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Una nuova svolta nella crisi finanziaria della zona euro

3 novembre 2012

La crisi finanziaria dell'eurozona è impostata per aggravarsi in seguito alla pubblicazione questa settimana delle proiezioni del debito per l'economia greca. Le stime di bilancio mostrano che invece di arrivare al picco del 167% del prodotto interno lordo, come predetto lo scorso marzo quando è stato introdotto il cosiddetto pacchetto di salvataggio, quest'anno il rapporto d'indebitamento raggiungerà il 189%, salendo al 192% nel 2014—ben al di sopra degli scenari del caso peggiore di appena otto mesi fa.

Con il governo greco che si prevede che per il 16 novembre esaurirà completamente il denaro, è sicuro che la crisi dell'eurozona sarà la questione principale alla riunione dei ministri delle finanze del G-20 che inizia domenica a Città del Messico. Il rifiuto del governo tedesco di rendere disponibile dell'altro denaro significa che la minaccia di un default greco ed di un completo crollo finanziario è tornato in programma.

Alla vigilia della riunione, il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble ha insistito che la Grecia ed altri membri altamente indebitati dell'eurozona dovevano continuare con programmi di austerità. Nel tentativo di deflettere la critica da altre grandi potenze, ha affermato che il G-20 non dovrebbe concentrarsi esclusivamente sull'eurozona ma dovrebbe dirigere l'attenzione sul "precipizio fiscale" negli USAi massicci tagli alla spesa che saranno avviati dopo le elezioni presidenzialied il crescente problema del debito in Giappone. "Gli Stati Uniti ed il Giappone portano una grande responsabilità per assicurare la stabilità come noi europei", ha dichiarato.

Le ultime cifre stabiliscono che il programma di austerità della “troika”—Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionaleha creato una catastrofe economica, del genere che non si vedeva dalla Grande Depressione degli anni '30.

Il prodotto interno lordo greco è calato di un 21,5% cumulativo dal suo picco nel 2007 e ci si attende che declini di un ulteriore 4,5% il prossimo anno. Tale è il grado della contrazione economica che le entrate statali totale da tutte le fonti non copriranno nemmeno i pagamenti del tasso d'interesse sui prestiti internazionali. Se ogni ulteriore "aiuto" è prossimo o i termini del prestito sono prolungati, sarà destinato ad assicurare il continuo flusso di fondi ai creditori internazionali, ma non allevierà la situazione economica in Grecia.

La catastrofe greca è soltanto l'espressione più netta di una crisi che si sta diffondendo attraverso l'eurozona.

La scorsa settimana, il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco ha avvertito che il suo paese era minacciato da un "circolo vizioso" di crescita debole e di mancanza di fiducia. Parlava dopo che le nuove cifre mostravano che la disoccupazione aveva raggiunto il suo livello più alto in 13 anni. Il tasso della disoccupazione giovanile ora è al 35% mentre le fabbriche chiudono, le imprese falliscono e la spesa statale viene ridotta come risultato del programma di austerità del non eletto governo Monti.

Nella seconda metà di quest'anno l'economia italiana si è spostata nella recessione. Ci si attende che quest'anno l'economia si contragga del 2,4%, con ulteriore declino dello 0,2% nel 2013—una cifra che potrebbe aumentare se continuano le tendenze attuali.

Spagna e Portogallo, entrambe sotto programmi di austerità, sono già ben giù per la strada greca. La crisi bancaria spagnola è inoltre distante da una risoluzione in seguito all'insistenza della Germania che il denaro dei fondi di salvataggio europei non possa essere utilizzato per coprire debiti passati ma soltanto per facilitare nuovi prestiti. Questo significa che l'impegno dello scorso giugno da parte dei ministri dell'eurozona di porre fine alla situazione nella quale i governi nazionali sono responsabili per i debiti contratti dalle loro banche è lettera morta.

In un'intervista alla televisione Bloomberg, l'economista della Columbia University Joseph Stiglitz ha escluso le prospettive per una "ripresa" europea. L'Europa, ha affermato, aveva "introdotto pacchetti di austerità che quasi inevitabilmente porteranno l'economia a diventare più debole, non hanno messo in atto nulla che promuoverà la crescita economica. E' difficile vedere quale sarà l'impulso per la crescita effettiva in Europa".

I commenti sulla stampa finanziaria continuano a promuovere la narrativa che vi sia una divergenza tra i programmi di austerità da una parte e le politiche delle banche centrali nel pompare trilioni di dollari nel sistema finanziario globale dall'altra. Tipiche sono state le osservazioni del giornalista finanziario Stephen Koukoulas sull'australiano Business Spectator. Ha affermato: "Mentre la BCE cerca di tirare su le condizioni economiche, i governi tagliano salari, servizi ed aumentano le tasse".

Di fatto, non vi è affatto nessuna contraddizione. La BCE ha reso una condizione delle sue misure di stimolo monetario che i governi implementino misure di austerità. Il rifornimento di fondi a prezzo ultra-basso da parte della BCE e di altre banche centrali non è rivolto a cercare di sollevare l'economia reale: E' inteso a fornire risorse a banche e società finanziarie per realizzare profitti attraverso la speculazione anche se l'economia reale continua a declinare. Inoltre, queste misure stanno creando le condizioni per una nuova crisi poiché le banche centrali diventano più dipendenti dai mercati finanziari globali.

Un'altra fantasticheria assai diffusa è la pretesa che la crisi dell'euro sia il risultato di una malriposta testardaggine teutonica e che potrebbe essere risolta soltanto vi fosse un ripensamento a Berlino e che la Germania diventi più sensibile ai bisogni delle economie europee oppresse dai debiti.

Queste opinioni cercano di coprire il fatto che l'agenda di Schäuble e del cancelliere Angela Merkel è spinta dal timore che è a rischio anche il sistema bancario tedesco.

Questi pericoli sono stati sottolineati in un rapporto pubblicato lo scorso mese dall'agenzia di valutazione del credito Moody’s. Ha mantenuto la sua prospettiva "negativa" per le banche tedescheper la prima volta messa in rilievo nel 2008ed avvertito che rimanevano vulnerabili alle scosse globali perché erano tra le meno remunerative d'Europa e le più debolmente capitalizzate. Mentre il sistema bancario tedesco ha beneficiato dell'afflusso di liquidità a causa della crisi nei paesi più indebitati, rimane altamente dipendente dal raccogliere fondi dai mercati internazionali. Moody’s ha osservato che i livelli di capitale erano migliorati ma questo era "più che compensato" dal rischio crescente di scosse esterne provocato dalla crisi del debito dell'eurozona.

Questi dati economici hanno delle implicazioni politiche decisive per la classe lavoratrice europea ed internazionale. Mentre la crisi dell'eurozona sta venendo certamente esacerbata dalle azioni di governi e banche centrali, le sue origini non si trovano in un fallimento di "politica" ma sono radicate nel crollo del sistema capitalista globale.

Le elite dominanti non hanno nessuna soluzione per la crisi, ma hanno un programma definito che viene ora attuato: fare ritornare la classe lavoratrice alle condizioni degli anni '30 e peggio, assieme alla promozione di fascismo, dittatura e guerra.

La rapida ascesa del movimento fascista greco Alba Dorataalcuni mesi fa praticamente sconosciuto ma che ora nei sondaggi controlla il 15% di sostegnosottolinea i pericoli. Tali movimenti sono presenti in tutti i paesi europei.

Continueranno a suppurare ed a crescere finché la classe lavoratrice comincia ad avanzare ed a combattere per il proprio programma politico indipendente basato sul rovesciamento dell'Unione Europeala dittatura del capitale finanziarioe a portare al potere dei governi dei lavoratori impegnati all'espropriazione delle banche e del capitale finanziario, all'attuazione di un programma socialista ed alla costituzione degli stati uniti socialisti d'Europa.

Nick Beams