Le prossime stragi di stato

La banda Bush progetta nuove Pearl Harbor e nuovi 11/9

di fronte a crescenti indignazione ed opposizione universali


di Larry Chin

11 novembre 2005

 

Come conseguenza del danno politico causato dagli scandali incombenti, dal crollo di popolarità, dal continuo fallimento in Iraq, da un crollo energetico non ancora preso in considerazione e dallo shock in avvicinamento (aggravato ed accelerato dagli uragani Katrina e Rita) e da una considerevole sconfitta elettorale repubblicana, la disperata ed emorragica amministrazione Bush e la sua rete fa ricorso all'assassinio, alla morte, al caos ed alla paura per ristabilire la sua presa sul potere.

L'11/9 orchestrato dagli USA ha fornito la "nuova Pearl Harbor” necessaria per scioccare una nazione fino alla sottomissione e per sostenere (per usare le infami parole di Zbigniew Brzezinski) la "mobilitazione imperiale" -- una infinità "guerra al terrorismo", una sequenziale conquista regione per regione per il petrolio ed uno stato di polizia all'interno degli USA.

Adesso un rapporto del 10 novembre pubblicato da Capitol Hill Blue (ristampato interamente qui sotto) rivela che dei membri del gruppo Bush/GOP osservano come un altro "attacco devastante" sul suolo USA potrebbe ancora produrre l'effetto desiderato per Bush.

Il terrorismo fabbricato è un antico e classico metodo di controllo sociale. Dopo l'11/9, tutte le nazioni e le comunità hanno avuto il loro atto terroristico tipo 11/9 al preciso momento nel quale l'elite del paese ne abbisognava uno per giustificare misure draconiane per paralizzare la collettività (e le menti). Dalla Spagna (gli attentati di Madrid) all'Indonesia (gli attentati di Bali), a Londra (gli attentati del 7/7) ed il Libano (l'assassinio di Rafik Harriri, del quale è stata incolpata la Siria). Atti di puro terrore eseguiti ed agevolati da forze angloamericane come pure terrorismo "reale" da parte di insorti e resistenza (in risposta alle criminali azioni angloamericane) continuano ad alimentare una guerra mondiale senza fine.

La scorsa settimana la Giordania ha avuto la sua Pearl Harbor, il suo 11/9. Le stesse dubbie circostanze, anomalie e rivoltamento della verità. Le stesse attribuzioni Al-Qaeda/Zarqawi. Le stesse reazioni pavloviane e lo stesso contraccolpo ("condanne dei 'terroristi'"), seguiti dalle stesse giustificazioni per più militarizzazione ed aggressione.

Che la carneficina dei propri cittadini e le sue ricompense politiche siano materia di chiacchiera tra i "legislatori" USA semplicemente conferma la immensa criminalità che è consuetudinaria e sistemica a Washington. Si aggiunge anche ai fatti che provano che i neocon di Bush-Cheney non soltanto sono pienamente complici della strage dell'11/9, ma mantengono un continuo interesse in altri eventi stile Pearl Harbor ed Operazione Northwoods ed in nuove menzogne quando servono loro.

Mentre si avvicina un inverno potenzialmente devastante, che promette altri guai per l'amministrazione Bush, la tentazione di uccidere e far saltare le cose diventa per loro ancora maggiore.

 


 

Il memo del GOP raccomanda un nuovo attacco terroristico come modo per invertire il declino del partito

di DOUG THOMPSON
Editore, Capitol Hill Blue
10 Nov 2005, 06:19

Un promemoria confidenziale in circolazione tra i più autorevoli leader repubblicani lascia intendere che un nuovo attacco dei terroristi sul suolo degli U.S.A. potrebbe capovolgere le calanti fortune del Presidente George W. Bush e del GOP e "ripristinare la sua immagine di leader del popolo americano".

Lo strettamente sorvegliato promemoria stende una lista di scenari per portare indietro il partito repubblicano dall'orlo del precipizio politico, compreso un devastante attacco di terroristi che potrebbe "convalidare" la guerra al terrore del presidente e permettere a Bush di "unire il paese" in un'ora di emozione e cordoglio nazionale".

Il memo dice che tale rovesciamento delle fortune del presidente potrebbe salvare il partito dal perdere il controllo del Congresso alle elezioni di medio termine del 2006.

Membri del GOP che hanno visto il promemoria ammettono che è una strategia rischiosa e fanno notare che tali scenari sono "idee senza uso pratico" che spesso passano per la testa nelle sedute di pianificazione politica.

"Dopo gli attacchi dell'11/9 la popolarità del presidente era al massimo storico", ammette un aiutante. "In tempo di crisi gli americani si uniscono".

Altri repubblicani, comunque, si preoccupano che tale scenario porti un rischio elevato, facendo notare che un attacco potrebbe suggerire che il presidente non abbia fatto abbastanza per proteggere il paese.

"Dobbiamo anche affrontare il fatto che molti americani non si fidano più del presidente", dice un vecchio stratega del GOP. "Ciò rende per lui più difficile diventare un punto di raccolta".

Il promemoria delinea altri scenari, compresi:

--Cattura di Osama bin Laden (o la prova che è morto);

--Una drastica inversione di tendenza nell'economia;

--Una "risoluzione di successo" della guerra in Iraq.

I memo del GOP non parlano più di "vittoria" in Iraq ma usano il termine "risoluzione di successo".

"Una risoluzione di successo per noi sarebbe uscire intatti e che non scoppi la guerra civile fino a dopo le elezioni di medio termine", dice un interno.

Il promemoria circola mentre le disastrose sconfitte di martedì hanno lasciato nel caos una Casa Bianca già disfunzionale, dicono gli interni alla West Wing, con le urla come cosa normale ed il gioco della colpa che si intensifica fino a diventare guerra aperta.

"Questo posto è come lo spogliatoio di calcio di una scuola superiore dopo che la squadra ha perso la finale", si lamenta un aiutante dell'amministrazione Bush. "Tutti sono arrabbiati e puntano il dito alle colpe di tutti gli altri".

Le perdite governatoriali repubblicane in Virginia ed in New Jersey hanno approfondito le spaccature tra l'amministrazione Bush ed i repubblicani che reputano il presidente radioattivo.

Le discussioni sul fatto se il presidente dovesse oppure no fare un'apparizione dell'ultimo minuto in Virginia per cercare di aiutare le calanti fortune della campagna del candidato del GOP Jerry Kilgore sono infuriate fino al momento nel quale Bush è arrivato al raduno di Richmond lunedì notte.

"Le teste più fredde hanno cercato di prevalere", dice un aiutante. "La maggior parte sapeva che un'apparizione del presidente avrebbe nuociuto a Kilgore piuttosto che aiutarlo, ma (Karl) Rove spinse convincendo Bush che gli era rimasta sufficiente popolarità per fare la differenza".

A Bush non era rimasta nessuna popolarità. Durante la notte i sondaggi mostravano che dopo l'apparizione del presidente Kilgore perdeva tre punti percentuali ed il democratico Tim Kaine martedì vinse.

Il Senatore repubblicano conservatore della Pennsylvania Rick Santorum mercoledì raccontò al presentatore radio Don Imus che lui non vuole l'aiuto del presidente e che starà lontano da un raduno di Bush venerdì nel suo stato.

Le perdite in Virginia ed in New Jersey, associate ad una clamorosa sconfitta delle iniziative di voto sostenute dal governatore del GOP Arnold Schwarzenegger in California hanno fatto suonare campanelli d'allarme nel demoralizzato partito repubblicano. I sondaggisti privatamente dicono ai leader del GOP che, a meno che fermino la scivolata, potrebbero facilmente perdere il controllo della Camera nelle elezioni di medio termine del 2006 e potrebbero perdere pure il Senato.

"In 30 di campionatura dell'opinione pubblica non ho mai visto una simile caduta libera nel sostegno del pubblico", ammette un sondaggista del GOP.

Il sondaggista democratico Geoffrey Garin dice che i soliti trucchi provati dai repubblicani non funzionano più.

"Nessuno dei loro vecchi trucchi ha funzionato", dice.

Il Deputato Thomas M. Davis III (R-Va.) ammette che il GOP è un partito impantanato nella sua base rurale in un paese che sta diventando sempre meno rurale.

"Se scherzi con la tua base rurale ne paghi il prezzo", dice. "Le nostre questioni ci sono esplose in faccia".

Mentre gli strateghi politici repubblicani si accapigliano per trovare un messaggio - un qualsiasi messaggio - che possa suonare vero agli elettori, i capi del GOP al Congresso privatamente ammettono che il controllo del loro partito da parte di estremisti di destra rende del tutto impossibile il loro recupero.

"Abbiamo fatto il nostro letto con questa gente", ammette un aiutante del Presidente della Camera Denny Hastert. “Adesso è il mattino dopo ed i postumi della sbornia fanno un male dannato".

© Copyright 2005 by Capitol Hill Blue

 


I giordani a raccolta per denunciare i terroristi
Al-Qaida rivendica la responsabilità dei micidiali attentati ai tre alberghi

di JAMAL HALABY, AP

AMMAN, Giordania (10 novembre) - Almeno un americano era tra le 56 persone uccise da attentatori suicidi in attacchi a tre hotel di catene USA mercoledì scorso, ha detto giovedì un funzionario dell'ambasciata USA. Almeno altri due americani sono stati feriti. Le vittime non sono state identificate. Il funzionario ha parlato sotto condizione di anonimità secondo le regole dell'ambasciata.

Giovedì inoltre, centinaia di giordani arrabbiati si sono radunati fuori degli hotel urlando "Brucia all'inferno,  Abu Musab al-Zarqawi!" dopo che il gruppo terrorista ha rivendicato la responsabilità degli attentati.

In una dichiarazione su Internet, al Qaeda in Iraq ha collegato gli attentati agli hotel Grand Hyatt, Radisson SAS e Days Inn alla guerra in Iraq ed ha chiamato Amman il "giardino di casa" per le operazioni USA.