Domenica 14 giugno 2009
L'enigma Obama: interventismo e militarismo imperiale
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"Non vogliamo una PAX Americana imposta al mondo dalle armi di guerra americane. Non la pace della tomba o la sicurezza dello schiavo. Parlo della vera pace, il genere di pace che renda degna di vivere la vita sulla terra, il genere che consenta agli uomini ed alle nazioni di crescere e di sperare e di costruire una vita migliore per i loro figli — non semplicemente la pace per gli americani ma la pace per tutti gli uomini e le donne—non semplicemente la pace nella nostra epoca ma la pace per tutti i tempi". Presidente John F. Kennedy, 1963 "Non esiterò ad utilizzare unilateralmente la forza, se necessario, per proteggere il popolo americano o i nostri interessi vitali dovunque siamo attaccati o imminentemente minacciati. ... Dobbiamo anche considerare di utilizzare la forza militare in circostanze oltre l'autodifesa per provvedere alla sicurezza comune che rafforzi la stabilità globale — per appoggiare gli amici, partecipare alle operazioni di stabilità e di ricostruzione o per fronteggiare atrocità di massa". Sen. Barack Obama, Foreign Affairs (Luglio/Agosto 2007) "Il nostro interesse in Afghanistan è di impedire che diventi un rifugio per terroristi decisi ad attaccarci. Questo non richiede la scala di operazioni militari che la subentrante amministrazione prevede. Non richiede l'occupazione su larga scala. Non richiede l'infinito incanalamento di ricchezze umane e di innumerevoli miliardi di dollari dei contribuenti al governo afgano". Bob Herbert, The New York Times, 6 gennaio 2009 Coloro che pensavano che l'elezione di Barack Obama come presidente americano avrebbe significato un fondamentale mutamento di direzione della politica estera degli USA ormai dovrebbero aver perduto le loro illusioni. I volti cambiano ma il sistema resta. Quando volete cambiare, è necessario guardare oltre un singolo individuo e valutare il gruppo con il quale lavora...o per il quale lavora. Ed il gruppo Obama è ciò che può chiamarsi una squadra neoconservatrice morbida, tutta dedicata a mantenere il complesso militare-industriale e tutta serrata nell'ideologia delle guerre permanenti piuttosto che nel progresso umano permanente. La verità è che, durante le ultime elezioni, entrambe il candidato McCain ed il candidato Obama erano favorevoli alla politica delle guerre permanenti sotto la maschera di combattere il terrorismo. Questa è la ragione per la quale avevo concluso che il candidato Obama era soltanto marginalmente superiore al candidato McCain, ma non fondamentalmente diverso. Infatti, credo che riguardo alla natura, McCain fosse probabilmente un uomo più indipendente di Obama, che ha dimostrato la tendenza ad allinearsi a potenti interessi per sostenere la sua carriera politica. Sembra che qui vi sia stato un accordo: Obama si terrà occupato a stringere mani, viaggiare e pronunciare grandi discorsi o sermoni, mentre il Capo di gabinetto Rahm Emanuel dirigerebbe la Casa Bianca. Allora tutto quadra: il generale del corpo dei marine James Jones è stato nominato Consigliere per la Sicurezza Nazionale (n.b.: il consigliere per la sicurezza nazionale è a capo del Consiglio per la Sicurezza Nazionale, che fa parte della struttura della Casa Bianca che si occupa della politica estera), ed al Segretario alla Difesa di Bush Robert Gates è stato chiesto di rimanere al suo posto. Questo soltanto dovrebbe avere persuaso quasi tutti che la politica estera degli USA sarebbe cambiata soltanto nel tono, non nella sostanza. Allargando ed estendendo la guerra in Afghanistan-Pakistan proprio mentre le truppe USA riducono la loro sgradita presenza in Iraq, Obama ha di fatto approvato l'interventismo ed il militarismo come pietre angolari della sua politica estera. Questa è una politica fallita, oltre ad essere immorale, perché richiede il perseguimento di una contraddizione, cioè uccidere civili ed appoggiare regimi autoritari mentre si tenta di ottenere il sostegno di una popolazione straniera a favore della democrazia. Inoltre, Obama allarga una guerra che dietro non ha nessun chiaro fondamento logico e nessun chiaro obiettivo. Se la ragione fondamentale è di rafforzare la propria immagine politica come "comandante-in-capo", allora Obama sta cadendo nella stessa trappola come George W. Bush. La guerra Afghanistan-Pakistan sarà la sua guerra e sarà un pantano. Quando ha firmato l'ordine di aumentare le truppe USA di 17.000 combattenti e personale di supporto in Afghanistan, l'allora appena insediato Presidente Barack Obama ha dichiarato che la guerra in Afghanistan poteva "ancora essere vinta". Cosa intendeva? Significa che gli USA avranno truppe laggiù per decenni? Sembra che dalla storia non si impari nulla e che tutto debba essere riappreso. —Una simile politica fallì miseramente in Vietnam e quasi certamente fallirà ancora in Afghanistan-Pakistan, due paesi le cui frontiere sono altamente artificiali, essendo state imposte dalla Gran Bretagna imperiale nel diciannovesimo secolo. E' fallita anche per i sovietici che dovettero ritirarsi dall' Afghanistan dopo otto anni e mezzo disastrosi. Subito dopo, l'intero regime sovietico crollò. Effettivamente, ampliando la Guerra Afghanistan-Pakistan, il Presidente Obama si sta imbarcando su una rotta d'azione che potrebbe alla fine distruggere la sua presidenza. Sarà una ripetizione del Presidente Lyndon B. Johnson che fu distrutto politicamente con la sua Guerra del Vietnam, anche se questa era una guerra che non aveva iniziato. Come in Vietnam, la mal considerata guerra dell'Afghanistan diventerà una guerra di logoramento che prosciugherà sostegno pubblico e finanze mentre la guerra diventa sempre di più americanizzata. Questa sarà un'altra tragedia. Se Obama ascolta i militari, come evidentemente sembra faccia, sarà nutrito delle chiacchiere letali che tutti i problemi del mondo sono problemi militari. Ma ciò è falso e controproduttivo. Di fatto, bombardare le popolazioni civili le farà soltanto infuriare contro gli invasori, proprio come bombardare gli Stati Uniti farebbe certo infuriare gli americani. Su questo, Obama e la sua squadra sono sulla stessa lunghezza d'onda e sulla stessa traiettoria verso il disastro come Bush-Cheney ed i loro leccapiedi. –Ciò è vergognoso. Il Presidente Barack Obama sta sciupando rapidamente il suo capitale politico e la sua credibilità politica. Ed una volta perduti, sarà difficile riacquistarli. Rodrigue Tremblay è professore emerito di economia all'Università di Montreal e può esseressere contattato a rodrigue.tremblay@ yahoo.com. E' autore del libro 'The New American Empire'. Visitate il suo sito blog a www.thenewamericanempire.com/blog. Sito web dell'autore: http://www.thenewamericanempire.com/
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