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La scorsa notte Obama ha dato libero sfogo ad un furioso attacco
retorico in un
discorso
mirato ad acquistare sostegno per il suo intervento di tre giorni in
Libia. Con squilli retorici, fiducia in se stesso ed arroganza viste
se mai raramente dalle presentazioni della sua campagna, ha
scaricato fuori uno sbarramento verbale di forza non irrilevante. Ha
raffigurato gli Stati Uniti come i protettori degli ostaggi del
mondo della tirannia, i protettori delle vittime innocenti di
potenziale genocidio, i salvatori degli sventurati dal massacro
imminente.
Questo era l'intento del discorso pronunciato e, sebbene possa
avere funzionato su un segmento del pubblico obiettivo, non può che
avere fallito sulla maggioranza. Questo pubblico non include
soltanto quei sostenitori che accettano a prima vista la benevolenza
e la generosità di Obama come questione di un fatto inequivocabile.
Comprende anche quelli di destra per i quali
nessuna
invasione di un democratico potrà mai essere grandiosa abbastanza,
essere rivolta al nemico giusto o riuscire ad uccidere presunte
canaglie a sufficienza. Ma include anche i membri del suo partito
che pendono a sinistra, per quanto
debole e vana la loro presunta opposizione,
come pure una massa comprensibilmente cinica di cittadini
americani stanchi della guerra e seccati di finanziare massacri
mentre affrontano sofferenze finanziarie ed insicurezze senza pari
dalla Grande Depressione. La maggior parte di questo ultimo
contingente ha cambiato canale in anticipo e non ascolterà niente
altro che ritagli, se lo farà. La fiducia di Obama può tradursi
nella loro acquiescenza, ma in ogni caso non è come se abbiano
alcuna voce nella questione.
Dato che la cittadinanza USA non ha nessuna altra scelta che
finanziare una terza grande guerra in Medio Oriente e Africa, senza
approvazione del Congresso e tanto meno la sua approvazione, ci si
deve chiedere perché Obama abbia affatto fatto un discorso al paese.
Discorsi simili a quello che Obama ha pronunciato la notte scorsa e
che Bush aveva pronunciato durante il suo mandato, sono
razionalizzazioni di conclusioni scontate.
E così siamo portati proprio ad immaginare chi Obama abbia
veramente sperato di persuadere e incoraggiare. Queste sono le forze
armate USA stesse, il che spiega, in parte, perché Obama ha scelto
di presentare il suo discorso alla
National Defense University,
piuttosto che nell'Ufficio Ovale della Casa Bianca e abbastanza
presto
(7:30 EST) di modo che non avrebbe pregiudicato la
fascia di massimo ascolto televisiva. Vale a dire, il discorso era
un'esercitazione pro forma dove la vasta maggioranza è interessata
ed un'accattivazione servile in termini di pubblico militare, dei
militari la cui completa disillusione ed il senso di assurdità ha
fatto precipitare una serie di atroci barbarie e di crimini contro
l'umanità.
Il pubblico così comprende membri delle forze armate che hanno
perso la fede nelle loro imprese imperialiste. Questi sono
completamente incerti su chi sia il nemico e perché lo stiano
combattendo, in qualsiasi teatro possano trovarsi.
E quando si ricordano i militari, chi potrà tralasciare di
pensare ai "valori americani" che sono recentemente venuti alla luce
in
Afghanistan,
dove una
"squadra
d'uccisione"
di soldati, sotto l'indifferenza se non la complicità dei loro
comandanti militari, assassinavano senza rimorso agricoltori
indifesi e innocenti e altri civili, posavano e si divertivano con i
loro cadaveri e utilizzavano le loro dita come denaro per il poker?
Quando Obama, con visibile orrore, ha parlato del presunto
stupro di una libica da parte delle truppe di Gaddafi, chi poteva
non ricordare le immagini di
Abu Ghraib,
dove le aggressioni a scopo sessuale e l'umiliazione di iracheni su
vasta scala da parte dei militari USA era all'ordine del giorno?
Quando Obama parlava di proteggere i cittadini libici dal
massacro di Qaddafi, del quale le prove di presunti pogrom non sono
state presentate, chi poteva non ricordare del bombardamento con i
droni in Pakistan che hanno ucciso innumerevoli civili o le
uccisioni indiscriminate
in Afghanistan,
dove appena tre giorni fa le forze NATO (USA)
hanno bombardato un'automobile,
uccidendo "accidentalmente" sette civili: due uomini, due donne
e tre bambini?
Così, quando Obama ha usato i termini "interessi e valori",
sappiamo che i nebulosi "valori" sono un segno assolutamente vuoto
utilizzato per completare l'esagerato e non chiarito termine
"interessi". Vale a dire, quando Obama parlava di "valori ed
interessi", si può con sicurezza lasciare andare i "valori", perché
l'imperialismo USA non ne ha nessuno. Questo lascia soltanto gli
"interessi" USA.
Riconoscendo le critiche che "obiettano che nel mondo vi sono
molti luoghi dove dei civili innocenti sono esposti alla violenza
brutale per mano del loro governo e non ci si deve aspettare che
l'America presidi il mondo", Obama ha suggerito che, mentre
Washington
non può intervenire
dovunque avvenga repressione, dobbiamo sempre misurare i nostri
interessi contro la necessità dell'azione". Questo è il punto più
vicino dove è arrivato Obama per spiegare la ragione fondamentale
per ancora un'altra guerra non provocata. Certamente la complicità
ed il sostegno degli USA per i regimi di
Yemen, Bahrain
ed Arabia Saudita, per non parlare di Israele, esprime la menzogna
ad ogni pretesa che gli USA siano i guardiani del mondo ed i
protettori dei diritti umani.
E quali sono gli interessi degli USA in Libia? Obama ha
accennato anche a questo, con la menzione delle "sfide che
minacciano la nostra comune umanità e la sicurezza comune
–
per esempio, rispondere a disastri naturali oppure impedire il
genocidio e mantenere la pace; assicurare la sicurezza regionale e
mantenere il flusso del commercio". Questa scelta di termini, in
particolare la parola "flusso", porta a credere che gli estensori
del discorso abbiano commesso un lapsus freudiano o che un attivista
antiguerra abbia infiltrato il loro gruppo, o che la parola fosse
intesa a fare un segnale ad un particolare segmento del pubblico.
In ogni caso, certamente "flusso" porta alla mente la parola chiave
che Obama non ha mai detto una volta durante l'intero discorso di
venti e più minuti: petrolio.
Gaddafi,
sebbene uno stretto alleato di
Washington
durante il regime Bush e ora quello Obama,
si è dimostrato essere un alleato inaffidabile. Le potenze USA
ed europee sono giunte a considerare con crescente preoccupazione i
segnali che entrambe la
Russia
e la
Cina
stavano instaurando connessioni con la Libia--in termini di accordi
petroliferi, progetti per infrastrutture e contratti per armamenti,
che minacciavano gli interessi USA ed europei nel Mediterraneo e in
Nord Africa. La Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti sono
stati finora i principali destinatari controllori del petrolio nella
regione. Sono venute alla luce nuove prove che degli
ufficiali
dell'intelligence
francese
hanno
avuto un qualche ruolo nel fomentare la ribellione e destabilizzare
il regime. L'obiettivo per tutte e tre le potenze è di installare in
Libia un regime più compiacente. Questi sono gli "interessi" ai
quali alludeva Obama.
Nonostante i buchi aperti nella storia di Obama, si avrebbe
avuto ragione di aspettarsi che la stampa "di sinistra-liberale"
accompagnasse ancora una volta la corsa. Ed infatti, le cose stanno
proprio così. L'editoriale del
New
York Times
spiega che "il presidente Obama ha preso la decisone giusta, sebbene
tardiva, di unirsi agli alleati per cercare di impedire al
Col. Muammar el-Qaddafi
di massacrare migliaia di libici", serbando la critica
per il tempismo e la strategia: "Ma è stato troppo lento a spiegare
quella decisione o la sua strategia di lungo termine, al Congresso e
al popolo americano". Mentre la guerra continua, possiamo aspettarci
altro incoraggiamento ed apologetica dai media della
"sinistra-liberale", anche mentre sale il costo dell'intervento,
stimato
a 600
milioni
soltanto
per la prima settimana.
Gli scritti apologetici dell'imperialismo espressi dal
Times
e da altri portavoce dei media del Partito Democratico
non hanno nulla a che fare con qualsiasi principio antiguerra
"umanitario". Piuttosto, hanno tutto a che fare con lo spiegare
amabilmente la palese aggressione imperiale, una sotto la quale i
democratici della "sinistra liberale" possano convivere e dormire
sonni tranquilli. Così, questi presunti "sinistri", come
Rachel Maddow
sulla MSNBC di proprietà della GE,
coerentemente
appoggiano le avventure belliche intraprese da
Obama,
notando con prezioso sentimento la sua "riluttanza" ad
impegnare delle truppe in guerre illegali. Ma, come la Maddow ha
reso più chiaro di quanto intendesse, soltanto la "narrazione" per
queste guerre è cambiata, non le guerre stesse. Questi apologeti
avvertono la necessità della guerra sotto una debole economia
imperialista che deve continuare a distribuire profitti ai suoi
azionisti.
Nella conclusione del suo discorso, Obama ha steso le
condizioni sotto le quali, durante la sua presidenza, le truppe
americane verrebbero chiamate all'intervento militare. Ciò comprende
circostanze "quando necessario per difendere il nostro popolo, la
nostra patria, i nostri alleati ed i nostri interessi vitali". Ma
include anche "comunque, tempi nei quali la nostra sicurezza non
viene minacciata direttamente, ma lo sono i nostri interessi e
valori. Talvolta, il corso della storia pone delle sfide e minaccia
la nostra comune umanità e la sicurezza comune
–
rispondere ai disastri naturali, per esempio; oppure impedire il
genocidio e mantenere la pace; assicurare la sicurezza regionale e
mantenere il flusso del commercio".
Qui Obama ha chiarito che il pretesto per l'invasione di
nazioni sovrane non sarà limitato a proteggere gli americani dal
"terrorismo" e dalle "armi di distruzione di massa" come sotto
Bush dopo l'11/9. L'azione preventiva sarà intrapresa anche
contro chi minaccia i "valori" ed il commercio. Vale a dire, Obama
ha espanso la dottrina Bush per includere casi nei quali sono in
gioco interessi commerciali degli USA, non soltanto la loro
ipotetica sicurezza. Naturalmente, questo è precisamente ciò che la
dottrina Bush era intesa a comprendere, ma Obama ha espresso questo
fatto ancora più palesemente dello stesso Bush.
Questa svolta retorica è necessaria per coprire il crescente
ruolo delle forze armate USA dovunque nel mondo, che diventa più non
meno necessario mentre l'elite finanziaria, imprenditoriale e
militare dominante diventa più disperata di difendere i profitti
all'interno di un sistema capitalista in una continua crisi non vede
nessun rallentamento.
Michael Rectenwald, Ph.D.
--Michael
Rectenwald
è il fondatore ed editorialista capo di
Citizens For Legitimate Government,
www.legitgov.org.
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