti procedono nella politica estera—alzando, in senso molto immediato, la prospettiva di guerra tra
potenze con armi nucleari—al di fuori della comprensione di entrambe la crisi estrema del
sistema capitalista e del carattere sociale della classe dominante che
sta in cima a questo sistema.
Sebbene non sia riconosciuto da nessuna parte nei pronunciamenti
ufficiali dei funzionari politici o dai commentatori dei media, la
classe dominante americana è ben consapevole che presiede su una
polveriera economica e sociale. L'elite dominante degli USA vede la
guerra come un tentativo sia per dirigere verso l'esterno le immense
tensioni sociali che si rafforzano all'interno degli Stati Uniti, come
pure come un mezzo, attraverso una politica di conquista globale, di
ostacolare in qualche modo le conseguenze del declino a lungo termine e
della crisi del capitalismo americano.
Le micidiali e socialmente distruttive politiche della classe
dominante, sia all'interno che all'estero, stanno screditando
profondamente il sistema capitalista agli occhi di milioni di persone
negli USA e dovunque nel mondo. Tutte le grandi questioni sociali—dall'assicurare i diritti sociali fondamentali della classe lavoratrice ad
opporsi alla spinta alla dittatura ed alla catastrofe della guerra
mondiale—sollevano la stessa questione politica: la necessità di porre fine al
sistema capitalista.
Andre Damon
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