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LEAP/E2020 anticipa che la crisi sistemica
globale che si sta spiegando nel marzo 2009 incontrerà un nuovo
apice di dimensione simile a quello del settembre 2008. Secondo il
nostro gruppo di lavoro, in quel periodo dell'anno, il pubblico
generale si renderà conto di tre maggiori processi di
destabilizzazione all'opera nell'economia globale, cioè: Un'intera gamma di fattori psicologici contribuirà a questo punto di apice: la consapevolezza globale in Europa, America ed Asia che la crisi è sfuggita al controllo di tutte le autorità pubbliche, sia nazionali che internazionali; che tocca duramente tutte le regioni del mondo, anche se alcune sono più colpite di altre (vedi GEAB N°28); che colpisce direttamente centinaia di milioni di persone nel mondo "sviluppato" e che sta solamente peggiorando mentre le sue conseguenze si manifestano per tutta l'economia reale. Ai governi nazionali ed alle istituzioni internazionali sono rimasti solamente tre mesi per prepararsi al prossimo colpo, che potrebbe accompagnare gravi rischi di caos sociale. I paesi che non sono propriamente attrezzati per far fronte ad una eruzione della disoccupazione e di gravi rischi per le pensioni verranno seriamente destabilizzati da questa nuova consapevolezza del pubblico. In questa 30^ edizione del GEAB, il gruppo di lavoro LEAP/E2020 descrive questi tre processi destabilizzanti (due di loro sono descritti in questo annuncio pubblico) e da raccomandazioni per superare l'ondata dei rischi. In aggiunta, questa edizione fornisce anche l'opportunità per fare una valutazione obiettiva dell'attendibilità delle anticipazioni di LEAP/E2020 e specifica molti aspetti metodologici del processo analitico utilizzato. Nel 2008, il tasso di successo di LEAP/E2020 raggiunge l'80%, ed anche l'86% quando l'argomento sono anticipazioni strettamente socioeconomiche. In un anno di grandi sconvolgimenti, il nostro gruppo di lavoro è complessivamente davvero orgoglioso di questo risultato.
La crisi durerà almeno fino alla fine del 2010
Evoluzione della base monetaria USA ed indicazione dei collegati principali periodi di crisi USA (1910 – 2008) - Fonte: Federal Reserve Bank di Saint Louis / Mish’s Global Economic Analysis Come abbiamo già spiegato nel GEAB N°28, la crisi colpirà in maniera differente le diverse regioni del mondo. Comunque, e LEAP/E2020 desidera essere molto chiaro su questo aspetto, contrariamente alla posizione oggi dominante (che proviene da quegli esperti che tre anni fa negavano il fatto che stesse spuntando una crisi, che due anni fa negavano che fosse globale e che sei mesi fa negavano il fatto che fosse sistemica), anticipiamo che la durata minima della fase di decantazione della crisi è di 3 anni (1). Non sarà terminata né nella primavera del 2009, né in estate del 2009, né agli inizi del 2010. E' soltanto verso la fine del 2010 che la situazione comincerà a stabilizzarsi di nuovo ed a migliorare un poco in alcune regioni del mondo, cioè in Asia e nell'Eurozona, come pure in paesi che producono energia, minerali e derrate alimentari (2). Altrove continuerà; in particolare negli USA e nel Regno Unito ed in tutti i paesi che dipendono dalla loro economia, se la durata dovesse approssimarsi ad un decennio. Infatti questi paesi non dovrebbero aspettarsi nessun vero ritorno alla crescita prima del 2018. Inoltre, non si dovrebbe pensare che il miglioramento alla fine del 2010 corrisponderà al ritorno ad una crescita elevata. La ripresa prenderà lungo tempo. Per esempio, i mercati azionari impiegheranno un decennio per ritornare a livelli paragonabili al 2007, se mai vi ritorneranno. Ricordate che ci vollero venti anni prima che Wall Street riprendesse i suoi livelli del 1020. Bene, secondo LEAP/E2020, l'attuale crisi è più ampia e più lunga che quella degli anni '30. Il pubblico generale si accorgerà gradualmente dell'aspetto a lungo termine di questa crisi nei prossimi tre mesi e questa situazione sarà la causa immediata di due tendenze che portano con loro l'instabilità socioeconomica: paura del futuro ed accresciuta critica verso i leader. Il rischio di crollo improvviso di tutti i sistemi pensionistici a capitalizzazioneInfine, tra le diverse conseguenze della crisi per dozzine di milioni di persone, in particolare in USA, Canada, Regno Unito, Giappone, Olanda e Danimarca (3), vi è il fatto che, dalla fine dell'anno 2008 in avanti, le notizie sulle considerevoli perdite da parte delle organizzazioni responsabili della gestione delle attività finanziarie tenute a finanziare le pensioni si moltiplicheranno. L'OCSE prevede che solamente nel 2008 i fondi pensione perderanno 4.000 miliardi di dollari (4). In Olanda (5) come pure nel Regno Unito (6), le organizzazioni di monitoraggio recentemente hanno spifferato il fatto chiedendo una rivalutazione del contributo di emergenza e l'intervento dello stato. Negli Stati Uniti, numeri crescenti di annunci chiedono incrementi del contributo e riduzione dei benefici (7), sapendo che è solamente fra poche settimane che la maggior parte di questi fondi inizieranno a calcolare le loro perdite totali (8). La maggior parte di loro si stanno ancora illudendo sulla loro capacità di rafforzare di nuovo il capitale dopo ritornino al meglio. Nel marzo 2009, quando i gestori dei fondi pensione, i pensionati ed i governi si accorgeranno simultaneamente del fatto che la crisi durerà, che coincide con l'età della pensione della generazione del « baby-boom » e che i mercati non riprenderanno per molti lunghi anni i livelli del 2007 (9), il caos sommergerà questo settore ed i governi raggiungeranno il momento nel quale saranno obbligati a nazionalizzare tutti questi fondi. E l'Argentina, che alcuni mesi fa ha già preso questa decisione, sembrerà un pioniere.
Tutte le tendenze
sopra descritte sono già in atto. La loro combinazione ed il
pubblico che si rende conto delle conseguenze che potrebbero
comportare, risulterà risulterà nel grande trauma psicologico
collettivo della Primavera 2009, quando tutti capiranno che siamo
tutti intrappolati in una crisi peggiore di quella degli anni '30 e
che nel breve termine non vi è nessuna via d'uscita possibile.
L'impatto sulle mentalità collettive mondiali della gente e dei
politici sarà decisivo e modificherà significativamente il corso
della crisi nel suo stadio successivo. Basata su maggior disinganno
e meno convinzioni, l'instabilità sociale e politica si sistemerà in
tutto il mondo.
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Martedì 16 dicembre 2008 |
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