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Il discorso di Obama sullo Stato dell'Unione: guerra e tagli salariali

di Patrick Martin
25
gennaio 2012

 

Il discorso sullo Stato dell'Unione pronunciato martedì notte da Barack Obama è stato memorabile soltanto come una ulteriore pietra miliare nella decomposizione della democrazia americana.

Mentre pubblicizzato in anticipo dalla Casa Bianca e dagli esperti dei mass media come un "appello populista" da parte del presidente democratico, di promozione della sua campagna per la rielezione, nel discorso non vi era praticamente nulla che persino riconoscesse l'acuta crisi sociale in America, e tanto meno presentasse alcuna soluzione.

I discorsi presidenziali annuali ad una sessione congiunta del Congresso hanno assunto un carattere sempre più vuoto e ritualele stesse frasi vuote, le stesse meccaniche ovazioni, lo stesso espediente di individui posti nel banco della First Lady a servire da cammei, la lista della lavanderia di proposte, o insignificanti o dichiaratamente reazionarie, i disgustosi appelli all'unità nazionale ed al militarismo.

Quattro anni dopo l'inizio ufficiale della recessione, tre anni dopo il più grande crollo finanziario dalla Grande Depressione, l'economia degli USA rimane impantanata nella crisi e l'economia mondiale si sta rapidamente avvicinando ad un nuovo cataclisma. Tuttavia né Obama né i suoi oppositori repubblicani riescono ad ammettere il fatto principale che viene provato da centinaia di milioni di lavoratori: la crisi disperata del sistema capitalista.

Il crollo di Wall Street del 2008 ha gettato il paese in una crisi sociale: disoccupazione di massa, povertà crescente, il collasso dei bilanci dei governi locali e statali, la chiusura di servizi pubblici, la diffusione della fame e dei senzatetto. Tuttavia, sia per Obama che per i repubblicani, l'unica soluzione proposta è di incrementare i profitti delle corporation americane a spese della classe lavoratrice. Tutte le cosiddette misure per la "creazione di posti di lavoro" proposte da Obama erano, in realtà, tagli fiscali oppure sovvenzioni statali per il grande capitale americano.

Il discorso di Obama non soltanto mascherato le cause e le conseguenze del crollo del 2008, ma ha interamente evitato qualsiasi menzione della crisi finanziaria che cresce veloce in Europa, che minaccia di smembrare la zona euro, con conseguenze incalcolabili per l'economia USA e mondiale.

L'asse del discorso di Obama è stato l'invocazione del salvataggio dell'automobile come la maggiore difesa delle sue politiche economiche. "Questo piano comincia con la produzione americana", ha affermato. "Il giorno che entrai in carica, la nostra industria automobilistica era sull'orlo del collasso... In cambio di aiuto, abbiamo domandato responsabilità. Abbiamo fatto accomodare ai lavoratori ed ai fabbricanti di automobili le loro differenze".

Per "responsabilità" Obama si riferiva alla richiesta della Casa Bianca che gli operai del settore auto assumessero un taglio di retribuzione del 50%, assieme alla distruzione di decine di migliaia di posti di lavoro, a tagli maggiori alle pensioni ed ai sussidi sanitari per i lavoratori a riposo e un divieto di sciopero, consolidando il ruolo del sindacato Auto Workers come forza di polizia dell'impresa all'interno degli stabilimenti.

Mentre i lavoratori dell'auto pagavano il prezzo, i padroni dell'auto mietevano i profitti. "Oggi la General Motors è tornata in cima come produttore automobilistico numero uno al mondo", si è vantato Obama, "l'industria dell'auto americana è tornata".

Ha continuato con le seguenti straordinarie parole: "Ciò che sta avvenendo a Detroit può avvenire in altre industrie. Può avvenire a Cleveland ed a Pittsburgh ed a Raleigh". Questa dichiarazione dovrebbe essere presa come una minaccia ai posti di lavoro, ai livelli di vita ed ai diritti democratici di tutti i lavoratori degli Stati Uniti.

Mentre Obama invoca il successo di "Detroit", la città è in bancarotta, con povertà e disoccupazione sopra il 50%, sequestri di case molto estesi e chiusure di servizi pubblici ed un governo della città impegnato a demolire interi quartieri ed a rimandare grandi settori dell'ex capitale manifatturiera d'America a terreno coltivabile.

Il governo dello stato sta contemplando l'insediamento di un amministratore d'emergenza che sospenderebbe il governo locale, straccerebbe i contratti sindacali e governerebbe per decreto. Detroit è diventato sinonimo, non soltanto in America ma universalmente, del crollo urbano e della miseria sociale. Questo è ciò che Obama offre ai lavoratori di "Cleveland e Pittsburgh e Raleigh".

Oltre a queste osservazioni, vi è stato molto standard politico. La sezione del discorso descritta come "populista" sui media controllati dalle corporation ammontava pochi paragrafi di un discorso di più di un'ora. Obama ha dichiarato: "Possiamo contentarci di un paese dove un numero ristretto di persone se la passano veramente bene, mentre un numero crescente di americani ce la fanno appena. O riusciamo a risanare un'economia dove tutti ricevano un'opportunità, tutti compiano la loro giusta parte e tutti giochino con la stessa serie di regole".

Ha fatto un breve riferimento al crollo finanziario del 2008, ammettendo che dovevano essere incolpate le banche, principalmente allo scopo di esentare se stesso e la sua amministrazione dalla responsabilità. Quindi il presidente ha annunciato di avere appena ordinato al ministro della giustiziaquattro anni dopo il fattodi "estendere le indagini sul prestito e impacchettamento illecito di mutui rischiosi che hanno portato alla crisi immobiliare". Questa prodezza da anno elettorale probabilmente non manderà in prigione nessun amministratore di Wall Street. Ingannerà soltanto quelli che vogliono essere ingannati.

Obama ha enfatizzato che le sue politiche sociali sull'istruzione e l'assistenza sanitaria sono state fermamente basate sul mercato capitalista ed ha reiterato il proprio impegno per ulteriori drastici tagli alla spesa sociale. Ha citato l'accordo che ha raggiunto l'estate scorsa con il presidente della Camera John Boehner per ridurre drasticamente il finanziamento a Medicare ed alla Sicurezza Sociale in cambio di imposte leggermente più alte sui ricchi, che è stato frustrato dall'opposizione del comitato organizzativo repubblicano della Camera.

Ugualmente minacciose e reazionarie sono stati il breve pezzo di apertura ed il più lungo di chiusura del discorso sullo Stato dell'Unione dedicati alla politica estera. Obama ha iniziato e terminato il discorso evocando quella che chiaramente considera la sua briscola, l'assassinio di Osama bin Laden da parte di una squadra di Navy Seals.

Obama ha acclamato "il coraggio, l'altruismo ed il lavoro di gruppo delle Forze Armate d'America". Ha continuato: "In un'epoca nella quale molte delle nostre istituzioni ci hanno deluso, loro hanno superato tutte le aspettative... Si sono concentrati sull'imminente missione. Lavorano assieme. Immaginate cosa potremmo realizzare se seguissimo il loro esempio".

Il presidente ha suonato ripetutamente i tamburi del nazionalismo economico, puntando particolarmente sulla Cina come presunto praticante di pratiche commerciali predatorie.

Nel corso di un lungo peana sulla forza militare americana e sui "successi" della politica estera come il rovesciamento e l'assassinio del governante libico Muammar Gheddafi, Obama ha citato "il potere duraturo del nostro esempio morale". In realtà, sotto Obama ancora più che sotto Bush, l'America viene identificata con una politica di criminalità ed omicidio globale, eseguiti da droni, squadre della morte ed assassini prezzolati.

Nella sua conclusione, Obama è ritornato alla sua visione di una società diretta lungo linee militari quando ha evocato ancora una volta l'incursione che ha ucciso bin Laden. Per Barack Obama, la coesione di una squadra di assassini addestrati è la forma più elevata di solidarietà umana.