USA: nuovi sondaggi rivelano opposizione

di massa a democratici e repubblicani

di Joe Kay

15 giugno 2007

 

Nuovi sondaggi d'opinione fatti uscire questa settimana mostrano crescente scontento tra la popolazione americana sulla guerra in Iraq e le politiche di entrambe i partiti. Essi riflettono profonda e dura opposizione all'amministrazione Bush ma rivelano pure che, soltanto sei mesi dopo che i democratici hanno preso il controllo del Congresso, masse di americani che votarono democratico per esprimere la loro opposizione alla guerra in Iraq sono disilluse ed arrabbiate per la codardia e la complicità dei democratici con Bush.

Secondo un sondaggio NBC News/Wall Street Journal rilasciato mercoledì, il tasso di approvazione complessivo di Bush si mantiene ad un minimo storico del 29%. Più del 66% il compimento del suo lavoro. Da aprile di questo anno il tasso di approvazione di Bush è caduto di 6 punti percentuali, un ribasso straordinario in un tale breve periodo di tempo, dati in particolare i già bassi numeri del presidente.

Comunque, il crollo continuo dell'appoggio all'amministrazione Bush non si è tradotto in una corrispondente ascesa del sostegno ai democratici. Infatti, l'approvazione per il Congresso controllato dai democratici si ferma solamente al 23%, perfino sotto quello per Bush e decisamente in basso da pochi mesi fa soltanto.

All'inizio del 2007, successivamente alle elezioni di medio termine, l'approvazione per il Congresso scattò al 31% dopo il minimo preelettorale del 16%. Nei due mesi passati comunque l'appoggi per il Congresso è caduto di 8 punti percentuali tondi.

La caduta del sostegno per i democratici riflette di qualunque altra cosa la rabbia per l'approvazione in maggio della legge del finanziamento di 100 miliardi di dollari alla guerra.

Un altro recente sondaggio, condotto all'inizio di questa settimana dal Los Angeles Times e da Bloomberg, ha registrato risultati simili. Ha scoperto che il 63% della popolazione crede che il nuovo Congresso controllato dai democratici stia governando alla maniera "affari come al solito"—cioè che non stia facendo nulla per cambiare il corso della politica USA.

Il presidente democratico della Camera dei Rappresentanti, Nancy Pelosi, ha un tasso di approvazione di soltanto il 36%, mentre il 58% degli autodefinitisi "liberal-democratici" che disapprovano il Congresso—quelli che più probabilmente si oppongono alla guerra in Iraq—, aumentano da gennaio di 15 punti.

Sull'Iraq, il sondaggio ha scoperto che il 68% della popolazione ora preferisca il ritiro completo delle truppe USA entro un anno o meno, con un 25%, in aumento dal 19% a gennaio, a favore di un "ritiro immediato". Queste opinioni, sostenute dalla schiacciante maggioranza della popolazione, non sono espresse da nessuna parte nell'establishment politico.

Allo stesso tempo, il 54% di quelli esaminati dal sondaggio NBC/Wall Street Journal hanno detto che in Iraq negli ultimi mesi, durante il periodo dell'"ondata", la situazione è peggiorata, mentre soltanto il 10% ha detto che è migliorata. Un sondaggio di New York Times/CBS News lo scorso mese ha scoperto che l'opposizione alla guerra in Iraq è a livelli record, con sei su dieci che dicono che gli USA non sarebbero mai dovuti andare in Iraq.

Il sondaggio NBC/Wall Street Journal ha pure trovato che soltanto il 19% di quelli esaminati—meno di uno su cinque—dicono che il paese è "diretto nella direzione giusta", mentre il 68% ha detto che stava "completamente seguendo una rotta che è probabile risulti nel fallimento".

Oltre all'opposizione di massa alla guerra in Iraq, questi sondaggi riflettono rabbia crescente per la sempre maggiore concentrazione della ricerca al vertice e per la sempre più difficile situazione economica che affrontano i lavoratori. I prezzi della benzina e degli alimentari in ascesa, i crollo del mercato degli alloggi, i tagli di posti di lavoro, gli attacchi ai benefici sanitari ed alle pensioni, la stagnazione dei salari, hanno tutti contribuito all'ansia generale ed alla disillusione nella popolazione americana.

La percentuale della gente che ritiene che il paese sia diretto nella giusta direzione è declinata stabilmente nei diversi mesi passati, dal 29% lo scorso ottobre al 28% in gennaio, al 25% in marzo ed al 22% in aprile.

Queste cifre forniscono un'istantanea di un sistema politico in profonda crisi. Negli USA sotto un establishment politico e dei media fossilizzato e non rappresentativo vi è una popolazione che ribolle di rabbia e scontento.

Commentando mercoledì sera le conclusioni del sondaggio NBC/Wall Street Journal, il conduttore della NBC News Brian Williams ha detto che esse indicano un "periodo volatile nella storia americana moderna", nel quale l'atteggiamento della popolazione è diventato "chiaramente severo ed assolutamente infuriato". Il capo ufficio della NBC di Washington Tim Russert ha osservato che i sondaggi hanno dimostrato che "vi è agitazione".

Questi commenti riflettono il nervosismo all'interno della elite dominante che la crescente opposizione possa produrre una esplosione sociale, con il pubblico che trovi nuovi canali per esprimere le proprie opinioni ed i propri interessi oltre i confini del sistema a due partiti.

Vi è un profondo scollegamento tra la maggioranza della popolazione, sempre più politicizzata dalla guerra in Iraq e dalla crisi sociale, e l'establishment politico. Sono alla base dell'abisso tra la politica ufficiale ed i sentimenti delle masse del popolo sono le tendenze a lungo termine, in particolare la straordinaria crescita della disuguaglianza sociale. L'establishment politico è dominato dagli interessi di una piccola oligarchia.