counterpunch

 

18 novembre 2010

Circondare la Russia, mirare alla Cina

Il reale ruolo della NATO nella Grand Strategy degli USA

di DIANA JOHNSTONE

 

Il 19 e 20 novembre i leader della NATO si incontrano a Lisbona per ciò che viene annunciato come un vertice sul "Concetto Strategico della NATO". Tra gli argomenti di discussione sarà una gamma di "minacce" spaventose, dalla cyberguerra al cambiamento climatico, come pure cose protettive gradevoli come le armi nucleari e una faccenda di nessuna utilità come una Linea Maginot hi-tech che dovrebbe fermare i missili nemici a mezz'aria. I leader della NATO saranno incapaci di evitare di parlare della guerra in Afghanistan, quella crociata infinita che unisce il mondo civilizzato contro l'inafferrabile Vecchio della Montagna, Hassan i Sabah, il capo degli Assassini dell'undicesimo secolo nella sua ultima reincarnazione come Osama bin Laden. Senza alcun dubbio vi saranno molti discorsi sui "nostri valori condivisi".

La maggior parte di quello di cui discuteranno è fantasticheria con un cartellino del prezzo.

L'unica cosa che manca dall'agenda del vertice sul Concetto Strategico è una discussione seria di strategia.

Questo in parte è perché la NATO come tale non ha nessuna strategia e non può avere la propria strategia. In realtà la NATO è uno strumento della strategia degli Stati Uniti. Il suo unico Concetto Strategico operativo è quello messo in pratica dagli Stati Uniti. Ma anche questo è un fantasma inafferrabile. I leader americani sembrano preferire posizioni evidenti, "mostrare determinazione", che definire strategie.

Uno che ritiene di definire strategia è Zbigniew Brzezinski, padrino in passato dei mujaheddin afgani quando poterono essere utilizzati per distruggere l'Unione Sovietica. Brzezinski non è rifuggito dal dichiarare senza mezzi termini l'obiettivo strategico della politica USA nel suo libro del 1993 La Grande Scacchiera: "La supremazia americana". Per quanto riguarda la NATO, l'ha descritta come una delle istituzioni che servono a perpetuare l'egemonia americana, "rendendo gli Stati Uniti un partecipante chiave anche negli affari intra-europei". Nella loro "ragnatela globale di istituzioni specializzate", che naturalmente comprende la NATO, gli Stati Uniti esercitano il potere attraverso "contrattazione continua, dialogo, diffusione e ricerca del consenso formale, anche se quel potere in definitiva nasce da una singola fonte, cioè Washington, D.C.".

La descrizione si adatta perfettamente alla conferenza di Lisbona sul "Concetto Strategico". La scorsa settimana, il segretario generale danese della NATO, Anders Fogh Rasmussen, ha annunciato che "siamo abbastanza vicini a un consenso". E questo consenso, secondo il New York Times, “probabilmente seguirà la formulazione del presidente Barack Obama: lavorare verso un mondo non nucleare mentre si mantiene un deterrente nucleare".

Aspettate un minuto, ha senso questo? No, ma è la sostanza del consenso della NATO. La pace attraverso la guerra, il disarmo nucleare attraverso l'armamento nucleare e, soprattutto, la difesa degli stati membri inviando forze di spedizione a rendere furiosi i nativi di terre lontane.

Una strategia non è un consenso scritto da comitati.

Il metodo americano di "contrattazione continua, dialogo, diffusione e ricerca del consenso formale" logora qualsiasi resistenza possa comparire occasionalmente. Così inizialmente la Germania e la Francia hanno resistito all'appartenenza della Georgia alla NATO, come pure al famigerato "scudo missilistico", viste entrambe come lampanti provocazioni adatte a dare inizio a una nuova corsa agli armamenti con la Russia e a danneggiare le fruttuose relazioni tedesche e francesi con Mosca, per nessuno scopo utile. Ma gli Stati Uniti non prendono un no per una risposta e continuano a ripetere i loro imperativi finché la resistenza scompare. L'unica eccezione recente è stato il rifiuto francese di unirsi all'invasione dell'Iraq, ma l'arrabbiata reazione degli USA ha impaurito la classe politica conservatrice francese da farle appoggiare il pro-americano Nicolas Sarkozy.

Alla ricerca di "minacce" e "sfide"

Proprio il cuore di quello che passa per un "concetto strategico" è stato dichiarato per la prima volta e messo in azione nella primavera del 1999, quando la NATO ha sfidato il diritto internazionale, le Nazioni Unite e la propria carta originale iniziando una guerra aggressiva al di fuori del proprio perimetro difensivo contro la Jugoslavia. Questo ha trasformato la NATO da alleanza difensiva a offensiva. Dieci anni più tardi, la madrina di quella guerra, Madeleine Albright, è stata scelta per presiedere il "gruppo di esperti" che ha passato diversi mesi a tenere seminari, consultazioni e incontri per preparare l'agenda di Lisbona. Importanti in queste riunioni sono stati Lord Peter Levene, presidente dei Lloyd's di Londra, il gigante delle assicurazioni, e l'ex dirigente della Royal Dutch Shell, Jeroen van der Veer. Questi personaggi della classe dominante non sono esattamente degli strateghi militari, ma la loro partecipazione dovrebbe riassicurare la comunità degli affari internazionale che i suoi interessi globali vengono presi in considerazione.

Effettivamente, un catalogo di minacce enumerate da Rasmussen in un discorso lo scorso anno sembrano suggerire che la NATO stesse lavorando per l'industria assicurativa. La NATO, affermò, era necessaria per occuparsi della pirateria, della cyber sicurezza, del cambiamento climatico, di eventi meteorologici estremi come tempeste catastrofiche e inondazioni, livello dei mari in ascesa, movimenti di popolazioni su vasta scala in zone abitate, talvolta attraverso le frontiere, carenze d'acqua, siccità, produzione alimentare decrescente, riscaldamento globale, emissioni di CO2, la ritirata del ghiaccio artico scoprendo risorse finora inaccessibili, efficienza del combustibile e dipendenza da fonti straniere ecc.

La maggior parte delle minacce enumerate non può neppure remotamente essere interpretata come richiedere soluzioni militari. Certamente nessuno "stato canaglia" o "avamposto della tirannia" o "terrorista internazionale" è responsabile del cambiamento climatico, nondimeno Rasmussen le presenta come sfide alla NATO.

D'altra parte, alcuni dei risultati di questi scenari, come i movimenti di popolazioni provocati da livelli del mare in ascesa o dalla siccità, possono essere effettivamente viste come potenzialmente causare delle crisi. L'aspetto minaccioso dell'enumerazione è precisamente che tutti tali problemi sono afferrati avidamente dalla NATO come richiedenti soluzioni militari.

La minaccia principale alla NATO è la sua obsolescenza. E la ricerca di un "concetto strategico" è la ricerca di pretesti per continuare ininterrotta.

La minaccia della NATO al mondo

Mentre ricerca delle minacce, la NATO stessa è una minaccia crescente al mondo. La minaccia fondamentale è il suo contributo al rafforzamento della tendenza guidata dagli USA a abbandonare la diplomazia e i negoziati a favore della forza militare. Questo si vede chiaramente nell'inclusione di Rasmussen di fenomeni meteorologici nella sua lista di minacce alla NATO, quando invece dovrebbero essere problemi per la diplomazia e i negoziati internazionali. Il pericolo crescente è che la diplomazia occidentale sta morendo. Gli Stati Uniti hanno stabilito il tono: siamo virtuosi, abbiamo la potenza, il resto del mondo deve obbedire, altrimenti... La diplomazia viene disprezzata come debolezza. Il Dipartimento di Stato ha da lungo cessato di essere al centro della politica estera degli USA. Con la sua vasta rete di basi militari in tutto il mondo, come pure di addetti militari nelle ambasciate e innumerevoli missioni nei paesi protetti, il Pentagono è incomparabilmente più potente e influente nel mondo del Dipartimento di Stato. I segretari di stato recenti, lungi dal cercare alternative diplomatiche alla guerra, hanno in realtà giocato un ruolo guida nel patrocinare la guerra invece della diplomazia, sia Madeleine Albright nei Balcani che Colin Powell che sventola provette contraffatte al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La politica viene definita dal consigliere per la sicurezza nazionale, da svariati think tank finanziati da privati e dal Pentagono, con interferenze da un Congresso che è composto esso stesso da politici desiderosi di ottenere contratti militari per i loro sostenitori.

La NATO sta trascinando giù per lo stesso sentiero gli alleati europei di Washington. Proprio come il Pentagono ha rimpiazzato il Dipartimento di Stato, la stessa NATO viene utilizzata dagli Stati Uniti come un potenziale sostituto delle Nazioni Unite. La "guerra del Kosovo" del 1999 è stata un primo grande passo in quella direzione. La Francia di Sarkozy, dopo essersi riunita al comando congiunto della NATO, sta svuotando il tradizionalmente capace servizio estero, riducendo la rappresentanza civile in tutto il mondo. Il servizio estero dell'Unione Europea che viene ora creato da Lady Ashton non avrà nessuna politica e nessuna autorità proprie.

Inerzia burocratica

Dietro i suoi appelli ai "valori comuni", la NATO è spinta soprattutto dall'inerzia burocratica. L'alleanza stessa è un'escrescenza del complesso militare-industriale USA. Per sessanta anno, gli approvvigionamenti militari e i contratti del Pentagono sono stati una fonte essenziale di ricerca industriale, profitti, posti di lavoro, carriere al Congresso, persino finanziamenti all'università. L'interazione di questi diversi interessi converge per determinare un'implicita strategia USA di conquista mondiale.

Una rete globale sempre in espansione di qualcosa tra 800 e un migliaio di basi militari sul suolo straniero.

Accordi militari bilaterali con stati protetti che offrono addestramento mentre li obbligano ad acquistare armi fabbricate negli USA e rimodellano lo loro forze armate lontano dalla difesa nazionale verso la sicurezza interna (cioè la repressione) e la possibile integrazione in guerre di aggressione a guida USA.

L'utilizzo di queste strette relazioni con  forze armate locali per influenzare la politica interna di stati più deboli.

Esercitazioni militari perpetue con stati protetti, che forniscono al Pentagono la conoscenza perfetta del potenziale militare di stati protetti, li integrano nella macchina bellica USA e sostengono una mentalità da "pronti alla guerra".

Lo spiegamento della sua rete di basi, "alleati" e esercitazioni militari in modo da circondare, isolare, intimidire e alla fine provocare grandi paesi percepiti come potenziali rivali, specialmente la Russia e la Cina.

La strategia implicita degli Stati Uniti, come percepita dalle loro azioni, è una graduale conquista militare per assicurarsi la dominazione mondiale. Una caratteristica originale di questo progetto di conquista mondiale è che, sebbene estremamente attiva, giorno dopo giorno, viene praticamente ignorata dalla vasta maggioranza della popolazione del paese vincente, come pure dai suoi più stretti alleati dominati, cioè gli stati della NATO. L'infinita propaganda sulle "minacce terroristiche" (pulci sull'elefante) ed altre diversioni mantengono la maggior parte degli americani totalmente inconsapevole di ciò che sta succedendo, a maggior ragione in questo che gli americani sono quasi eccezionalmente ignoranti del resto del mondo e così totalmente indifferenti.

Il compito principale degli strateghi USA, le cui carriere li portano tra think tank, consigli di amministrazione, società di consulenza ed il governo, è di giustificare questo meccanismo gigantesco molto più che guidarlo. In larga misura, si guida da solo. Dal crollo della "minaccia sovietica", gli artefici della politica si sono contentati di minacce invisibili o potenziali. La dottrina militare degli USA ha come suo scopo di muoversi preventivamente contro qualunque rivale potenziale dell'egemonia mondiale USA. Dal crollo dell'Unione Sovietica, la Russia trattiene il più grande arsenale all'infuori degli Stati Uniti e la Cina è una potenza economica rapidamente crescente. Nessuna minaccia gli Stati Uniti o l'Europa occidentale. Al contrario, entrambe sono pronte e disposte a concentrarsi su affari pacifici.

Comunque, sono sempre più allarmate dall'accerchiamento militare e da esercitazioni militari provocatorie eseguite dagli Stati Uniti proprio davanti ai loro gradini. L'implicita strategia aggressiva potrebbe essere ignota alla maggior parte degli americani, ma i leader dei paesi presi di mira sono del tutto sicuri di comprendere ciò che sta succedendo.

Il triangolo Russia-Iran-Israele

Attualmente, il principale "nemico" esplicito è l'Iran. Washington sostiene che lo "scudo missilistico" che sta imponendo ai suoi alleati europei è inteso a difendere l'occidente dall'Iran. Ma i russi comprendono alquanto chiaramente che lo scudo missilistico è rivolto a loro stessi. Prima di tutto, capiscono piuttosto chiaramente che l'Iran non ha affatto missili simili né nessun motivo possibile per utilizzarli contro l'occidente. E' perfettamente ovvio a tutti gli analisti informati che anche se l'Iran sviluppasse armi e missili nucleari, sarebbero concepiti come un deterrente contro Israele, la superpotenza nucleare regionale che gode di mano libera nell'attaccare i paesi confinanti. Israele non vuole perdere questa libertà di attacco e così si oppone com'è logico al deterrente iraniano. I propagandisti israeliani strillano sonoramente sulla minaccia dall'Iran e hanno lavorato incessantemente per contagiare la NATO della loro paranoia.                                   

Israele è stata persino descritta come "29° membro globale della NATO". I funzionari israeliani hanno lavorato assiduamente con una ricettiva Madeleine Albright per accertarsi che gli interessi israeliani venissero inclusi nel "Concetto Strategico". Durante i cinque anni trascorsi, Israele e la NATO hanno preso parte ad esercitazioni navali congiunte nel Mar Rosso e nel Mediterraneo, come pure ad esercitazioni di terra congiunte da Bruxelles all'Ucraina. Il 16 ottobre 2006, Israele è diventato il primo paese non europeo ad arrivare al cosiddetto accordo per il "Programma di Cooperazione Individuale" con la NATO per la cooperazione in 27 aree differenti. Vale la pena osservare che Israele è l'unico paese al di fuori dell'Europa che gli USA comprendono nell'area di responsabilità del loro Comando Europeo (piuttosto che nel Comando Centrale che copre il resto del Medio Oriente).

A un seminario sulle Relazioni NATO-Israele il 24 ottobre 2006 a Herzliya, il ministro degli esteri israeliano all'epoca, Tzipi Livni, ha dichiarato che "L'alleanza tra la NATO e Israele è soltanto naturale....Israele e la NATO condividono una visione strategica comune. In molti modi, Israele è la linea del fronte che difende il nostro stile di vita comune".

Non tutti nei paesi europei riterrebbero che le colonie israeliane nella Palestina occupata riflettono il "nostro stile di vita comune". Questa è senza dubbio una ragione del perché la più intensa unione tra la NATO e Israele non abbia assunto la forma aperta di appartenenza alla NATO. Specialmente dopo il feroce attacco a Gaza, una simile mossa susciterebbe obiezioni in dei paesi europei. Tuttavia, Israele continua a invitarsi nella NATO, appoggiata ardentemente, naturalmente, dai suoi fedeli seguaci nel Congresso USA.

La causa principale di questa crescente simbiosi Israele-NATO è stata identificata da Mearsheimer e Walt: il vigoroso e potente gruppo di pressione pro Israele negli Stati Uniti. I gruppi di pressione israeliani sono forti anche in Francia e nel Regno Unito. Hanno sviluppato con zelo il tema di Israele come la "linea del fronte" in difesa dei "valori occidentali" contro l'Islam militante. Il fatto che l'Islam militante sia in larga misura un prodotto di questa "linea del fronte" crea un circolo vizioso perfetto.

L'atteggiamento aggressivo di Israele verso i suoi vicini regionali sarebbe un serio inconveniente per la NATO, pronta ad essere trascinata in delle guerre di scelta di Israele che non sono per niente nell'interesse dell'Europa.

Comunque, vi è un tenue vantaggio strategico nella connessione israeliana che sembra gli Stati Uniti stiano utilizzando...contro la Russia. Sottoscrivendo l'isterica teoria della "minaccia iraniana", gli Stati Uniti possono continuare a sostenere rimanendo impassibili che il progettato scudo missilistico sia diretto contro l'Iran, non la Russia. Non ci si può aspettare che questo convinca i russi. Ma può essere utilizzato per par suonare "paranoiche" le loro proteste almeno alle orecchie dei fedeli occidentali. Ohime, di cosa possono lamentarsi quando noi "azzeriamo" le nostre relazioni con Mosca e invitiamo il presidente russo alla nostra felice riunione sul "Concetto Strategico"?

Comunque, i russi sanno alquanto bene che:

Lo scudo missilistico sarà costruito circondando la Russia, che ha missili, che conserva per la deterrenza.

Neutralizzando i missili russi, gli Stati Uniti avrebbero mano libera per attaccare la Russia, sapendo che la Russia non potrebbe fare rappresaglia.

Perciò, qualsiasi cosa venga detta, lo scudo missilistico, se funzionasse, servirebbe a facilitare un'eventuale aggressione contro la Russia.

Accerchiamento della Russia

L'accerchiamento della Russia continua nel Mar Nero, nel Baltico e al circolo Artico.

I funzionari degli Stati Uniti continuano a sostenere che l'Ucraina deve entrare a far parte della NATO. Proprio questa settimana, in una rubrica del New York Times, il figlio di Zbigniew, Ian J. Brzezinski, ha consigliato a Obama contro l'abbandonare la "visione" di una Europa "intera, libera e sicura" che includa "la definitiva appartenenza di Georgia e Ucraina alla NATO e all'Unione Europea". Il fatto che la vasta maggioranza del popolo ucraino sia contro l'appartenenza alla NATO non è di nessuna importanza. Per l'attuale rampollo della nobile famiglia Brzezinski è la minoranza che conta. Abbandonare la visione "colpisce basso coloro che in Georgia e Ucraina vedono il loro futuro in Europa. Rafforza le aspirazioni del Cremlino ad una sfera di influenza..." L'idea che "il Cremlino" aspiri a una "sfera di influenza" in Ucraina è assurda considerando i collegamenti storici estremamente stretti tra Russia e Ucraina, la cui capitale Kiev è stata la culla dello stato russo. Ma la famiglia Brzezinski viene dalla Galizia, la parte dell'Ucraina occidentale che una volta apparteneva alla Polonia e che è il centro della minoranza anti-russa. La politica estera degli USA è fin troppo frequentemente influenzata da simili rivalità straniere di cui la vasta maggioranza degli americani è totalmente ignorante.

L'implacabile insistenza degli USA su assorbire l'Ucraina continua nonostante il fatto che comporterebbe espellere la flotta russa del Mar Nero dalla sua base nella penisola di Crimea, dove la popolazione locale è in maniera schiacciante di lingua russa e pro russa. Questa è la ricetta per la guerra con la Russia se mai ve ne fosse una.

E, nel frattempo, i funzionari USA continuano a proclamare il loro appoggio alla Georgia, il cui presidente educato dagli americani spera apertamente di portare il sostegno della NATO nella sua prossima guerra contro la Russia. A parte le provocatorie manovre navali nel Mar Nero, gli Stati Uniti, la NATO e i non membri (finora) della NATO Svezia e Finlandia eseguono regolarmente grandi esercitazioni militari nel Mar Baltico, praticamente in vista delle città della Russia di San Pietroburgo e Kaliningrad. Queste esercitazioni riguardano migliaia di truppe di terra, centinaia di aeroplani, inclusi caccia F-15, AWACS, come pure forze navali che comprendono il Gruppo Portaerei d'attacco 12 degli USA, mezzi da sbarco e navi da guerra di una dozzina di paesi. 

Forse nella più minacciosa di tutte, nella regione dell'Artico, gli Stati Uniti impiegano con insistenza il Canada e gli stati scandinavi (incluse la Danimarca e la Groenlandia) in uno spiegamento militare diretto apertamente contro la Russia. Il motivo di questi spiegamenti nell'Artico è stato dichiarato da Fogh Rasmussen quando ha menzionato, tra le "minacce" da essere affrontate dalla NATO, il fatto che "il ghiaccio dell'Artico si sta ritirando, per delle risorse, che finora, erano state coperte sotto il ghiaccio". Ora, si potrebbe ritenere che questa scoperta di risorse sarebbe un'opportunità per la cooperazione nello sfruttarle. Ma questa non è l'intenzione ufficiale degli USA.

Lo scorso ottobre, l'ammiraglio USA James G Stavridis, comandante supremo della NATO per l'Europa, ha affermato che il riscaldamento globale e una corsa per le risorse potrebbero portare a un conflitto nell'Artico. Il contrammiraglio della Guardia Costiera Christopher C. Colvin,al comando della linea costiera dell'Alaska, ha dichiarato che l'attività del naviglio russo nell'Oceano Artico era "di particolare preoccupazione" per gli USA e ha richiesto altre installazioni militari nella regione. Il Servizio Geologico USA crede che l'Artico contenga fino a un quarto dei depositi mondiali inesplorati di petrolio e di gas.  In base alla Legge della Convenzione Marina delle Nazioni Unite del 1982, uno stato è autorizzato fino a una EEZ di 200 miglia nautiche e può pretendere ulteriori 150 miglia se prova che il fondo marino è una continuazione della sua piattaforma continentale. La Russia sta trattando per fare questa pretesa. Dopo avere spinto perché il resto del mondo adottasse la Convenzione, il Senato degli Stati Uniti non ha ancora ratificato il Trattato. Nel gennaio 2009, la NATO ha dichiarato l'"Estremo nord" essere "di interesse strategico per l'Alleanza" e, da allora, la NATO ha tenuto diversi grandi giochi di guerra preparandosi chiaramente per un eventuale conflitto con la Russia per le risorse dell'Artico.

Dopo il crollo dell'Unione Sovietica la Russia ha in gran parte smantellato le proprie difese nell'Artico e ha chiesto di negoziare dei compromessi sul controllo delle risorse. Lo scorso settembre, il primo ministro Vladimir Putin ha chiesto degli sforzi congiunti per proteggere il fragile ecosistema, attrarre gli investimenti stranieri, promuovere tecnologie favorevoli all'ambiente e lavorare per risolvere le dispute attraverso il diritto internazionale. Ma gli Stati Uniti, come al solito, preferiscono sistemare la questione gettando sopra il loro peso. Questo potrebbe portare ad una nuova corsa agli armamenti nell'Artico e persino a scontri armati.

Nonostante tutte queste mosse provocatorie, è molto improbabile che gli Stati Uniti cerchino realmente la guerra con la Russia, sebbene non possano escludersi schermaglie e incidenti qua e là. La politica degli USA sembra essere di accerchiare ed intimidire la Russia a tal punto che accetti una condizione di semi-satellite che la neutralizzi nell'anticipato futuro conflitto con la Cina.

Obiettivo Cina

L'unico motivo per prendere di mira la Cina è come il proverbiale motivo per scalare la montagna: è lì. E' grande. E gli USA devono essere in cima a tutto.

La strategia per dominare la Cina è la stessa che per la Russia. E' la guerra classica: accerchiamento, assedio, appoggio più o meno clandestino per il disordine interno. Come esempio di questa strategia:

Gli Stati Uniti stanno rafforzando provocatoriamente la loro presenza militare lungo le coste del Pacifico della Cina, offrendo "protezione contro la Cina" ai paesi est asiatici.

Durante la Guerra Fredda, quando l'India ricevette il suo armamento dall'Unione Sovietica e raggiunse una posizione non allineata, gli Stati Uniti armarono il Pakistan come loro principale alleato regionale. Ora gli USA stanno spostando le loro preferenze sull'India, allo scopo di mantenere fuori l'India dall'orbita dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai e per trasformarla in un contrappeso alla Cina.

Gli Stati Uniti ed i loro alleati appoggiano qualsiasi dissidenza interna che possa indebolire la Cina, sia che si tratti del Dalai Lama, che degli uiguri o di Liu Xiaobo, il dissidente incarcerato.

Il Premio Nobel per la Pace conferito a Liu Xiaobo da un comitato di legislatori norvegesi guidato da Thorbjorn Jagland, l'imitazione norvegese di Tony Blair, che ha servito come primo ministro e ministro degli esteri della Norvegia e che è stato uno dei capi tifoseria del suo paese per la NATO. Lo scorso anno, ad una conferenza sponsorizzata dalla NATO di parlamentari europei, Jagland ha dichiarato: "Quando non siamo in grado di fermare la tirannia, comincia la guerra. E' per questo che la NATO è indispensabile. La NATO è l'unica organizzazione militare multilaterale che ha radici nel diritto internazionale. E' un'organizzazione che l'ONU può utilizzare quando necessario per fermare la tirannia, come abbiamo fatto nei Balcani". Questa è un'esposizione falsa sorprendentemente sfacciata dei fatti, considerando che la NATO ha sfidato apertamente il diritto internazionale e le Nazioni Unite per fare la guerra nei Balcani dove in realtà vi è stato un conflitto etnico, ma nessuna "tirannia".

Nell'annunciare la scelta di Liu, il comitato del Nobel norvegese, diretto da Jagland, dichiarato che "da lungo tempo ritiene che vi sia uno stretto collegamento tra diritti umani e pace". Lo "stretto collegamento", per seguire la logica delle dichiarazioni di Jagland, è che se uno stato straniero manca di rispettare i diritti umani secondo le interpretazioni occidentali, potrebbe essere bombardato, come la NATO ha bombardato la Jugoslavia. Effettivamente, proprio i poteri forti che fanno più rumore sui "diritti umani", specialmente gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, sono quelli che fanno più guerre in tutto il mondo. Le dichiarazioni del norvegese chiariscono che assegnare il Premio Nobel per la Pace a Liu (che in gioventù ha passato un periodo in Norvegia) in realtà equivalevano ad un sostegno alla NATO.

Le "democrazie" per sostituire le Nazioni Unite

I membri europei della NATO aggiungono relativamente poco alla potenza militare degli Stati Uniti. Il loro contributo è soprattutto politico. La loro presenza mantiene l'illusione di una "Comunità Internazionale". La conquista mondiale che viene perseguita dall'inerzia burocratica del Pentagono può essere presentata come la crociata delle "democrazie" mondiali per diffondere il loro ordine politico illuminato al resto di un mondo recalcitrante.

I governi euro-atlantici decantano la loro "democrazia" come prova del loro diritto assoluto di intervenire negli affari del resto del mondo. Sulla base della falsità che "i diritti umani sono necessari per la pace", proclamano il loro diritto di fare la guerra.

Una questione cruciale è se la "democrazia occidentale" abbia ancora la forza per smantellare questa macchina bellica prima che sia troppo tardi.

Nota: Ringraziamenti a Rick Rozoff  per il costante flusso di importanti informazioni.

Diana Johnstone è l'autrice di Fools Crusade: Yugoslavia, NATO and Western Delusions. Può contattarsi a  diana.josto@yahoo.fr