|
Posso entrare nelle nostre vuote campagne per la nomina
presidenziale/elettorali dove difficilmente i candidati parlano mai
seriamente delle nostra storia di mentire per portare il paese in
guerra, come per esempio la guerra ispano-americana e le guerre
filippine, la II GM, la Corea, il Vietnam, l'Iraq e altro. le bugie, la
mitologia e quindi il silenzio sono naturalmente la maniera migliore per
persuadere moltissimi americani patriottici anche se non informati a
mandare regolarmente in guerra i loro ragazzi.
Con
Barack Obama
presumibilmente al timone della politica estera, le bugie ora
aumentano ma questa volta contro la Cina e la Russia, i nostri ultimi
nemici semi-ufficiali. Nessun di loro è angelico, ma neppure noi lo
siamo. Ma Obama, come presidente, è responsabile di cercare di erigere
un muro attorno a loro, anche a rischio di incitare una guerra vera.
Mentre il suo secondo mandato striscia verso la fine, gli USA e la Cina,
come osserva il NY Times, "cavalcano in corsa per il dominio del Sud
Pacifico", il che potrebbe ammontare ad una bomba ad orologeria se la
diplomazia dei mutui interessi reciproci non riesce ad intercedere.
Entrambe stanno simultaneamente giocando alla roulette russa, ma non
veramente, essenzialmente su delle aride isolette nel Mar Cinese
Meridionale, i cinesi costruendo un campo d'aviazione ed affermando la
sovranità su alcune e gli USA spedendo navi da guerra ed aeroplani
vicino alle navi ed agli aeroplani cinesi, entrambe le parti rischiando
una lotta catastrofica.
Dal tempo in cui i marines USA sono stati inviati in Australia
alcuni anni fa (per cosa, esattamente, non è mai stato spiegato e tanto
meno messo in discussione o dibattuto) al corteggiare di Obama la linea
dura ed impenitente del governo giapponese desideroso di eliminare la
costituzione pacifista post IIGM installata dagli americani e di
riarmarsi contro la Cina e con nuovi dispositivi USA all'India ed al
Vietnam, la politica di contenimento di Obama è chiaramente rivolta alla
Cina. Nell'ultima mossa USA la marina militare parteciperà a
pattugliamenti congiunti con le Filippine nel Mar Cinese Meridionale e,
secondo l'Associated Press, "alla fine
condurrà pattugliamenti aerei".
Quindi, per di più, gli USA doneranno circa $40 milioni alle
Filippine per l'utilizzo militare, per i quali gli USA riceveranno
"accesso a cinque basi militari filippine per ospitare forze americane",
il meglio, presumo, per combattere una guerra sul continente asiatico
allo stesso tempo in cui lottano militarmente e senza successo per il
Grande Medio Oriente.
Giunge inoltre voce che un aeroplano russo abbia volato
"'pericolosamente vicino' ad una nave americana" come ha inadeguatamente
riferito il
NY Times.
Risulta che, come ha riportato la proprietà rivale del
Washington Post, che un'innocente
"nave americana"–impegnata nel
tentativo degli USA di contenere la Russia di Putin–non fosse una nave
da crociera piena di turisti
amanti del divertimento, ma che invece fosse un cacciatorpediniere,
la
USS Donald Cook, che "porta un
arsenale che comprende lanciarazzi, missili antisommergibile e missili
da crociera
Tomahawk". Precedentemente
e regolarmente molte navi ed aeroplani USA sono stati mandati nel Mar
Nero, tutte
"acque internazionale" o pressappoco, hanno sostenuto gli USA.
Tuttavia, ad Obama non è mai stato chiesto–probabilmente
perché, diversamente da tutti i suoi predecessori del 20° secolo, ha
raramente, di fatto molto raramente, tenuto una conferenza stampa—come reagirebbero
gli USA se delle navi USA apparissero improvvisamente nel Golfo del
Messico o nel Mar dei Caraibi sostenendo di essere in "acque
internazionali".
Ci sono pochi scettici e dissenzienti contro la guerra
nella stampa mainstream e nella TV. Come
Randolph Bourne. Naturalmente
ricordate il suo memorabile "La guerra è la salute dello stato?". E'
stato unico. Una rarità. Molto più facile per i leader mentire, prendere
fucili e bombe e mandare figli e figlie non loro a combattere le loro
inutili guerre.
Murray Polner
Ha scritto “No Victory Parades:
The Return of the Vietnam Veteran“; “When Can I Come
Home”,
sui renitenti alla
leva durante l'era del Vietnam;
scritti con Jim O’Grady, “Disarmed and
Dangerous”, una duplice
biografia di Dan and Phil Berrigan;
e, più di recente,
con Thomas Woods,Jr., ”
We Who Dared to Say
No to War”. E'
autorevole recensore per History News Network.
|