Obama espande la dottrina Bush

29 marzo 2011 di legitgov

Citizens For Legitimate Government

 

 

La scorsa notte Obama ha dato libero sfogo ad un furioso attacco retorico in un discorso mirato ad acquistare sostegno per il suo intervento di tre giorni in Libia. Con squilli retorici, fiducia in se stesso ed arroganza viste se mai raramente dalle presentazioni della sua campagna, ha scaricato fuori uno sbarramento verbale di forza non irrilevante. Ha raffigurato gli Stati Uniti come i protettori degli ostaggi del mondo della tirannia, i protettori delle vittime innocenti di potenziale genocidio, i salvatori degli sventurati dal massacro imminente.

Questo era l'intento del discorso pronunciato e, sebbene possa avere funzionato su un segmento del pubblico obiettivo, non può che avere fallito sulla maggioranza. Questo pubblico non include soltanto quei sostenitori che accettano a prima vista la benevolenza e la generosità di Obama come questione di un fatto inequivocabile. Comprende anche quelli di destra per i quali nessuna invasione di un democratico potrà mai essere grandiosa abbastanza, essere rivolta al nemico giusto o riuscire ad uccidere presunte canaglie a sufficienza. Ma include anche i membri del suo partito che pendono a sinistra, per quanto debole e vana la loro presunta opposizione, come pure una massa comprensibilmente cinica di cittadini americani stanchi della guerra e seccati di finanziare massacri mentre affrontano sofferenze finanziarie ed insicurezze senza pari dalla Grande Depressione. La maggior parte di questo ultimo contingente ha cambiato canale in anticipo e non ascolterà niente altro che ritagli, se lo farà. La fiducia di Obama può tradursi nella loro acquiescenza, ma in ogni caso non è come se abbiano alcuna voce nella questione.

Dato che la cittadinanza USA non ha nessuna altra scelta che finanziare una terza grande guerra in Medio Oriente e Africa, senza approvazione del Congresso e tanto meno la sua approvazione, ci si deve chiedere perché Obama abbia affatto fatto un discorso al paese. Discorsi simili a quello che Obama ha pronunciato la notte scorsa e che Bush aveva pronunciato durante il suo mandato, sono razionalizzazioni di conclusioni scontate.

E così siamo portati proprio ad immaginare chi Obama abbia veramente sperato di persuadere e incoraggiare. Queste sono le forze armate USA stesse, il che spiega, in parte, perché Obama ha scelto di presentare il suo discorso alla National Defense University, piuttosto che nell'Ufficio Ovale della Casa Bianca e abbastanza presto (7:30 EST) di modo che non avrebbe pregiudicato la fascia di massimo ascolto televisiva. Vale a dire, il discorso era un'esercitazione pro forma dove la vasta maggioranza è interessata ed un'accattivazione servile in termini di pubblico militare, dei militari la cui completa disillusione ed il senso di assurdità ha fatto precipitare una serie di atroci barbarie e di crimini contro l'umanità.

Il pubblico così comprende membri delle forze armate che hanno perso la fede nelle loro imprese imperialiste. Questi sono completamente incerti su chi sia il nemico e perché lo stiano combattendo, in qualsiasi teatro possano trovarsi.

E quando si ricordano i militari, chi potrà tralasciare di pensare ai "valori americani" che sono recentemente venuti alla luce in Afghanistan, dove una "squadra d'uccisione" di soldati, sotto l'indifferenza se non la complicità dei loro comandanti militari, assassinavano senza rimorso agricoltori indifesi e innocenti e altri civili, posavano e si divertivano con i loro cadaveri e utilizzavano le loro dita come denaro per il poker?

Quando Obama, con visibile orrore, ha parlato del presunto stupro di una libica da parte delle truppe di Gaddafi, chi poteva non ricordare le immagini di Abu Ghraib, dove le aggressioni a scopo sessuale e l'umiliazione di iracheni su vasta scala da parte dei militari USA era all'ordine del giorno?

Quando Obama parlava di proteggere i cittadini libici dal massacro di Qaddafi, del quale le prove di presunti pogrom non sono state presentate, chi poteva non ricordare del bombardamento con i droni in Pakistan che hanno ucciso innumerevoli civili o le uccisioni indiscriminate in Afghanistan, dove appena tre giorni fa le forze NATO (USA) hanno bombardato un'automobile, uccidendo "accidentalmente" sette civili: due uomini, due donne e tre bambini?

Così, quando Obama ha usato i termini "interessi e valori", sappiamo che i nebulosi "valori" sono un segno assolutamente vuoto utilizzato per completare l'esagerato e non chiarito termine "interessi". Vale a dire, quando Obama parlava di "valori ed interessi", si può con sicurezza lasciare andare i "valori", perché l'imperialismo USA non ne ha nessuno. Questo lascia soltanto gli "interessi" USA.

Riconoscendo le critiche che "obiettano che nel mondo vi sono molti luoghi dove dei civili innocenti sono esposti alla violenza brutale per mano del loro governo e non ci si deve aspettare che l'America presidi il mondo", Obama ha suggerito che, mentre Washington non può intervenire dovunque avvenga repressione, dobbiamo sempre misurare i nostri interessi contro la necessità dell'azione". Questo è il punto più vicino dove è arrivato Obama per spiegare la ragione fondamentale per ancora un'altra guerra non provocata. Certamente la complicità ed il sostegno degli USA per i regimi di Yemen, Bahrain ed Arabia Saudita, per non parlare di Israele, esprime la menzogna ad ogni pretesa che gli USA siano i guardiani del mondo ed i protettori dei diritti umani.

E quali sono gli interessi degli USA in Libia? Obama ha accennato anche a questo, con la menzione delle "sfide che minacciano la nostra comune umanità e la sicurezza comune per esempio, rispondere a disastri naturali oppure impedire il genocidio e mantenere la pace; assicurare la sicurezza regionale e mantenere il flusso del commercio". Questa scelta di termini, in particolare la parola "flusso", porta a credere che gli estensori del discorso abbiano commesso un lapsus freudiano o che un attivista antiguerra abbia infiltrato il loro gruppo, o che la parola fosse intesa a fare un segnale ad un particolare segmento del pubblico. In ogni caso, certamente "flusso" porta alla mente la parola chiave che Obama non ha mai detto una volta durante l'intero discorso di venti e più minuti: petrolio.

Gaddafi, sebbene uno stretto alleato di Washington durante il regime Bush e ora quello Obama, si è dimostrato essere un alleato inaffidabile. Le potenze USA ed europee sono giunte a considerare con crescente preoccupazione i segnali che entrambe la Russia e la Cina stavano instaurando connessioni con la Libia--in termini di accordi petroliferi, progetti per infrastrutture e contratti per armamenti, che minacciavano gli interessi USA ed europei nel Mediterraneo e in Nord Africa. La Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti sono stati finora i principali destinatari controllori del petrolio nella regione. Sono venute alla luce nuove prove che degli ufficiali dell'intelligence francese hanno avuto un qualche ruolo nel fomentare la ribellione e destabilizzare il regime. L'obiettivo per tutte e tre le potenze è di installare in Libia un regime più compiacente. Questi sono gli "interessi" ai quali alludeva Obama.

Nonostante i buchi aperti nella storia di Obama, si avrebbe avuto ragione di aspettarsi che la stampa "di sinistra-liberale" accompagnasse ancora una volta la corsa. Ed infatti, le cose stanno proprio così. L'editoriale del New York Times spiega che "il presidente Obama ha preso la decisone giusta, sebbene tardiva, di unirsi agli alleati per cercare di impedire al Col. Muammar el-Qaddafi di massacrare migliaia di libici", serbando la critica per il tempismo e la strategia: "Ma è stato troppo lento a spiegare quella decisione o la sua strategia di lungo termine, al Congresso e al popolo americano". Mentre la guerra continua, possiamo aspettarci altro incoraggiamento ed apologetica dai media della "sinistra-liberale", anche mentre sale il costo dell'intervento, stimato a 600 milioni soltanto per la prima settimana.

Gli scritti apologetici dell'imperialismo espressi dal Times e da altri portavoce dei media del Partito Democratico non hanno nulla a che fare con qualsiasi principio antiguerra "umanitario". Piuttosto, hanno tutto a che fare con lo spiegare amabilmente la palese aggressione imperiale, una sotto la quale i democratici della "sinistra liberale" possano convivere e dormire sonni tranquilli. Così, questi presunti "sinistri", come Rachel Maddow sulla MSNBC di proprietà della GE, coerentemente appoggiano le avventure belliche intraprese da Obama, notando con prezioso sentimento la sua "riluttanza" ad impegnare delle truppe in guerre illegali. Ma, come la Maddow ha reso più chiaro di quanto intendesse, soltanto la "narrazione" per queste guerre è cambiata, non le guerre stesse. Questi apologeti avvertono la necessità della guerra sotto una debole economia imperialista che deve continuare a distribuire profitti ai suoi azionisti.

Nella conclusione del suo discorso, Obama ha steso le condizioni sotto le quali, durante la sua presidenza, le truppe americane verrebbero chiamate all'intervento militare. Ciò comprende circostanze "quando necessario per difendere il nostro popolo, la nostra patria, i nostri alleati ed i nostri interessi vitali". Ma include anche "comunque, tempi nei quali la nostra sicurezza non viene minacciata direttamente, ma lo sono i nostri interessi e valori. Talvolta, il corso della storia pone delle sfide e minaccia la nostra comune umanità e la sicurezza comune rispondere ai disastri naturali, per esempio; oppure impedire il genocidio e mantenere la pace; assicurare la sicurezza regionale e mantenere il flusso del commercio".

Qui Obama ha chiarito che il pretesto per l'invasione di nazioni sovrane non sarà limitato a proteggere gli americani dal "terrorismo" e dalle "armi di distruzione di massa" come sotto Bush dopo l'11/9. L'azione preventiva sarà intrapresa anche contro chi minaccia i "valori" ed il commercio. Vale a dire, Obama ha espanso la dottrina Bush per includere casi nei quali sono in gioco interessi commerciali degli USA, non soltanto la loro ipotetica sicurezza. Naturalmente, questo è precisamente ciò che la dottrina Bush era intesa a comprendere, ma Obama ha espresso questo fatto ancora più palesemente dello stesso Bush.

Questa svolta retorica è necessaria per coprire il crescente ruolo delle forze armate USA dovunque nel mondo, che diventa più non meno necessario mentre l'elite finanziaria, imprenditoriale e militare dominante diventa più disperata di difendere i profitti all'interno di un sistema capitalista in una continua crisi non vede nessun rallentamento.

 

Michael Rectenwald, Ph.D. --Michael Rectenwald è il fondatore ed editorialista capo di Citizens For Legitimate Government, www.legitgov.org.