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Il
19 e 20 novembre i leader della
NATO si incontrano a Lisbona per ciò che viene annunciato come un
vertice sul "Concetto Strategico della NATO". Tra gli
argomenti di discussione sarà una gamma di "minacce" spaventose,
dalla cyberguerra al cambiamento climatico, come pure cose
protettive gradevoli come le armi nucleari e una faccenda di nessuna
utilità come una Linea Maginot
hi-tech che dovrebbe fermare i
missili nemici a mezz'aria. I leader della NATO saranno incapaci di
evitare di parlare della guerra in Afghanistan,
quella crociata infinita che
unisce il mondo civilizzato contro l'inafferrabile Vecchio della
Montagna, Hassan i Sabah, il capo degli Assassini
dell'undicesimo secolo nella sua ultima reincarnazione come Osama bin Laden. Senza alcun dubbio vi saranno
molti discorsi sui "nostri valori condivisi".
La maggior parte di quello di cui discuteranno è fantasticheria
con un cartellino del prezzo.
L'unica cosa che manca dall'agenda del vertice sul Concetto
Strategico è una discussione seria di strategia.
Questo in parte è perché la NATO come tale non ha nessuna
strategia e non può avere la propria strategia. In realtà la NATO è
uno strumento della strategia degli Stati Uniti. Il suo unico
Concetto Strategico operativo è quello messo in pratica dagli Stati
Uniti. Ma anche questo è un fantasma inafferrabile. I leader
americani sembrano preferire posizioni evidenti, "mostrare
determinazione", che definire strategie.
Uno che ritiene di definire strategia è
Zbigniew Brzezinski,
padrino in passato dei
mujaheddin afgani quando poterono essere utilizzati per distruggere
l'Unione Sovietica.
Brzezinski non è
rifuggito dal dichiarare senza mezzi termini l'obiettivo strategico
della politica USA nel suo libro del 1993 La Grande Scacchiera:
"La supremazia americana". Per quanto riguarda la NATO, l'ha
descritta come una delle istituzioni che servono a perpetuare
l'egemonia americana, "rendendo gli Stati Uniti un partecipante
chiave anche negli affari intra-europei". Nella loro "ragnatela
globale di istituzioni specializzate", che naturalmente comprende la
NATO, gli Stati Uniti esercitano il potere attraverso
"contrattazione continua, dialogo, diffusione e ricerca del consenso
formale, anche se quel potere in definitiva nasce da una singola
fonte, cioè
Washington, D.C.".
La descrizione si adatta perfettamente alla conferenza
di Lisbona sul "Concetto Strategico". La scorsa
settimana, il segretario generale danese della NATO,
Anders Fogh Rasmussen,
ha annunciato che "siamo
abbastanza vicini a un consenso". E questo consenso, secondo il
New York Times, “probabilmente seguirà la
formulazione
del presidente
Barack Obama: lavorare verso un mondo non
nucleare mentre si mantiene un deterrente nucleare".
Aspettate un minuto, ha senso questo? No, ma è la sostanza del
consenso della NATO. La pace attraverso la guerra, il disarmo
nucleare attraverso l'armamento nucleare e, soprattutto, la difesa
degli stati membri inviando forze di spedizione a rendere furiosi i
nativi di terre lontane.
Una strategia non è un consenso scritto da comitati.
Il metodo americano di "contrattazione continua, dialogo,
diffusione e ricerca del consenso formale" logora qualsiasi
resistenza possa comparire occasionalmente. Così inizialmente la
Germania e la Francia hanno resistito all'appartenenza della Georgia
alla NATO, come pure al famigerato "scudo missilistico", viste
entrambe come lampanti provocazioni adatte a dare inizio a una nuova
corsa agli armamenti con la Russia e a danneggiare le fruttuose
relazioni tedesche e francesi con Mosca, per nessuno scopo utile. Ma
gli Stati Uniti non prendono un no per una risposta e continuano a
ripetere i loro imperativi finché la resistenza scompare. L'unica
eccezione recente è stato il rifiuto francese di unirsi
all'invasione dell'Iraq, ma l'arrabbiata reazione degli USA ha
impaurito la classe politica conservatrice francese da farle
appoggiare il pro-americano
Nicolas Sarkozy.
Alla ricerca di "minacce" e "sfide"
Proprio il cuore di quello che passa per un "concetto
strategico" è stato dichiarato per la prima volta e messo in azione
nella primavera del 1999, quando la NATO ha sfidato il diritto
internazionale, le Nazioni Unite e la propria carta originale
iniziando una guerra aggressiva al di fuori del proprio perimetro
difensivo contro la Jugoslavia. Questo ha trasformato la NATO da
alleanza difensiva a offensiva. Dieci anni più tardi, la madrina di
quella guerra,
Madeleine Albright,
è stata scelta per presiedere
il "gruppo di esperti" che ha passato diversi mesi a tenere
seminari, consultazioni e incontri per preparare l'agenda di
Lisbona. Importanti in queste riunioni sono stati
Lord Peter Levene,
presidente dei Lloyd's di
Londra, il gigante delle assicurazioni, e l'ex dirigente della
Royal Dutch Shell, Jeroen van der
Veer.
Questi personaggi della classe
dominante non sono esattamente degli strateghi militari, ma la loro
partecipazione dovrebbe riassicurare la comunità degli affari
internazionale che i suoi interessi globali vengono presi in
considerazione.
Effettivamente, un catalogo di minacce enumerate da
Rasmussen in un discorso lo scorso anno
sembrano suggerire che la NATO stesse lavorando per l'industria
assicurativa. La NATO, affermò, era necessaria per occuparsi della
pirateria, della cyber sicurezza, del cambiamento climatico, di
eventi meteorologici estremi come tempeste catastrofiche e
inondazioni, livello dei mari in ascesa, movimenti di
popolazioni su vasta scala in zone abitate, talvolta attraverso le
frontiere, carenze d'acqua, siccità, produzione alimentare
decrescente, riscaldamento globale, emissioni di CO2, la ritirata
del ghiaccio artico scoprendo risorse finora inaccessibili,
efficienza del combustibile e dipendenza da fonti straniere ecc.
La maggior parte delle minacce enumerate non può neppure
remotamente essere interpretata come richiedere soluzioni militari.
Certamente nessuno "stato canaglia" o "avamposto della tirannia" o
"terrorista internazionale" è responsabile del cambiamento
climatico, nondimeno Rasmussen le presenta come sfide alla NATO.
D'altra parte, alcuni dei risultati di questi scenari, come i
movimenti di popolazioni provocati da livelli del mare in ascesa o
dalla siccità, possono essere effettivamente viste come
potenzialmente causare delle crisi. L'aspetto minaccioso
dell'enumerazione è precisamente che tutti tali problemi sono
afferrati avidamente dalla NATO come richiedenti soluzioni militari.
La minaccia principale alla NATO è la sua obsolescenza. E la
ricerca di un "concetto strategico" è la ricerca di pretesti per
continuare ininterrotta.
La minaccia della NATO al mondo
Mentre ricerca delle minacce, la NATO stessa è una minaccia
crescente al mondo. La minaccia fondamentale è il suo contributo al
rafforzamento della tendenza guidata dagli USA a abbandonare la
diplomazia e i negoziati a favore della forza militare. Questo si
vede chiaramente nell'inclusione di Rasmussen di fenomeni
meteorologici nella sua lista di minacce alla NATO, quando invece
dovrebbero essere problemi per la diplomazia e i negoziati
internazionali. Il pericolo crescente è che la diplomazia
occidentale sta morendo. Gli Stati Uniti hanno stabilito il tono:
siamo virtuosi, abbiamo la potenza, il resto del mondo deve
obbedire, altrimenti... La diplomazia viene disprezzata come
debolezza. Il Dipartimento di Stato ha da lungo cessato di essere al
centro della politica estera degli USA. Con la sua vasta rete di
basi militari in tutto il mondo, come pure di addetti militari nelle
ambasciate e innumerevoli missioni nei paesi protetti, il Pentagono
è incomparabilmente più potente e influente nel mondo del
Dipartimento di Stato. I segretari di stato recenti, lungi dal
cercare alternative diplomatiche alla guerra, hanno in realtà
giocato un ruolo guida nel patrocinare la guerra invece della
diplomazia, sia
Madeleine Albright
nei Balcani che
Colin Powell che sventola provette
contraffatte al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
La politica viene definita dal consigliere per la sicurezza
nazionale, da svariati
think tank finanziati da privati e dal
Pentagono, con interferenze da un Congresso che è composto esso
stesso da politici desiderosi di ottenere contratti militari per i
loro sostenitori.
La NATO sta trascinando giù per lo stesso sentiero gli alleati
europei di
Washington. Proprio come il Pentagono ha
rimpiazzato il Dipartimento di Stato, la stessa NATO viene
utilizzata dagli Stati Uniti come un potenziale sostituto delle
Nazioni Unite. La "guerra del Kosovo" del 1999 è stata un primo
grande passo in quella direzione. La Francia di Sarkozy,
dopo essersi riunita al comando congiunto della NATO, sta svuotando
il tradizionalmente capace servizio estero, riducendo la
rappresentanza civile in tutto il mondo. Il servizio estero
dell'Unione Europea che viene ora creato da
Lady Ashton non avrà nessuna politica e
nessuna autorità proprie.
Inerzia burocratica
Dietro i suoi appelli ai "valori comuni", la
NATO è spinta soprattutto dall'inerzia burocratica. L'alleanza
stessa è un'escrescenza del complesso militare-industriale USA. Per
sessanta anno, gli approvvigionamenti militari e i contratti del
Pentagono sono stati una fonte essenziale di ricerca industriale,
profitti, posti di lavoro, carriere al Congresso, persino
finanziamenti all'università. L'interazione di questi diversi
interessi converge per determinare un'implicita strategia USA di
conquista mondiale.
Una rete globale sempre in espansione di qualcosa tra 800 e un
migliaio di basi militari sul suolo straniero.
Accordi militari bilaterali con stati protetti che offrono
addestramento mentre li obbligano ad acquistare armi fabbricate
negli USA e rimodellano lo loro forze armate lontano dalla difesa
nazionale verso la sicurezza interna (cioè la repressione) e la
possibile integrazione in guerre di aggressione a guida USA.
L'utilizzo di queste strette relazioni con forze armate
locali per influenzare la politica interna di stati più deboli.
Esercitazioni militari perpetue con stati protetti, che
forniscono al Pentagono la conoscenza perfetta del potenziale
militare di stati protetti, li integrano nella macchina bellica USA
e sostengono una mentalità da "pronti alla guerra".
Lo spiegamento della sua rete di basi, "alleati" e
esercitazioni militari in modo da circondare, isolare, intimidire e
alla fine provocare grandi paesi percepiti come potenziali rivali,
specialmente la Russia e la Cina.
La strategia implicita degli Stati Uniti, come percepita dalle
loro azioni, è una graduale conquista militare per assicurarsi la
dominazione mondiale. Una caratteristica originale di questo
progetto di conquista mondiale è che, sebbene estremamente attiva,
giorno dopo giorno, viene praticamente ignorata dalla vasta
maggioranza della popolazione del paese vincente, come pure dai suoi
più stretti alleati dominati, cioè gli stati della NATO. L'infinita
propaganda sulle "minacce terroristiche" (pulci sull'elefante) ed
altre diversioni mantengono la maggior parte degli americani
totalmente inconsapevole di ciò che sta succedendo, a maggior
ragione in questo che gli americani sono quasi eccezionalmente
ignoranti del resto del mondo e così totalmente indifferenti.
Il compito principale degli strateghi USA, le cui carriere li
portano tra
think tank, consigli di amministrazione,
società di consulenza ed il governo, è di giustificare questo
meccanismo gigantesco molto più che guidarlo. In larga misura, si
guida da solo. Dal crollo della "minaccia sovietica", gli artefici
della politica si sono contentati di minacce invisibili o
potenziali. La dottrina militare degli USA ha come suo scopo di
muoversi preventivamente contro qualunque rivale potenziale
dell'egemonia mondiale USA.
Dal crollo dell'Unione Sovietica, la Russia trattiene il più
grande arsenale all'infuori degli Stati Uniti e la Cina è una
potenza economica rapidamente crescente. Nessuna minaccia gli Stati
Uniti o l'Europa occidentale. Al contrario, entrambe sono pronte e
disposte a concentrarsi su affari pacifici.
Comunque, sono sempre più allarmate dall'accerchiamento
militare e da esercitazioni militari provocatorie eseguite dagli
Stati Uniti proprio davanti ai loro gradini. L'implicita strategia
aggressiva potrebbe essere ignota alla maggior parte degli
americani, ma i leader dei paesi presi di mira sono del tutto sicuri
di comprendere ciò che sta succedendo.
Il triangolo Russia-Iran-Israele
Attualmente, il principale "nemico" esplicito è l'Iran.
Washington sostiene che lo "scudo
missilistico" che sta imponendo ai suoi alleati europei è inteso a
difendere l'occidente dall'Iran. Ma i russi comprendono alquanto
chiaramente che lo scudo missilistico è rivolto a loro stessi. Prima
di tutto, capiscono piuttosto chiaramente che l'Iran non ha affatto
missili simili né nessun motivo possibile per utilizzarli contro
l'occidente. E' perfettamente ovvio a tutti gli analisti informati
che anche se l'Iran sviluppasse armi e missili nucleari, sarebbero
concepiti come un deterrente contro Israele, la superpotenza
nucleare regionale che gode di mano libera nell'attaccare i paesi
confinanti. Israele non vuole perdere questa libertà di attacco e
così si oppone com'è logico al deterrente iraniano. I propagandisti
israeliani strillano sonoramente sulla minaccia dall'Iran e hanno
lavorato incessantemente per contagiare la NATO della loro paranoia.
Israele è stata persino descritta come "29° membro globale
della NATO". I funzionari israeliani hanno lavorato assiduamente con
una ricettiva
Madeleine Albright per accertarsi che gli
interessi israeliani venissero inclusi nel "Concetto Strategico".
Durante i cinque anni trascorsi, Israele e la NATO hanno preso parte
ad esercitazioni navali congiunte nel Mar Rosso e nel Mediterraneo,
come pure ad esercitazioni di terra congiunte da Bruxelles
all'Ucraina. Il 16 ottobre 2006, Israele è diventato il primo paese
non europeo ad arrivare al cosiddetto accordo per il "Programma di
Cooperazione Individuale" con la NATO per la cooperazione in 27 aree
differenti. Vale la pena osservare che Israele è l'unico paese al di
fuori dell'Europa che gli USA comprendono nell'area di
responsabilità del loro Comando Europeo (piuttosto che nel Comando
Centrale che copre il resto del Medio Oriente).
A un seminario sulle Relazioni NATO-Israele il 24 ottobre 2006
a
Herzliya, il
ministro degli esteri israeliano all'epoca,
Tzipi Livni, ha dichiarato che "L'alleanza
tra la NATO e Israele è soltanto naturale....Israele e la NATO
condividono una visione strategica comune. In molti modi, Israele è
la linea del fronte che difende il nostro stile di vita comune".
Non tutti nei paesi europei riterrebbero che le colonie
israeliane nella Palestina occupata riflettono il "nostro stile di vita comune".
Questa è senza dubbio una ragione del perché la più intensa unione
tra la NATO e Israele non abbia assunto
la forma aperta di appartenenza alla NATO. Specialmente dopo il
feroce attacco a Gaza, una simile mossa susciterebbe obiezioni in
dei paesi europei. Tuttavia, Israele continua a invitarsi nella
NATO, appoggiata ardentemente, naturalmente, dai suoi fedeli seguaci
nel Congresso USA.
La causa principale di questa crescente simbiosi Israele-NATO è
stata identificata da
Mearsheimer
e Walt: il vigoroso
e potente gruppo di pressione pro Israele negli Stati Uniti. I
gruppi di pressione israeliani sono forti anche in Francia e nel
Regno Unito. Hanno sviluppato con zelo il tema di Israele come la
"linea del fronte" in difesa dei "valori occidentali" contro l'Islam
militante. Il fatto che l'Islam militante sia in larga misura un
prodotto di questa "linea del fronte" crea un circolo vizioso
perfetto.
L'atteggiamento aggressivo di Israele verso i suoi vicini
regionali sarebbe un serio inconveniente per la NATO, pronta ad
essere trascinata in delle guerre di scelta di Israele che non sono
per niente nell'interesse dell'Europa.
Comunque, vi è un tenue vantaggio strategico nella connessione
israeliana che sembra gli Stati Uniti stiano utilizzando...contro la
Russia. Sottoscrivendo l'isterica teoria della "minaccia iraniana",
gli Stati Uniti possono continuare a sostenere rimanendo impassibili
che il progettato scudo missilistico sia diretto contro l'Iran, non
la Russia. Non ci si può aspettare che questo convinca i russi. Ma
può essere utilizzato per par suonare "paranoiche" le loro proteste
– almeno alle orecchie dei
fedeli occidentali. Ohime, di cosa possono lamentarsi quando noi
"azzeriamo" le nostre relazioni con Mosca e invitiamo il presidente
russo alla nostra felice riunione sul "Concetto Strategico"?
Comunque, i russi sanno alquanto bene che:
Lo
scudo missilistico sarà costruito circondando la Russia, che ha
missili, che conserva per la deterrenza.
Neutralizzando i missili russi, gli Stati Uniti avrebbero mano
libera per attaccare la Russia, sapendo che la Russia non potrebbe
fare rappresaglia.
Perciò, qualsiasi cosa venga detta, lo
scudo missilistico, se funzionasse, servirebbe a facilitare
un'eventuale aggressione contro la Russia.
Accerchiamento della Russia
L'accerchiamento della Russia continua nel Mar Nero, nel
Baltico e al circolo Artico.
I funzionari degli Stati Uniti continuano a sostenere che
l'Ucraina deve entrare a far parte della NATO. Proprio questa
settimana, in una rubrica del
New York Times, il figlio di
Zbigniew,
Ian J. Brzezinski, ha consigliato a Obama contro
l'abbandonare la "visione" di
una Europa "intera, libera e sicura" che includa "la definitiva
appartenenza di Georgia e Ucraina alla NATO e all'Unione Europea".
Il fatto che la vasta maggioranza del popolo ucraino sia contro
l'appartenenza alla NATO non è di nessuna importanza. Per l'attuale
rampollo della nobile famiglia
Brzezinski è la minoranza che conta.
Abbandonare la visione "colpisce basso coloro che in Georgia e
Ucraina vedono il loro futuro in Europa. Rafforza le aspirazioni del
Cremlino ad una sfera di influenza..." L'idea che "il Cremlino"
aspiri a una "sfera di influenza" in Ucraina è assurda considerando
i collegamenti storici estremamente stretti tra Russia e Ucraina, la
cui capitale Kiev è stata la culla dello stato russo.
Ma la famiglia
Brzezinski viene dalla Galizia, la parte
dell'Ucraina occidentale che una volta apparteneva alla Polonia e
che è il centro della minoranza anti-russa. La politica estera degli
USA è fin troppo frequentemente influenzata da simili rivalità
straniere di cui la vasta maggioranza degli americani è totalmente
ignorante.
L'implacabile insistenza degli USA su assorbire l'Ucraina
continua nonostante il fatto che comporterebbe espellere la flotta
russa del Mar Nero dalla sua base nella penisola di Crimea, dove la
popolazione locale è in maniera schiacciante di lingua russa e pro
russa. Questa è la ricetta per la guerra con la Russia se mai ve ne
fosse una.
E, nel frattempo, i funzionari USA continuano a proclamare il
loro appoggio alla Georgia, il cui presidente educato dagli
americani spera apertamente di portare il sostegno della NATO nella
sua prossima guerra contro la Russia. A parte le provocatorie
manovre navali nel Mar Nero, gli Stati Uniti, la NATO e i non membri
(finora) della NATO Svezia e Finlandia eseguono regolarmente grandi
esercitazioni militari nel Mar Baltico, praticamente in vista delle
città della Russia di San Pietroburgo e
Kaliningrad. Queste esercitazioni
riguardano migliaia di truppe di terra, centinaia di aeroplani,
inclusi caccia F-15,
AWACS, come pure forze navali che
comprendono il Gruppo Portaerei d'attacco 12 degli USA, mezzi da
sbarco e navi da guerra di una dozzina di paesi.
Forse nella più minacciosa di tutte, nella
regione dell'Artico, gli Stati Uniti impiegano con insistenza il
Canada e gli stati scandinavi (incluse la Danimarca e la
Groenlandia) in uno spiegamento militare diretto apertamente contro
la Russia. Il motivo di questi spiegamenti nell'Artico è stato
dichiarato da
Fogh Rasmussen quando ha menzionato, tra le
"minacce" da essere affrontate dalla NATO, il fatto che "il ghiaccio
dell'Artico si sta ritirando, per delle risorse, che finora, erano
state coperte sotto il ghiaccio". Ora, si potrebbe ritenere che
questa scoperta di risorse sarebbe un'opportunità per la
cooperazione nello sfruttarle. Ma questa non è l'intenzione
ufficiale degli USA.
Lo scorso ottobre, l'ammiraglio USA
James G Stavridis,
comandante supremo della NATO
per l'Europa, ha affermato che il riscaldamento globale e una corsa
per le risorse potrebbero portare a un conflitto nell'Artico. Il
contrammiraglio della Guardia Costiera
Christopher C. Colvin,al comando della linea costiera
dell'Alaska, ha dichiarato che l'attività del naviglio russo
nell'Oceano Artico era "di particolare preoccupazione" per gli USA e
ha richiesto altre installazioni militari nella regione. Il Servizio
Geologico USA crede che l'Artico contenga fino a un quarto dei
depositi mondiali inesplorati di petrolio e di gas. In base
alla Legge della Convenzione Marina delle Nazioni Unite del 1982,
uno stato è autorizzato fino a una EEZ di 200 miglia nautiche
e può pretendere ulteriori 150 miglia se prova che il fondo
marino è una continuazione della sua piattaforma continentale. La
Russia sta trattando per fare questa pretesa. Dopo avere spinto
perché il resto del mondo adottasse la Convenzione, il Senato degli
Stati Uniti non ha ancora ratificato il Trattato. Nel gennaio 2009,
la NATO ha dichiarato l'"Estremo nord" essere "di interesse
strategico per l'Alleanza" e, da allora, la NATO ha tenuto diversi
grandi giochi di guerra preparandosi chiaramente per un eventuale
conflitto con la Russia per le risorse dell'Artico.
Dopo il crollo dell'Unione Sovietica la Russia ha in gran parte
smantellato le proprie difese nell'Artico e ha chiesto di negoziare
dei compromessi sul controllo delle risorse. Lo scorso settembre, il
primo ministro
Vladimir Putin ha chiesto degli sforzi
congiunti per proteggere il fragile ecosistema, attrarre
gli investimenti stranieri, promuovere tecnologie favorevoli
all'ambiente e lavorare per risolvere le dispute attraverso il
diritto internazionale. Ma gli Stati Uniti, come al solito,
preferiscono sistemare la questione gettando sopra il loro peso.
Questo potrebbe portare ad una nuova corsa agli armamenti
nell'Artico e persino a scontri armati.
Nonostante tutte queste mosse provocatorie, è
molto improbabile che gli Stati Uniti cerchino realmente la guerra
con la Russia, sebbene non possano escludersi schermaglie e
incidenti qua e là. La politica degli USA sembra essere di
accerchiare ed intimidire la Russia a tal punto che accetti una
condizione di semi-satellite che la neutralizzi nell'anticipato
futuro conflitto con la Cina.
Obiettivo Cina
L'unico motivo per prendere di mira la Cina è come il
proverbiale motivo per scalare la montagna: è lì. E' grande. E gli
USA devono essere in cima a tutto.
La strategia per dominare la Cina è la stessa che per la
Russia. E' la guerra classica: accerchiamento, assedio, appoggio più
o meno clandestino per il disordine interno. Come esempio di questa
strategia:
Gli Stati Uniti stanno rafforzando provocatoriamente la loro
presenza militare lungo le coste del Pacifico della Cina, offrendo
"protezione contro la Cina" ai paesi est asiatici.
Durante la Guerra Fredda, quando l'India ricevette il suo
armamento dall'Unione Sovietica e raggiunse una posizione non
allineata, gli Stati Uniti armarono il Pakistan come loro principale
alleato regionale. Ora gli USA stanno spostando le loro preferenze
sull'India, allo scopo di mantenere fuori l'India dall'orbita
dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai e per
trasformarla in un contrappeso alla Cina.
Gli Stati Uniti ed i loro alleati appoggiano qualsiasi dissidenza
interna che possa indebolire la Cina, sia che si tratti del Dalai
Lama, che degli uiguri o di
Liu Xiaobo,
il dissidente incarcerato.
Il Premio Nobel per la Pace conferito a
Liu Xiaobo da un comitato di legislatori
norvegesi guidato da Thorbjorn Jagland,
l'imitazione norvegese di
Tony Blair, che ha
servito come primo ministro e ministro degli esteri della Norvegia e
che è stato uno dei capi tifoseria
del suo paese per la NATO. Lo scorso anno, ad una
conferenza sponsorizzata dalla NATO di parlamentari europei,
Jagland
ha dichiarato: "Quando non
siamo in grado di fermare la tirannia, comincia la guerra. E' per
questo che la NATO è indispensabile. La NATO
è l'unica organizzazione militare multilaterale che ha radici
nel diritto internazionale. E' un'organizzazione che l'ONU può
utilizzare quando necessario
— per fermare la tirannia, come
abbiamo fatto nei Balcani".
Questa è un'esposizione falsa sorprendentemente sfacciata dei
fatti, considerando che la NATO ha sfidato apertamente il diritto
internazionale e le Nazioni Unite per fare la guerra nei Balcani
— dove in realtà vi è stato un
conflitto etnico, ma nessuna "tirannia".
Nell'annunciare la scelta di Liu, il comitato del Nobel
norvegese, diretto da
Jagland, dichiarato che "da lungo tempo
ritiene che vi sia uno stretto collegamento tra diritti umani e
pace". Lo "stretto collegamento", per seguire la logica delle
dichiarazioni di
Jagland, è che se uno stato straniero
manca di rispettare i diritti umani secondo le interpretazioni
occidentali, potrebbe essere bombardato, come la NATO ha bombardato
la Jugoslavia. Effettivamente, proprio i poteri forti che fanno più
rumore sui "diritti umani", specialmente gli Stati Uniti e la Gran
Bretagna, sono quelli che fanno più guerre in tutto il mondo. Le
dichiarazioni del norvegese chiariscono che assegnare il Premio
Nobel per la Pace a Liu (che in gioventù ha passato un periodo in
Norvegia) in realtà equivalevano ad un sostegno alla NATO.
Le "democrazie" per sostituire le Nazioni Unite
I membri europei della NATO aggiungono relativamente poco alla
potenza militare degli Stati Uniti. Il loro contributo è soprattutto
politico. La loro presenza mantiene l'illusione di una "Comunità
Internazionale". La conquista mondiale che viene perseguita
dall'inerzia burocratica del Pentagono può essere presentata come la
crociata delle "democrazie" mondiali per diffondere il loro ordine
politico illuminato al resto di un mondo recalcitrante.
I governi euro-atlantici decantano la loro "democrazia" come
prova del loro diritto assoluto di intervenire negli affari del
resto del mondo. Sulla base della falsità che "i diritti umani sono
necessari per la pace", proclamano il loro diritto di fare la
guerra.
Una questione cruciale è se la "democrazia occidentale" abbia
ancora la forza per smantellare questa macchina bellica prima che
sia troppo tardi.
Nota:
Ringraziamenti a Rick Rozoff
per il costante flusso di
importanti informazioni.
Diana Johnstone
è l'autrice di
Fools Crusade: Yugoslavia, NATO
and Western Delusions. Può
contattarsi a diana.josto@yahoo.fr
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