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Il discorso sullo Stato dell'Unione pronunciato martedì notte
da
Barack Obama
è stato memorabile soltanto come una ulteriore pietra miliare nella
decomposizione della democrazia americana.
Mentre pubblicizzato in anticipo dalla Casa Bianca e dagli
esperti dei mass media come un "appello populista" da parte del
presidente democratico, di promozione della sua campagna per la
rielezione, nel discorso non vi era praticamente nulla che persino
riconoscesse l'acuta crisi sociale in America, e tanto meno
presentasse alcuna soluzione.
I discorsi presidenziali annuali ad una sessione congiunta del
Congresso hanno assunto un carattere sempre più vuoto e rituale—le
stesse frasi vuote, le
stesse meccaniche ovazioni, lo stesso espediente di individui
posti nel banco della
First Lady
a servire da cammei, la lista della lavanderia di proposte, o
insignificanti o dichiaratamente reazionarie, i disgustosi appelli
all'unità nazionale ed al militarismo.
Quattro anni dopo l'inizio ufficiale della recessione, tre anni
dopo il più grande crollo finanziario dalla Grande Depressione,
l'economia degli USA rimane impantanata nella crisi e l'economia
mondiale si sta rapidamente avvicinando ad un nuovo cataclisma.
Tuttavia né Obama né i suoi oppositori repubblicani riescono ad
ammettere il fatto principale che viene provato da centinaia di
milioni di lavoratori: la crisi disperata del sistema capitalista.
Il crollo di
Wall Street
del 2008 ha gettato il paese in una crisi sociale: disoccupazione di
massa, povertà crescente, il collasso dei bilanci dei governi locali
e statali, la chiusura di servizi pubblici, la diffusione della fame
e dei senzatetto. Tuttavia, sia per Obama che per i
repubblicani, l'unica soluzione proposta è di incrementare i
profitti delle corporation americane a spese della classe
lavoratrice. Tutte le cosiddette misure per la "creazione di posti
di lavoro" proposte da Obama erano, in realtà, tagli fiscali oppure
sovvenzioni statali per il grande capitale americano.
Il discorso di Obama non soltanto mascherato le cause e le
conseguenze del crollo del 2008, ma ha interamente evitato qualsiasi
menzione della crisi finanziaria che cresce veloce in Europa, che
minaccia di smembrare la zona euro, con conseguenze incalcolabili
per l'economia USA e mondiale.
L'asse del discorso di Obama è stato l'invocazione del
salvataggio dell'automobile come la maggiore difesa delle sue
politiche economiche. "Questo piano comincia con la produzione
americana", ha affermato. "Il giorno che entrai in carica, la nostra
industria automobilistica era sull'orlo del collasso... In cambio di
aiuto, abbiamo domandato responsabilità. Abbiamo fatto accomodare ai
lavoratori ed ai fabbricanti di automobili le loro differenze".
Per "responsabilità" Obama si riferiva alla richiesta della
Casa Bianca che gli operai del settore auto assumessero un taglio di
retribuzione del 50%, assieme alla distruzione di decine di migliaia
di posti di lavoro, a tagli maggiori alle pensioni ed ai sussidi
sanitari per i lavoratori a riposo e un divieto di sciopero,
consolidando il ruolo del sindacato
Auto Workers
come forza di polizia dell'impresa all'interno degli stabilimenti.
Mentre i lavoratori dell'auto pagavano il prezzo, i padroni
dell'auto mietevano i profitti. "Oggi la
General Motors
è tornata in cima come produttore automobilistico numero uno al
mondo", si è vantato Obama, "l'industria dell'auto
americana è tornata".
Ha continuato con le seguenti straordinarie parole: "Ciò che
sta avvenendo a Detroit può avvenire in altre industrie. Può
avvenire a
Cleveland
ed a
Pittsburgh
ed a
Raleigh".
Questa dichiarazione dovrebbe essere presa come una minaccia ai
posti di lavoro, ai livelli di vita ed ai diritti democratici di
tutti i lavoratori degli Stati Uniti.
Mentre Obama invoca il successo di "Detroit", la città è in
bancarotta, con povertà e disoccupazione sopra il 50%, sequestri di
case molto estesi e chiusure di servizi pubblici ed un governo della
città impegnato a demolire interi quartieri ed a rimandare grandi
settori dell'ex capitale manifatturiera d'America a terreno
coltivabile.
Il governo dello stato sta contemplando l'insediamento di un
amministratore d'emergenza che sospenderebbe il governo locale,
straccerebbe i contratti sindacali e governerebbe per decreto.
Detroit è diventato sinonimo, non soltanto in America ma
universalmente, del crollo urbano e della miseria sociale. Questo è
ciò che Obama offre ai lavoratori di "Cleveland
e
Pittsburgh
e
Raleigh".
Oltre a queste osservazioni, vi è stato molto standard
politico. La sezione del discorso descritta come "populista" sui
media controllati dalle corporation ammontava pochi paragrafi di un
discorso di più di un'ora. Obama ha dichiarato: "Possiamo
contentarci di un paese dove un numero ristretto di persone se la
passano veramente bene, mentre un numero crescente di americani ce
la fanno appena. O riusciamo a risanare un'economia dove tutti
ricevano un'opportunità, tutti compiano la loro giusta parte e tutti
giochino con la stessa serie di regole".
Ha fatto un breve riferimento al crollo finanziario del 2008,
ammettendo che dovevano essere incolpate le banche, principalmente
allo scopo di esentare se stesso e la sua amministrazione dalla
responsabilità. Quindi il presidente ha annunciato di avere appena
ordinato al ministro della giustizia—quattro
anni dopo il fatto—di
"estendere le indagini sul prestito e impacchettamento illecito di
mutui rischiosi che hanno portato alla crisi immobiliare". Questa
prodezza da anno elettorale probabilmente non manderà in prigione
nessun amministratore di
Wall Street.
Ingannerà soltanto quelli che vogliono essere ingannati.
Obama ha enfatizzato che le sue politiche sociali
sull'istruzione e l'assistenza sanitaria sono state fermamente
basate sul mercato capitalista ed ha reiterato il proprio impegno
per ulteriori drastici tagli alla spesa sociale. Ha citato l'accordo
che ha raggiunto l'estate scorsa con il presidente della Camera
John Boehner per ridurre drasticamente il finanziamento
a Medicare ed alla Sicurezza Sociale in cambio di imposte
leggermente più alte sui ricchi, che è stato frustrato
dall'opposizione del comitato organizzativo repubblicano della
Camera.
Ugualmente minacciose e reazionarie sono stati il breve pezzo
di apertura ed il più lungo di chiusura del discorso sullo Stato
dell'Unione dedicati alla politica estera. Obama ha iniziato e
terminato il discorso evocando quella che chiaramente considera la
sua briscola, l'assassinio di
Osama bin Laden
da parte di una squadra di
Navy Seals.
Obama ha acclamato "il coraggio, l'altruismo ed il lavoro di
gruppo delle Forze Armate d'America". Ha continuato: "In un'epoca
nella quale molte delle nostre istituzioni ci hanno deluso, loro
hanno superato tutte le aspettative... Si sono concentrati
sull'imminente missione. Lavorano assieme. Immaginate cosa potremmo
realizzare se seguissimo il loro esempio".
Il presidente ha suonato ripetutamente i tamburi del
nazionalismo economico, puntando particolarmente sulla Cina come
presunto praticante di pratiche commerciali predatorie.
Nel corso di un lungo peana sulla forza militare americana e
sui "successi" della politica estera come il rovesciamento e
l'assassinio del governante libico Muammar Gheddafi, Obama ha citato
"il potere duraturo del nostro esempio morale". In realtà, sotto
Obama ancora più che sotto Bush, l'America viene identificata con
una politica di criminalità ed omicidio globale, eseguiti da droni,
squadre della morte ed assassini prezzolati.
Nella sua conclusione, Obama è ritornato alla sua visione di
una società diretta lungo linee militari quando ha evocato ancora
una volta l'incursione che ha ucciso
bin Laden.
Per
Barack Obama, la coesione di una squadra di assassini
addestrati è la forma più elevata di solidarietà umana.
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