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Obama propone trilioni di tagli alla spesa pubblica

di Patrick Martin
14
aprile 2011

 

Mercoledì il presidente Barack Obama ha descritto a grandi linee i piani per ridurre drasticamente di $4 trilioni il deficit del bilancio federale nei prossimi 12 anni, la maggior parte dei quali tagliando la spesa sociale interna, particolarmente nell'area dell'assistenza sanitaria.

Il suo discorso alla George Washington University nella capitale USA dimostra il consenso dell'elite dominante americana per l'assalto frontale ai programmi sociali dai quali dipendono decine di milioni di lavoratori, bambini e pensionati.

Obama ha largamente accettato la struttura di riduzione del deficit stabilita dalla destra repubblicana. Ma ha proposto una mescolanza differente di tagli alla spesa, come pure ha richiesto aumenti di imposte per i ricchi, qualcosa che i leader della Camera dei Rappresentanti controllata dai repubblicani ha escluso in anticipo.

Gli aumenti d'imposte proposti sono estremamente modesti, permettendo soltanto di decadere alla fine del 2012 ai tagli fiscali di Bush e di ripristinare i tassi d'imposta che persistevano sotto l'amministrazione Clinton. La promessa, inoltre, è una promessa vuota. Obama lo scorso anno si è sottomesso all'opposizione repubblicana all'aumento delle imposte sui ricchi, quando i democratici ancora controllavano entrambe i rami del Congresso. Perché qualcuno dovrebbe credere che ora agirà diversamente?

Per tutto il discorso, Obama ha cercato di attrarre due uditori diametralmente opposti. Ha cercato di riassicurare i mercati finanziari globali e l'elite dominante USA del suo impegno per arrivare ad un accordo bipartisan su tagli alla spesa drastici ed immediati. Ed ha cercato di ingannare i lavoratori sia sulle cause della crisi fiscale che sulle conseguenze devastanti delle misure che vengono ora preparate a Washington.

Per la sua audience della classe dominante, Obama ha detto a chiare lettere le proposte per i tagli alla spesa di Medicare e degli altri programmi sociali che precedentemente sarebbero stati considerati impensabili per un democratico alla Casa Bianca.

Secondo un riassunto pubblicizzato nel sito web della Casa Bianca, questi includono:

  • Tagli massicci alla spesa discrezionale domestica, dalla linea di base stabilita dall'accordo dello scorso venerdì con i congressisti repubblicani che taglia $38,5 miliardi dalla spesa per l'anno fiscale corrente. Il totale dei tagli alla spesa in 12 anni arriverebbe a $770 miliardi in settori come l'istruzione, l'ambiente, i trasporti ed altre infrastrutture e nei salari e benefici per i lavoratori del governo federale.
  • $360 miliardi aggiuntivi in 12 anni di tagli in programmi domestici obbligatori, cosiddetti perché forniscono pagamenti di beneficienza che sono vincolati dalla legge federale, inclusi sussidi agricoli, assicurazione pensione federale, buoni alimentari, assistenza al riscaldamento domestico e programmi di sostegno del reddito per i poveri e i disabili.
  • Ulteriori $480 miliardi in 12 anni di tagli alla spesa per l'assistenza sanitaria federale, sopra ai $1 trilione di taglio dei costi già imposti per pagare la revisione dell'assistenza sanitaria approvata lo scorso anno dal Congresso dei democratici. Obama ha tratteggiato una serie di cambiamenti nella politica dell'assistenza sanitaria che ha affermato taglierebbero $1 trilione aggiuntivi nel decennio dopo il 2023.
  • Nel caso che i tagli alla spesa falliscano nel ridurre il deficit federale alla proporzione desiderata del prodotto interno lordo degli USA per il 2014, Obama istituirebbe un meccanismo di sicurezza del debito che darebbe l'avvio a tagli di spesa indiscriminati e ad incrementi di imposte, probabilmente per comprendere un'imposta nazionale sulle vendite o un'imposta sul valore aggiunto in stile europeo.
  • Tagli alla spesa militare di $400 miliardi in 12 anni, meno del 4% della somma gargantuesca che il Pentagono, il Dipartimento dell'Energia, il Dipartimento della Sicurezza Interna, la CIA ed altre agenzie spenderanno durante quel periodo per le forze armate, le armi nucleari e le operazioni di intelligence e sicurezza.

Per la sua audience popolare, Obama ha pronunciato una serie di assalti demagogici al Partito Repubblicano ed al piano di riduzione del deficit svelato la scorsa settimana dal presidente della Commissione Bilancio della Camera Paul Ryan, che si prevede la Camera approvi venerdì.

Ha spiegato che il piano repubblicano "è meno sul ridurre il deficit che sul cambiare il patto sociale fondamentale dell'America". Ha affermato che "mette fine a Medicare come lo conosciamo" e che porterebbe alla perdita dell'assicurazione sanitaria per fino a 50 milioni di americani ora coperti da Medicaid o programmati per essere elencati in piani di assicurazione privati in base alla   Affordable Care Act del 2010 di Obama.

Per i destinatari di Medicare, ha dichiarato, il piano dei repubblicani significa "invece di assistenza sanitaria garantita, riceverete un buono". Ha continuato: "E se quel buono non vale abbastanza per acquistare l'assicurazione, sfortunasiete da soli". Ai nonni che non possono permettersi l'assistenza in case di riposo, i bambini poveri ed i bambini disabili con autismo o sindrome di Down sarebbe detto di "proteggersi da soli".

Data l'enfasi sui controlli dei costi dell'assistenza sanitaria entrambe nella legge di "riforma" dello scorso anno e nel suo discorso di mercoledì, la presunta indignazione di Obama verso la crudeltà dei repubblicani è cinica e falsa. I due partiti della grande impresa, i democratici quanto i repubblicani, cercano di ridurre il costo dell'assistenza sanitaria per le società americane e per il governo ponendone sempre più il peso sui lavoratori, inclusi i malati, i disabili ed i bisognosi.

Ancora più ingannevole è stata la spiegazione di Obama sull'origine della crisi fiscale. Ha contrapposto gli anni '90quando "i nostri leader si riunivano tre volte...per ridurre il deficit del nostro paese" in accordi bipartisan sotto il presidente Bush e l'amministrazione Clintonal decennio dopo il 2000, quando abbiamo perduto la strada".

In questa storia condensata, "le finanze dell'America per l'anno 2000 erano in gran forma. Siamo passati dal deficit all'avanzo". Quindi l'amministrazione di George W. Bush ha iniziato due guerre, istituito un beneficio per la prescrizione di farmaci di Medicare e tagliato le imposte ai ricchi, demolendo la "disciplina fiscale" del decennio precedente.

Una piccola cosa viene lasciata fuori da questo resoconto: la crisi a lungo termine del capitalismo americano, che è culminata nel crollo di Wall Street del 2008 ed i trilioni spesi dal Tesoro e dalla Federal Reserve per salvare le banche. La catastrofe finanziaria è precipitata nella peggiore crisi economica dalla Grande Depressioneche continua fino a questo giorno, sebbene Obama l'abbia appena menzionata nel suo discorso di 43 minuti.

Le condizioni che hanno prodotto il crollo del 2008 risalgono almeno a tre decenni e comprendono la crescente subordinazione della produzione alla manipolazione finanziaria, alla deregolamentazione dei mercati finanziari ed alla crescita colossale della disuguaglianza economica.

Obama ha fatto soltanto un fugace riferimento a questo importante aspetto della crisi economica. Ha condannato il piano Ryan per proporre altri $1 trilione di tagli fiscali per i ricchi, quindi ha aggiunto:

"Nello scorso decennio, il reddito medio del 90% più basso di tutti gli americani che lavorano è realmente declinato. L'1% di vertice ha visto salire il proprio reddito di una media di più di un quarto di milione di dollari ciascuno".

Ha quindi chiesto retoricamente: "E questi sono quelli che hanno bisogno di pagare meno imposte? Vogliono dare a gente come me un taglio fiscale di $200.000 che viene pagato chiedendo a 33 anziani di pagare ciascuno altri $6.000 in costi sanitari. Questo non è giusto e non accadrà finché sono presidente".

Questo è stato il vertice della demagogia populista di Obama, la tipica presentazione di un prodotto di vendita nella quale i democratici fingono di essere i tribuni dell'uomo comune ed ai repubblicani viene assegnato il ruolo dei tirapiedi di Wall Street.

Poco più di un'ora dopo il discorso di Obama, tre massimi repubblicani della Camera hanno fatto la loro parte nella commedia, andando davanti ai microfoni della stampa e praticamente ringhiando la loro ostilità al risveglio di "guerra di classe" del presidente.

"Guerra di classe" è un termine accurato per il programma di entrambe democratici e repubblicani. Comunque ingiuriosa la denigrazione reciproca, entrambe i partiti rappresentano l'America corporativa ed eseguono i comandi dei super-ricchi. Il personale di guida di entrambe i partiti consiste di individui, come Obama, che sono loro stessi dei multimilionari.

L'elite dominante USA sta approfittando del fatto che la classe lavoratrice sia praticamente priva di diritti e che le vecchie organizzazioni sindacali siano state trasformate in strumenti di gestione corporativa per imporre tagli al salario ed ai benefici. Si sta muovendo aggressivamente per far tornare i lavoratori a condizioni di sfruttamento non viste in America in quasi un secolo.

Perché nei pochi mesi passati, i governi statali e locali, sia repubblicani che democratici, hanno assunto il ruolo principale in questi attacchi, facendo esplodere il confronto con i dipendenti pubblici nel Wisconsin e conflitti sempre più aspri per tutto il paese.

E' stato notevole che nel lungo discorso di Obama non vi sia stato affatto qualsiasi riferimento alla crisi finanziaria che devasta i governi statali e locali ed ai terribili tagli che vengono imposti su servizi sociali, posti di lavoro, salari, benefici e pensioni.

Per due anni la legislazione di stimolo approvata nel 2009 ha fornito un limitato sostegno alle finanze dei governi statali e locali. Questo periodo è giunto al termine e non vi sarà alcun ulteriore sostegno federale. Al contrario, come le posizioni sia dei congressisti repubblicani che della Casa Bianca di Obama dimostrano, il governo federale ora è deciso a giocare il ruolo principale nell'assalto ai diritti sociali dei lavoratori.

La classe lavoratrice dovrebbe respingere l'intera armatura del dibattito ufficiale deficit-riduzione. I politici democratici e repubblicani che asseriscono che non vi sono "affatto soldi" per necessità come pensioni, assistenza sanitaria ed istruzione rappresentano un'elite corporativa che siede su infiniti trilioni di ricchezza.

L'alternativa della classe lavoratrice all'austerità capitalista deve essere l'espropriazione di questa ricchezza ammassata, accumulata con il lavoro dei lavoratori e la riorganizzazione della vita economica per servire i bisogni umani, non i profitti corporativi.

Ciò significa la costruzione di un partito politico di massa indipendente della classe lavoratrice basato su un programma socialista ed anti-imperialista.