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La NATO ordina alla Turchia di fare da esca abbattendo un jet russo

Joe Quinn
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Mercoledì, 25 novembre 2015 13:38 UTC

 

 

Da 4 anni operano in Siria dei terroristi appoggiati dai turchi, dai sauditi, dai francesi dai britannici e dagli USA nel tentativo di rovesciare il governo siriano. Questa cabala vuole rimuovere Assad allo scopo di a) aprire la strada al gas del Qatar perché soppianti il gas russo per l'Europa, b) forse aprire un fronte per un'invasione jihadista che destabilizzi e faccia pressione su Iran e Russia e c) assicurare l'integrità territoriale della Turchia ed il suo ruolo a lungo termine di zona cuscinetto perché le potenze occidentali giochino con impunità nella cassa di sabbia del Medio Oriente.

Lo scopo complessivo quindi, da una prospettiva occidentale, è di sbarazzarsi della mezzaluna di resistenza storica contro l'imperialismo occidentale e di nazionalismo panarabo come rappresentato o sostenuto da Russia/Iran/Iraq/Siria e Libano. Israele, naturalmente, è un grande sostenitore proprio di un simile 'nuovo Medio Oriente' perché, senza di esso, potrebbe essere spazzato dalle pagine della storia come uno stato ebraico. Nel suo sforzo, la Turchia, con la sua lunga frontiera con la Siria settentrionale, ha giocato un ruolo primario nel facilitare l'addestramento, l'armamento ed il finanziamento dei mercenari jihadi tagliatori di teste nella loro guerra di quattro anni contro il popolo ed il governo siriano.

Il problema kurdo della Turchia 

Dopo la I Guerra Mondiale e la caduta dell'Impero Ottomano (e la sua reinvenzione come Turchia), una implume Turchia (!) scelse di guardare principalmente verso occidente, giocando un iniziale ruolo divisivo nell'aiutare i britannici e gli americani a reprimere un nascente movimento nazionalista arabo. Come parte di questo processo, le potenze occidentali divisero in distretti elettorali le ex terre ottomane del Medio Oriente (per sfruttare ancora meglio il mare di petrolio sul quale capitava stessero galleggiando) ed i kurdi, come diversi altri popoli indigeni dell'area, videro le loro terre ed il loro popolo divisi.

L'incorporazione delle zone kurde della ex Anatolia orientale nella Turchia è stata contrastata da molti kurdi che speravano in una loro patria. Durante gli anni '20 e '30 ebbero luogo diverse ribellioni contro il dominio turco. Queste furono represse energicamente dalle autorità turche e tra il 1925 ed il 1965 la regione venne dichiarata una zona militare chiusa dalla quale gli stranieri erano banditi. L'uso della lingua kurda fu dichiarato illegale, i termini Kurdi e Kurdistan furono cancellati dai dizionari e dai libri di storia ed ai kurdi ci si riferiva soltanto come ai "Turchi di montagna". Per tutti gli anni '80 e '90 i separatisti kurdi intrapresero anche una guerra di guerriglia contro le forze armate turche nella quale morirono decine di migliaia di persone.

Ad iniziare dal 2003 con l'elezione di Erdogan come primo ministro, la situazione si è in qualche modo stabilizzata, come hanno fatto le relazioni turco-siriane dopo che il governo siriano ha promesso di smettere di dare rifugio ai militanti del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK). Tra il 2003 ed il 2009, la Siria e la Turchia hanno firmato quasi 50 accordi di cooperazione, annunciato la costituzione di un "Consiglio Superiore di Cooperazione Strategica" e condotto le loro prime esercitazioni militari congiunte da sempre. Nel 2010, la Turchia e la Siria hanno firmato uno storico accordo antiterrorismo, seguito da un patto anti-insurrezione. La Turchia era diventata il maggiore partner commerciale della Siria ed il rapporto era così stretto che, nel 2009, il ministro degli esteri turco Ahmet Davutoglu ha dichiarato che gli stati condividevano un "comune destino, storia e futuro".

Dunque cosa è successo negli ultimi 6 anni? La breve risposta è che, un momento attorno al 2011, è stato chiarito al governo di Erdogan attraverso canali della NATO che Assad se ne sarebbe andato, in un modo o nell'altro, e che la Siria sarebbe stata divisa in regioni semiautonome. Questo piano, come dettagliato da entrambe la Brookings Institution degli USA in un saggio del 2015 intitolato 'Disintegrare la Siria: una nuova strategia per la guerra più disperata dell'America' che da un editoriale del presidente del Council on Foreign Relations (CFR), Richard Haas,intitolato 'Mettere alla prova Putin in Siria', conteneva la minaccia della probabile creazione di un Kurdistan autonomo, che prendeva con se un pezzo piuttosto grande del territorio turco.

Così il governo turco era di fronte ad una scelta: schierarsi con la NATO nella distruzione e smembramento della Siria e salvaguardare l'integrità territoriale turca, oppure rischiare di perderla se il governo Assad doveva in qualche modo prevalere contro l'esercito di jihadi dell'occidente. Senza dubbio la NATO ha assicurato i turchi che il risultato di una simile guerra civile fabbricata in Siria era un risultato scontato e non c'è dubbio che lo sarebbe stato se 2 mesi fa la Russia non avesse deciso di entrare nella mischia.

Il risultato è stato che la Turchia ha passato gli ultimi quattro anni come principale terreno di organizzazione dell'esercito mercenario per procura della NATO in Siria. Nessuno dubita questo, neppure i governi occidentali. In questo ruolo, alla Turchia è stata data mano libera per occuparsi di una risorgente militanza dei kurdi (PKK, YPG), che sono così preoccupati del loro destino nel caso di una vittoria NATO/turca in Siria da essersi allineati apertamente sia con la Russia che con il governo siriano. 

I collegamenti diretti del governo turco con l'ISIS in Siria 

Quando in maggio di quest'anno le forze speciali hanno assalito il complesso di un capo dello Stato Islamico nella Siria orientale, sono state prese centinaia di chiavette USB e documenti che rivelavano le prove innegabili di accordi diretti tra funzionari turchi e membri di alto grado dell'ISIS. Un autorevole funzionario occidentale, familiare con le informazioni raccolte, ha dichiarato che poteva "finire con l'avere profonde implicazioni politiche per il rapporto tra di noi ed Ankara".

Potreste pensare che questo innominato funzionario occidentale intendesse che l'occidente (Regno Unito, Francia ed USA) avrebbero tagliato i legami con i turchi per la loro alleanza con i tagliatori di teste dell'ISIS. Ma sbagliereste, perché, 6 mesi più tardi, non vi è nessun segno di alcuna rottura delle relazioni occidentali con la Turchia. Effettivamente, proprio ieri, il segretario degli esteri britannico Philip Hammond ha accusato un parlamentare dell'opposizione laburista di essere un "difensore delle azioni dei russi" per avere la sfrontatezza di una sorte di solidarietà con la Russia per l'abbattimento del Su-24.

Il laburista Dennis Skinner ha sollevato in parlamento delle questioni sull'affidabilità della Turchia come alleato dei britannici e fatto pressione su Hammond per le sue opinioni sul ruolo della Turchia contro lo Stato Islamico. "Quando considerate che non soltanto ha oggi abbattuto un jet dei russi - che anche stanno cercando di combattere l'ISIS - che compra petrolio dall'ISIS allo scopo di puntellarlo e bombardando i kurdi che pure stanno combattendo l'ISIS", ha affermato Skinner.

In risposta, Hammond ha insistito che Turchia, Regno Unito ed Europa resteranno ad ogni costo i migliori amici:

"Vedo che le vecchie abitudini sono dure a morire e voi resterete un apologeta delle azioni dei russi. Sulla questione della Turchia, la Turchia è un'importante alleato NATO. Detiene la chiave a molte questioni veramente molto importanti, sia in relazione alla battaglia contro l'ISIS che anche in relazione alla sfida della migrazione che l'Europa affronta e resterà un partner molto importante per questo paese e per l'Unione Europea".

Qui ci si deve chiedere cosa pensi il governo francese di uno stretto alleato come il Regno Unito che dichiara un simile sostegno incondizionato per la Turchia quando di recente è stato rivelato che la presunta mente dei recenti attacchi di Parigi, Abaaoud, ha attraversato il confine dentro e fuori dalla Siria per apprendere l'attività di intelligence dall'ISIS tramite il passaggio di Jarabulus in Siria, soltanto 100m dalla frontiera turca, che è gestito da guardie di frontiera turche e che recentemente Erdogan ha affermato essere una 'linea rossa' in termini di attacchi aerei russi nella zona.

Una "No Fly Zone" per proteggere l'ISIS, ostacolare la Russia e colpire i kurdi

Mentre i governi occidentali rimproverano la Russia di "bombardare i ribelli moderati" in Siria, l'aeronautica di Erdogan, con il tacito consenso del governo USA, ha quasi esclusivamente bombardato i kurdi che combattono attivamente contro l'ISIS. Tuttavia, allo stesso tempo, Erdogan e co. indubbiamente si sentono un poco paranoidi. Mentre il governo USA ha rifornito ripetutamente le forze kurde con armi ed altri aiuti apparentemente per combattere l'ISIS, la verità è che una regione autonoma kurda è abbondantemente parte del piano degli USA di 'balcanizzazione' della Siria. Non è soltanto parte del piano della Turchia. Così il sostegno USA ai kurdi deve apparire alla Turchia come un tradimento dell'originaria promessa degli USA di chiudere un occhio alla repressione turca della minaccia kurda. In settembre il governo USA ha ulteriormente allarmato i turchi dichiarando che la kurda PYD non era un'organizzazione terrorista. 

Erdogan e co. sono senza dubbio ben consapevoli della probabile doppiezza USA e stanno attivamente addestrando ed armando i ribelli turcomanni in Siria nel tentativo di controllare l'area di confine settentrionale siriano e di tenere a bada i kurdi, o almeno impedire loro di stendersi ad ovest dell'Eufrate nella zona centrale del governo siriano ed un'alleanza con Assad e la Russia.

Ciò che vogliono sia il governo turco che la NATO (per motivi differenti) è una zona "cuscinetto" ovvero di "no fly" lungo la sua frontiera con la Siria. La NATO la vuole principalmente per mettere al sicuro 'rat line' per l'accesso dei jihadisti della NATO dentro e fuori dalla Siria e per spingere indietro il progresso degli attacchi aerei russi. A questo fine, durante una audizione sulla strategia e le operazioni militari dei russi in Siria in ottobre al Senato USA, il generale dell'esercito a riposo John Keane ha chiarito molto bene la natura e lo scopo dell'azione militare degli USA in Siria:

Se istituiamo delle zone libere - sapete, per le forze di opposizione moderate - ma anche dei santuari per rifugiati, questo riceve piuttosto drammaticamente il sostegno dell'opinione mondiale. Se Putin le attaccherà, allora l'opinione mondiale sarà definitivamente contro di lui. Portate sul tavolo senza esitazione questo argomento in termini del perché è in Siria e se farete questo [attaccare zone libere] e contribuirete alla migrazione che ha luogo con le vostre azioni militari aggressive, allora l'opinione mondiale avrà - penso - qualche impatto piuttosto significativo su di lui.

Non è interessante ascoltare degli ufficiali USA che discutono apertamente di utilizzare i rifugiati come scudi umani e così provocare specifici risultati geostrategici? Qualcuno ricorda la 'crisi europea dei rifugiati'?

Come ora sostengo già da tempo, il significato nascosto della 'guerra al terrorismo' degli USA è sempre stato sul contenere la Russia. La Turchia è interessata ad una "no fly zone" per ostacolare l'avanzata dell'esercito siriano verso la frontiera turca e la possibile futura creazione di un Kurdistan indipendente. Ma il governo turco sta giocando una partita perduta. Nel suo tentativo di creare in Siria una 'zona cuscinetto' non è riuscita a rendersi conto che la stessa Turchia viene usata da decenni come una grande 'zona cuscinetto' tra la UE razzista e le guerre degli USA in Medio Oriente, ognuna di loro rivolta in definitiva a respingere l'influenza russa nella regione e nel mondo.

La NATO ha abbattuto il jet russo

I ribelli turcomanni sono siriani di origine turca ed è stato sul loro territorio lungo la frontiera Siria/Turchia del nordest che ieri è stato abbattuto l'aeroplano russo. Sono stati inoltre questi 'ribelli' turcomanni - che combattono contro Assad a fianco dell'ISIS - che hanno ucciso uno dei due piloti russi mentre si paracadutavano. Mentre questi particolari 'ribelli' ed il governo turco hanno dichiarato che gli attacchi russi stavano prendendo loro come bersaglio, delle analisi indipendenti hanno confermato che vi sono anche nell'area fino a tre separati gruppi di combattenti ceceni - militanti della repubblica autonoma musulmana della Federazione Russa con la storia più lunga di violenza 'islamista'. Proprio dall'inizio dei suoi attacchi aerei, il governo russo ha dichiarato che uno dei suoi obiettivi è di impedire ai jihadi ceceni in Siria di porre una minaccia alla Russia. 

Appena prima che il 30 settembre iniziassero gli attacchi aerei russi, John Kerry ha predetto che se la Russia "è li a combatterli da sola... gli aeroplani russi cadranno dal cielo". Una settimana dopo, il segretario alla difesa Ashton Carter ha fatto minacce simili. Immediatamente dopo che il jet è stato abbattuto, piuttosto che stabilire un contatto con i russi, il governo turco è corso a piangere da mamma NATO, timoroso della risposta russa al tradimento turco. In aggiunta, soltanto venerdì scorso il governo turco ha avvertito la Russia di "gravi conseguenze" se non "cessava immediatamente le sue operazioni" nell'area controllata dai turcomanni.

Qualunque la verità su dove fosse esattamente abbattuto il jet russo quando è stato abbattuto, non vi è nessun dubbio che ogni asserito sconfinamento in un frammento di territorio turco non era affatto una giustificazione per l'azione criminale della Turchia. Che l'abbattimento fosse pre-pianificato e deliberato, nonostante le pretese turche del contrario è meglio comprovato dal fatto che anche la pretesa turca che la violazione sia durata soltanto 17 secondi, un tempo non sufficiente per rispondere per l'aeronautica turca, e dal fatto delle immagini ed i video ad alta risoluzione del jet mentre precipitava dal cielo. La domanda che necessita di risposta è: come mai c'era una squadra della TV turca al posto giusto, al momento giusto, a filmare nella direzione giusta mentre l'aereo russo veniva giù? Fortuna di vecchio stampo?

Oppure forse sono soltanto doppi standard di cui qui trattiamo. Già nel 2012, quando l'aeronautica siriana ha abbattuto un jet turco che ha violato lo spazio aereo siriano, i turchi hanno protestato ed lo stato maggiore generale turco ha dichiarato "Se ogni aereo che ha violato il nostro spazio aereo fosse stato abbattuto senza indagine avremmo abbattuto 114 aeroplani. Le violazioni dello spazio aereo sono incidenti che accadono quasi ogni giorno e vengono risolti in una questione di minuti entro del diritto internazionale". Pensate.

Assieme alla distruzione dell'aeroplano commerciale russo sul Sinai, l'abbattimento del jet russo da parte dell'esca Turchia costituisce la risposta anticipata degli USA al tentativo russo di impedire un cambio di regime terrorista in Siria. E' stato tipicamente codardo e maligno ed assolutamente futile.

Al contrario, la risposta del governo russo all'incidente è stata di dimostrare pazienza e maturità, con Putin che ha optato semplicemente di raccontare la verità: che la Turchia è complice del terrorismo. Una risposta più aspra alla perfidia NATO/turca senza dubbio arriva, per ora per la Russia la risposta più appropriata da intraprendere sarebbe di 'raddoppiare' l'operazione di repulisti dei jihadi in corso lungo la frontiera turco-siriana - qualcosa che la Russia progetta di compiere. Per proteggere i piloti russi da futura barbarie della NATO, uno sbarramento di missili da crociera dal Mediterraneo o dal Caspio che cadono sulle teste dei jihadi di Erdogan e della NATO sarebbe assai edificante.

 

Joe Quinn 

Joe Quinn è coautore di 9/11: The Ultimate Truth (with Laura Knight-Jadczyk, 2006) e Manufactured Terror: The Boston Marathon Bombings, Sandy Hook, Aurora Shooting and Other False Flag Terror Attacks (con Niall Bradley, 2014), presentatore dei The Sott Report Videos di Sott.net e compresentatore di programma radio 'Behind the Headlines' sul Sott Talk Radio network.

Dimostrato saggista con base sul webe scrittore della carta stampata, da più di dieci anni Quinn scrive editoriali incisivi per Sott.net. I suoi articoli sono comparsi su molti siti alternativi di notizie ed è stato intervistato in molti programmi radio su internet ed inoltre è apparso alla Press TV iraniana. I suoi articoli si possono inoltre trovare nel suo blog personale JoeQuinn.net.