Black Agenda Report

The journal of African American political thought and action

 

Obama in Africa

Sottoposto da michael hureaux... lunedì 13/07/2009

dell'editorialista di BAR michael hureaux perez

 

"Il primo presidente nero dell'Impero degli Stati Uniti ha tenuto un discorso sovraccarico di prediche che poteva essere stato scritto dagli autori dei discorsi per Ronald Reagan o George W. Bush".

“These are the big fish who always try to eat down the small fish,

Just the small fish.

I tell you what: they would do anything

To materialize their every wish, oh yeah.

Say: woe to the downpressors:

They’ll eat the bread of sorrow! Woe to the downpressors!

They’ll eat the bread of sad tomorrow!”—BobMarley, “Guiltiness”

Molte delle persone che pubblicano qui a Black Agenda Report sono veterani di uno sforzo lungo una generazione per costruire un'agenzia critica dei neri nella politica USA ed una consapevolezza panafricana che attraversa i confini. Abbiamo mantenuto questa prospettiva come partecipanti che provengono da un gran numero di prospettive politiche, ma sempre come attivisti neri che hanno fatto comprendere pienamente a se stessi  l'avvertimento fatto dal fratello Malcolm X poco prima della sua morte che "qualsiasi lotta politica dei neri che definisce la propria esistenza solamente dagli eventi che avvengono all'interno dei confini degli Stati Uniti è destinata all'irrilevanza". Come chiunque che abbia letto degli articoli in questo sito per un po' di tempo sa, tentiamo di avvisare della minaccia posta da Barack Obama ad una politica indipendente della classe lavoratrice nera sin dal suo emergere sulla scena politica nazionale alla Convenzione Nazionale Democratica nel 2004.

Obama è stato piazzato alla Casa Bianca attraverso le macchinazioni elettorali e le capacità di pubbliche relazioni di un ramo "morbido" della classe dominante USA all'inizio di quest'anno, confermando una prognosi politica fatta qui molte volte dalla suddetta apparizione chiave di Obama nel 2004. Alcuni di noi asserivano che un grande settore dell'elite dominante degli Stati Uniti avrebbe fatto ogni sforzo per mantenere qualunque candidato nero alla presidenza vivo e prospero, a condizione che quel candidato fosse un leale servitore dell'impero. Inoltre, sostenevamo che Barack Obama rappresentava la versione più lustra e meglio commercializzata del genere di capitolazione che la classe dominante degli Stati Uniti abbia appoggiato nella leadership politica nera dai giorni di Booker T. Washington. Per parafrasare il comico Dave Chapelle, la classe dominante degli Stati Uniti ama Barack Obama perché fa sembrare Bryant Gumble come Malcolm X. 

“Barack Obama rappresentava la versione più lustra e meglio commercializzata del genere di capitolazione che la classe dominante degli Stati Uniti abbia appoggiato nella leadership politica nera dai giorni di Booker T. Washington".

Non è un'esagerazione affermare che la finale elezione di Obama ha preso completamente di sorpresa la politica nera mainstream ed ortodossa, data l'incapacità di queste vecchie scuole di lottare per trattare la dialettica di razza e di classe in questo paese. Il sistema imperiale degli Stati Uniti, immerso com'è in un modello di corruzione, rapina e carneficina che vengono commessi con impunità - e, inoltre, criminale in una proporzione senza precedenti in qualsiasi altro periodo della sua storia con l'eccezione del periodo della primitiva accumulazione del capitale della sua formazione e del suo consolidamento - non aveva niente da perdere nel concedere la presidenza a Barack Obama. E' stato nel miglior interesse dell'impero darsi una chirurgia plastica al viso attraverso l'elevazione simbolica di una figura politica nera il cui carisma continua ad ingannare molte persone che veramente dovrebbero sapere come stanno le cose e che, in molti casi, lo sanno realmente.

Sei mesi dopo la sua ascesa al potere, Barack Obama ha dimostrato di essere esattamente l'incubo che noi di BAR abbiamo da lungo predetto che sarebbe stato. Non ha sostenuto i diritti dei lavoratori neri o di qualunque altro lavoratore in questa economia, ma, piuttosto, ha prestato il suo immenso prestigio politico ad un massiccio schema ponzi che salverà il sistema capitalista a spese di ogni forma di spesa finanziaria pubblica e risorsa pubblica. Non è stato per qualunque forma di sistema sanitario nazionale o di piano sanitario nazionale per la massa dei privi di diritti, ma invece ha deliberatamente bloccato e non ha ascoltato i sostenitori della sanità pubblica, a favore di un progetto che arricchirà ulteriormente le compagnie di assicurazione. Non è stato assieme alla campagna internazionale per terminare la crociata imperiale USA in Medio Oriente, ma ha scelto di allargare una guerra che ha portato ad ampia morte e spostamento di popolazioni di lavoratori poveri in quella regione che non è affatto meno vergognosa della carneficina che seguì la partizione imperiale di Pakistan ed India nel 1949. Ha concesso credibilità alle continue intrusioni tossiche sull'ordine naturale attraverso il suo appoggio ad una politica energetica che presenterà l'ampliamento della dipendenza dal carbone, dalla deforestazione e dall'energia nucleare. Non è nemmeno stato per un diritto umano così fondamentale come l'intimità umana, come si può vedere nel suo appoggio a quell'atrocità chiamata la legge per la "Difesa del matrimonio". In breve, Barack Obama ha dimostrato di essere il reaganismo ed il bushismo in posa umanitaria.

"Non ha sostenuto i diritti dei lavoratori neri o di qualunque altro lavoratore in questa economia".

Questa settimana Obama ha visitato l'Africa, recitando alle folle controllate che sono una caratteristica costante della politica imperiale dovunque punti i suoi zoccoli sanguinari oggi nel mondo. Appena pochi giorni fa in Ghana, il primo presidente nero dell'Impero degli Stati Uniti ha tenuto un discorso sovraccarico di prediche sulla responsabilità e sui "valori democratici" che poteva essere stato scritto dagli autori dei discorsi per Ronald Reagan o George W. Bush. Questo glorificato "figlio dell'Africa", come lo chiama la stampa stupida, ha avuto l'arroganza di stare vicino alle prigioni sotterranee di Cape Coast Castle e di dichiarare apertamente che "la fine della schiavitù era uscita dai venti che soffiano sempre in direzione del progresso umano".

Non importa Toussaint Ouverture. Non importa David Walker, o Nat Turner. Dimenticate i sacrifici dei Reggimenti di Colore dell'esercito dell'Unione, o dei loro ufficiali, come Martin Delaney e Harriett Tubman, che compresero meglio di qualunque altro reggimento bianco le conseguenze del fallimento della Guerra Civile USA.

Dimenticate WEB Dubois, o Marcus Garvey, o George Padmore, o David Sobukwe, o Albert Luthuli, o Bessie Head, o Wole Soyinka, o Birago Diop, o Jean Joseph Rabearivelo, o Fannie Lou Hamer, o Fela Kuti, o Marlon Riggs, o Audre Lorde, o June Jordan, o qualunque altro delle migliaia di soldati semplici neri di lotta che uscirono e si insanguinarono e si batterono per la libertà dei neri, sia negli Stati Uniti che internazionalmente, mentre Barack Obama stava imparando i trucchi più sottili e meno costosi della retorica politica sgradevole sulla libertà e sul progresso che presumibilmente galleggiano nel vento.

"In breve, Barack Obama ha dimostrato di essere il reaganismo ed il bushismo in posa umanitaria".

Oh si, abbiamo visto tutti lo spettacolo, le folle che fissavano Barack con adorazione come il figliol prodigo ritornato in Africa ed eravamo impressionati, dobbiamo ammetterlo. Il gatto ha ricevuto una buona spinta, su questo non vi è nessun dubbio. Ma sappiamo che in qualche parte, nei cuori di quelle grandi folle, batte un impulso di resistenza del quale Barack Obama non ha mai dovuto conoscere nulla, non veramente, una vibrazione che ancora grida al mondo, nelle parole del grande poeta politico e profeta Robert Nesta Marley:

We’re the survivors, a black survival

In this age of technological inhumanity

Scientific atrocity, atomic mis-philosophy, nuclear mis-energy

It’s a world that forces lifelong insecurity

We got to survive, we got to survive

But to live as one equal in the eyes of the almighty. --- “Survival”

E sappiamo che, per quanto l'uomo Oba sia un grande piazzista, qualunque cane nel trambusto alla mangiatoia scelga per attuare la sua difesa di un sistema imperiale che è sopravvissuto al suo giorno, vi saranno sempre quelli in quelle grandi folle, tranquilli e pazienti, che attendono il momento opportuno, che semplicemente non la bevono. Questo è quel che sappiamo. Questa è la nostra fede. E' vasta. Non conosce confini. Così in alto che non si può superare. Così in basso che non ci si può andar sotto. Vinceremo. Venceremos.

L'editorialista di BAR michael hureaux perez è uno scrittore, musicista ed insegnante che vive nel sudovest di Seattle, Washington. E' da lungo tempo collaboratore di giornali piccoli ed alternativi in giro per il paese e realizza frequentemente il suo lavoro. Email a: tricksterbirdboy@yahoo.com.