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Nello stesso giorno in cui il Senato italiano si è riunito per
cominciare a ratificare delle dure misure di austerità, chiamate la
manovra,
per fare €195 miliardi stimati in tagli ed imposte regressive,
martedì centinaia di migliaia di lavoratori
sono entrati in uno sciopero di un giorno e sono scesi in
strada per protestare contro l'assalto ai diritti sociali.
Grandi folle si sono radunate e concentrate a Roma, Milano,
Firenze, Napoli, Torino,
Bologna, Palermo
ed in almeno un centinaio di altre città per tutto il paese.
Alcuni incidenti sono stati registrati a Napoli, dove 8
poliziotti sono stati feriti da petardi; a Torino, dove alcuni
dimostranti NO TAV (un controverso treno ad alta velocità) hanno
cercato di farsi strada sul palco ed a Palermo, dove sono state
lanciate uova contro la sede della Mondadori e sono state bruciate
delle bandiere. A Genova, i lavoratori hanno fischiato la proposta
di cantare l'inno nazionale ed hanno preteso "L'Internazionale".
Il centro principale dello sciopero e della protesta è stato
l'attacco ai posti di lavoro ed alle pensioni perseguito con la
manovra. Gli slogan recitavano: "Se loro bloccano il nostro
futuro, noi blocchiamo la città", "I nostri diritti sono
intoccabili", "Proteggono i ricchi, svendono l'Italia. Fermiamoli",
"Nazionalizzare le banche" (dipinto a spruzzo sulla vetrata di una
succursale della
Deutsche Bank
a Roma), "Basta con la macelleria sociale", "I lavoratori non
pagheranno la crisi provocata dagli speculatori".
Lo sciopero è stato indetto dalla CGIL, un sindacato
tradizionalmente associato con lo stalinista Partito Comunista. Il
suo appello era contro la manovra e per "una contromanovra
che abbia esattamente lo stesso bilancio delle misure economiche
elaborate dal governo".
Simili dichiarazioni evidenziano l'abisso di classe che separa
i lavoratori in sciopero dalla burocrazia sindacale.
Questa cinica posizione conferma il ruolo della CGIL
nell'aiutare il governo a distruggere la condizione sociale dei
lavoratori. Come è contraria ad una lotta politica per fare cadere
il governo e lottare per un governo dei lavoratori, echeggia le
richieste borghesi di bilanci "equilibrati", che, su una base
capitalista, arriveranno soltanto a spese dei lavoratori. Il suo
intervento è ridotto a promuovere le illusioni che la "sinistra"
borghese possa preparare un bilancio di austerità meno doloroso.
Un emendamento all'art. 8 dell'ultima manovra è stato
messo in risalto dai dimostranti, poiché minerebbe l'esistente
codice del lavoro evirando gli accordi nazionali di contrattazione
collettiva. I contratti aziendali avrebbero la precedenza sugli
accordi negoziati a livello nazionale ed i lavoratori potrebbero
essere licenziati con l'approvazione dei sindacati.
L'articolo 8—come
la
manovra
nell'insieme—è
la conseguenza logica di una serie di concessioni da parte dei
sindacati. Sottolinea il ruolo infido dei sindacati e dei loro
complici politici nei partiti di "sinistra" della piccola borghesia.
Come ha osservato lo scorso aprile il WSWS, "I nuovi contratti
alla Fiat segna un cambiamento storico e qualitativo nelle relazioni
sociali in Italia verso una palese dittatura dei padroni, esercitata
con l'assistenza della burocrazia sindacale. Richiedendo ai
lavoratori di firmare individualmente i contratti, gettano le basi
per l'eliminazione della negoziazione collettiva dei contratti e la
proibizione degli scioperi".
(Vedi:
The Fiat vote in Turin: Unions push through historic attack on
Italian workers)
Questo cambiamento in Italia è stato tracciato per la prima
volta alla principale impresa automobilistica, la Fiat, che ha
firmato
con i sindacati contratti con ampie concessioni agli stabilimenti di
Mirafiori e Bertone.
(Vedi:
Italian unions deal another blow to Fiat autoworkers)
Quindi, il 28 giugno,
CGIL, CISL
e
UIL (le principali confederazioni del lavoro) hanno
firmato un patto con il gruppo di datori di lavoro della
Confindustria, aprendo la strada ai cambiamenti compiuti
dall'articolo 8 della manovra. In quell'accordo, i
contratti specifici aziendali sono già stati elevati a calpestare i
contratti nazionali.
In particolare, l'articolo 7 di quell'accordo specifica: "I
contratti collettivi su base aziendale ratificati dai sindacati
aziendali d'intesa con quelli firmatari del presente accordo
interconfederale, per trattare situazioni critiche oppure in
presenza di investimenti significativi a favore dello sviluppo
economico ed occupazionale dell'impresa, possono definire di
emendare accordi con riferimento alle istituzioni dell'accordo
collettivo nazionale..."
Soltanto un mese fa, dopo un discorso di Berlusconi che si
rivolgeva al Parlamento, la "sinistra" ed i sindacati si sono
precipitati a negoziare con le "parti sociali" per elaborare
un "Patto per la crescita". Il patto echeggiava l'accordo del 28
giugno: "alla luce di grandi difficoltà economiche, le parti
continueranno il processo di modernizzare le relazioni industriali".
(Vedi:
“Italy
prepares new cuts after stock market panic”)
Nessuno dei sindacati e dei loro complici a "sinistra" sono
preoccupati delle condizioni dei lavoratori. Se mai, sono
preoccupati che la gravità degli attacchi che stanno progettando
radicalizzi e mobiliti i lavoratori contro di loro. Questa è
precisamente la ragione per la quale il segretario della CGIL
Susanna Camusso
ha cercato di utilizzare l'appello allo sciopero del 6 settembre per
contenere l'opposizione della classe lavoratrice
nella strada senza uscita delle proteste sindacali.
Le misure proposte dal governo nelle ultime due settimane hanno
provocato il risentimento popolare. Il malcontento è stato
temporaneamente nascosto dalla cronaca a saturazione di proposte e
controproposte che vengono esaminate al Senato, ammontanti a 1.300
emendamenti.
Queste proposte reazionarie mirano soltanto a nascondere la
determinazione della borghesia a compiere tagli ed a stimolare
l'illusione nell'establishment politico. Ciò che viene discusso è un
aumento nelle regressive imposte IVA, che pesano sproporzionalmente
sui lavoratori ed un nuovo incremento dell'età pensionabile.
Ancora una volta, il ruolo della "sinistra" è di incanalare la
massiccia opposizione in un vicolo cieco politico. Il ruolo del
Partito Democratico (PD) è alquanto significativo: dei settori del
partito erano persino contrari allo sciopero del 6 settembre.
Tuttavia, il segretario
Pier Luigi Bersani,
uno stagionato ex stalinista che sa che la sua migliore speranza per
disinnescare una minaccia dalla classe lavoratrice è di
sembrare di condurla, è apparso alle proteste.
Ma i conflitti interni del PD riflettono preoccupazioni
crescenti tra la borghesia che la situazione attuale stia portando
troppo all'aperto la lotta di classe ed un settore del partito cerca
di utilizzare l'opportunità per dirottare le lotte dei lavoratori.
Alcune delle critiche interne allo sciopero partono dall'idea che
dovrebbero bastare le trattative parlamentari.
I partner politici di "sinistra" del PD—da
Sinistra Ecologia-Libertà (SEL) di
Nichi Vendola,
a
Paolo Ferrero
di
Rifondazione
ed ai pabloiti di
Sinistra Critica—concordano
tutti sulla necessità di un altro sciopero guidato dal sindacato.
Una misura appariscente del carattere politico di queste
organizzazioni è dato dal loro ruolo nell'organizzare le proteste
municipali congiunte dello scorso mese con i politici neofascisti.
Questa protesta mirava a preservare privilegi burocratici dell'establishment
politico, non i posti di lavoro dei dipendenti comunali. Come
risultato, ha attirato il sostegno del neofascista
Gianni Alemanno,
sindaco di Roma, come pure dell'ex di Rifondazione
Giuliano Pisapia, sindaco di Milano.
Ciò che unisce ex stalinisti e neofascisti è la loro difesa
incondizionata dell'ordine borghese contro l'organizzazione
indipendente della classe lavoratrice fondata su un genuino
programma socialista.
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