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La ripresa di Obama: retorica e realtà

12 aprile 2012

 

Senza dubbio la caratteristica più notevole della campagna per la rielezione del presidente Obama è il suo assoluto cinismo. Avendo occupato la sua intera durata a proteggere ed espandere la ricchezza dell'elite finanziaria a spese della popolazione lavoratrice, ora Obama si presenta come il partigiano dell'uomo comune ed oppositore di avidità e privilegio.

Il fatto più importante di questa farsa è la cosiddetta "regola Buffett", secondo la quale quelli con redditi sopra $1 milione pagherebbero un imposta minima del 30%. Parlando martedì alla Florida Atlantic University, Obama ha osservato che l'1% di vertice in America paga imposte al tasso più basso in 50 anni. Ha dichiarato che queste famiglie dovrebbero "pagare la stessa percentuale del loro reddito che pagano le famiglie della classe media".

Obama sente di essere in libertà di fare questa proposta estremamente mite perché sa che non sarà mai attuata. Il repubblicani al Congresso la contrasterebbero all'unanimità, come pure una parte considerevole dei democratici e lui non lotterebbe per essa. Anche se attuata, non farebbe nulla per ristabilire un elemento di progressività nella struttura fiscale USA, poiché respinge il principio che i ricchi dovrebbero pagare sul loro reddito di più di tutti gli altri.

Nel frattempo,  praticamente tutti i giorni  emergono rapporti che documentano l'impatto socialmente reazionario delle politiche della Casa Bianca di Obama e la colo continuità con le politiche pro imprese della precedente amministrazione repubblicana.

Lunedì il New York Times ha riportato che, nel mezzo della più grave crisi dell'occupazione dalla Grande Depressione, il programmi di formazione al lavoro vengono fatti languire di fondi a causa dei tagli alla spesa. Le spese federali per la formazione lavoro dal'anno fiscale 2010 sono state tagliate di $1 miliardo. La spesa totale per la formazione lavoro per i lavoratori disoccupati è appena la metà del livello di dieci anni fa, anche se la disoccupazione è più che raddoppiata.

L'articolo ha fatto rilevare che nella regione di Seattle i centri formazione lavoro avevano finanziamenti sufficienti per addestrare meno del 5%di quelli che l'anno scorso hanno fatto richiesta. A Dallas, dei funzionari hanno dichiarato di avere fondi sufficienti per assistere soltanto 43 persone.

Dall'altra parte dell'equazione sociale, lo stesso giorno il Wall Street Journal ha riferito che le più grandi corporation USA, quelle elencate nell'indice di borsa Standard & Poor’s 500, hanno utilizzato la crisi economica e la disoccupazione di massa per emergere più redditizie e competitive che mai e per accumulare una provvista di contanti di $1,2 trilioni maggiore che nel 2007.

Come risultato della riduzione della dimensione, del taglio dei costi e dell'introduzione di tecnologia a risparmio di lavoro, riporta il Journal, nel 2011 queste imprese hanno generato una media di $420.000 di entrate per ogni dipendente sui loro libri paga, un incremento di oltre l'11% dalla cifra di $378.000 per il 2007. Nel corso dello stesso periodo, il loro reddito netto è salito del 22,7%.

D'altro canto, le piccole imprese vengono affamate di credito dalle banche e spinte contro il muro, aumentando la dominazione della vita economica da parte di giganteschi monopoli.

Questi indici dimostrano che l'elite industriale-finanziaria sta utilizzando la crisi che è scoppiata nel 2007-2008 per eseguire una riorganizzazione storica delle relazioni sociali. Il pezzo centrale è la distruzione di ciò che resta della rete di sicurezza sociale e di tutte le passate conquiste della classe lavoratrice e la secca intensificazione del suo sfruttamento. Questo processo non è semplicemente il risultato di forze economiche impersonali ed astratte. E' il risultato di definite politiche di classe perseguite dall'amministrazione Obama e dall'establishment nel complesso nell'interesse dell'aristocrazia finanziaria.

Quale sono le maggiori caratteristiche delle politiche sociali ed economiche dell'amministrazione?

* L'estensione del salvataggio multitrilionario delle banche.

* L'introduzione del taglio salariale nel salvataggio dell'industria automobilistica del 2009, che ha imposto un taglio salariale indiscriminato del 50% ai lavoratori appena assunti alla General Motors ed alla Chrysler. 

* Il rifiuto di qualunque programma governativo per creare posti di lavoro o per fornire soccorso serio ai disoccupati ed alle vittime dei sequestri di case.

* Nessuna riforma del sistema bancario ed il diniego di perseguire i criminali di Wall Street le cui azioni hanno fatto precipitare il crollo finanziario.

* Ulteriore deregolamentazione delle corporation e nuova manna fiscale per la grande impresa camuffate da misure per la "creazione di posti di lavoro".

Questa è la realtà della "ripresa" di Obama, che è essenzialmente una ripresa dei profitti delle corporation ed un ulteriore arricchimento dell'oligarchia finanziaria da una parte e la crescita della povertà e dello sfruttamento dall'altra. Come riportato di recente, nel 2010 uno sbalorditivo 93% del nuovo reddito è andato all1% al vertice di chi guadagna.

Dopo le elezioni di novembre questo processo sarà intensificato, indifferente da quale dei due partiti controllati dalle corporation reclamerà la Casa Bianca. Anche se si atteggia a populista, Obama è impegnato a tagliare centinaia di miliardi di dollari di programmi sociali federali, inclusi buoni alimentari, Medicare e Sicurezza Sociale, mentre ridurrà le imposte alle grandi imprese.

La classe lavoratrice deve preparare la propria alternativa ai partiti gemelli della grande impresa, una che difenda i suoi interessi sociali e respinga l'intera struttura del sistema del profitto. Il sistema capitalista non può essere riformato, deve essere rimpiazzato da un sistema fondato sulla proprietà pubblica delle banche e delle corporation sotto il controllo democratico della popolazione lavoratrice e della produzione per il bisogno sociale, non per il profitto privato, cioè il socialismo.

Questo è il programma che viene portato avanti dal Socialist Equality Party e dai suoi candidati a presidente e vicepresidente, Jerry White e Phyllis Scherrer. Tutti coloro che vogliono lottare in difesa dei diritti sociali del popolo lavoratore e dei giovani e che vedono il bisogno di un cambiamento fondamentale dovrebbero divenire attivi partecipanti alla campagna elettorale del SEP.

Per altre informazioni sulla campagna del SEP e per partecipare, visitare  socialequality.com

Andre Damon e Barry Grey